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The Estate of the late Professor J. E. Shaw
La Maestrina duyli Operai.
La Maestrina
degli Operai ^
RACCOiNTO
EDMONDO DJ-: AMICIS
MILANO
\ ^ Y R A 1 E L L I T R E V E S , EDITORI ^ 1901
3.^ Edizione.
PROPRIETÀ LETTERARIA
I diritti di riproduzione e di traduzione sono riser- vati per futti 1 paesi, compreso il Regno di Svezia e di Norvegia.
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Tip. Fratelli Trevc
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Una delle più belle scuole subur- bane di Torino, che son tutte nuove e di bell'aspetto, è quella del piccolo sobborgo di Sant'Antonio, posto un miglio fuor di porta e abitato in gran parte da contadini e da operai di due grandi fabbriche di ferramenti e di acido solforico, che lo riempion di ru- more e lo copron di fumo. Il sob- borgo è formato da una sola strada diritta, fiancheggiata di piccole case e d'orticelli, dalla quale si spicca un
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La maestrina degli operai
largo viale, che corre nella campa gna aperta: in fondo a questo v'è la chiesa, solitaria, e dall' un dei lati sul confine d' un campo, la scuola L'edifizio, piccolo e grazioso, ha cin que stanzoni al pian terreno, per le cinque classi elementari, e due ca- merette per il cantoniere e sua mo- glie che servon da bidelli, e al pian di sopra i quartierini per le quattro maestre e un maestro, che hanno ciascuno due camerette e una cucina. Agli insegnanti appartengono cinque orti minuscoli , chiusi nel muro di cinta del cortile, e coltivati dal bi- dello, che tien per sé i legumi e dà al primo piano le fragole e i fiori. Questa piccola famiglia scolastica, non visitata che rare volte dall'ispettore di Torino, se ne vive là come in una
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villetta, tranquilla e -libera; senonchè le delizie della villeggiatura le sono molto scemate da quattro mesi di freddo e di nebbia, durante i quali il luogo è uggioso e la solitudine triste. Era appunto una giornata grigia e cruda della fin di novembre , e la giovine maestra Varetti stava guar- dando con maggior tristezza del so- lito , dalla finestra della sua came- retta, i tetti bassi del sobborgo , al di sopra dei quali fumavano i ca- mini altissimi delle officine, e la va- sta pianura coperta di neve, chiusa lontano dalle Alpi bianche , velate dalla nebbia. L'uggia della stagione e del luogo le era accresciuta dal pensiero molesto di dover incomin- ciare il giorno dopo la scuola serale degli adulti a cui 1' aveva destinata
La maestrina degli operai
la Direzione delle scuole di Torino , essendosi fatta dispensare da quel- r ufficio , dopo un mese e mezzo di lezioni , la moglie del maestro Ga- rallo , per indebolimento improvviso della vista. Ella non sarebbe stata così inquieta se avesse dovuto far quella scuola in un altro villaggio qualsiasi; ma le davan pensiero quei contadini del suburbio , guasti dalla vicinanza della città, dove andavano a passar la domenica, e donde ogni giorno di festa veniva là uno sciame di barabba a giocare e a straviziar nelle osterie , triplicate di numero dopo che v'era il tranvai; la intimi- divano anche di più gli operai, meno rispettosi dei contadini e meno ma- neggevoli , fra i quali si diceva che ci fossero dei socialisti; e più ancora
La maestrina degli operai
che gli uomini fatti, tutti quei ragazzi tra i dieci e i sedici anni, ch'essa ve- deva uscire a frotte dalle fabbriche, maneschi, sboccati, insolenti e, a quel che le dicevano, più sfrontatamente corrotti e viziosi dei grandi. Ma la sua inquietudine derivava pure da ragioni particolari della sua natura e della sua vita. Figliuola d' un mag- giore di fanteria, di famiglia nobile, morto alla battaglia di Custoza, vis- suta fino a diciott' anni in un colle- gio severo di provincia, timida e gen- tile di natura, aveva avuto fin da bambina una specie di terrore fanta- stico della plebe, effetto d' una ma- lattia grave, che le era nata da una violenta commozione di spavento, per aver visto dalla finestra di casa sua una rissa sanguinosa d' operai mina-
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tori. Essa credeva assai più numerosa, e anche più malvagia che non sia, quella parte infima del popolo che vive in uno stato di ribellione per- petua a tutte le leggi sociali, e che dà la maggior folla alle carceri e alle galere: questa, nella sua immagina- zione, era quasi la plebe intera: e il pensiero di quel vasto sotterraneo tenebroso, ch'ella si figurava aperto sotto i suoi piedi, nel quale corre- vano rigagnoli di vino e di sangue e lampeggiavan coltelli e sonavan grida d'assassinati e bestemmie orrende e canti osceni di malfattori e di don- nacce, r affannava quasi di continuo come una visione orribile, da cui non si poteva liberare. Quando qualcuno le passava accanto, che le paresse di quella gente, le correva un brivido
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per le vene ; a una frase del loro gergo, che le venisse per caso all'o- recchio, le si accapponava la pelle; e al solo veder per la strada un principio di rissa , impallidiva come una morta, si sentiva fuggire le forze, rientrava in casa tremante da capo a piedi, sconfortata dell'umanità e della vita. Sentiva non di meno per que- gli esseri una curiosità viva ed in- quieta, che la forzava a guardarli, quando poteva, di nascosto, a meditar le loro frasi colte a volo, come ma- nifestazioni parziali del loro animo, a rintracciar particolari della vita e della natura loro nelle cronache dei giornali, dov'eran raccontate le loro gesta. E questo terrore morboso cer- cava in ogni modo di vincerlo, poi- ché, buona e religiosa com'era, scn-
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tiva che derivava da fonte impurn, da una insufficiente comprensione, da un sentimento non abbastanza profondo dell'ingiustizia sociale, della miseria, dell' ignoranza e del malo esempio, cagioni prime dell' abbruti- mento e del delitto. E quand' era chiusa nelle sue meditazioni, capiva e sentiva tutto ciò vivamente, s' im- pietosiva per coloro che l'atterrivano, li amava d' amor cristiano, sognava anzi un' opera redentrice , una le- gione di signore missionarie di bontcà e di gentilezza tra la plebe, imma- ginava sé stessa dedicata a quell'o- pera, entrava col pensiero nei luoghi piij abbietti a tentar d' aprire e di ammollire i cuori, e le pareva che ci sarebbe riuscita, e si eccitava in que- sta immaginazione fino a piangerne
La maestrina degli operai
di tenerezza, e s'illudeva d'aver acqui- stato, come per un miracolo, il co- raggio, tanto da fermar nell' animo di nrettersi alla prova, alla prima oc- casione. Ma un'ora dopo, se le ac- cadeva di passar davanti a una delle fabbriche del sobborgo mentre n' u- sciva l'onda nera e tumultuosa degli operai, la riprendeva con tutta la sua forza il sentimento consueto, e ogni sforzo eh' ella facesse per resistervi, era vano. Quando la sera della do- menica, stando alla finestra, vedeva [\\ fondo al viale la lanterna rossa e r uscio illuminato dell' osteria della Gallina^ al primo suono delle voci sformate e minacciose che annunzia- vano una baruffa, all'immagine ese- crata, che le si presentava subito, dei coltelli branditi e d'un cadavere
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La macsirina deQ-li oterai
steso sulla via, le pigliava una debo- lezza mortale dalla nuca alle reni, un senso inesprimibile d' impotenza, come una paralisi improvvisa del cor- po e dell' anima, che le lasciava ap- pena la forza di chiudere le imposte. E non potendo far altro cercava di fortificarsi l' animo prendendo fami- liarità coi suoi piccoli alunni della seconda classe, pensando che molti di essi, fatti grandi, sarebbero pur stati come quegli uomini che le met- tevan tanto terrore, bevitori, rissosi, pronti al coltello, feroci. E con que- sto pensiero li osservava curiosa- mente, li interrogava, s'ingegnava di scoprire in loro i germi delle pas- sioni violente e brutali che li avreb- bero agitati più tardi. Ma i suoi studi le giovavan poco. La più parte erano
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apatici a segno che non si cacciavan neppure le mosche dal naso e dagli occhi mentre leggevano, e quanto al penetrar nel loro cuore, l' impresa era così difficile, che in un anno e più da che si trovava a Sant' Anto- nio, essa non era ancora riuscita a farne" piangere un solo. La classe so- ciale che le turbava l' anima rima- neva sempre davanti alla sua imma- ginazione misteriosa e terribile come prima.
La maestrina degli operai
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Tutta compresa di quel pensiero, ella seguitava con 1' occhio un treno lontano della strada ferrata, che ri- gava la pianura bianca, quando fu distratta da una visita, che a quel- r ora non s' aspettava più. Era la maestra Mazzara, arrivata da Torino col tranvai : veniva una volta il mese a trovar la sua amica suburbana, come la chiamava, quasi sempre il dopo pranzo del giovedì. Era mag- giore di lei di dieci anni, alta e secca, tutta nervi, con una carnagione di un rosso di prosciutto crudo, e aveva due begli occhi grigi curiosissimi , scintillanti sopra un naso a falcetto,
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(li sotto al quale s'apriva una fon- tana di parole inesauribile, che qual- che volta pareva che s'ingorgasse al- rorifizlo, e non potesse uscire per la troppa furia.
Baciata l'amica, le disse quello che aveva già fatto nella giornata: aveva girato r ingirabile: s'era levata alle sette, era andata a trovare una sua amica francese, monaca^ maestra nel- l'istituto del Sacrc-Cceiir, a chieder no- tizie d' un'altra malata, maestra nel- l'istituto Faconti, a raccomandare un ragazzo a don Bosco, all'Oratorio di via Cottolengo; poi aveva portato un articolo d'un'amica alla direzione del- l' Unione degV insegnanti e dato una corsa, per un suo affare, alla Società del canto corale, di cui faceva parte, — Dopo questo — concluse — hc>
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ancora voluto venire a veder la mia Enrica. — Ma, avvicinandosi per ri- baciarla, s'accorse della sua tristezza, e cambiando improvvisamente viso, voce e atteggiamento: — Che c'è? — le domandò. — Cos'hai? Che è accaduto ?
La Varetti la fece sedere davanti a sé, nel vano della finestra, e le disse della scuola serale e dei suoi timori.
— Non è altro? — domandò viva- mente l'amica, sorridendo. — Oh po- vera bambina! Tu dovresti esser con- tenta! Lasciamo andare che sono ot- tanta lire al mese di più.... Ma tu ti crei dei fantasmi. Ti assicuro che ti troverai benissimo, invece. La gente del popolo è buona; non bisogna ba- dare alla scorza; ci scoprirai delle
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qualità di cui non liai idea. Vedrai, vedrai. Già, tu lo sai, io sono mezza socialista.
Era anche socialista, inff!tti; era un po' di ogni cosa. Religiosa con le famiglie religiose , democratica con le famiglie del popolo, aristocratica con l'aristocrazia, fautrice dell' "eman- cipazione,, della donna con le ami- che "emancipate,,, e affettuosamente piaggiera con tutti, aveva relazione con mezza Torino, bazzicava cento case, dove dava lezioni e accettava pranzi, conosceva preti, deputati, gior- nalisti, gente bisognosa, che raccoman- dava da tutte le parti; aveva amiche in tutti gli istituti signorili, era confi- dente di cinque o sei direttrici, scri- veva lettere d'ammirazione, per aver degli autografi, a uomini e a donne
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illustri, andava agli accompagnamenti funebri dei morti ragguardevoli, cac- ciandosi in mezzo ai parenti per farsi credere amica di casa, presentava gli uni agli altri i suoi conoscenti del mondo scolastico-letterario, rendeva servizi a tutti, risapeva tutto, s'inten- deva di tutto. Soltanto, non scriveva perchè le mancava il tempo; anzi, non parlava mai di letteratura, che le premeva poco; non era nata che per r azione, non aveva alcuna va- nità letteraria; la sua suprema ambi- zione era di diventar direttrice d'una scuola municipale.
Ma la Varetti non fu punto rassi- curata dalle sue parole. Sapeva, per esempio, che a una maestra della scuola serale di Sant' Andrea gli alunni avevan perfin disegnato delle
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figure oscene sulla lavagna, e fatto tali scandali in classe, eh' era stata costretta a far venire suo padre a as- sistere alle lezioni. Un' altra aveva trovato una lettera piena di sudicie- rie sotto il calamaio, e s' era quasi ammalata dallo spavento perchè le avevano messo un topo vivo nel cas- setto del tavolino. Infine, una mae- stra d'un altro sobborgo, avendo de- nunciato all'autorità due alunni gran- di che disturbavano la scuola, questi s'erano appostati di notte sulla strada dove doveva passare e l'avevan but- tata in un fosso.
La Mazzara scrollò le spalle. Erano invenzioni, esagerazioni: le maestre facevano una tragedia d'ogni bazze- cola. — Credi — disse — il popolo^ gli operai specialmente, son gente di
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La ntaesti'ina degli operai
buona pasta, di cui si fa quello che si vuole, basta saperli prendere pel loro verso; e chi ne sparla, non li conosce. Parlo degli uomini, però. Quanto alle donne.... è un altro affare. E anche per confortare l'amica col proprio esempio, le. prese a raccon- tare le fatiche che durava lei a far la scuola festiva nella Sezione Nor- berto Rosa. — Figurati, cinquanta alunne di tutte le età, dai dieci anni ai cinquanta, sartine, serve, operaie, bottegaie, ostesse, giovani di nego- zio, piene di malizia.... e di peggio. Entrano in scuola facendo un bac- cano indiavolato, si disputano perfino a pugni i posti vicino alle finestre, per poter vedere gli amanti nella strada. E poi, un amor proprio I Le donne d'età non vogliono che io cor-
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regga i componimenti a voce alta, e rispondono impertinenze se le rim- provero; le giovani ridono quando faccio la morale; questa non vuol che imparare a far dei conti per la sua osteria, quella non vorrebbe che scriver lettere, 'per esercitarsi alle corrispondenze amorose; una vuole uscir prima perchè ha la cucina che l'aspetta, un'altra s'addormenta per- chè ha passato la notte a cucire o a chi sa come. Credi, Enrica, che è molto meglio aver che fare coi baffi. Mentre essa discorreva, l'amica os- servò un bel vestito di lana bigia fi- nissima, che non le aveva mai visto, un po' troppo appariscente per lei; e le domandò quanto le costasse. Quella arrossì un poco, e rispose di sfuggita : — Roba vecchia. — Ma alla Varetti
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passò per la mente un sospetto spia- cevole : che anche quello, come già un altro dell'estate scorsa, fosse un vestito smesso d' una bella ragazza che aveva fatto fortuna senza mari- tarsi, e che prendeva lezioni private d'ortografia dalla Mazzara, per " met- tersi all'onore del mondo „.
La maestra riprese il suo discorso. — Bisogna vederle uscire, poi. Al suono della campanella scappan tutte con tanta furia, che alle volte cadono l'una addosso all'altra, ed è un mira- colo se non seguon disgrazie. Nella strada si tiran delle palle di neve, si rincorrono. È uno scandalo, se tu ve- dessi. Ma non è il peggio. C'è sempre un branco d'uomini alla porta. A sen- tirle, son tutti fratelli e cugini. C'è anche dei caporali. E si pigliano a
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braccetto senza complimenti, in fac- cia alla direttrice. Ce n' è una, fra l'altre, una servetta, un serpente, che bisognerà finire con cacciarla, da tanto che ci fa disperare. Non s'è mai visto un' impudenza simile. Ha anche lei un cugino, come l'altre. Tu vedessi che bel giovane ! Uno che viene di fuor di Torino apposta per aspettarla, un'anima persa, uno di questi barabba, tu sai, che non han paura di nulla e che ti freddano un uomo per una parola. E il bello è che mentre fa all' amore con lei , è geloso anche delle altre. Lui le vor- rebbe tutte. Ha già attaccato lite con mezzo mondo. Ma tutti lo temono perchè è già stato un anno in pri- gione per una coltellata. Bisogna ve- der che faccia: degli occhi che met-
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riso spiacque alla Varctti, la quale ci vedeva un sentimento discordante dalle parole, e ne comprendeva il perchè. Figliuola d'un brentatore tri- sto soggetto, cresciuta in mezzo a tre fratelli discoli, legati con la peg- gior bordaglia di Torino e stati in carcere più volte per disordini e risse, la Mazzara s'era levata al di sopra della propria famiglia a forza di studio, e in grazia di una naturale bontà d'a- nimo e di certe aderenze signorili; ma le era rimasta per quella gente una specie di simpatia di razza; la quale, pur non osando esprimersi aperta mente, si lasciava indovinare in una certa indulgenza sorridente, spinta talvolta fino ad un'ammirazione vol- gare delle loro gesta , che offendeva la delicatezza della sua amica. Que-
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tono i brividi. E quella sfrontata se ne vanta, capisci, vorrebbe imporne alle compagne come una regina, e minaccia di far bucare la pelle ai loro fratelli e amorosi. Domenica scorsa egli tirò uno schiaffo a uno, ci fu un parapiglia, accorsero le guardie. Un giorno o l'altro l'ammazzano. Ma di' pure un bel giovane. L'anno passato andava a far le gare di lotta sìVA- rena torinese e dicono che buttava giù tutti. Non tanto alto, ma forte e svelto, dei bei capelli neri, con un ciuffo sulla fronte, una bella vita. Ouand'è impostato là alla cantonata, durante la lezione, c'è una dozzina d'alunne, tutte quelle vicine alle fine- stre, che non c'è più verso di tenerle. Non capisco.... A me farebbe paura. ]\Ia dicendo questo, rise, e quel
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riso spiacque alla Varctti, la quale ci vedeva un sentimento discordante dalle parole, e ne comprendeva il perchè. Figliuola d'un brentatore tri- sto soggetto, cresciuta in mezzo a tre fratelli discoli, legati con la peg- gior bordaglia di Torino e stati in carcere più volte per disordini e risse, la Mazzara s'era levata al di sopra della propria famiglia a forza di studio, e in grazia di una naturale bontà d'a- nimo e di certe aderenze signorili; ma le era rimasta per quella gente una specie di simpatia di razza; la quale, pur non osando esprimersi aperta mente, si lasciava indovinare in una certa indulgenza sorridente, spinta talvolta fino ad un'ammirazione vol- gare delle loro gesta , che offendeva la delicatezza della sua amica. Que-
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Sta dimenticò in quel momento la loro buona amicizia di tre anni, e un ser- vigio importante che le aveva reso la Mazzara in una congiuntura dolo- rosa, e s'alzò, impazientita da quei discorsi.
L'amica le domandò se aveva da uscire. Essa rispose di sì, che andava alla " benedizione „ come tutti i giorni. Allora quella cambiò tutt'a un tratto viso ed accento , e le disse con dol- cezza di divota: — Fai bene, bimba mia. Anch'io sento il bisogno d'andar in chiesa ogni giorno, a dedicare un pensiero a Dio. Dopo mi sento meglio.
D'altra parte doveva essa pure tor- nare a Torino. Doveva ancora fai visita a un'amica, parente d'una mae- stra che era stata istitutrice in casa del principe di Carignano, doveva
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fare una conriiissionc al parroco della Con.^olata, un monte di cose.
— Dunque — le disse, prenden- dole il mento con due dita — va' di buon animo a far la scuola serale. Son sicura che ci troverai della gente di cuore, roiza, ma schietta, e anche rispettosa. B .sta trattarli senza sus- siego, semplicemente, alla loro ma- niera. Tu v..drai. Fra un mese t'ado- reranno.
La Varetti tentennò il capo. — Ho dei cattivi presentimenti — rispose.
— Fantasie! — disse l'altra. — 11 popolo è come il diavolo; molto, ma molto meno brutto di quello che si dipinge.
Poi le espresse una sua idea: per le prime sere, avrebbe potuto far as- sistere alle lezioni il cantoniere.
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Ma la Varetti sorrise. Il cantoniere era un povero vecchietto, che faceva il coraggioso, ma ch'era pien di paura, tanto che quando si sentivano le grida d'uà alterco sul viale, non c'era più modo di trovarlo ; pareva che spa- risse a traverso ai muri come uno spettro.
— Insomma — concluse la Maz- zara — tutto andrà per il meglio, te lo assicuro io. Tornerò presto a ve- derti e tu mi dirai che sei contenta.
La Varetti uscì con lei per accom- pagnarla fin sul viale, e quella, men- tre scendevano, parlando a precipizio, le diede ancora notizie d'una diecina di amiche.
Arrivate sull'uscio del cortile, in- contrarono un giovanotto col cappello a cencio e con la pipa in bocca, il
Fm maestrina degli operai
quale, (issatele tutte e due, si scansò per lasciarle passare, e poi entrò nella scuola voltandosi a guardar la Va- retti.
La Mazzara fece un segno di gran maraviglia, ed esclamò : — E lui !
— Chi, lui? — domandò la sua amica, turbata.
— Lui, quello di cui t'ho parlato poco fa, che viene ogni domenica a aspettar la cugina. Non sapevo che stesse a Sant'Antonio. Tu lo devi co- noscere.
La Varetti, balbettando, rispose che lo conosceva di vista.
— Sarà alunno della scuola serale, — disse l'altra.
Ma la Varetti sapeva di certo che non era.
— Allora — disse la sua amica —
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è certo che è venuto per farsi iscri- vere. Che vuoi che venga a far qui?
La Varetti impallidì. Ma l'amica non se n'accorse, e le disse allegramente: — Toccherà dunque a te a conver- tirlo. Non trattenerti a pigliare il freddo. Addio, Enrica !
E datole un bacio, scappò per la neve.
La maestrina degli operai
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La Varetti rientrò in casa col bat- ticuore. Era veramente venuto a farsi iscrivere per la scuola serale ? E per- chè aveva aspettato che vi fosse lei? Ebbe subito l'idea d'andare ad accer- tarsi della cosa dal maestro Garallo, che, facendo da direttore, riceveva le iscrizioni ; ma la rattenne il timore ch'egli indovinasse la sua inquietu- dine, e la tacciasse di pusillanime. Perdette ogni dubbio un minuto dopo vedendo dalla finestra del cortile il giovane che discorreva col maestro, il quale l'accomiatò con un cenno delle dita aperte, che le parve vo- lesse dire : — alle otto. — Essa co-
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nosceva colui più che di vista^ poiché nel sobborgo tutti ne parlavano. Era un tal Muroni, soprannominato sal- tafuiestra], perchè, da ragazzo, per sfuggire a una furia di suo padre che lo voleva ammazzare, era saltato giù dalla finestra di casa sua rompen- dosi una gamba sul ciottolato della strada. Suo padre, operaio in una delle fabbriche di Sant'Antonio, era morto d'un colpo ricevuto da una correggia di trasmissione, a cui s'era cacciato sotto, essendo briaco; dopo aver fatto per dieci anni patir morte e passione a sua moglie, una povera donna tutta chiesa, che lavorava a una concerìa. Il figliuolo lavorava da un fabbro ferraio, quando n'aveva voglia ; passava delle giornate intere a Torino ; era stato un anno in carcere per ferimento, e
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aveva fatto ammattire per un mese i carabinieri, sguisciando loro di mano dieci volte ; praticava la feccia dei malviventi della città e dei dintorni; u;iocatore, briacone, accattabrighe, pre- potente ; spietato con sua madre . a cui strappava fino all'ultimo centesimo minacciando d'andare a far delle sce- nate in chiesa o di sfregiare le im- magini sacre che avevano in casa ; infine, accusato dalla voce pubblica di tutte le birbonate e di tutte le vio- lenze che si commettevan la notte in Sant'Antonio, delle quali non fossero scoperti i colpevoli. La maestra Ya- retti aveva sempre avuto orrore di lui, e n'aveva anche di più da qual- che tempo, perchè, fosse per simpatia, fosse per il piacere di intimorirla e di confonderla col suo sguardo, egli
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aveva preso a fissarla ogni volta che la incontrava, e a soffermarsi per guardarla ancora, dopo ch'era pas- sata ; e infatti sotto lo sguardo dei suoi occhi neri e lampeggianti di luce sinistra, ella mutava colore e perdeva il fiato. Perchè era venuto a farsi iscrivere alla scuola serale? si doman- dava la maestra. Non per istruirsi, certamente. E le passavan pel capo le più tristi idee : che, offeso dall'av- versione ch'essa gli dimostrava a mal- grado suo, volesse venire alla scuola per vendicarsene, o che, prendendo per commozione di simpatia il suo turbamento, le si volesse avvicinare per conquistarla ; e i due sospetti la sgomentavano in egual maniera.
Le pareva ora irragionevole d'es- sersi tanto inquietata prima, quando
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pure sapeva che colui non {Riceva parte della scolaresca. Ora sì, aveva ragione davvero d'essere in affanno. Dio mio, che cosa sarebbe accaduto? Come ne sarebbe uscita? E agitata da questi pensieri, prese a girar per la camera. Si softermò un momento davanti a un ritratto di suo padre in divisa, appeso alla parete, come per prender consiglio e coraggio dalla sua immagine. Poi si arrestò davanti allo specchio, quasi per interrogar la propria persona, se avrebbe imposto rispetto o incoraggiato l'impertinenza, o frenata questa con una ispirazione di simpatia, o anche di pietà. Ma lo specchio non le diceva nulla che la confortasse. Sui ventiquattro anni , benché alta di statura, ne dimostrava (liciotto ; era esile; aveva un corpo
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gentile di fanciulla adolescente, il viso d'una bianchezza lattea e d' una mi- nutezza di linec.m^nti da bambina, e una piccola bocca scolorita, da cui usciva una voce debole e dolce di malata. Che autorevolezza avrebbe potuto avere? Perfino quel difetto leggerissimo di strabismo che dava allo sguardo dei suoi occhi celesti una indeterminatezza fantastica, la quale a molti riusciva seducente, le pareva che si dovesse prestare a scherzi e a dileggi, come la sua car- nagione delicata e la sua grazia si- gnorile, che facevano troppo vivo contrasto con l'aspetto della scolare- sca. E stette un po' di tempo davanti allo specchio , lisciandosi distratta- mente con la mano lunga e bianca i caDcUi castagni che le scendevan
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$4 La maestrina degli operai
gentile di fanciulla adolescente, il viso d'una bianchezza lattea e d' una mi- nutezza di lineamenti da bambina, e una piccola bocca scolorita, da cui usciva una voce debole e dolce di malata. Che autorevolezza avrebbe potuto avere? Perfino quel difetto leggerissimo di strabismo che dava allo sguardo dei suoi occhi celesti una indeterminatezza fantastica, la quale a molti riusciva seducente, le pareva che si dovesse prestare a scherzi e a dileggi, come la sua car- nagione delicata e la sua grazia si- gnorile, che facevano troppo vivo contrasto con l'aspetto della scolare- sca. E stette un po' di tempo davanti allo specchio , lisciandosi distratta- mente con la mano lunga e bianca i caDelli castaGfni che le scendevan
La maestri Ila degli operai 35
sulle tempie, e cercando con quale atteggiamento del viso avrebbe do- vuto presentarsi alla classe la sera dopo, per guadagnarsi alla prima un po' di benevolenza. Ma si levò di là tutt'a un tratto, più inquieta che mai, e si avvicinò alla fmestra, a fissar l'occhio indagatore in fondo al viale, dove a traverso alla nebbia della sera splendeva già la lanterna rossa di quella terribile osteria, che la faceva tanto fantasticare e tremare. Due colpi che sentì nel muro, dall'altra parte della camera, la riscossero d:;i suoi pensieri.
36 La maestrina degli operai
IV.
Era la maestra Baroffi che la ciiia- mava a desinare in camera sua. Da un mese desinavano insieme, esse e la maestra Latti, contentandosi della cucina agreste della cantoniera, la quale le serviva qualche volta anche a tavola, tra una scopata e l'altra. La Varetti, desiderosa di distrazione, corse subito, e trovò le sue commen- sali già sedute a una piccola tavola rotonda, dove la zuppiera e il lume a petrolio si contendev^an lo spazio, fumando insieme. Ma, con suo ram- marico, la conversazione cadde im- mediatamente sulla scuola serale. La Latti, passando poco prima per il
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paese, aveva inteso un garzone mu- ratore dire al suo compagno, striz- zanti!) un occhio: — Di', domani ab- biamo la maestrina. — E scherzò con Tamica a quel proposito.
Ma il suo buon umore era un'ec- cezione alla regola. La piccola Latti aveva una monomanìa malinconica che non lasciavan punto sospettare il suo corpicciòlo grassotto e il suo visetto nero e vivo di gitanella : si credeva sempre malata, d'una malattia che cambiava ogni quindici giorni , aveva in camera sua un'intera far- macia, portava sempre in tasca pil- lole e polveri, sapeva a mente // me- dico di sé stesso, cercava le ricette nelle quarte pagine dei giornali, te- neva corrispondenza epistolare con un clinico di Torino, e, fra gli altri
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malanni, era tormentata da una tosse perpetua, o meglio da un sospetto perpetuo d'aver la tosse, che le fa- ceva fare continui sforzi d' esperi- mento, come un cantante che abbia perduto la voce. Alle sue alunne dava spesso per tema delle lettere in cui si doveva consolare un malato lon- tano o parlare d'una malattia propria. Ogni tanto, cominciando la lezione, diceva: -— Bambine, questa è una delle ultime lezioni che vi dà la vo- stra povera maestra ! — Passando con le amiche davanti al camposanto sospirava : — Lì sono aspettata ! — Le scolare astute non avevan che an- darle attorno e dirle: — Cos'ha sta- mani, signora maestra, che è così pallida? — e lei, anche stando bene, era presa da un'orribile agitazione.
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Del resto, buona come il pane e su- periore a tutte le piccole miserie e passioncelle del mondo scolastico , come chi crede d'esser già più di là che di qua. Era figliuola d'una guar- dia civica.
La Varetti non rispose ai suoi scherzi.
Allora la confortò la maestra Ba- rofìi.
— Io t' invidio, — le disse con la voce grossa, alzando il suo viso paf- futo e sbiancato di madre nobile, co- ronato d' una capigliatura poetica- mente scomposta, e guardando sopra il capo all'amica, come se parlasse a una persona ritta dietro di lei. — Tu potrai studiare il popolo : un bel sog- getto di studio, che non fu mai svi- scerato. Potrai fare del gran bene.
4Ò La maestrina degli operai
Io vorrei essere al tuo posto e credo che ne farei quello che vorrei di quella classe. La Garallo non li ca- piva, non sapeva toccare le corde.... Non ha il dono della parola, insom- ma. Ma una ragazza d'ingegno e di cuore deve riuscire a domuiarli in quattro lezioni.
La Varetti scosse il capo in atto incredulo.
— Tu sei troppo teorica, — le disse.
Era così. Non ostante le sue tren- t' otto primavere, quella credeva an- cora air operaio dei libri di lettura che canta le gioie della povertà one- sta e compiange i ricchi affollati di cure. Tutta immersa nella letteratura, non aveva alcuna conoscenza pratica della vita, nessun fondamento d' os-
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servazione fatta direttamente sugli uomini e sulle cose ; ma solo un em- porio disordinato e bizzarro di sen- tenze di libri, di concetti convenzio- nali e di frasi coniate, che combi- nava continuamente in musaico per le sue conferenze ideali. La confe- renza era in lei un vero furore cefa- lico, a cagion del quale avendo tra- scurato la scuola, s'era fatta relegare dalla città a Sant'Antonio, dove sof- friva di nostalgia letteraria, con l'a- nimo sempre rivolto a Torino, campo delle sue piccole glorie passate, come a un paradiso perduto. Giungeva a tal segno la sua passione, eh' essa non poteva vedere un tavolino e una seggiola senza pensar subito a una conferenza; avrebbe tenute delle con- ferenze agli alberi del viale; faceva
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42 La maestrina degli operai
degli esperimenti oratorii da sé, nella sua camera; non pensava quasi ad altro; tutto quello che le entrava nel capo dalla conversazione o dai li- bri vi pigliava forzatamente la forma di un discorso accademico, come certe materie pigliano una data forma in una data macchina. E in questo ella offriva un caso davvero curioso di cleptomania letteraria , poiché per istinto, innocentemente, non faceva che levar la marca ai pensieri altrui e metterci la propria, come la cosa più naturale del mondo; pigliava, per esempio, una conferenza d' un altro, la rovesciava, e la faceva sua, senza metterci altro di suo che una certa tinta uniforme lirico-pedagogica, che soleva dare a ogni cosa, e V in- tonazione affannosamente dramma-
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tica con cui la leggeva, quando po- teva, gesticolando come un naufrago che chieda soccorso. Aveva, anni ad- dietro, pubblicato un polpettone di libro di lettura che era da capo a fondo un vero e proprio magazzino d'oggetti di furtiva provenienza, sul quale aveva fatto stampare: — di- ritti (fi fìnìprietà riservati — ed ora, in quel suo romitaggio, andava ac- cumulando i frutti d' un vasto e in- faticato saccheggio, per quando sa- rebbe ritarnata a Torino. Era sol- tanto impensierita della pinguedine crescente e del raffittire dei capelli grigi, che, secondo lei, avrebbero nociuto alquanto ai suoi buoni suc- cessi avvenire.
L' osservazione della Varctti la punse un poco.
44 La maestrina degli operai
— Non sono teorica, — rispose. — Ho più esperienza di te e cono- sco il popolo meglio di te, e ho os- servato che al popolo, agli operai particolarmente, non si sa insegnare. L' operaio è ingenuo perchè è in- colto, e buono perchè lavora, e per questo è facile a tutti gli entusiasmi. Bisogna dunque toccarlo nel senti- mento patrio, nell'amore del bello e del grande; bisogna fargli brillare alla mente gli ideali della gioventù, col linguaggio della fanciullezza. Ed è questo che non si sa fare, e che io farei, cara amica.
— Dio mio! — rispose con tri- stezza la Varetti. — Quando ti fanno un insulto sul viso, serve di molto rispondere con gli ideali!
— A me, — ribattè l'altra, — l'in- sulto non lo farebbero.
La maestrina degli operai
La discussione, che s'inaspriva un po', fu interrotta in buon punto dalla maestra Latti, la quale, dopo aver mangiato come un lupicino, lasciò cadere a un tratto la forchetta escla- mando : — Quest' appetito mi sarà fatale!
Le sue compagne sorrisero.
— A proposito, — disse la Ba- roffì, — m* ha detto il Garallo che s' è venuto a far iscrivere Saltafi- nestra.
Lo conoscevan tutte di fama.
La Varetti accennò che lo sapeva.
— Eccone uno, per esempio, — soggiunse la conferenziera, — che io mi sentirei di far piangere come un bambino.
— Ti vorrei vedere, — disse la Varetti.
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— E mi vedresti, — rispose quella, scotendo la capigliatura. — Alle volte, quei demoni scatenati, che fanno pau- ra a tutti, hanno dei cuori di fan- ciulli. Non e' è che a trovar la via d' arrivarci, e la parola può tutto. Guarda come li tiene il Garallo.
Questi faceva la seconda classe della scuola serale. Ma l'esempio non calzava perchè nella seconda non c'erano uomini fatti. La Varetti, d'al- tra parte, non credeva punto ch'egli tenesse la disciplina come se ne van- tava. Egli soleva dire: — Nella mia classe si sentirebbe il volo d'una mo- sca, — e lei, la sera, dalla sua ca- mera sentiva un baccano dell' altro mondo.
— È un'altra cosa, — entrò a dire la maestra Latti, che aveva ricomin-
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ciato a mangiare; — il Garallo è re- pubblicano; gli è più facile di tenerli; il popolo ha simpatia per i repub- blicani.
Ma la l->arorFì negò. Il Garallo era repubblicano di principii e di cuore; aveva in casa i ritratti del Mazzini, di Aurelio Saffi e di Alberto Mario; suo padre era stato mazziniano; egli si serbava fedele agli ideali di suo padre; ma in iscuola non faceva pro- paganda; si asteneva soltanto dalle adulazioni e dalle bugiarderie obbli- gatorie.
— Già, è un repubblicano silen- zioso, — osservò la Varetti, — che si guarda bene dal compromettersi. La propaganda non entra nei suoi conti.
Quel g:ioco di parole involontario
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fece ridere le altre due. Il maestro Garallo e sua moglie eran conosciuti come i due più appassionati compu- tisti del corpo magistrale, facevan calcoli infiniti sugli stipendi e sugli aumenti quinquennali propri e degli altri, erano occupati di continuo in quistioni di contenzioso scolastico fi- nanziario, studiando sui bollettini del Monte delle pensioni, su quelli della Cassa Società degV lìisegnaìiti, sulle relazioni della Cassa pensioni del Mu- nicipio, meditando proposte e osser- vazioni da fare nelle adunanze, regi- strando le " liquidazioni „ dei loro colleghi, discutendo il bilancio del Ministero d' istruzione pubblica, mo- vendo lamentazioni interminabili, a due voci, sopra ogni aumento di spesa che si facesse sugli altri bilanci dello
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Stato. Non uscivan quasi mai dalla loro buca, e si diceva che impiegas- sero tutte le serate in computi e ra- gionamenti di quella natura, sgra- nocchiando in mezzo alle cifre i sa- lami e le ricotte che ricevevano in dono dai parenti dei loro scolari.
Le maestre Latti e Baroffi celia- rono per un pezzo su qucU' argo- mento, e stavano appunto dicendo che i due coniugi sapevano a mena- dito stipendi, indennità ed incerti di tutti i maestri del mondo, da Pietro- burgo alla California, quando la Va- retti sentì nel corridoio il passo del Garallo che s'arrestò davanti all'uscio del suo quartierino.
Mentre essa s' alzava per andare da lui, sentiron!) picchiare invece al- l' uscio della Barofii, la quale corse
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La maestrina degli operai
ad aprire e fece entrare il maestro, che aveva un gran foglio tra le mani.
Era una strana figura : poco più che quarantenne; piccolo di statura e tarchiato, una enorme testa con una gran capigliatura nera arruffata, la faccia pallida e seria, con due baffi corti e irsuti, gli occhiali affu- micati, una voce di basso.
Non volle sedere. Veniva, mandato dalla moglie, a portare alla Varetti r elenco degli iscritti alla sua scuola serale.
La maestra prese il foglio e vi diede un'occhiata: eran quaranta. Guardò l'ultimo nome. Ahimè! Era il Muroni, Saìtafinestra.
Il Garallo tirò fuori un altro foglio più piccolo, nel quale cran divisi gli alunni in due sezioni: quelli che sa-
La maestriì^a dci^li operai 5 r
pcvan già leggere e scrivere alla meglio e quelli che incominciavano. — Saprà — disse — che c'è un nuovo iscritto.
La maestra rispose che 1' aveva visto.
— Non se ne dia pensiero, — le disse il maestro con voce burbera, notando il suo viso inquieto; — quello h e gli altri si fanno rigar dritto tutti a un modo. Non bisogna far delle frasi, né lasciarsi andare al senti- mento. Ci vuol franchezza e energia, e mostrare di non temer nessuno. Il popolo ama i caratteri forti e fran- chi. Io li tengo tutti nel pugno, i miei, e non rifiatano. In ogni caso, se suc- cedesse qualche cosa, mi mandi a chia- mare: non avrò che a farmi vedere.
La Varetti lo ringraziò, con un
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leggerissimo sorriso ironico; il mae- stro augurò la buona sera e s'avviò per uscire. Arrivato all'uscio, si voltò a dare alle colleghe una buona no- tizia. Pareva che, finalmente, il Mini- stero si fosse deciso ad accordare una riduzione sui biglietti ferroviari agli insegnanti elementari. — Era tempo, — disse, e uscì.
La Varetti e la Latti diedero la buona notte all' amica e rientrarono nelle loro camere nel momento che il cantoniere sprangava l'uscio del cortile; e la casa solitaria rimase in un profondo silenzio.
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V.
La mattina dopo, mentre stava per scendere alla scuola dei bimbi, la Va- retti ricevette una visita inaspettata: la madre di Saltafinestra.
Questa entrò timidamente nella ca- mera, inchinandosi, come davanti a una gran signora, e, nel girare gli occhi intorno in aria di curiosità ri- spettosa, parve un momento stupita di vedere appeso a una parete il ri- tratto d'un ufficiale. Era una piccola donna tozza, con un fazzoletto giallo sul capo, che lasciava vedere i ca- pelli grigi; vestita da contadina, pu- lita: un viso d'anima in pena, con una ruga diritta in mezzo alla fronte,
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e due occhi inquieti e luccicanti, in cui pareva avesse due lacrime fisse, come cristallizzate.
Cominciò con una domanda singo- lare, a bassa voce, come se parlasse in un confessionale : domandò alla maestra se sapesse per qual motivo il suo figliuolo si fosse deciso ad an- dar alla scuola serale. La maestra si maravigliò della domanda. Che ne poteva saper lei ? E il sospetto che la donna supponesse una relazione, anche solo di parole, tra lei ed il giovane, le fece salire il sangue alle guance.
Allora, con voce tremula, parlan- dole piano, quasi nell'orecchio, la vec- chia le raccomandò il figliuolo: caso mai non si fosse portato bene e avesse commesso qualche.... imprudenza, pre-
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t^ava la signorina di compatire, fin che poteva, di non prenderlo di punta.... per via del suo carattere. Con tutte quelle ch'ei le aveva fatto, essa mo- strava ancora di credere che fosse pervertito dalle cattive compagnie, più che tristo di fondo. Ma la ve- ritcà le uscì di bocca a malgrado suo, quando vide negli occhi della ragazza un'espressione fuggevole di compas- sione. — Ah ! signora maestra ! — esclamò giungendo le mani. — Se sapesse che vita è la mia ! Quel iì- glluolo che gli darei tutto il mio san- gue ! Santa Maria benedetta ! Dire clie dai tredici anni in su non s'è più voluto confessare né comunicare! — E si mise a piangere. Sì, le sarebbe parso poca cosa tutto il resto, se so- lamente fosse voluto andare a messa
56 La maestrina degli operai
la domenica. Anzi, era venuta appo- sta per questo. Se la signora maestra, facendo lezione, così alla lontana, a poco a poco, gli avesse potuto in- sinuare un po' di religione, un poco di timor di Dio, con quelle parole che le persone istruite sanno trovare, avrebbe fatto un'opera santa, e lei l'avrebbe benedetta per tutta la vita. Qui s' interruppe per avvicinarsi alla finestra e guardar sul viale, senza mettere il viso alla vetrata, perchè temeva che il figliuolo l'avesse vista entrare o potesse vederla uscire. E il suo aspetto e ogni suo movimento dimostravano un affanno abituale ed antico che s'era fatto come una ma- lattia cronica in lei, dicevano una storia miseranda di dolori e di stenti, le notti vegliate ad aspettare il fi-
La ntaestiiiia lU-gli operai
glÌLiolo , col tremacuore di veder- selo portar ferito o cadavere, le per- secuzioni e le busse toccate dal ma- rito, il terrore continuo della giustizia umana e divina, venticinque anni di vita ch'erano stati un lungo martirio senza conforto e senza requie. Poi tornò a raccomandare il figliuolo con parole umili, dalle quali trapelava nondimeno una certa alterezza pau- rosa dell'avvenenza, del coraggio, e perfino della celebrità trista di lui. Cattivi compagni e cattive donne lo cercavano, lo volevano tutti, lo tira- vano a bere e a giuocare, egli era orgoglioso, s'offendeva per una mezza parola, non aveva paura di niente al mondo.... Ma da bambino era stato buono come gli altri. — E questo ri- cordo la fece dare in pianto un'altra
De Amicis. ^
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volta. — Chi me 1' avesse detto, — esclamò, piangendo nelle mani aperte, — quando lo portavo in collo, che m'avrebbe straziato il cuore in questo modo ! — E mentre la maestra le di- ceva qualche parola di consolazione, essa levò le mani dal viso e stette a guardarla in atto di gratitudine e d'ammirazione, come osserv^ando per la prima volta la sua figura signorile e la sua voce soave. Espresse poi il suo pensiero nell'andar via, guardan- dola di nuovo da capo a piedi. — Ah I poverina I — disse — una si- gnorina così.... dover far la scuola a tutti quegli indemoniati ! — E se n'andò, dopo aver lanciato un altro sguardo sospettoso dalla 5nestra.
La maestrina degli operai
VI.
La scuola serale doveva incomin- ciare alle otto. Un quarto d'ora prima la maestra Varetti, guardando a tra- verso la vetrata, vide giù nella neb- bia del viale dei gruppi neri d'operai che con le pipe e coi sigari accesi picchiettavano l'oscurità come di tanti occhi di fuoco. S' era messa quella sera un vestito di lana color caffè, un po' grande , che le pareva il più adatto a non attirar gli sguardi sulla sua persona. Dieci minuti avanti l'ora, venne a prenderla il maestro Garallo per presentarla alla scolaresca.
Passando pel corridoio, incontra- rono il cantoniere, un vecchietto secco
6o La maestrina degli operai
e nasuto, con una faccia petulante. Il Garallo gli ordinò di tener d'occhio la classe della Varetti....
— Dentro? — domandò quegli, ran- nuvolandosi.
Il maestro gli rispose: — Di fuori
— e l'uomo respirò. — Dentro o fuori
— disse — per me è lo stesso.
La maestra entrò col Garallo nella scuola, ch'era quella dove la Baroffi faceva lezione ai bimbi, di giorno. Non c'erano ancora che sei o sette alunni nei banchi in fondo ; gli altri venivano entrando. Il maestro e la maestra salirono sul palco, dov'era il tavolino, e stettero in piedi davanti alla lavagna, sotto la fiammella del gas, assistendo all'entrata.
Entravano a uno a uno, a tre, a cinque, in fila, coi libri e coi quaderni
La ìunesirinn det^li operai 6 1
in mano, gli uomini pestando i piedi pel freddo, i ragazzi facendo un gran rumore di zoccoli, e tutti, nell'entrare, volgevano uno sguardo di viva cu- riosità alla nuova maestra; alcuni an- che si soffermavano un momento ; e via via che s' infdavano nei banchi, esprimevano a bassa voce ai vicini, sorridendo, la loro impressione. Erano alunni di ogni età, dai dodici ai cin- quant'anni : operai della fabbrica di ferramenti e di quella d'acido solfo- rico, operai d'una conceria, muratori, contadini, pastori, di quelli che scen- dono dalle Alpi a svernare a Torino con le bestie, per vender latte e formaggi, o spalar la neve: capigliature irte o arrutfate, barbe incolte, visi neri, cra- vatte rosse , camice sudicie , rozze giacchette gonfiate dalle doppie sot-
02 La maestrina degli operjxi
tovesti e dalle grosse maglie, che uscivan fuor tlalle maniche.. Gli uo- mini maturi, un po' vergognosi di ve- nir a scuola , s' andavano a metter quasi tutti negli ultimi banchi, con le schiene contro la parete, sulla quale si vedevan delle enormi chiazze d'in- chiostro, fin quasi alla vòlta.
Quando furon tutti al posto e quieti, il maestro Garallo fece, con la sua voce di toro, ma con tono molto gar- bato , la presentazione : — Vi pre- sento la vostra nuova maestra. Rac- comando l'ubbidienza e il rispetto.
Detto questo, uscì in fretta senz'ag- giunger altro, e la maestra rimase un momento immobile, ritta in faccia alla sua scolaresca, che la guardava in silenzio.
Un osservatore estraneo avrebbe
Là maestrina degli operai 63
indovinato che faccvan tutti un pa- ragone mentale della nuova maestra con la precedente, la signora Garallo, una piccola e grassa trentenne, che pareva la sorella di suo marito ; e avrebbe capito pure che il paragone tornava tutto a vantaggio della più giovane. In quasi tutti gli occhi lucci- cava un sorriso, che esprimeva dei pensieri ditìicili ad esprimersi.
La maestra stette un po' confusa, con la vista torbida, non sapendo come principiare. Poi sedette al suo tavolino.
In quel momento entrò Saltafi- nestra.
S'udì un lungo mormorio, e tutti gli occhi si rivolsero a guardar lui e la maestra ; la quale, argomentando da quell'atto che tutti sapessero ch'egli
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veniva a scuola per lei, impallidì leg germente.
Il giovane, disinvolto e tranquillo, passò davanti al tavolino, dando alla maestra una rapida occhiata di sbieco, andò dinanzi al primo banco a destra, dov'era un posto vuoto contro il muro, e messavi una mano sopra, con una mossa ao-ilissima vi saltò dentro, e sedette.
Per prima cosa la maestra avrebbe dovuto fare un breve esame al nuo- vo venuto per accertarsi che poteva stare nella sezione dei più avanzati, dove s' era messo di moto proprio ; ma l'aspettazione appunto di quell'e- same, che ella vide negli occhi della scolaresca, le tolse il coraggio di farlo. Incominciò subito la lezione.
La Garallo le aveva accennato il
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SUO metodo e il punto a cui eran ri- masti. Seguitando le sue tracce, essa si mise a scrivere sulla lavagna, con mano malferma, una serie di sillabe semplici, per farle prima leggere e poi scrivere alla sezione di sinistra : mentre questi scrivevano, ella avrebbe fatto leggere agli altri il libro di let- tura.
La lezione pareva che incominciasse bene : per un po' di tempo non s'in- tese alcun mormorio: quelli che non stavano attenti alla lettura, parevano assorti nell' osservazione della sua persona.
Timidamente, mentre leggevano i primi a uno a uno, essa esaminò con sguardi furtivi i suoi scolari. I più grandi stavan quasi tutti alla sua si- nistra, con quelli che eran più addie-
De Amicis. 9
66 La uiaesifiìia degli operai
tro. Le diede nell' occhio avanti gli altri, nel banco più vicino a lei, una specie d' Ercole raccorciato e ingob- bito, con una testa smisurata e de- forme, dalla fronte bassissima e dalla bocca di bove : una faccia stupida, in cui appariva un'ostinazione di bruto, ma che, nonostante l'espressione torva degli occhi, lasciava trapelare non so che rettitudine d'animo. Egli prestava una profonda attenzione alle sue pa- role e alla lettura degli altri. La mae- stra osservò che aveva per penna una chiave con la punta per scrivere con- fitta nel buco.
Quando venne la sua volta di leg- gere , gli domandò il nome. Quegli rispose in modo appena inintelligibile : — Carlo Maggia. — Era un garzone macellaio , che aveva trentacinque
La macstrina degli operai 67
anni, e ne mostrava dicci di più. Alle prime sillabe che lesse, con una voce che pareva d'un can mastino, alcuni ragazzi dell'altra sezione comincia- vano a ridere ; ma a uno sguardo lento ch'egli girò sopra di loro, tac- quero. Attirò l'attenzione della mae- stra un altro alunno , della sezione di destra, che doveva essere il più attempato di tutti : un uomo sulla cinquantina, alto, con una folta barba brizzolata, un viso benevolo e stanco di onesto lavoratore, che la confortò. Era un certo Perotti, operaio della conceria, che aveva nella stessa scuola, due banchi più sotto, un suo figliuolo d'undici anni, lavorante nella sua fab- brica, serio e simpatico come lui. Scen- dendo con lo sguardo trovò la testa bionda d'un altro operaio, più pulito
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degli altri, che le fece impressione: un uomo sulla trentina, lunghicrinito e ben pettinato, con un viso signo- rile dal gran naso aquilino, e cert'oc- chietti turchini in cui brillava l'intel- ligenza mista a una espressione d'or- goglio, che si fece più viva quando 1 loro sguardi s'incontrarono. Da quella parte il maggior numero erano ra- gazzi : dei visi vivaci, irrequieti, spor- chi, impertinenti, dai quali si capiva alla prima che venivano alla scuola pili per godere il caldo e per fare il chiasso che per imparare. Fra questi le destò una vera inquietudine un ra- gazzo sui quattordici anni, seduto al- l'estremità del secondo banco, un muratorino, pareva, il quale sorrise apertamente, con un'aria di famiglia- rità punto rispettosa, quand'essa lo
La maestrina degli opevai Ce,
guardò. Delle molte grinte di monelli ch'ella aveva visto uscir dalle fabbri- che, quella era senza dubbio la più invetriata : aveva degli occhi in cui scintillavano tutti i vizi, un mezzo naso voltato in su, che era un'inso- lenza incarnata, una bocca su cui s'in- dovinavano le oscenità, senza che parlasse, la pelle cinerea, il corpo lungo e scarnito, un po' curvo, e il sorriso cinico del ragazzo che ha già percorso un gran tratto su tutte le vie che menano allo spedale e alla prigione. Da costui ella scese con l'occhio al primo banco ; ma, veduto appena di sfuggita il Muroni, girò lo sguardo dalla parte opposta, vol- gendo l'attenzione agli alunni che leggevan tutti insieme le sillabe della lavagna, compitando e cantando come
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bambini che mettessero la voce in un imbuto. S'era intanto diffuso per la scuola un odor forte che le comin- ciava a offender le narici : il puzzo delle pipe e dei mozziconi di sigaro spenti da poco, un tanfo misto di vino, di grasso di macchina, di pelli conce, di stalla, di scarpe fracide. Nel coro della lettura, ella sentì che alcuni ra- gazzi forzavan la voce per far la bur- letta ; ma finse di non badarvi.
Quando ebbero finito ordinò che scrivessero le sillabe sui quaderni, e si voltò all'altra sezione. Ma prima che incominciasse, scesero dai banchi in fondo tre alunni grandi col qua- derno in mano, fra i quali il Perotti, e vennero da lei, come facevano con la Garallo, a farsi chiarire dei dubbi sul componimento che quella aveva
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assegnato. Un pitture avrebbe pututo fare un quadro nuovo e bellissimo col gruppo che formò per qualche mo- mento il viso gentile di quella mae- strina timida e un po' vergognosa, china sui quaderni, in mezzo alle te- ste rozze e scapigliate dei tre operai, chinati essi pure per osservar le corre- zioni. La maestra Garallo aveva dato per lavoro una lettera di commiato d'un operaio al suo capo di fabbrica. Quando i tre alunni grandi furon tornati al loro posto, essa ne chiamò uno a caso , scorrendo V elenco , per far leggere un componimento ad alta voce. Al nome di Laniagiia Luigi s' alzò r operaio biondo , dai capelli lunghi. Tutti fecero silenzio, anche nell'altra sezione, e si voltarono a guardarlo, come se aspettassero ch'e-
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gli leggesse qualche cosa di singolare. Quegli cominciò a leggere con certa correntezza e con un'aria di trascu- ranza affettata, quasi che volesse fin- ere di pensare ad altro. V'eran nella sua lettera delle frasi che avevan poco che fare col soggetto , incastratevi quasi per forza, nelle quali si mo- strava pili aperto l'orgoglio che la maestra gli aveva già letto negli oc- chi. Questa gli fece qualche appunto grammaticale, a cui egli oppose delle obbiezioni, non con mal garbo, ma con un tuono da far capire che vo- leva esser tenuto in un conto par- ticolare, non messo a mazzo con gli altri. La lettera era sottoscritta : — Laiuagna Luigi, suo eguale, non servo. — Queste parole, per la mae- stra, furono un lampo.
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Il Lainagna doveva esser certo quel- r operaio socialista della fabbrica di ferramenti, del quale essa aveva in- teso parlare molte volte, come d'un giovane d'ingegno ardito e bizzarro, tenuto in i^rande stima dai suoi com- pagni, a cui predicava il verbo nuovo nei crocchi, terminando ogni discorso col raccomandare Vorgoglio di classe, come principio e fondamento neces- sario della emancipazione avvenire. La maestra gli fece ancora un ap- punto sopra una parola della chiusa, ed egli sedette, mormorando le sue obbiezioni al vicino, con un sorriso dignitoso.
Fin qui, saK^o qualclie leggero bi- sbiglio, la classe si portava bene, e la maestra prendeva animo. Fece aprire il libro di lettura , V Artiere italiatio,
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gli leggesse qualche cosa di singolare. Quegli cominciò a leggere con certa correntezza e con un'aria di trascu- ranza affettata, quasi che volesse fin- gere di pensare ad altro. V'eran nella sua lettera delle frasi che avevan poco che fare col soggetto , incastratevi quasi per forza, nelle quali si mo- strava più aperto l'orgoglio che la maestra gli aveva già letto negli oc- chi. Questa gli fece qualche appunto grammaticale, a cui egli oppose delle obbiezioni, non con mal garbo, ma con un tuono da far capire che vo- leva esser tenuto in un conto par- ticolare, non messo a mazzo con gli altri. La lettera era sottoscritta : — Lamagna Luigi, suo eguale, non servo. — Queste parole, per la mae- stra, furono un lampo.
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11 Lamagna doveva esser certo quel- r operaio socialista della fabbrica di ferramenti, del quale essa aveva in- teso parlare molte volte, come d'un giovane d'ingegno ardito e bizzarro, tenuto in grande stima dai suoi com- pagni, a cui predicava il verbo nuovo nei crocchi, terminando ogni discorso col raccomandare YorL^oi^lio di classe, come principio e fondamento neces- sario della emancipazione avvenire. La maestra gli fece ancora un ap- punto sopra una parola della chiusa, ed egli sedette, mormorando le sue obbiezioni al vicino, con un sorriso dignitoso.
Fin qui, salvo qualche leggero bi- sbiglio, la classe si portava bene, e la maestra prendeva animo. Fece aprire il libro di lettura, V Artiere italiano,
Dii Amicis. 10
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che tatti gli alunni di destra avevano, e lesse ella prima un periodo. Leg- gendo, pensava che avrebbe dovuto a ogni costo far legger dopo di lei il Muroni, sia per rompere il ghiaccio, sia per non destare nella classe il so- spetto ch'ella ne avesse paura: d'altra parte , prendendo dalla destra del banco più vicino, egli era il primo. Fece dunque uno sforzo, appena ebbe finito di leggere, e voltandosi verso di lui, gli disse : — Rilegga.
Tutti tacquero.
Il giovane s'alzò, col libro in mano, sorridendo con l'aria vanitosa di chi sa d'essere oggetto di curiosità e di aspettazione.
Era la prima volta ch'ella fissava gli occhi sopra di lui, e n'ebbe più ripugnanza che non n' avesse mai
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avuta. Quella piccola testa coi capelli fertiminilmente spartiti nel mezzo, quel viso quasi di ray^azzo precoce, d'una pallidezza livida, con due piccoli occhi neri acutissimi, d'una espressione dura e risoluta, in cui s'indovinava un'ira vendicativa senza pietà, con quella bocca stretta e senza labbra, che pa- reva una ferita di coltello, non guer- nita che di due bafifetti arricciati a punta, avevan qualche cosa di feroce insieme e di lezioso, che faceva peg- gior senso della faccia d'un rozzo malfattore abbrutito. Tutto il suo corpo ben proporzionato e asciutto mostrava d'aver dei muscoli d'acciaio e una sveltezza di saltimbanco. Alla capigliatura impomatata, alla cravatta col nodo allentato che lasciava sco- perto il collo lino alla fontanella della
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gola, ai calzoni stretti che s'allarga- vano a campana sul piede, ai larghi polsini di colore che coprivan mezze le mani si riconosceva il tipo del ba- rabba ambizioso, misto di bellimbusto e di brigante, divorato da mxille ap- petiti e non contenuto da altro freno che da quello della povertà, pronto in qualsiasi ora a qualunque cimento e a ogni più audace birbonata. L'atteg- giamento della sua persona, impostata di sghembo, con una spalla più alta dell'altra, il balenìo intermittente degli occhi, l'intonazione della voce rauca manifestavano un orgoglio smodato e selvaggio, che, non trovando altra via, si sfogava in un disprezzo beffardo di tutti e d'ogni cosa; di quei disprezzi di malfattori che vanno di sotto in su, crescendo gradatamente, dalla poi-
La maesirina degli operai 77
vere della via dove nascono fino alla sommità d' ogni grandezza umana. Leggendo a stento, egli fingeva d'in- taccare per capriccio, non per igno- ranza, e neir alzare il viso dal libro, lanciava ogni tanto un' occhiata alla maestra che non gli vedeva che il bianco degli occhi, e n'aveva un senso di freddo alle vene. E benché si sfor- zasse, quando lo doveva correggere, non osava guardarlo nel viso ; non guardava che la sua mano destra, con la quale ei teneva il libro, pen- sando con raccapriccio ch'era quella che aveva immerso il coltello nel fianco d'un amico. Quando , finita la lettura, egli si rimise a sedere, ella si sentì come liberata da un'oppres- sione del cuore.
\ enuta la volta di leggere al ra-
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gazzo del secondo banco, che le aveva fatto una così trista impressione, ella capì dal modo come s'alzò e dal mo- vimento di curiosità dei suoi com- pagni ch'egli doveva esser solito a provocar l'ilarità o lo scandalo nella classe , e avendo letto nell'elenco Pie- tro Maggia, gli domandò, con la spe- ranza d'ingraziarselo un poco in quella maniera, se fosse parente dell'altro Maggia, quella specie di grosso bruto, ch'era nell'altra sezione.
— A l'è me barba (è mio zio), — rispose il ragazzo, con una smorfia buffa, che fece ridere i vicini. Lo zio, intento a scrivere con la sua chiave, non sì voltò. E quegli cominciò a leg- gere con voce contraffatta, ch'era una sua valentia artistica, con cui imitava la voce d' un povero sciancato del
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sobborgo, che chiedeva T elemosina. Tutti i ragazzi si misero a ridere. Ma tre o quattro degli uomini fecero segno di disapprovazione ; fra i quali il Perotti, dal suo banco in fondo, gli disse aspramente : — Finiscila !
— Perchè mi manca di rispetto? — gli dimandò la maestra incorag- giata da quegli aiuti.
Il ragazzo sedette, facendo l'atto d' arricciarsi un baffo. La maestra passò ad un altro. Quando toccò al Lamagna, avendogli detto: — Faccia sentir meglio la doppia t — quegli rispose con dignità: — Mi par d'a- verla fatta sentire. — Gli altri si con- tennero bene. Allora essa diede il peri<jdo da scrivere e tornò alla prima sezione.
Intanto, furtivamente, guardava di
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tratto in tratto il Muroni per indo- vinar dal suo contegno le sue inten- zioni. Egli scriveva; ma guardando lei molto spesso ; e i suoi sguardi, pure non palesandole chiaramente il suo pensiero , la confermavan pur troppo nella certezza che con un pen- siero egli fosse venuto, o spinto da una simpatia brutale, o per far qual- che bravata, forse per una scommessa fatta coi suoi compagni, o col solo proponimento d'impaurirla e di farle dispiacere, per malvagità ; o chi sa che altro. Ogni volta ch'ei la guar- dava, gli guizzava un sorriso su quella bocca senza labbra, come il luccichio d'una lama, il sorriso bieco, subdolo, fuggente di chi cova un proposito maligno. E a ciascuno di quei sorrisi ella si turbava, tanto che doveva fare
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uno sforzo per non perdere il filo della lezione, e quegli se n'accorgeva, e mandava dagli occhi un lampo di compiacenza trionfante, che la turbava anche peggio. Egli tenne però per tutta la lezione un contegno corretto, non voltandosi mai a parlar coi vi- cini, come se fosse tutto assorto nella sua idea.
Quelle due lunghissime ore passa- rono, come Dio volle. Essendovi la doppia vacanza del sabato e della domenica, la maestra diede per com- pito alla sezione più avanzata una lettera a una supposta sorella lon- tana. Poi raccomandò timidamente a tutti di uscire in silenzio. All'ultime -^ue parole il piccolo Maggia mise un fischio sottile, che, per fortuna, passò inosservato tra il suono tlella cainpa-
Ue Amicis, ^1
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nella e il rumore che facevan tutti per apparecchiarsi ad uscire.
Uscirono in gran disordine. Pas- sandole davanti, il Muroni le lanciò uno sguardo eh' essa sfuggì. Molti degli uomini la salutarono. Ma il mag- gior chiasso scoppiò di fuori. Usci- vano anche gli alunni del Garallo. Pareva un' uscita d' un teatro popo- lare una sera di martedì grasso : strilli, salve di fischi, zufoli, urlate, un fracasso di zoccoli, un chiamarsi per nome a squarciagola, uno schia- mazzo di domande e di risposte, in cui la maestra sentì più volte il pro- prio nome e dei comenti sulla sua persona, seguiti da risate clamorose, da canti, da versi d'animali, da escla- mazioni buffe e da scaracchi sonori ; e da tutte le parti fiammelle di zol-
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fanelli e di carte accese sulle pipe, che ofTrirono per un momento lo spet- tacolo d'una luminaria nella nebbia. Poi il baccano s'allontanò a poco a poco, non si udirono più clie grida e canti nel sobborgo, e inllne seguì un silenzio profondo.
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VII.
La Varetti uscì dalla scuola assai tranquillata. La sua classe era meno peggio di quello che si fosse imma- ginata; e' eran dei visi di galantuo- mini, che le parevan disposti a te- nere in briglia i ragazzacci; e la confortava sopra tutto l'immagine di quel Perotti, sul cui viso onesto essa aveva visto quasi una promessa di protezione paterna. Chiese poi noti- zie di lui al Garallo, che raggiunse per la scala, e le ebbe eccellenti. Era un buon operaio e un ottimo padre di famiglia, che aveva lavorato da fa- legname prima d'entrare alla conce- ria, e fatto due o tre piccoli mobili
La nuu^i,i<iu digli operai 85
assai graziosi per il museo pedago- gico che il maestro si proponeva di mettere assieme. Avevan tanta buona volontcà d'istruirsi, lui e il suo figliuolo, che appena usciti dalla conceria, an- davano alla scuola senza mangiare, restando così digiuni per dieci ore; e il piccino, che aveva fatto la se- conda elementare, correggeva ancora i lavori al padre, dopo cena. — Ve- drà — concluse il Garallo — che col popolo si sta bene. Se poi seguiranno dei disordini, lei mi manderà a chia- mare dal cantoniere, e non avrò clie da affacciarmi all'uscio: tutti rien- treranno nel dovere.
La maestra si ripresentò dunque alla scuola, benché turbata sempre dal timore di Saltafinestra, con assai miglior animo che non si fosse pre-
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sentata tre giorni avanti. Ma s'accorse pur troppo fin da principio che, non pili distratti dalla curiosità eh' essa aveva destata la prima sera, e anche perchè avevano indovinato la sua in- dole timida, i ragazzi non si sareb- bero più frenati come V altra volta. Ella sentì delle risate represse, e capì che qualcuno doveva far dei gesti sconvenienti alle sue spalle, mentre stava alla lavagna a scriver le sillabe. I ragazzi cominciarono a parlar forte ; alcuni si addormentavano; uno rus- sava, e lo dovette svegliare. Fu co- stretta due o tre volte a interrom- persi , sgomenta , aspettando che i grandi, stizziti d'esser disturbati, im- ponessero silenzio. Il piccolo Maggia distraeva i vicini con una ginnastica continua delle mani e dei piedi, di
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sotto al banco, e quando essa lo guar- dava, le fissava gli occhi in viso con una espressione di finto stupore, cosi impertinente, che le faceva voltare il capo da un' altra parte.
Ammutolirono tutti quando, termi- nata la lettura della prima sezione, videro Saltafinestra uscir dal suo banco col quaderno in mano per sa- lir sul palco a chiedere spiegazioni sul suo lavoro.
La maestra tremò, presa dal pre- sentimento di qualche atto di audacia.
Il giovane le si avvicinò perfetta- mente tranquillo, simulando anzi una grande serietà, e messole davanti il quaderno aperto, le rivolse una do- manda intorno a una frase. Vinta la ripugnanza che sentiva a stargli così vicino, tremando, e quasi restringen-
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dosi in sé come per scansare il suo contatto, ella chinò il viso sul qua- derno , e lesse le prime righe del componimento : una lettera a una so- rella.
Tutt' a un tratto, mossa da uno sdegno più pronto d'ogni timore, af- ferrò il foglio con due mani, lo fece in due pezzi, e respinse il quaderno- da sé.
Aveva letto il principio d' una di- chiarazione amorosa.
Il giovane riprese il quaderno e tornò al suo posto, col capo basso, sorridendo sinistramente. La maestra rimase qualche momento bianca come un cencio. Poi, con molta fatica, ri- cominciò la lezione.
Oueiravvenimento misterioso, com- mentato subito da un vivo mormorio,
La maestrina digli operai 89
valse a tencTc nella scolaresca un breve silenzio di curiosità e di aspet- tazione. Ma verso la fine, mentre la maestra voltava un' altra volta le spalle alla classe per scrivere le sil- labe col gessetto , fu riscossa dal colpo d'una grossa palla di carta ma- sticata che battè nel mezzo della la- vagna e ricadde ai suoi piedi.
Si voltò con una fiamma nel viso, per cercare il colpevole ; il quale non poteva essere il Muroni, poiché la palla era venuta d' in mezzo alla scuola. Guardò il piccolo Maggia, ma aveva una faccia impassibile. Guardò gli altri ragazzi; eran tutti come statue.
— Chi è stato? — domandò con voce commossa.
Nessuno rispose.
Da Amicis. 12
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Cercò il viso dei tre o quattro uo- mini più attempati, che credeva di- sposti a proteggerla; quello del Pe- rotti, fra gli altri; ma tutti abbassa- rono il capo. Allora, scoraggiata, fece uno sforzo per rimandare indietro le lacrime, e continuò la lezione.
Quel nuovo affronto che le era stato fatto in faccia a tutti le strin- geva il cuore più di quell' altro, che pure l'aveva offesa più addentro come donna; e la sua commozione visibi- lissima giovò a tenere in certo ri- serbo gli alunni, eccetto il piccolo Maggia, che tentò due o tre volte di far rider la classe. Ma i grandi, in- dignati, lo zittirono. Triste, ella se- guitò a far leggere, non guardando più il Muroni che verso la fine della lezione. Ma gli occhi ch'ella gli vide
Im ninestfina degli operai
in quel punto le rimescolarono il sangue: non era più lo sguardo tra curioso e beffardo della prima sera: era uno sguardo acuto e freddo, lam- peggiante fra le palpebre socchiuse, nel quale traspariva l'orgoglio offeso, un proponimento risoluto di vendetta, una aperta minaccia. Sull'atto ella si vide assalita, percossa, ferita, distesa sulla neve, e si sentì correre il san- gue caldo gii!i per il fianco, e le tre- maron le ginocchia come per febbre.
All' uscita, vide molti alunni affol- larsi nel corridoio intorno al Muroni per domandargli la rivelazione del mistero. Uno degli ultimi a uscire fu il Perotti.
La maestra lo chiamò.
Quegli le si accostò in atto rispet- toso, col cappello in mano.
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— Lei ha visto — disse la maestra con voce ancora tremante — l'affronto che m' hanno fatto, alla lavagna. Se non faccio punire il colpevole, faranno di peggio. Perchè non mi dice chi è stato, lei che è un galantuomo?
II Perotti abbassò il viso, un po' vergognato, senza rispondere.
— Perchè non mi denuncia il col- pevole? — ripetè la maestra.
— Eh, cara signora — rispose fran- camente r operaio — per non bu- scarmi una coltellata.
La maestra fece un atto di ribrezzo.
— Ma non può essere stato che un ragazzo ! — disse.
— Giusto — rispose l'altro — quelli sono peggio dei grandi.
La maestra non disse più nulla, e il Perotti se n'andò col capo basso.
La maestrina degli operai 98
Vili.
Il suo primo pensiero fu di cessare le lezioni. Ma poi prevalse in lei il sen- timento della dignità. Sarebbe stata una viltà il ceder così subito all'inso- lenza d'una piccola parte, ch'era la peggiore, della classe. E decise di persistere , non solo ; ma di tenere chiusi in se i suoi affanni e le sue paure. La maestra Baroffì, peraltro, la tirò su quel discorso la mattina dopo, a colazione, lagnandosi con lei che i suoi alunni serali avessero bu- cato in fondo i calamai fissi nei ban- chi, in modo che quella mattina era colato tutto r inchiostro sui vestiti delle ragazze. Allora la Varetti le parlò delle sue angustie. JVla quella,
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con la sua voce grassa di madre no- bile, ribatteva sempre lo stesso chiodo : — Ma parla loro una volta ! Fa' loro un bel discorso, che li commova ! Fin che non ti farai sentire, non farai nulla. Ti scrivo una parlata io, se ti pare. Il tuo motto deve essere : Snrsiuii cor- da ! Ah se fossi io al tuo posto ! Me li farei venire a baciarmi le mani, come schiavi riconoscenti. La parola è tutto, mia cara! — La Varetti, però, non le disse verl)o dell'atto del Muroni per- chè, in fondo, sebbene l'avesse offesa, l'aveva tolta almeno da un'affannosa incertezza, svelandole con che fine era venuto a scuola; e anche il nuovo ti- more ch'ella aveva ora di una vendetta del suo orgoglio ferito, essendo qual- che cosa di determinato, l'angustiava meno della paura misteriosa di prima.
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Senonchè la terza lezione fu anche più burrascosa della seconda. Ella s'accorse fin dai primi momenti che ci doveva essere un'intesa per far del chiasso fra i peggiori ragazzi della classe. Anche il contegno del Muroni le apparve mutato di proposito fin dal principio. Egli prese nel suo banco un atteggiamento spavaldo, con le mani nelle tasche della sottoveste e una gamba sull'altra, guardando lei con uno sguardo che andava senza posa dal viso ai piedi e dai piedi in su, accompagnato da un dondolio del capo e da un sorriso continuo^ come se volesse farle capire il desiderio sensuale che gli faceva accarezzar così con occhio insolente tutta la sua persona. Ella scoperse un accordo fra lui e il piccolo Maggia, al quale dava
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delle occhiate per incoraggiarlo alle impertinenze. Resse non di meno fin che potè, senza far rimproveri. Ma, senza volerlo, il socialista Lamagna suscitò il disordine. Quando un alunno di destra lesse ad alta voce una pro- posizione àtW Artiere italiano che di- ceva : " Il galantuomo , anche se è povero, è sempre contento e onorato „ — il Lamagna fece un riso ironico, e disse forte : — Che pastocchie da ve- nir a contare a noi! — E tutti i ra- gazzi risero in coro. Ciò non ostante, ad ogni interruzione o monelleria di costoro, la confortava il veder la mag- gior parte degli uomini, e in ispecie i contadini ed i pastori, far segno di maraviglia e di riprovazione, e dare anche sulla voce ai disturbatori; e alcuni di essi, dei visi onesti e gravi,
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mostrare un sincero rammarico. Que- sto le diede coraggio fino a minac- ciare qualcuno di espulsione perpe- tua ; ma la sua voce gentile e tremola (lava così poca forza a quelle minacce, che nessuno se ne diede per inteso. A im certo punto, a un'interruzione chiassosa del piccolo Majgia, s'alzò quella specie di bruto di suo zio, rab- bioso come un giumento molestato, e gli mostrò il pugno enorme e gli occhi bianchi ; ma la paura di quel pugno non lo racquetò che pochi mi- nuti. Egli non faceva propriamente nulla da potere esser colto e scac- ciato; la maestra non riusciva mai a prenderlo sul fatto. Con una varietà e rapidità maravigliosa di gesti , di smorfie e di lazzi egli eccitava e di- sturbava vicini e lontani , facendo
De Amicis. 13
98 La maestrina degli operai
sempre in tempo a ricomporre la faccia a un' espressione di stupore buffonesco quando essa lo guardava. Infine, nacque uno scandalo. Avendo la maestra chiamato a leggere Salta- finestra, questi, finita la lettura, per rimettersi a sedere fece un giro sopra sé stesso, voltando la schiena a lei. Stando col viso chino sul libro, essa non vide l'atto, ma a una risata di tutta la ragazzaglia sospettò l'ingiuria, e mutò colore.
Scoppiarono varie voci d'indignazio- ne, fra le quaH s'udì distinta quella del Perotti che gridò : — È una vergogna !
Il Muroni si voltò di scatto verso di lui e gli fissò in viso due occhi terribili, in cui balenava la risoluzione d'una vendetta. Poi disse fra i denti : — A più tardi !
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Alla maestra s'agghiacciò il sangue: le parve di veder per aria un coltello, tutto le si oscurò dinanzi, non ebbe più la forza di pronunciare una pa- rola di rimprovero.
L'aspettazione d'una rissa tenne la classe in silenzio.
La povera ragazza avrebbe voluto che la lezione non finisse mai. Quando fu alla fine ebbe ancora tanta forza da dire con un filo di voce: — Escano in silenzio, mi raccomando; vadano subito a casa; non mi diano dei dis- piaceri.
Saltafinestra aspettò il Perotti sul viale, davanti alla scuola. Tremando come una foglia, la maestra mise il viso alk» spiraglio dell' uscio , dopo aver esortato inutilmente il canto- nieie a correr fuori a intromettersi:
loo La maestrina degli operai
questi diceva clie sarebbe accorso, quando fossero venuti alle mani, e non si moveva di dietro a lei. Essa vide gli alunni disporsi in cerchio come per assistere a una lotta. Il Pe- rotti e il Muroni si misero l'uno di fronte all' altro , al lume del lam- pione, coi visi alti, che quasi si toc- cavano. Nel silenzio della folla, udì le loro voci.
— Torni un po' a dire quello che ha detto ! — disse il Muroni.
In quel momento si udì la voce pian- gente del figliuolo del Perotti che supplicava il padre d'andarsene, e pareva che si sforzasse di tirarlo via.
La maestra si senti un sudore freddo alla fronte.
Ma alle prime parole del Perotti, capi ch'egli dava indietro. Gl'intese
La tiiaestrina degli operai
dir confusamente: — ....tra camerati.... non vai la pena.... f|iiando uno dice il suo sentimento..,.
Tutta la ragazzaglia mise fuori (\w(A\\iJi! prolungato, con cui si piglia atto d'una ritrattazione.
11 Muroni disse forte, fra il mor- morio: — iV me non si fanno osser- vazioni, — e continuò, senza che la maestra capisse, in tono risentito, fi- schiando quasi le parole. La voce del Perotti rispose anche più blanda di prima. La rissa era scansata. I due contendenti e la folla si cominciarono a movere.
La ragazza respirò. Ma capì che non avrebbe pili avuto nessun pro- tettore coraggioso contro chi l'insul-
tava.
La mdesirtna degli operai
IX.
Ora, come poteva continuare a far la scuola senza ristabilir la disciplina ? E in qual modo ristabilirla ? Pensò a chiedere aiuto, al Garallo ; ma lo conosceva: egli l'avrebbe esortata a pazientare ancora, ripetendole la pro- messa di farsi vedere quando le cose fossero andate pii!i in là. Poteva ri- correre al soprintendente, il cavalier Sanis, proprietario della grande fab- brica di ferramenti ; ma era un be- nedett'uomo irreperibile, sempre a Torino quando lo cercavano a San- t'Antonio, sempre qui quando lo vo- levano Là ; oltreché s' era fatta una legge comoda, di non mai immischiarsi
La ruacsfn'nn de^li opcynt i o3
con operai fuori della fabl)rica. La maestra era ancora in quest'incer- tezza la sera dopo, f[uand() vennero a pregarla di dare una corsa al sob- borgo, a visitare uno dei suoi piccoli alunni, gravemente malato.
Non c'era che a percorrere il viale della chiesa e fare un altro centinaio di passi nel paese, e poiché, essendo ancor giorno, non aveva nulla da te- mere dal Muroni , andò subito. Ma fu trattenuta in casa del malato pii!i che non s'aspettasse, e quando uscì, imbruniva. Ebbe l'idea di cercar qual- cuno che l'accompagnasse; ma si ver- gognò : avrebbero riso di lei. Tirò dunque innanzi a rapidi passi. Quando fu all'imboccatura del viale, vedendo che era deserto, s'arrestò. Poi riprese risolutamente il cammino per un pie-
La maestrina degli operai
colo sentiero aperto tra la neve ge- lata, volgendo lo sguardo sospettoso a destra e a sinistra. Non aveva mai trovato il viale così lungo, le pareva di non arrivar mai alla metà, ch'era segnata da un sedile di pietra. E v'era appena arrivata quando vide un uomo uscire improvvisamente di dietro al tronco d' uno dei grandi alberi del lato sinistro, e piantarsele davanti a cinque passi. Le corse un brivido per le vene. Aveva riconosciuto ai con- torni Saltafinestra.
S'arrestò come paralizzata.
Quegli fece un passo avanti ; essa, inchiodata a terra, non si potè movere.
Il giovane domandò con voce rauca e bassa: — Perchè mi ha stracciato il quaderno ?
La maestra non rispose.
L<t innestn'na (fei^ìt operai loS
— Non si fa una figura così ad un uomo, — disse quegli.
Ella tacque ancora, tremando da capo a piedi.
— Io la potrei far pentire, — sog- giunse lui.
Ella tremava così' forte che il gio- vane se n'accorse.
— Perchè ha tanta paura?... — do- mandò, guardandosi intorno. — Non c'è nessuno.... Mi dia un bacio.
E allungò una mano.
La maestra diede in uno scoppio di pianto. In quel momento comparve un'ombra in fondo al viale.
— Ho detto per ridere, — disse il giovane. E soggiunse con accento di minaccia: — Non parli!
La maestra si diresse a passi pre- cipitosi verso la scuola.
De Amicis. 14
ro6 La inaestriitn degli operai
X.
Rientrò in casa così spaventata che non pensò neppure un momento a denunciare il fatto all' autorità , e quando si fu un poco ricomposta, al pensiero d'essere scampata da quel- l'incontro con null'altro di peggio che un grande spavento, le parve di do- ver ringraziare Iddio come d' una buona fortuna. E decise fermamente di non uscir mai più di sera che ac- compagnata; ma cercò insieme di con- fortarsi pensando che quegli non avrebbe più osato di affrontarla una seconda volta in quel modo, che il suo terrore e il suo pianto gli ave- vano forse destato un po' di pietà, o eran bastati, se non altro, alla sod-
La maeslrina degli operai 107
disfazione del suo rancore. E infatti essa notò in lui, alla lezione di quella stessa sera, un cambiamento: non provocò più disordini, non fece più alcun atto di scherno. Ma v'era nel suo contegno qualche cosa, che quasi le faceva desiderare che non si fosse uiutat(j : pareva cìi'cgli avesse fatto un ritorno ai pensieri di prima, quando non aveva ancora cominciato a tor- mentarla, e che in quelli fosse più raccolto e risoluto d'allora. Il suo sguardo non correva più sulla sua persona con quell'espressione di cu- riosità sensuale e insolente; ma, lungi dall'esprimere benevolenza, sembrava che spirasse un odio che prima non aveva. Egli la guardava e pensava, rodendosi le unghie. Pareva che mac- chinasse qualche coja, una serie di
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cose, col dispetto di non trovarne al- cuna che lo soddisfacesse. E così fece altre sere, ma sempre più pensieroso e accigliato. Quel suo aspetto era in- tollerabile alla maestra. Avrebbe vo- lato qualche volta rivolgersi a lui arditamente, e interrogarlo, ordinargli di spiegarsi, supplicarlo anche, perchè la liberasse dall'oppressione di quella perpetua minaccia muta, parendole che qualunque cosa egli fosse per minacciarle, dovesse essere meno peg- gio di quello che le passava confu- samente nell'immaginazione.
E quand'era sola, ragionando, cer- cava di penetrare nei suoi pensieri con l'aiuto di quella scarsa e vaga co- gnizione dello spirito della sua classe eh' ella aveva di seconda mano. Per esempio, egli doveva ad un tempo
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desiderarla per brutalità, come un'al- tra qualsiasi, e odiarla per T avver- sione ch'essa gli dimostrava; doveva odiare in lei la classe signorile, a cui stimava che appartenesse, e del cui abborrimento pei giovani suoi pari essa era certo la più manifesta e viva espressione ch'egli avesse mai veduto ; doveva desiderare di vendicarsi di queir abborrimento facendole sfregio o violenza, ed essere eccitato in quel desiderio dalla sua stessa paura, che gli solleticava l'orgoglio della malva- gità e della prepotenza; doveva esser tormentato da una curiosità feroce di vedere come si sarebbe dibattuta, come avrebbe supplicato, chiesto gra- zia, gridato, singhiozzato, sofferto, inorridito sotto le sue mani. Egli do- veva insieme desiderarla e insultarla
La maestrina degli operai
in cuor suo, cercar di disonorarla nel proprio concetto, dandole i più sconci nomi del suo orribile linguaggio, go- dere a immaginarsi di percoterla e di avvilirla in presenza di tutti. Questo si vedeva nei suoi occhi biechi, che divampavano alle volte , biancheg- giando come gli occhi d'una fiera, e dal modo con cui ribeveva l'aria, di tratto in tratto, con quella sua bocca senza labbra, come per rattenere uno scoppio — credeva lei — di dispetto e di rabbia. E a questo pensiero rab- brividiva, e lo scacciava, ma vi rica- deva, a suo malgrado.
Però, non essendo più aizzati da lui, i ragazzi si contennero un po' meglio per alcune lezioni. La pietra dello scandalo era sempre il piccolo
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Maggia. Una sera la maestra lo do- vette cacciar dalla scuola pei-chè aveva messa un'assicella a traverso alla cor- sìa, per far inciampare i ragazzi che andavano alla lavagna, ed uno, in- ciampandovi, era stramazzato mala- mente. I grandi seguitavano a non darle fastidio, se non in quanto s'ir- ritavano delle canzonature dei piccoli, quando facevano grossi errori di let- tura o di scrittura, ed essa temeva che li picchiassero fuori. Ma questo non avvenne. Il grosso Maggia con- tinuava a studiare con una ostina- zione mulesca. I pastori si mostra- vano molto diligenti. Essa ebbe una volta sola una breve discussione col Lamagna ; il quale, peraltro, non le mancax'a mai di rispetto : voleva solo farle comprendere che non ricono-
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sceva in lei alcuna superiorità sociale, che la considerava, per esempio, come una popolana sua pari, che invece di spacciar derrate da un banco, spac- ciava cognizioni da un tavolino. Essa fu molto maravigliata di un' idea espressa da lui in un componimento sul lavoro ricompensato dalla co- scienza : a modo suo, egli aveva vo- luto dire che nella società, secondo giustizia, chi ha più ingegno d'un altro non dovrebbe per questo gua- dagnar di più, anzi dovrebbe di meno, perchè l'ingegno agevola il lavoro ed è ricompensa a sé stesso. La maestra, pure comprendendo che quella non doveva essere un'idea del suo capo, gli fece con bel modo qualche obie- zione, a cui egli rispose asciutta- mente : — È la mia maniera di pen-
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-are. — Ma non ci fu altro. E la radazza credette incominciato un pe- riodo di quiete durevole.
Senonchè, man mano che la classe pigliava con lei familiarità, essa no- tava, specialmente nei grandi, un cam- biamento. Pareva che, a poco a poco, sentissero l'influsso sessuale della sua persona, e che questo s'andasse co- municando dai pili giovani ai più at- tempati. Cominciava a veder negli sguardi delle fissità prolungate, dei bagliori di simpatia, delle espressioni di rispetto e di sollecitudine, in cui si capiva l'intenzione di cattivarsi la sua benevolenza, e anche dei lampeg- giamenti di pensieri amorosi o lubrici, che alcuni si esprimevano l'un l'altro nell'orecchio, sogghignando. Osservò in alcuni grandi il manifesto proposito
De Amtcis. 15
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di entrarle in grazia fingendo di pre- starle una profonda attenzione, ac- consentendo col capo alle sue parole, facendo i lavori con grande diligenza; parecchi venivano a chiederle spie- gazioni al tavolino, senza sapere bene quello che si volessero ; molti , che l'avevan guardata da principio con tutta indifferenza, la guardavano ora da capo a piedi, arrestando l'occhio su tutte le parti della sua persona, come per prenderle la misura d' un vestito; altri, dei più maturi, assume- vano con lei un fare di protezione be- nigna, disapprovando ostentatamente i disturbatori, ed ella vedeva passare come un chiarore sul loro viso a certe inflessioni dolci della sua voce, e in- dovinava, più che non vedesse in loro, qualche cosa d'insolito, un movimento,
La maestrina degli operai 1 1 5
quasi la scossa ermi pensiero improv- viso, quando s'avvicinava al banco per veder la scrittura. E tutti questi segni la inquietavano : titubava ad entrar nella corsìa, doveva misurare i gesti e gli atteggiamenti, esitava con una timidità di bambina a dare una lode dovuta, a pronunciar certe frasi che potevano presentare un dop- pio senso, a leggere certi passi del libro che richiedevano un'intonazione di affetto. E non di meno, in quella medesima espressione di pensieri e di desideri che la turbavano, vedeva come luccicare in molti delle qualità buone dell'animo, certe delicatezze che non aveva mai immaginate, quasi un rimescolio lento e confuso di sen- timenti gentili, nascosti abitualmente dalla rozzezza dei modi, dall'uso del
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linguaggio grossolano, da una vol- garità più voluta che naturale. I soli incorreggibiU erano la più parte dei ragazzi, e il Muroni l'unico dei grandi che le destasse una repugnanza che non poteva vincere. Questa le fu anche accresciuta da un fatto. Una sera di domenica le arrivò fin nella camera un suono di grida lontane che uscivano dall'osteria della Gal- lina. Corse alla finestra e vide folla in fondo al viale: era una rissa. Da quella massa nera si spiccò un uomo, come un'ombra, e prese pel viale con la rapidità di una freccia ; un altro gli si lanciò dietro. Quando il primo passò davanti alla scuola, la maestra sentì un grido acutissimo: — Aiuto! Aiuto! — che le suonò nel più pro- fondo dell'anima: l'uomo svoltò dietro
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la chiesa, e l'altro, velocissimo, sulle sue tracce. Il cantoniere, che guar- dava di dietro all'uscio, riconobbe ncl- rinsecutore Saltafinestra. La ragazza rimase col sangue sossopra, aspet- tando la notizia d' un delitto. Non accadde nulla ; l' inseguito non era stato raggiunto. Ma quel grido di aiuto, in cui essa aveva sentito il ter- rore disperato della morte , le lasciò nell'animo un nuovo e violento orrore pel suo nemico.
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XI.
Le durava ancor vivo questo sen- timento quando il giorno dopo, at- traversando il campo coperto di neve dietro alla scuola, per andar in paese a far delle compere, mentre pensava appunto ch'era impossibile che il Mu- roni la fermasse lì di pieno giorno, a pochi passi dalle case, se lo vide venir incontro dall'angolo opposto del campo. Atterrita, si guardò intorno: non vide che una fila di bambini che facevan gli sdruccioloni lungo il viale, a un cento passi da lei. Non era più in tempo a tornare indietro se non correndo; ma le parve una viltà di- sonorante. Fu presa allora da un co- raggio disperato, nato dall'eccelse
La maestrina degli operai 119
(Iella paura, e and*") diritta verso di lui, a passi inalfc-rnii, uia col capo alto.
Dovevano incontrarsi sopra Io stret- to sentiero tracciato sulla neve.
A tre passi l'un dall'altro si fer- marono tutti e due. Egli si levò la pipa di bocca e se la mise in una ta- sca della giacchetta, tenendovi il pol- lice su, e la guardò con un sorriso che la fece fremere. Pareva che cer- casse una frase per incominciare.
La maestra ebbe uno slancio d'in- dignazione.
— Che cosa vuole insomma? Per- chè mi ferma? Che cosa le ho fatto?
Il giovane guardò rapidamente in- torno al campo : essa temette una violenza.
— Perchè non mi rispetta? — gridò con voce di pianto, dando un passo
La maestrina degli operai
indietro.... — Perchè offende una donna che non si può vendicare ?... Rispetti almeno la memoria di mìo padre !... Io sono figliuola d' un sol- dato, morto sul campo di battaglia !
E in quel momento, sul suo viso con- tratto da un singhiozzo, disparve il ter- rore sotto l'espressione dello sdegno altero e della santa memoria invocata.
Il Muroni la guardò attentamente ; poi disse a bassa voce, con un tuono che pareva tranquillissimo :
— Non voglio mica farle del male. Quella risposta le scemò la paura, e
le sue lagrime poterono uscire. Quegli continuava a guardarla come stupito.
— Non voglio esser fermata ! — disse la maestra.
— Io non l'ho fermata, — rispose lui, guardandosi intorno.
La maestrina degli operai
— Allora mi lasci passare!
Il giovane si fece in là nella neve, e mentre ella passava, con accento più di lagnanza che di rancore, disse piano, come tra sé: — Non son mica un assassino.
Temendo che il silenzio gli potesse parere un'ingiuria, ella si voltò, e con una voce che aveva ancora il tremito del pianto, e che suonò, a suo malgrado, quasi supplichevole: — No, disse.... — ma non mi fermi mai più !
E nel dir questo fu stupita di non incontrare il suo sguardo , che la sfuggì. Ella tirò innanzi a passi lesti, e quando fu in fondo al campo, in- volontariamente, si girò indietro. Il giovane voltava allora le spalle. Non s'era più mosso fino a quel punto.
Db Amicis, 16
T22 La maestrina degli operai
XII.
Insomma, tornò a casa spaurita an- cora e tremante, ma quasi confortata dalla coscienza d'una vittoria, e più dal pensiero d'aver mostrato un co- raggio, che non credeva d'avere. Il fatto eh' egli avesse sfuggito il suo sguardo , quando s' era voltata , le parve sulle prime un segno di rav- vedimento e di vergogna, che desse a sperar bene per l'avvenire; e si ricordò dei consigli del Garallo, che diceva che col popolo ci voleva ar- dimento e vigore, e delle idee della maestra Baroffi, secondo la quale ba- stava una parola nobile e appassio- nata ad aprire i cuori più duri. Ma rinvenne ben presto da queste illu-
La maestiitia degli operai ia3
sioni ripensando il passato orrendo del giovane, la sua crudeltà con la madre, la sua cinica scostuniatczza, c|ueirindimenticabile grido di aiuto di quel disgraziato che, essendo inse- guito da lui, si sentiva alle calcagna la morte, e non vide più nel suo con- tegno di poc'anzi che il timore d'una resistenza vigorosa di lei, che avrebbe dato luogo a uiìa lotta e chiamato gente. E nondimeno andò quella sera a far scuola con minor trepidazione che curiosità di vedere in qual nuovo atteggiamento egli se le sarebbe pre- sentato. L'atteggiamento fu nuovo_, in- fatti ; ma non per l'appunto quale essa lo immaginava. Egli non mostrava più odio, né pareva che rimuginasse più dei propositi tristi : mostrava, come se la vedesse per la prima volta , una
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certa curiosità attenta, nella quale ap- pariva smorzato il risentimento del suo orgoglio per la ripugnanza ch'ella gli manifestava. E s'ella avesse potuto penetrar nel cervello di lui, avrebbe scoperto ch'erano appunto la sua in- dignazione di poche ore prima, il suo pianto strozzato, la sua altera invo- cazione della memoria paterna, che l'avevano mutato in quel modo. Non perchè l'aspetto e le parole di lei gli avessero toccato il cuore; ma perchè eran stati per lui una cosa nuova, una rivelazione di sentimenti e di forze sconosciute, eh' egli non aveva mai visto, né immaginato nell'animo di una donna. EgH la guardava con curiosità come una creatura al tutto diversa da quella che s'era raffigu- rata, e oscura in parte alla sua Intel-
La Maestrina degli operai laS
ligcnza ; la guardava come se capisse per la prima volta che sotto alle ra- gioni, ch'egli poteva spiegarsi , della sua avversione . per lui , ce ne fosse una più profonda, più delicata, più forte, radicata più addentro nell'a- nima, che non gli riusciva bene di comprendere. Oltreché egli pure, seb- bene più tardi degli altri, cominciava a sentire l' influsso della presenza, ch'era quasi una compagnia, di quella donna, tanto diversa d'aspetto, d'a- nimo e di modi da tutte le donne ch'egli aveva conosciuto fino allora. Signore, egli non ne aveva mai viste che passare per la strada e non gli era anche occorso di esperimentare ch'esse fossero diverse dal concetto che egli e i suoi pari, secondo la pro- pria natura, se ne formavano : che è
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quanto dire di creature fra le quali e quelle praticate da loro, non ci fosse che la differenza del vestito e delle maniere ; che se un'altra ce ne fosse stata, doveva essere nelle prime un più raffinato pervertimento, una, ben- ché nascosta, più sfacciata corruzione dell' anima e della carne , prodotta dalla mollezza e dalla facilità mag- giore della vita. Ma questa che aveva davanti correggeva alquanto le sue idee. Era la prima signora eh' egli vedeva da vicino e a suo agio, tutte le sere ; la prima che gU discorresse sovente e che, in un certo senso, si curasse di lui ; la prima di cui egli sentiva, per dir così, il soffio e il ca- lore, e di cui poteva notare a suo agio, come in casa sua, per due lun- ghe ore tutti i giorni, ogni gcstO;
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Ogni moto del viso, ogni inflessione di voce. Egli cominciò a notar tutto questo, non appena l'orgoglio quetato gli lasciò un po' libera la facoltà del- l'osservazione, e tutto questo gli riu- sciva singolare e gli cominciava a far pensare che tutta quella gentilezza non fosse soltanto vernice o artifizio d'educazione, come prima credeva. Era veramente una creatura d' una nuova specie per lui. Nonostante il suo orgoglio selvaggio, nato, come quello dei pochi compagni della sua tempra, da una prepotente e indeter- minata ambizione, e da una coscienza confusa di facoltcà non comuni, soffo- cate dalla povertà e dall'ignoranza, egli principiava a riconoscere vaga- mente in lei qualche cosa di supe- riore a se, che lo umiliava senza
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inasprirlo. Egli prese a seguitare at- tentamente, con r occhio e col pen- siero, tutti gli atti di lei, e le espres- sioni del viso, e gli accenti, quasi cercando il perchè dell'effetto che gli facevano, come si cerca ciò che vuol dire una musica. E gli accadeva spesso di ribellarsi a quell'effetto con lo scherno, ritornando al sospetto abituale d'un' arte finissima di civet- teria ; ma non si poteva arrestar più a lungo in questo sospetto. Provava anche a ribellarsi a sé medesimo, su- scitandosi nella mente delle immagini oscene, mettendo l'immagine di lei in luoghi e scene vive nella sua memo- ria, fra le quali essa le apparisse come trasformata e tinta del loro sozzo co- lore, cercando con la fantasia quanto ci potesse essere in lei di meno lon-
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tano dalla natura propria, i pensieri più occulti, delle debolezze, delle aber- razioni, delle vergogne. Ma per quanto facesse, la sua lìgura finiva sempre con sollevarsi dall'ombra e dalla mota in cui si sforzava di immergerla e gli si riprescntava sempre così, come ap- pariva dietro a quel tavolino, con quella fronte bianca, con quella gra- zia fanciullesca, con quella timidità dignitosa , con quel non so che di strano e soggiogante, di cui non po- teva comprendere la vera essenza, e insieme gli piaceva e lo stizziva, lo ma- ravigliava, Io avviliva, lo ammansava, gli faceva, all'uscita, sputar delle be- stemmie più grosse e delle. oscenità più brutali, come per rieccitare la forza della sua natura contro l'ammollimen- to che si sentiva entrare nel sangue.
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i3o La lììncstriìta degli operai
Quest'effetto fu lento, e la maestra non se n'accorse da prima, anche perchè pareva che di tanto in tanto egli mirasse a tener viva tra la sco- laresca la sua reputazione di rompi- collo senza riguardi e senza paure con qualche bravata che desse scan- dalo o suscitasse baccano. Ma faceva questo in una nuova maniera, più per chiamar l'attenzione sopra di sé, che per recar offesa alla maestra ; la quale, trapelando il suo pensiero, non si adontava di quegli atti come per r addietro. A capo di pochi giorni, peraltro, notò in lui altre novità : una certa diligenza calligrafica nei lavori di casa, un leggero mutamento d' in- tonazione nella lettura, come s'egli si sforzasse di vincere la sua rauce-
Lii iiiac strimi dci^li operai i3i
dine e di modular meglio la voce, e un modo d'ascoltare e d'accettare le sue correzioni che non era più quello di prima ; oltreché cercava quasi di prolungarle , con obbiezioni e do- mande monosillabiche, come avrebbe fatto d'una conversazione gradita. Una sera, essendo caduta alla maestra la penna, che rotolò fino a pie del primo banco, egli passò di sotto con un movimento rapidissimo, la raccolse e glie la porse ; e questo destò nella classe un mormorio di stupore. Le rese un altro servigio anche più cor- tese. Si affacciavano qualche volta alla buca del calorifero dei topi enor- mi, che venivano dalla vicina conce- rìa, passando per i condotti d'acqua; e la scolaresca, senza che si movesse nessuno a cacciarli, si divertiva degli
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atti di ribrezzo che faceva la maestra a sentirli strepitare contro la reticella di ferro. Una sera, essendo i topi ri- comparsi, e mostrando la maestra il ribrezzo 'solito in mèzzo alle risate dei ragazzi, egli guizzò di sotto il banco e andò a dare un calcio nella reticella; dopo di che, per masche- rare la cortesia dell'atto, tornò al suo posto lanciando alla classe una facezia in gergaccio , che provocò nuove risa. Ciò non di meno, anche quell'atto fu notato e, messo insieme con gli altri indizi, cominciò a destare un certo sospetto negli scolari più astuti. Uno dei primi a darne segno fu il piccolo Maggia. Egli prese a vi- gilare la maestra e il giovane, cor- rendo continuamente coi suoi occhi di faina, con una rapidità fulminea,
Im tìiacyiiriHa dc^li operai r33
dall' uno all'altra, tossendo Icgger- mcntL* quando essa interrogava lui, dando del gomito al vicino e ammic- cando agli altri quando gli pareva che il Muroni stesse in troppa attenta contemplazione della signorina: con le debite cautele, però, perche cono- sceva r amico, e non c'era da scher- zare. Ma la Varetti se n' accorse, e sebbene, per istinto, ora che Io ve- deva mutato, fosse disposta a guar- dare il giovane con minor diffidenza e a interrogarlo più spesso, pure fa- ceva l'una e l'altra cosa il più rara- mente possibile, intimidita, tormentata dalla continua vigilanza di quei due occhi sorridenti e maligni del ragazzo, che le frugavan nell' anima. Ma, in- somma, dal peggior tormento era li- berata e viveva più tranquilla.
i34 La maestrina degli operai
XIII.
Viveva più tranquilla perchè, non conoscendo l' indole dei giovani di quella classe e di quella fibra, pen- sava che il suo mutamento si sarebbe arrestato lì. Ma quando egli s'accorse che, cessando in lei, per effetto del suo nuovo contegno, la paura e la ripugnanza antica, non vi sottentrava già la simpatia, ma una indifferenza eguale a quella che essa mostrava per gli altri, allora fu come colpito da una delusione, che lo accese me- glio. Nell'avversione paurosa ch'ella aveva prima per lui, egli trovava al- meno una certa soddisfazione d'amor
La maestrina degli operai i35
proprio, poiché .i^li pareva un cfrctto della sua trista celehritfi , della sua reputazione d' uomo capace di ogni audacia; allora, se non altro, non andava confuso con gli altri; aveva, anche nella scuola, davanti ad essa, la supremazia di cui si gloriava di fuori ; infine, godeva di produrre in lei una impressione forte, qualunque fosse. Ora , cessato quel suo potere, egli si trovava come disarmato, sen- z'alcun mezzo di attirare la sua at- tenzione e di toccarle l'animo, e nella sua crescente simpatia, sentiva più rabbiosamente la diversità di condi- zione sociale, l'inferiorità della cul- tura, la differenza d'educazione, di maniere, d'ogni cosa, che gli toglie- vano di sperare una corrispondenza. E così si veniva insinuando in lui, a
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poco a poco, un nuovo e più acre fastidio del suo stato, una nuova e confusa ambizione, volta* a tutt' altre mire che a quelle di prima, quando cercava la gloria nelle birbonate, nella prepotenza, nelle vittorie delle risse. Ma l'ambizione nuova non avendo sfogo possibile, divampava in lui come una fiamma chiusa, raddoppiando l'ar- dore dell'altra passione. Nondimeno, per istinto, cercava d'avvicinarsi a lei in qualche maniera, quasi senza pensarvi. Un occhio attento avrebbe osservato in lui, da un giorno all'al- tro, il ciuffo rimosso dalla fronte, la faccia e le mani più pulite, una net- tezza più accurata dei panni, qualche cosa nei suoi atteggiamenti in scuola, e perfino certe singolarità in mezzo alle grosse scorrezioni dei suoi lavori,
Ln macstrina degli operai 187
rhc annunziavano un' intenzione di raffinamento della persona e della mente, v. quasi rimitazione d'un mo- dello ideale. Di tutto questo non s'av- vide la maestra quanto d'un cambia- mento nel suo mod(ì di guardarla, per il quale essa avrebbe quasi so- spettato in lui dei sentimenti opposti a quelli che l' animavano. Era una guardatura accigliata, insistente, ma più rivolta a tutta la sua persona, che ai suoi occhi, ch'egli pareva sfug- gire ; un'attenzione dissimulata, ma fissa e indagatrice, che si appuntava anche sul più piccolo dei suoi movi- menti, come se ciascuno avesse avuto per lui il significato d'una parola scritta, non bene intelligibile, di qual- che lingua straniera ; una visibile me- ditazione di tutte le frasi, ch'ella di-
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r38 La macstrina degli operai
cesse, che uscissero per poco dal giro del consueto linguaggio didattico , come se fossero altrettanti spiragli, per cui egli le potesse penetrar col pensiero nell'animo, e guardar che cosa vi fosse di nuovo e di strano, che mandasse fuori quei suoni, ch'ei non aveva mai intesi. Ma non cre- scevan punto da parte sua le mani- festazioni della cortesia e del rispetto : era ancora tanto calmo da badare a non farsi scorgere apertamente. Al- l'uscita e all'entrata, però, nei mo- menti in cui egli credeva di poterla guardare senz'esser visto, la maestra incontrava il suo sguardo acuto, scin- tillante, non più audace, ma severo, inquieto, avido, scontento, velato da un'ombra di vergogna; la quale non era la vergogna delle insolenze pas-
La ttuiestrina dv^li of^erai i 89
satc, ma della passione nascente. Ma la maestra crctleva la [)iima C(jsa, e non sospettando altro , si rassi- curava.
XIV.
Eran le cose a questo punto quando una mattina, mentre passeggiava al -.ole nel cortile, durante la ricreazione dei suoi bambini, la Varetti vide af- facciarsi all' uscio la madre del Mu- roni, che cercava di lei. Essa fece un atto di rincrescimento come se la soverchia famigliari tea di quella donna mettesse qualche cosa di comune fra lei e il suo figliuolo. La povera vec- chia venne innanzi ctjn le mani sotto il L-rcnibiule, <;irandu in atto iruar-
140 La maestrina degli operai
dingo i suoi dolci occhi di vittima, in cui pareva che fossero congelate due lagrime, s'avvicinò alla signorina con un sorriso, come se fosse già avviata fra loro una buona amicizia, e le disse a bassa voce, in aria di mistero, con accento di timida soddisfazione : — Va meglio, sa. Va un poco meglio da un po' di tempo. Pare che si sia quetato un po'. Non mi tratta più male, non va più alla Gallina. Mi par di sognare, in verità. La sera sta al lavoro. Io ringrazio il buon Dio giorno e notte !
E guardò con sospetto verso l'uscio. Essa attribuiva quel mutamento alla scuola, e veniva appunto per ringra- ziar la maestra, e anche per farle una preghiera.
— Sarebbe, — le disse, — mi per-
La maestrina degli operai 141
doni tanto la libertà, sii^iiorina ; ma sarebbe di approfittare del buon mo- mento , che par disposto cosi bene, per tentare quello che le ho detto il primo giorno, di fargli entrare in cuore un po' di religione, che si de- cidesse una buona volta a fare i suoi doveri, ciie son dieci anni che non si avvicina ai Sacramenti, Dio di mise- ricordia, dieci anni, lei m'intende! E dire clie gli devo dare di tanto in tanto i miei ultimi soldi, per fargli recitare un pater e un ave, che non vada a letto come un cane, e ho an- cora nell'idea che dica tutt'altre cose dal modo che fa con la bocca ! Se lei volesse far quest'opera di carità, signora maestra, già che gl'insegna tante altre belle cose, di fargli ben capire che la prima cosa è di sai-
142 La maestrina degli operai
var l'anima, e che io avessi questa consolazione, prima di chiuder gli occhi, di vederlo riconciHato col Si- gnore ! Perchè se non si prende que- sto momento, creda, un altro così non ritorna più ; io non l'ho visto mai così buono, dopo che il buon Dio me l'ha mandato, in fede dell'anima màa !
La maestra guardò da un' altra parte per non mostrare la soddisfa- zione d'amor proprio che le davan le ultime parole. E rispose che avrebbe fatto quello che poteva, ma che po- teva fare ben poco.
- — In ogni modo, — disse la donna, dando un'altra occhiata all'uscio soc- chiuso, — bisogna dire che è una gran benedizione la scuola, se fa del bene anche al mio figliuolo. Perchè è la scuola, non c'è che dire..
Ln iiiacsfriiin rifinii operai [48
Qui, come colta da un'idea nuova, stette un po' pensierosa , t^uardando a terra; poi disse piano, rialzandi» l;1ì occhi : — Salvo il caso....
La maestra la guardò.
— Salvo il caso, — continuò la donna, guardando a terra da caj^o, — che sia qualche siiìipatia di ^cn- tiììicnto.... come Tanno scorso, per la macellarina.
La maestra ebbe un sospetto, ma istantaneo : si vedeva che il pensiero della madre era a mille miglia da lei.
— Eppure, — soggiunse questa, riilettendo, — per quanto io aljbia cercato e domandato, non mi son po- tuta accorger di nessuna.
Poi tornò tutt'a un tratto alla re- ligione. La maestra le domandò per- chè non ricorresse al parroco. Signore
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Iddio benedetto, quel buon vecchino, alto così, tanto alla mano con tutti, era un sant'uomo ; ma non se ne vo- leva immischiare. Ella sospettava che avesse un po' di " suggezione „ del suo figliuolo. E quella " suggezione „ che voleva dir paura, era una parola di ripiego, in cui l'amor materno met- teva pure un'ombra di vanità. Ed era lo stesso degli altri: il cavalier Sanis, padrone della fabbrica, il dottore, che gli avrebbero potuto far delle ammo- nizioni e dar dei consigli, tutti quanti pareva che ne avessero un po' dì " suggezione „ ; scherzavano perfin con lui , incontrandolo ; nessuno lo voleva urtare. — In fine, — disse, — Nostro Signore mi continuerà ad aiutare, poiché ha cominciato.
E andandosene, mentre ringraziava
La mnestn'iia dn^fi ofnrai i .\5
la maestra con una espressione umile e aiTettuosa d'ammirazione, il suo sguardo s'arrestò e s'avvivò un mo- mento sopra di lei, come al sorgere d'un pensiero.... Ma il pensiero passò. — Vado a pregar per lei, signo- rina, — le disse di sull'uscio, e vol- tandole la sua povera schiena corta e incurvata di vecchia martire, s'av- viò verso la chiesa.
De Amicis.
T46 La maestrina degli operai
XV.
Insomma , è domato ! — disse in cuor suo la maestra. Non aveva più da temere ne insulti né violenze, poteva girar tranquillamente per il paese, era libera, era contenta, ed anche un poco altera dell'opera sua. E con questi pensieri non titubò un momento a uscir di casa sola il giorno dopo, suir imbrunire, quando venne un ragazzo con le chiavi del quar- tierino della maestra Latti e con un biglietto, scritto a matita, col quale la sua amica la pregava di prender nella camera certi medicinali e di portarglieli in paese, in casa del for- naio, dove s'era ricoverata, essendole
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preso male per la strada. Klla si iìccò ili tasca le boccette, si mise il cap- pellino e il mantello, e se n'andò a passi lesti, sotto una neve che veniva giù a larghe falde, e aveva già im- biancato ogni cosa. Trovò la maestra Latti distesa sopra un sofà, assistita dalla moglie del fornaio e dalle sue ligliuole, che sorridevano a fior di labbra.
— Ah Enrica ! — esclamò quella, tendendole languidamente la mano. — Ti vedo ancora !
Il suo viso, però, non giustificava la tristezza mortale di quel saluto. iVvendo mal di capo, ed essendo sci- volata per la strada per aver messo un piede in fallo, essa credeva d'esser caduta per una portata di sangue al cervello, con la quale le si fossero
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scatenati addosso, cogliendo l'occa- sione, tutti gli altri suoi mali. Tra- sportata su, s'era indispettita col me- dico — un grosso biondo burlone — che, per tutta cura, le aveva consi- gliata r aria di Massaua , e poi era ricaduta in un grande abbattimento.... — Va, — disse con voce fioca alla Varetti, dopo aver inghiottito in furia le medicine, — non ho più bisogno di te. Questa buona gente mi porterà a casa più tardi... viva o morta.
Quando la Varetti, nascondendo un sorriso, s'accomiatò da lei, era quasi notte. Continuava a nevicare. Sul viale c'era già un palmo di neve. Ella in- dugiò un momento prima d'entrarvi, poi affrettò il passo. I due lampioni del gas, velati dalla nevicata, rompe- vano appena l'oscurità con due dischi
La maestrina degli operai 149
di luce pallida; lo strepito delle mac- chine degli opifici vicini arrivava là af- fiochito, come se uscisse di sotterra, e il suon dell'incudine del fabbro ferraio, eh' era all' entrata del paese, pareva che venisse da una gran lontananza.
Arrivata a un terzo del viale, parve alle maestra di veder muovere un'om- bra dietro a un albero ; si soffermò, col respiro oppresso ; poi si fece animo e prese la corsa.
A due passi dall'albero le si parò davanti il Muroni.
Ella stava per gittare un grido, ma lo rattenne, vedendo ch'egli si levava il cappello.
— Ancora lei ! — esclamò, sdegnata. — Cosa vuole?... Mi lasci passare.
Quegli rispose con la sua voce rauca, ma in tuono rispettoso :
i5o La maestrina degli operai
— C'è la neve, io le faccio la stra- da.... se permette.
— Non voglio ! — rispose la mae- stra. — Si faccia in là, o grido aiuto.
— Perchè? — domandò lui, a voce bassa. — Mi crede proprio.... Crede che non abbia anch'io un po' di cuo- re?... Non ha mica da lamentarsi di me, da un po' di giorni.
E senza darle tempo a rispondere, saltò a cinque passi davanti a lei, e si mise in cammino verso la scuola, col corpo chino, strisciando rapida- mente i piedi l'uno stretto all'altro, per aprirle un sentiero in mezzo alla neve.
La maestra, rassicurata un po', gli tenne dietro per un tratto, senza per- derlo d'occhio; ma poi, ripresa da una paura improvvisa, slanciandosi
L(t ìune^trììia det^ìi operai 1 5 r
avanti per fuggire, in un momento ch'egli rallentava il passo, l'urtò col ginocchio. Quegli perdette i lumi, e mettendo un ah ! sofìbcato, voltatosi bruscamente, l'afTerrò a due mani per la vita e cercò il suo viso con la bocca.
La maestra si dibattè furiosamente sotto il suo alito acceso, che sentiva l'acquavite e la pipa.
— Mi dia un bacio, — disse lui, con voce arrantolata, — un bacio e la lascio andare.... un bacio e la lascio andare....
Dicendo questo, furioso, le levò le mani dalla vita per afferrarle il capo • essa gli sfuggi dalle braccia con un guizzo e si diede a correre dispera- tamente verso la scuola gridando : — Aiuto! Aiuto! — ma con voce
rSa La tnacstrina degli operai
COSÌ fioca, che nessuno l'avrebbe in- tesa. Egli la inseguì, anelando, pro- nunciando parole incomprensibili, con voce sibilante. Nel terrore che la le- vava di senno, le parve di sentir dire : — Ca sciìsa ! ca scusa ! — (Mi scusi, mi scusi). Poi non udì più nulla, nemmeno il suo passo.
Arrivò trafelata alla scuola, entrò barcollando nel corridoio, e incon- trando la bidella col lume, si lasciò andare con la spalla al muro, smorta, quasi svenuta.
— Cosa c'è? — domandò la donna, spaventata.
— Un ladro ! — rispose lei.
Il cantoniere accorse. — Un ladro? un ladro? — E, afferrato un randello, si slanciò fuori, attraversò il cortile.*., e sprangò 1' uscio.
La inaesirina degli operai i53
XVI.
La povera maestra passò la notte con la febbre, cercando quale fosse la miglior via per ricorrere alla giu- stizia, poiché vedeva oramai la cosa necessaria: se riferire il fatto al mae- stro Garallo, come direttore, perchè scacciasse il Muroni dalla scuola e lo denunciasse ai carabinieri, o andar senz'altro dal cavalier Sanis, ch'era il personaggio più autorevole del sob- borgo , perchè provvedesse lui nel modo che avrebbe stimato più op- portuno. A fare un passo, comunque fosse, era risoluta, non reggendole l'animo all'idea che le potesse toccare un'altra volta un affronto e uno spa- vento come quelli che aveva avuti, e
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al cui pensiero tremava ancora. Si levò la mattina dopo, decisa d'andar dal soprintendente, dopo averne av- vertito, per dovere di delicatezza, il maestro. Era domenica : essa contava d'andar prima alla messa e poi alla fabbrica del cavalier Sanis.
Ma mentre stava terminando di ve- stirsi , eccoti lì la maestra Mazzara, ansante e affaccendata, come sempre, col sorriso sulla bocca e un pacco di carte fra le mani. Era già stata dalla Baroffi a chiedere un articolo per una Strenna che volevan pubblicare varie maestre a benefizio d'una loro col- lega, vedova d'una guardia daziaria. Non poteva trattenersi che pochi mi- nuti. Aveva da galoppare tutto il giorno a Torino per preparare una recita di dilettanti al teatro Scribe,
La ìiiaestriìta degli operai
per la fondazione d'un asili^ infantile alla Crocetta ; doveva fare una visita alla scuola d'Orticoltura in via Ga- ribaldi, dove una sua compagna in- segnava a scrivere a quaranta giar- dinieri ; voleva andare ancora all'isti- tuto del Buon Pastore a vedere che cosa ci fosse di vero in una voce messa in giro da un giornale, che le maestre monache facessero appa- rire il diavolo di notte per spaventare le ragazze riottose. Quand'ebbe detto tutto questo, riprese fiato; poi doman- dò notizie della scuola serale all'amica, e si mostrò addolorata di vederla tri- ste. — Cos'iiai ? Che c'è stato? Per- chè sei pallida? Che t'hanno fatto? Veramente, essa non pareva alla Varetti la confidente più opportuna per le cose che le aveva da dire ; ma,
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I I
i56 La ìiiaestrina degli operai
non avendone altra, raccontò tutto a ieì, fino alla scena della sera avanti.
— Ma dunque l'hai innamorato ! — esclamò quella con grande vivacità. — .... Per questo non s'è più veduto alle scuole festive !
E stette un po' pensando, come per gustare quello che vi era di roman- zesco neir avventura. — E cos' hai decìso di fare? — domandò poi.
La Varetti le disse risolutamente la sua intenzione.
L'amica rimase assorta qualche mo- mento. Poi rispose con gravità, ten- tennando il capo: — Io non ti darei questo consigho. — E richiesta del- perchè, spiegò il suo pensiero.
— Perchè tu non conosci l'animo di quella gente. Tu provocherai una vendetta.
La maestri tta dii^ìi operai 157
— Ma che vendetta vuoi ch'io pro- vochi? — doinantln la Varetti, scrol- lando una spalla. — Che cosa mi può far di peggio di quello che ha fatto ?... Amniazzarnii ?
— Eh, a te non farà nulla, — ri- spose l'altra, — si capisce. Ma se non si vendicherei su di te, si vendicherà su quelli che lo puniranno, di questo puoi star sicura , come se fosse già fatto. No, non ti metter sulla coscienza questo rimorso.
— Ma dunque, — esclamò la Va- retti con risentimento, — io devo in- goiarmi l'affronto e starne ad aspet- tare detrli altri ?
&'
L'amica tacque un mezzo minuto. — Ma , insomma , — disse , — non t'ha neppure baciata !
La Varetti fece un atto di mara-
i58 La ìuaestìinn degli operai
viglia e di sdegno. Ma quella non la lasciò parlare. — Capisco, l'affronto c'è stato egualmente. Però.... dici che t'ha chiesto scusa.... Infine, devi an- che considerare che uomo è, od era, piuttosto. E già una bella vittoria d'averlo ridotto a quel modo, d'aver- gli ispirato un sentimento.... Che t'ho da dire? Nei tuoi piedi, io starei an- cora a vedere. Vorrei compir l'opera, finire di convertirlo.... E un caso raro, davvero. — E dopo aver fissato un po' la sua amica : — Ah ! la mia po- vera Enrichetta, — le disse sorridendo e pigliandole il mento con due dita, — con quel visetto di principessina !
La Varettì si asciugò due lacrime.
— Segui il mio consiglio, — riprese l'altra, — perdona ancora una volta. Io son certa che non accadrà più
La nuiestìiiKi disili o/nitii i .'9
nulla. Tu non conosci questi giovani (l('l i)i)pol<). liasta n^n^ iri-itarli o av- • ilirli, se ne fa quello che si vuole, inche dei p'.'_^giori. (jiicllo li, vedrai, liventerà un agnello! T'ha fatto la -trada coi piedi, te la farà coi gi- nocchi.
La Varetti rimase perplessa.
— Ah! il popolo! — continuò Fa- luica. — Credi, il popolo è mal co-
losciuto. Per questo non è amato. K se par malvagio qualclie volta, è appunto perchè non è amato. Basta. Ti verrò presto a rivedere. Son cu- riosa di sapere come andrei a finir '. Cos'hai deciso ?
— Non so, — rispose la \'ar( tii fissando per la hnestra i camini delk
ibbriche, come se fossero un late del problema che la teneva in dubbio
i6o La maestrina degli operai
La Mazzara, andandosene, le diede ancora in fretta in fretta un sacco di notizie torinesi : c'era un matrimonio nella Scuola Sclopis; la contessa Di Rosa aveva invitato a uno dei suoi magnifici balli le due maestre delle sue figliuole ; nel ritiro della Visita- zione aveva tentato di avvelenarsi una ragazza perchè le era stata se- questrata una lettera amorosa ; a San Filippo , nella prossima quaresima, avrebbe predicato don Calandra. E glien' aggiunse ancor una suU' uscio : il Malon, quel famoso socialista fran- cese, doveva tenere una conferenza agli operai di Torino : essa sperava di potervi andare.
— Animo, — le disse infine sulla via, con un sorriso adulatorio, — bella domatrice !
La >n(icstriita digli operai i6r
X\'1I.
Dopo molta esitazione, la Warttti si decise ad aspettare ancora, e ri- tornò alla scuola serale, il lunedì sera, un po' turbata dentro, ma tranquilla di fuori, come se nulla fosse accaduto. Seduta appena a tavolino, essa s'ac- corse, senza guardare il ATuroni, che questi stava in un atteggiamento in cui non l'aveva mai veduto, coi pugni appoggiati sul banco e il mento sui pugni; e le bastò, un minuto dopo, dargli uno sguardo di sfuggita, per riconoscere che aveva bevuto. Aveva daccapo il ciuffo in mezzo alla fronte, gli occhi imbambolati e sonnolenti, la cravatta scomposta, e parve alla mae-
De Amicis. 21
102 La maestrina degli operai
stra di rivedergli a traverso al velo denso dell'ebbrezza l'espressione tri- sta e bieca dei primi giorni, come se fosse tornato al proposito di scher- nirla e di farle paura. Ma non fece alcun disordine quella sera, né mutò nemmeno l'atteggiamento, ed essa non lo interrogò, né lo fece leggere. La sera dopo venne a scuola intie- ramente in sé, col viso consueto, e d'allora in poi lo rivide stare attento, guardarla, ascoltarla con quell'aria d'ammirazione meditabonda e quasi cupa, ch'egli aveva mostrato prima dell'ultimo incontro sul viale. Soltanto non appariva più alcun segno d'am- bizione o di vanità nella sua condotta, né sulla sua persona : tornava a mo- strare il viso e le mani poco puliti, leggeva con trascuranza, faceva il la-
La maestrina degli operai i63
voro alla diavola, o non lo faceva, e pareva che desiderasse di non essere interrogato, di esser lasciato tran- quillo nel suo canto, a guardarla in silenzio, come un cane da caccia. Ma questa sua contemplazione, così pro- lungata alle volte che egli non se- guitava più sul libro la lettura degli altri, e m.etteva le spalle al muro, voltandosi in pieno verso destra, per meglio vederla, quando lei era dalla parte della prima sezione, finì con dar neir occhio anche agli alunni meno osservatori. Grandi e piccoli, di tanto in tanto, se lo accennavan l'un l'altro col capo, e se ne parlavan ne- gli orecchi. To! Era dunque proprio vero : Saltafinestra era innamorato della maestrina. Era un bel caso ! Questa volta, però, l'avrebbe avuta
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a far con la voglia. S'aveva bell'avere il muso di Saltafinestra, ci voleva una buona dose di pretensione. Nessuno avrebbe mai pensato che quel lesto- fante lì, che n'aveva già fatte e pro- vate di tutte le tinte, avrebbe dato un tuffo nella bambinaggine a quella maniera. E gli uomini pei primi gli avrebbero dato la berta, se non aves- ser saputo che con lui c'era da correr dei rischi. Ma i ragazzi, piii maligni e meno prudenti, non si moderavano tanto. Nondimeno, grazie al timore che incuteva, non sarebbe nato nes- suno scandalo, s'egli non si fosse la- sciato andare a provocarlo.
11 Muroni che, nei primi giorni, aveva eccitato la classe alle risa e al disordine in odio alla maestra, ve-
La maestrina degli operai i65
deva male ora che altri le desse noia
0 le facesse offesa. Cominciò a guar- dare a traverso quelli che facevan del chiasso, prima quasi involontaria- mente, come un uomo frastornato in un pensiero fisso ; poi col proposito manifesto di farli smettere, fissando l'un dopo l'altro i disturbatori. Quando costoro se ne accorsero, incoraggian- dosi a poco a poco al vedersi con- cordi, presero a far peggio ; e allora alla stizza di prima s'aggiunse in lui il risentimento dell'ingiuria a lui di- retta. La cosa, per alcune sere, non passò i termini; ma poi egli s'inasprì.
1 disturbatori ostinati non eran che i ragazzi, ma tanto più egli si sentiva ferito nell'orgoglio, che non riusciva a farsi temere da un pugno di mo- nelli, lui che aveva fatto tremare degli
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uomini. Principiò, quando s'arrischia- vano a qualche monelleria più sfac- ciata, a dire delle impertinenze fuor dei denti, a minacciare di saldare i conti all' uscita. E proprio sul viso nessuno osava di rispondergli ; ma rispondevan tutti insieme facendo la voce sorda del cane rugliante o il rantolo dei gatti che fan le fusa ; il che lo metteva fuor dei gangheri. 11 più accanito era il piccolo Maggia, una buona stoffa di Saltafinestra fu- turo , capace d' affrontare anche un uomo. Doveva essere opera sua una strofetta in dialetto, che la Varetti gli udì cantare una sera coi suoi com- pagni, nella quale rimavano maestra e Saltafinestra a capo di due versi che la fecero arrossire. Ella si tro- vava in un impiccio penoso e difticile,
La niaestniia degli operai 167
non potendo accettare in nessun modo né sapendo con qual mezzo far ces- sare quella troppo aperta protezione di chi era in più mala fama fra i suoi scolari.
Ma e' era anche di peij;gio. Quella aperta passione del Muroni per lei, quella sua continua ammirazione avi- da e muta, venivan ravvivando ne- gli altri, per virtij di simpatia, quella fiammella mista di sensualità e di sentimento, di cui s'era accorta dopo i primi giorni. Ella si vedeva ora, anche da vari degli uomini più seri, guardata con occhi più intenti e più arditi ; indovinava dei commenti più liberi sulla sua persona; co- glieva a volo delle piccole manife- stazioni di gelosia, perlin sulla fac- cia eli bronzo di quel piccolo Mag-
i68 Lxi maestrina desìi
già; dal quale, passando una sera in mezzo ai banchi, le parve di sentirsi strisciar la veste con la mano. I soli che rimanessero immutabili erano il Perotti, con la sua onesta barba di buon padre di famiglia, che trattava sempre la maestra col rispetto d'un vecchio servitore ; quella specie di bruto dello zio Maggia, sempre osti- nato a studiare, e curvo sul banco come un animale affamato alla grep- pia, e il socialista Lamagna. Que- sti, senza dimostrare alcun ossequio alla maestra, che considerava come una compagna di officina, pareva che fosse infastidito della mala condotta dei suoi condiscepoli, e dava dei se- gni di disgusto alle loro escande- scenze più grossolane ; perchè , se- condo lui, r operaio avrebbe dovuto
La ntaesirina degli operai 169
insegnar l'educazione ai signori, e invece di farsi disprczzare da loro con la villania, farli arrossire con la sua dignità.
XVIII.
Finalmente, il disordine andò tan- t'oltrc una sera che la maestra decise di ricorrere al maestro Garallo. Dieci minuti dopo la lezione, mentre si sen- tivano ancora sul viale i fischi e i canti sgangherati degli alunni, piena di tristezza e fremente di collera, andò a picchiare all'uscio del suo quartierino. Le risposero insieme : — Avanti! — due voci gravi. Ella trovò marito e moglie seduti dalle due parti d'una tavola coperta di fogli, tutti e
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due con le grosse teste arruffate, pic- coli e corpulenti, che parevan fratello e sorella. Il salottino, repubblicana- mente austero, non aveva altro or- namento che i ritratti in stampa del Mazzini, del Saffi e di Alberto Mario, appesi a una parete ; dall' altra pen- deva un gran quadro calligrafico, di- viso in scompartimenti colorati, nei quali erano segnati gli stipendi dei maestri elementari di tutti gli Stati civili ; la tavola era rischiarata da un lumino da cucina, posto sopra una scatola di zucchero, vuota.
— Ah! lei è qui! — disse il mae- stro, ed entrò senz'altro nel suo di- scorso prediletto, a proposito d'un memoriale che stava scrivendo, per- chè il municipio di Torino accettasse come validi, pei diritti alla pensione,
La maestrina degli operai l'ji
gli anni di servizio prestati dai mae- stri negli altri comuni. — Perchè è una sacrosanta giustizia ! — esclamò.
Ma la Varetti lo interruppe e, con voce concitata, gli espose i casi suoi. Aveva pazientato fin allora, per non dargli noia ; ma non poteva più an- dare avanti con quella classe indi- sciplinata, che le mancava di rispetto in tutte le maniere, e faceva della scuola un mercato. Era assolutamente necessario che il maestro andasse la sera dopo a dare un ammonimento solenne a tutti, e una lezione parti- colare ai più tristi.
Il maestro si grattò un orecchio; parve seccato da quella domanda.
— Verrò, — rispose; — ma.... glie- l'avevo detto che in quella scuola ci vuole energia.
172 La maestrina degli operai
— Ma che energia vuol che abbia una ragazza sola davanti a quaranta uomini? — domandò la Varetti.
— Io li tenevo, — disse con una nota di trombone la signora Garallo.
— Io non ho la sua virtù, — ri- spose piccata la signorina. — Lei ne imponeva di più, anche con l'aspetto....
La Garallo la fissò.
— Io non riesco a farmi temere, — continuò l'altra, — non so come fare, ai miei rimproveri non badano, faccio tutto quello che posso, mi ri- ducono alla disperazione. È un sup- plizio a cui non posso più reggere.
■ — E inutile, — disse il maestro, impazientito, — il popolo vuol esser trattato in un modo particolare, bi- sogna saperlo prendere.... Non biso- gna presentarglisi con maniere, non
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dico aristocratiche, non ò il caso, ma nemmeno, che so io ? troppo signo- rili; non bisogna lasciargli vedere che si ha quasi.... orrore di lui.
La Varetti si scosse a quelle pa- role. — Chi le ha detto che io usi dei modi aristocratici ? — domandò con risentimento. — Chi le ha detto che io abbia orrore del popolo?
— Il popolo vuol essere amato ! — sentenziò la maestra Garallo.
— E io r amo ! — esclamò la ra- gazza, con uno slancio vigoroso d'af- fetto e di sdegno. — Che cosa le può far pensare il contrario ?
— Andiamo, — concluse il Garallo, in tuono conciliante, — faremo così, [-•er ora darò ordine al cantoniere di assistere alle lezioni. La sua presenza basterai a tenere a segno i ragazzi.
174 J^^^ maestrina degli operai
Lei, dal canto suo, mi darà sera per sera i nomi dei disturbatori. Se poi seguirà qualche cosa di grave, il can- toniere mi verrà a chiamare, e al- lora.... non avrò che da farmi vedere. Intanto, si faccia coraggio.
La maestra, indispettita, stava per rispondergli : — Se lo faccia lei ! — ma rattenne la parola sulla punta delle labbra. Si contentò di fare un saluto asciutto, e se n'andò.
Uscendo, udì la voce del maestro che diceva piano : — Non capisce il popolo ; non sa star col popolo — e la curiosità la ritenne un momento con l'orecchio teso. Ma quegli parlava già dei maestri del Brasile, i quali, oltre alla casa e al giardino, hanno un tanto di guadagno per ciascun alunno promosso.
La uiaesirina degli operai 175
XIX.
Rassegnata, tornò la sera dopo alla scuola. Nevicava fitto da varie ore ; gli alunni arrivavano coi cappelli e con le spalle coperti di neve, scoten- dosi i panni e pestando i piedi con grande strepito. A metà del corridoio, la maestra fu fermata dal cantoniere che le domandò il permesso di dirle una parola in confidenza. Il maestro Garallo gli aveva ordinato di assi- stere alle lezioni per mantenere il buon ordine; ma egli aveva una pro- posta da fare : gli pareva più politico di star nel corridoio, con l'orecchio all'uscio, e d'entrar poi all'improvviso, quando avesse inteso rumore, per-
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che, in quella maniera, avrebbe po- tuto cogliere in flagrante i colpevoli. E dicendo questo strizzò un occhio, per far comprender meglio la sua fur- beria. — Ancora un altro che aveva paura ! — La maestra gli diede uno sguardo di pietà, dicendogli che fa- cesse quel che voleva, ed egli dissi- mulando la sua soddisfazione, prese un'impostatura risoluta accanto al- l'uscio.
Mancavano quella sera più d'una dozzina d'alunni. La maestra ne do- mandò conto e seppe che erano an- dati con molta altra gente a passar la serata in una stalla, dove un vec- chio contadino reduce dall'America, uno spirito faceto e bizzarro, aveva invitato mezzo il sobborgo a sentir la storia delle sue avventure. Era un
La maestrina dci^li operai 177
po' di sollievo per lei ; ma della ra- gazza;^lia, pur troppo, non mancava un solo.
Fin dai primi momenti ella s'av- vide che il Muroni era più cupo del solito : dovevano esser corse parole fra lui e gli altri prima dell'entrata. E vide anche su quei dieci o quindici visi degli alunni più aud:ici come un pensiero comune, l'apparenza d'un accordo che avessero fatto fra di loro ; forse per sostenersi a vicenda quando uno di essi, dopo la scuola, fosse stato assalito da Saltafìnestra, che avevano deciso di provocare. Infatti, non ap- pena ella si voltò verso la lavagna per scrivere, si senti dietro alle spalle un fremito di risa e di mormorii più impertinenti dell'usato ; ed ebbe una stretta al cuore, indovinando dal suono
De Amicis. .23
178 La maestrina degli operai
particolare di quel riso le smorfie laide e gli atti e le parole licenziose che dovevan correre pei banchi. A un certo punto, facendosi più alto il ru- more, il cantoniere mise il viso allo spiraglio dell'uscio e disse: — Silen- zio ! Non è la maniera ! — ma disparve con una così comica rapidità, che mezza la classe fece una risata. Pochi momenti dopo, mentre essa scriveva ancora, le cadde una freccia di carta ai piedi, poi una buccia di castagna. Ma quegli affronti non la ferivano più. Non sentiva più sdegno oramai, ma una profonda tristezza, e insieme non so che forza nuova nell'animo, che la teneva là ferma e intrepida, quasi a una mortificazione meritata, ad un'espiazione volontaria, come una monaca al letto d'un infermo di ma-
La maestrina degli operai 179
lattici ributtante. \'oleva resistere e soffrir fino all'ultimo, vedere fino a che segno sarebbero giunti, e se la sua pazienza di santa non avrebbe finito con farli vergognare della loro condotta.
Ma a un tratto sentì un Ooooli! forte e prolungato di molte voci, in suono di scherno e di sfida, e, voltandosi, vide il Muroni ritto sul banco, con gli occhi fiammeggianti e i denti stretti, che mostrava il pugno alla classe. Ella aprì la bocca per gettare un grido al cantoniere....
In quel momento si spalancò l'uscio, e un personaggio sconosciuto entrò nella scuola.
Seguì un silenzio profondo.
Era il nuovo ispettore generale di Torino, che la maestra non aveva
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mai visto. Egli faceva spesso quella prodezza, d'andar a visitare le scuole dei suburbii nelle serate peggiori del- l'inverno, quando meno era aspettato. La sua carrozza s'era avvicinata senza rumore, a cagion della neve ; egli era entrato bruscamente nel corridoio, fa- cendo cenno al cantoniere spaurito di non annunziarlo, e, appeso il man- tello incerato ad un gancio, dopo es- ser stato un po' all'uscio a sentire il chiasso smodato, aveva fatto quell'en- trata da palco scenico. La sua alta figura di vecchio ufficiale, coi baffi e col pizzo bianco, vestito di scuro, coi panni stretti come un'uniforme, ispi- rava simpatia e imponeva rispetto. In una tasca sporgente del suo fianco si disegnavano le forme d'una rivol- tella. Era indignato.
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— Che luogo è questo ? — do- mandò, rivolto alla scolaresca, dopo aver detto chi era. — In questo modo rispettate la vostra scuola e chi v'in- segna? Siete onesti operai, voialtri, o che cosa siete? Non posso credere che siano gli uomini, che facciano que- sto baccano; ma mi fa maraviglia, nù fa sdegno che lo sopportino senza arrossir di vergogna, che lascino in- sultare in così indegna maniera la scuola del popolo. — Poi , voltan- dosi alla maestra, con accento se- vero, senza abbassare abbastanza la voce: — E lei, signorina, in che modo tollera una condotta simile? Come tiene la disciplina? Ma per dignità sua, quando non fosse per dovere d'ufficio, ella non dovrebbe permet- tere che le si manchi di rispetto fijio
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a questo punto! Mi dica: è così tutte le sere?
La povera ragazza, ritta davanti al suo giudice, pallidissima, mosse le labbra per discolparsi ; ma la mente le si turbò, la voce non le venne : le venne invece un'onda di lagrime, che non potè trattenere: tirò fuori il faz- zoletto e si mise a piangere come una bambina.
— Si ricomponga — le disse con voce un po' più mite l'ispettore; — questo non giova a ridarle l'autorità che ha perduta. — Poi rivolse dac- capo alla scolaresca alcune vigorose parole, che tutti ascoltarono in silen- zio, con quell'attenzione fissa e stu- pita che il popolo presta agli attori; eccettuato il socialista Lamagna, che guardava per la finestra, con simu-
La maestrina degli operai i83
lata distrazione, un albero carico di neve, rischiarato dal lampione della scuola.
Finita l'intemerata, l'ispettore fece un cenno alla maestra, la quale, con f^li occhi rossi e con voce tremante, riprese il filo della lezione, mentre egli vigilava gli alunni con occhi se- veri. Tutto a un tratto le domandò: — Quali sono i suoi disturbatori abi- tuali ?
La maestra li conosceva tutti; ma per pura bontà d'animo, non per paura, non parendole nobile di far castigare da altri quelli ch'essa non aveva saputo contenere, rispose con voce dolce, che pareva sincera :
— Nessuno, signor ispettore. Il dis- ordine di questa sera è stato un caso.
Mentre ella diceva questo, lo sguar-
Lm maestrina degli operai
do dell'ispettore si fissò sul Muroni, attratto dal contrasto della dura fie- rezza di quel viso col sentimento che v'era dipinto in quel punto, e che pareva ispirato dalla risposta gene- rosa della maestra, della quale egli aveva compreso il pensiero gentile.
— Sta bene, signorina! — disse. — L'aspetto dopo la scuola — e dato un ultimo avvertimento agli alunni, uscì a passi di soldato.
La scolaresca, frenata dal sospetto d' una riapparizione improvvisa del personaggio , si contenne decente- mente fino alla fine, e uscì con or- dine insolito, non facendo che un sordo mormorio.
]\Ia mentre assisteva all'uscita deo-U ultimi alunni dal cortile, prima d'an- dar a prendere il monito dall'ispet-
La maestrina degli operai
tore, la maestra sentì sul viale la voce rauca e furiosa del Muroni, che gridò: — Vigliacchi! — e altre voci smorzate dal nevischio fitto, che gli risposero degli insulti, di lontano.
XX.
Dopo quella sera parve che nel Muroni crescessero insieme la pas- sione per lei e l'odio contro i suoi nemici , e che meditasse di sfogar questo, non potendo quella. Ma la passione si manifestava in una ma- niera tutta sua. La maestra non vide mai sul suo viso l'espressione propria dell'amore o della benevolenza: il suo viso non faceva che intorbidarsi sem- pre più, e il suo sguardo diventava
De Amicis. -24
t86 La maestrina degli operai
più fisso e più sinistro, coi.ie se col sentimento ch'essa gì' ispirava matu- rasse gradatamente in lui il propo- sito d'un delitto. Un gran tumulto di idee e di sentimenti seguiva nel suo piccolo cranio e nel suo cuore esaspe- rato di ribelle al mondo : un fastidio crescente di sé ; un disprezzo sempre più iroso dei propri eguali ; un' acre ambizione d'essere educato, istruito, ben vestito, ricco per effetto di un colpo di fortuna, o d'audacia, o d'un miracolo; un mostruoso avvicendarsi, quand'era davanti a lei, di concupi- scenze violente, di impulsi di pietà, di fantasie affettuose o feroci o la* scive, di subitanei rivolgimenti del- l'animo, per cui ora l'avrebbe insul- tata e percossa come una donna da trivio, ora si sarebbe umiliato, avrebbe
La maestrina degli operai 187
baciato, forbito con la lingua la suola dei suoi stivaletti. Egli aveva l'aria d' un uomo a volte stupito , a volte rabbioso e vergognoso di quello che accadeva dentro di se. Ma qualunque cosa passasse nell'animo suo, mante- neva inalterate le forme del rispetto per lei. Pareva anzi che le rendesse pili visibili per far nascere il sospetto d'una corrispondenza dissimulata, che avrebbe dato almeno un pascolo ap- parente al suo amor proprio. E in- fatti, il sospetto nacque nella scola- resca, che li osservava assiduamente tutti e due. Quello studio che poneva la maestra a non guardarlo quasi mai, a mostrar di non accorgersi dello zelo iracondo con cui la proteggeva, non pareva naturale a molti, i quali cominciavano a pensare che fosse
Lxi maestrina degli operai
uno sforzo fatto per velare la sim- patia. Del resto , egli era un bel giovane, noto per le sue conquiste amorose nel proprio ceto ; né i suoi compagni potevan capire che ciò che principalmente attirava a lui le donne sue pari, la sua trista fama, dovesse essere per la signorina una cagione fortissima di repugnanza, e neppure erano in grado di comprender bene quale distanza m.ettesse fra di loro la diversità dell'educazione. La mae- stra s'avvide chiaramente di questo sospetto dall'atto improvviso e osten- tato con cui tutti si voltavano verso di lei e di lui, ogni volta ch'essa lo interrogava, e dal tossire affettato, dai sogghigni, dalle mezze parole che si lasciavano sfuggire, guardandola con occhi ridenti anche i più savi ; e
La maesttiita degli operai 189
qucst(j la turbò a segno, che doveva far violenza sopra di se prima di chia- marlo a leggere, e preparar quasi l'animo e i nervi a ricacciare il ros- sore che le sarebbe salito alla fronte, s'egli le avesse rivolto una domanda all' improvviso. E stava in continua ansietà che non le riuscisse una volta di nascondere il suo turbamento, per che, senza dubbio, la scolaresca non l'avrebbe creduto effetto di timidità o di vergogna dei suoi sospetti, ma rivelazione d'amore. Per sua fortuna, una sera che essa più temeva, egli non venne, e non si fece più vedere a scuola per vari giorni.
Lo vide una mattina dalla finestra gironzare nel prato di là dal viale, col capo basso e con le mani in ta- sca, come chiuso nei suoi pensieri.
ipo La maestrina degli operai
Alcune ore dopo lo rivide ancora là, seduto sopra un mucchio di ghiaia, coi gomiti sulle ginocchia e i pugni sotto il mento, rivolto verso la scuola ; ma così lontano che non ne potè di- stinguere il viso. La sera stessa, verso notte , passando davanti all' osteria della Gallina, sentì la sua voce roca e avvinazzata in mezzo a un gridìo assordante di giocatori di morra, e riseppe la mattina dopo dal canto- niere che s'eran picchiati ferocemente dopo la mezzanotte, lui e certi ba- rabba di Torino, mettendo per aria l'osteria, donde perfino l'oste era fug- gito ; e si vedevano ancora per la strada dei brandelli di cravatte e delle ciocche di capelli, sparsi sulla neve. Si diceva anzi che il Muroni fosse a letto per una randellata. Infine, la
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mattina del terzo giorno, scendcndc per la strada maestra, la Varetti le vide a una cantonata, seduto sopra un paracarro, col cappello rovesciato indietro, col ciuffo tra gli occhi, con le mani nelle tasche dei calzoni, im- mobile e smorto, col mento insudi- ciato dal sugo nero d' un mozzicone di sigaro, che gii pendeva dalle lab- bra, e spettorato come in piena state. Guardandolo di sfuggita prima d'es- ser vista, gli lesse scritti sulla faccia tre giorni e tre notti d'ozio, d'alterchi, di gioco e d'ubbriacature, un abbru- timento che le strinse l'anima, e la fece rabbrividire, al solo pensiero di dover incontrare il suo sguardo. Non potendo tornare indietro, pensò di passar oltre senza voltare il capo ; ma quando s'accorse ch'ei l'aveva
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veduta e che s'alzava lentamente, senza osare di avvicinarsi, fu vinta da un senso di compassione, e lo guardò. Era briaco ; a stento potè levar la mano al cappello, che non trovò subito, e scoprendosi, senza riuscire ad alzare il viso, le diede uno sguardo lungo e profondo, ac- compagnato da un sorriso strano, stupido, tenero, orribile, che le fece ribrezzo e pietà, e la lasciò tutta sconvolta.
La sera del dì seguente tornò alla scuola sbriacato e pulito, e al primo riveder la maestra e più al risentir la sua voce, come se tutti i senti- menti che aveva addormentati per tre giorni gli si ravvivassero a un tratto con maggior vigore, riprese l'antico atteggiamento di contempla-
La itiaestrina degli operai igS
zionc immobile e cupa ; con la ciualc ricominciarono gli scherzi e i disor- dini della ragazzaglia. Ma questa volta pareva eh' egli avesse mutato idea. Non minacciava più : si voltava sol- tanto a guardar ora l'uno ora l'altro, come per fissarsi nella memoria i nomi e gl'insulti, e in quel momento la sua faccia fredda e tranquilla era più sinistra e più inquietante di quan- do minacciava. E così fece per due o tre sere. Poi mancò alla scuola al- tre due volte.
Alla maestra giunse notizia d'una nuova rissa seguita la notte in un'o- steria in fondo al paese, tra lui e certi contadini della borgata vicina : s'cran viste la mattina delle tracce di sangue sullo scalino esterno d'una cappella. Una notte ella riconobbe la
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sua voce in mezzo a quelle di vari altri , che passarono cantando nel campo dietro la scuola, e s'allonta- narono neir aperta campagna ; e la mattina dopo, appena levata, fu tutta stupita di vederlo seduto nel fosso del viale, sotto la sua finestra, con la schiena appoggiata all'albero e il mento sul petto, che dormiva, in mezzo al ghiaccio. Poi tornò a scuola una sera, ubbriaco e insonnolito, e stette per due ore immobile, con gli occhi lustri, in una specie d'ammira- zione stupida e infantile d' un suo nuovo vestito color cinerino. Si ri- scosse verso la fine, furibondo contro un ragazzo che aveva lanciato una pelle di topo sul palco, ai piedi della maestra. Questa, all'uscita, sentì un gran tumulto, e riseppe la mattina
La iiiaestriiia degli of>erai iqS
dopo ch'egli aveva preso a schiaffi e a calci il ragazzo. Poi disparve per altri due giorni, e le dissero ch'era stato arrestato.
Non era vero ; ma non lo vedevano da un giorno cuna notte: qualcuno diceva che fosse a Torino. La Varetti lo seppe una mattina da sua madre, che la venne a trovare tutta pian- gente, in uno stato d'agitazione feb- brile, con un viso che pareva l'imma- gine dello spavento.
— Ah ! signora maestra — esclamò, entrando nella camera — dove sarà il mio figliuolo che non si vede più ! Cosa gli sarà mai accaduto ! Come posso io durar questa vita. Dio di misericordia, quel figliuolo che pareva già rinsavito ! — E si mise le mani
196 La niaestriiia degli operai
nei capelli, dicendo che le pareva che diventasse matto, che non c'era più modo di averne bene, che l'aveva mi- nacciata con un martello. — Mi dica un po', signora maestra — le do- mandò con voce affannosa — son nati dei guai coi compagni della scuola, non è vero? Cos'è successo? Cos'han- no con lui ?
La povera donna veniva la sera di nascosto, all'ora dell'uscita degli alunni, ad appostarsi dietro gli alberi del viale, e varie volte, dai gruppi che passavano, aveva sentito delle minacce, dei propositi di vendetta contro il suo figliolo. La maestra, per compassione, credette di doverle dire che non sapeva nulla, e cercò di ras- sicurarla; ma non trovava le parole, essendo distratta da una certa espres-
La luaesf n'ita dei^li operai 197
sione che vedea negli occhi della donna, supplichevole e scrutatrice in- sieme, che non le aveva mai visto.
Questa ricominciò ad esclamare : — Ah! signorina, il cuore mi dice che deve seguir qualche disgrazia ! Signore Iddio, se me lo avessi a ve- der portare una notte con una col- tellata, mi fa sangue l'anima, mi va via la ragione a pensarci !
E nello schianto di dolore che ri- senti a quel pensiero trovò il corag- gio d'aprir tutto l'animo suo.
— L'avevo bene avuto io il so- spetto — disse a bassa voce, pren- dendo una mano alla maestra, senza osare di guardarla in viso, — l'avevo ben pensato io che tutto fosse per motivo d' una simpatia ; non m' ero
198 La Maestrina degli operai
E tutt'a un tratto, giungendo le mani, con un accento d'ardente sup- plicazione: — Oh signorina — mor- morò, fissandola negli occhi — se lei volesse far la carità di dirgli qual- che buona parola, una sola buona parola....
Ma s'interruppe, come interdetta, a uno sguardo di lei.
— Che discorsi son questi? — le domandò la ragazza, arrossendo. — Che parte è quella che fate?
La donna diede in uno scoppio di pianto.
— Ah! è vero — disse poi — "mi perdoni, signorina.... perdoni a una povera mamma che non sa più quello che si dica ! — e le prese e le baciò le mani con uno slancio di affetto così umile e così doloroso, che la
La maestrina degli operai 199
maestra, improvvisamente commossa, svincolò la destra e glie la mise in atto di carezza pietosa sul capo bian- co, da cui era caduto il fazzoletto , dicendole: — Fatevi animo, povera donna, fatevi animo; vedrete che non seguirà nulla. E poi.... io vedrò.... gli dirò qualche cosa....
— Dio la benedica! — rispose la vecchia rialzando il viso — Dio la benedica ! Anche una sola parola.... alle volte.... che non faccia morir di disperazione sua madre, che ha già penato tanto, che non si metta a nessun brutto rischio, per compas- sione dei miei ultimi giorni, che salvi r anima sua!
Ma neir andarsene fu ripresa dal suo terribile presentimento. — Ilo paura che me lo ammazzino! — escla-^
La maestrina degli operai
mò, rimettendosi a piangere. — Mi dice il cuore che ha da finir male, ho paura che me lo ammazzino ! Che Dio ci tenga le sue sante mani sul capo! Ed era già sull'uscio, quando tornò indietro con impeto a baciar la mano alla ragazza. Poi se n' andò, con le mani sul viso.
La maestrina desili operai 201
XXL
La Varetti, per pietà di quella po- vera vecchia, decise di farsi forza e di mantener la sua promessa, di dare qualche ammonimento amorevole al giovane, per indurlo, se non altro, a non incrudelire contro sua madre. Ma non sapeva quando né dove par- largli, non passandole neppur per la mente, con gli umori di quella sco- laresca, di chiamarlo in disparte al- l' entrata o all' uscita. Questa incer- tezza le durò tutto quel giorno. La sera Saltafinestra venne a scuola.
Aveva il viso più livido degli altri giorni e un'alterazione di lineamenti che annunziavano un'ubbriacatura di
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202 La maestrina degli operai
acquavite non ancor svaporata. La sua entrata fu accolta con un mor- morio, che egli fece cessar subito, soffermandosi in mezzo alla scuola, e girando lo sguardo sui banchi. Poi andò al suo posto, dove prese l' at- teggiamento solito, ma con un viso torvo, chiuso, fermo, come se avesse risoluto di far qualche colpo la sera stessa.
La pietà di sua madre, il timore ch'egli trascendesse a qualche atroce provocazione e la speranza di preve- nirla, indussero la maestra a tentare una prova, che a lei parve arditis- sima. Dopo averci pensato un pezzo, col batticuore, colto il momento in cui le parve che tutta la classe fosse raccolta e non badasse a lei, ella si voltò, verso il Muroni, del quale era
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certa d'incontrar sempre lo sguardo,
10 lìssò per qualche secondo, come v\o\\ aveva fatto mai, con una espres- sione velata di indulgenza, di bontà, di preghiera.
11 giovine restò un momento col viso immobile, nell' atteggiamento di chi senta all'improvviso la voce d'una persona invisibile, da cui gli paia di udir pronunziare il suo nome; poi guardò intorno e tornò a guardar la maestra, che non lo guardava piij ; e si passò una mano sulla fronte. E da quel punto parve che si destasse in lui un' agitazione nuova , un nuovo ordine di pensieri. I ragazzi ricomin- ciarono a fare il chiasso e gli scherni soliti alla maestra, per offender lui. Egli non vi badò per un po' di tempo. Ma tutt' a un tratto, avendo udito
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mormorare dal piccolo Maggia una sconcia parola diretta a lei, che non l'intese, si voltò di slancio come una tigre, e gli disse: — Maggia, ti ta- glierò la gola.
Varie voci risposero: — Un mo- mento I — Troppa furia! — Vedre- mo I — e un vocione dall'altra parte della scuola muggì: — Ci son io!
Era lo zio Maggia, che s'era alzato col suo testone deforme, tutto infiam- mato. Pur non avendo alcun aftetto per il ragazzo, che lo infastidiva con le sue monellerie, egli sorgeva in di- fesa del parente minacciato, senza sa- pere il perchè della minaccia, senza do- mandare né riflettere, come un bruto, perchè aveva inteso il suo nome.
— Bucherò anche te! — gli rispose il Muroni.
L(i maestrina der^li operai
La maestra gli fece un ("iiiikj di comando.
— Sapete chi sono — disse an- cora il giovane a tutta la classe, e risedette, mandando dei baleni lividi dagli occhi.
La maestra, stentando a raccoglier la voce, impose silenzio, e tutti si quetarono, non per rispetto a lei, ma pel presentimento di qualche cosa di grave, che annunziavano la risolu- tezza dei visi e l' entrata in lizza dello zio Maggia, conosciuto per la sua forza e pei suoi furori di toro.
La Varetti stette col cuore solle- vato fino alla fine, facendo lezione con un fil di voce. Tutti uscirono in silenzio.
Essa corse nel cortile, dove cercò invano il cantoniere, e s'avvicinò al-
2o6 La ntaestrina degli operai
V uscio, tutta tremante, in aspetta- zione d' una rissa terribile. Udì in- fatti varie voci che dicevano: — Lar- go! Largo! — per fare spazio per la lotta; poi la voce del Muroni: — A noi ! — e quella dello zio Maggia : — Son qui ! — E s'appoggiò al muro per non cadere.
Ma invece dei colpi e delle grida che s' aspettava, sentì un bisbiglio improvviso, come un avvertimento che corresse di bocca in bocca, e poi lo stropiccìo dei piedi della folla, che si sparpagliava in silenzio.
In quel silenzio udì ancora la voce del Muroni, già lontana: — A rive- derci domani.
Varie voci ripeterono: — A do- mani.
Ed altre, più vicine, in tuono d'am-
Art maestrina degli operai 20-;
monimento: — A casa, giovanotti, a casa.
Era la pattuglia dei carabinieri che faceva sgombrare la via.
XXII.
La Varetti non s'era mai risentita così vicina come quella sera al ter- rore che l'aveva messa a rischio di morire nella sua fanciullezza, quando era stata spettatrice di quella rissa sanguinosa degli operai minatori. Essa aveva sentito passar nell'aria il softio d' un delitto. E le durò per tutta la notte un ribrezzo, un affanno ango- scioso, che accumulò nei suoi sogni tutte le più spaventevoli immagini che r avevano oppressa nel corso
2o8 La ìnaestrina degli operai
della vita, e si svegliò accasciata, piena di neri presentimenti, cercando ansiosamente, senza trovarlo, un mez- zo d' impedire quello che stava per accadere. Tirò un gran respiro di consolazione vedendo apparir sull'u- scio la maestra Mazzara.
Essa veniva così entusiasmata dei propri disegni che dimenticò h per h di chieder notizie della scuola se- rale e di Saltafinestra, ch'era ciò che r aveva spinta fin là, nonostante il freddo intenso e la nebbia. Voleva far scrivere alla Baroffi un articolo sul cattivo nutrimento dei bambini degli Asili, dove si faceva un abuso di fagioli intollerabile ; stava cercando aderenti per invocare una riforma dell' insegnamento del canto nelle scuole elementari, dove, con la illu-
La maestrina degli operai 209
sione che i ragazzi imparassero la musica, li aiiiniaestravano faticosa- mente a cantar dei cori senza ispi- razione e senza vita, delle nenie fu- nebri, che addormentavano cantori e uditori; voleva promuovere una sot- toscrizione per l'are un dono d'onore a una maestra cieca, bellissima, del- l' Istituto d' Azeglio , un angelo di grazia e di bontà.... Infine, quando si fu sfogata, interrogò e stette a sen- tire con grande attenzione l' amica, che le disse minutamente tutto quello che era accaduto e che essa temeva.
Ma, ahimè! fosse per una cattiva disposizione segreta di lei, o per la natura pericolosa dell' argomento, la conversazione doveva durar poco e finir male.
Quand'ebbe inteso tutto, ella mise
De A.micis. 27
La maestrina degli operai
fuori un consiglio, che la Varetti so- spettò fosse preparato, da tanto che le venne pronto. — Mia cara — le disse, in tuono di sorella maggiore — il mio parere è questo: che la cosa si deve far finire a ogni costo, e che il farla finita sta in te. Tu non devi permettere che si commetta un de- litto per causa tua. E c'è un mezzo solo. Tu devi valerti dell' " ascen- dente „ che hai su di lui, pigliarlo in disparte e ordinargli ri-so-lu-tamente di desistere da qualunque reazione o provocazione, di fare sacrifizio del suo orgoglio, di cedere e di rasse- gnarsi, »per l'interesse tuo. In questo modo non accadrà nulla ed egli si muterà. Se gliel'ordhii tu, t'obbedirà. Non c'è altra via. Tu lo devi far per coscienza. Questo è il mio sentimento.
La maatrtitn degli operai
— Ma perche credi che m'obbe- dirà? — domandò la Varetti, non comprendendo ancora il suo pensiero.
La Mazzara esitò. Poi rispose con franchezza: — Sta a te farlo obbe- dire, alla fin dei conti.
— Oh mia cara ! — esclamò l'amica con un sorriso altero, levandosi in piedi — per evitare una disgrazia son disposta a fare qualunque sacri- fizio, fuor che quello d' avvilirmi.
La Mazzara fu punta, e sentì il suo sangue popolano rimescolarsi , pensando che la Varetti avrebbe dato la stessa risposta anche per uno dei suoi fratelli. E, frenando il dispetto, rispose con un sorriso forzato: — Pregiudizi sociali.
— Pregiudizi sociali ? — ribattè r altra con vivacità. — Ma sono i
La maestrina degli operai
pregiudizi della dignità e dell'onore! Arrossirei davanti al ritratto di mio padre se mi venisse solo il pensiero di mancarvi.
— Oh Dio mio! — esclamò la Maz- zara, fremendo senza farsi scorgere.
— Gli uomini di tutte le classi so- ciali si valgono, salvo che i loro vizi e le loro colpe hanno un diverso co- lore : i signori bevon del vino più fino, frequentano delle male donne meglio vestite, e danno dei colpi di sciabola invece che dei colpi di coltello.
La Varetti frenò un impeto d' in- dignazione, e le disse con alterezza:
— Tu non sei in te. Mio padre s' è battuto in duello, e tu lo metteresti a paro con gli accoltellatori delle ta- verne?... E un obbrobrio!
— Un obbrobrio?... — rispose quel-
La iitaestn'ita dci^li operai 2 1 3
la, con la voce solTocata dalla col- lera — uiì obbrobrio?... Ebbene, io ti (.lieo che mi vanto d' esser figliuola del popolo, che sono altera della mia famiglia, e che disprezzo i fumi del- l' aristocrazia e non so che farmi delle amiche aristocratiche!
E detto questo, con le lacrime agli occhi, uscì a grandi passi. La V'aretti le corse dietro, chiamandola per nome, pregandola di rientrare. Ma quella si voltò irritata, e le rispose : — Verrò un'altra volta: oggi non è aria! — E disparve.
La ragazza si lasciò andare sopra una seggiola, profondamente scorag- gita. Anche la sua amica 1' abbando- nava quel giorno in cui aveva tanto bisogno di distrazione e di conforto. Non potendo regger sola, andò a
214 -^^ maestrina degli operai
cercar la compagnia della maestra Baroffi. La trovò a tavolino coi ca- pelli scomposti, col suo largo viso scialbo di vecchia attrice, curva so- pra una diecina di quaderni aperti, dov' ella trascriveva frasi e sentenze di letterati, di giornalisti e di confe- renzieri, le quali, dopo un mese di stagionatura nel suo magazzino, di- ventavan sue, e le teneva così co- scienziosamente per sue che, se le avveniva di rileggerle altrove, le cre- deva roba rubata a lei. La Varetti le disse le sue tristezze e le sue paure. — Ah benedetta creatura — le ri- spose quella con la voce grossa ed enfatica — che t'ostini a non darmi retta! Ma parla dunque, commovili. Leggi loro qualche bel brano com- movente del Thouar o del Lambru-
Lxi niaestiiiia (Itigli operai 2i5
schini, e te li vedrai mutare sott' oc- chio da così a così! Ah se ci fossi io! — Ma non ostante la tristezza della sua amica, non si trattenne in quel discorso. Era tutta eccitata dalla descrizione d' una solennità seguita air Università di Londra, dove, nel- r aula magna, in presenza del can- celliere, di tutto il corpo dei profes- sori e d'una gran folla di studenti e d' altri cittadini, una giovine signora era stata insignita del grado di dot- tore in scienze. Quello sarebbe stato il sogno supremo della sua ambizione. — Figurati, mia cara — esclamò con entusiasmo — quella bella signora con r assisa rossa e dorata di dot- tore, in quel luogo, davanti a tutta quella gente, in mezzo a quegli ap- plausi, e Londra intera che ne parla !
2i5 La maestrina degli operai
Io vorrei aver quella gloria e morire un' ora dopo!
La Varetti la lasciò ai suoi sogni, più triste di prima, e andò a cercare la Latti. La trovò che scriveva, da- vanti a una specie di altarino di am- polle e di scatolette di spezieria, e le cadevan le lacrime sul foglio. Essa non fece misteri. Sentiva da due giorni dei sintomi così sicari della sua fine che s' era decisa a scrivere le sue disposizioni testamentarie. La Varetti sorrise allora per la prima volta nella giornata. Ma se il testa- mento era comico, la testatrice era spaventata e afflitta davvero, e la sua compagnia non le poteva giovare. Essa la lasciò e tornò nella propria camera, a contare il tempo quarto d' ora per quarto d' ora, ai rintocchi dell' orologio della chiesa.
La tnaestn'tìa degli operai 217
Si riscosse verso le quattro e andò dal maestro Garallo per esporgli lo stato delle cose e domandargli se non credesse opportuno d' avvertire i ca- rabinieri che passassero anche quella sera davanti alla scuola. Lo trovò che trincava tutto solo, un po' eccitato, forse meno dal vino che da qualche buona notizia iinanziaria del mondo scolastico. Egli non si mostrò del suo avviso.
Se noi — disse — diamo alla sco- laresca l'abitudine di vedere i 7'cali carabinieri alla porta, faremo indub- biamente seguire un disordine la pri- ma volta che non verranno. E poi ne andrebbe del prestigio della scuola. Non bisogna mostrar difiìdenza del popolo.
Però, non disconosceva la gravità
De Amicis, 23
2i8 La maestrina degli operai
delle cose. E dopo cinque minuti d'in- certezza, prese una risoluzione eroica.
— Questa sera — disse alzandosi, e piantandosi l'indice al petto — com- parirò io.
E la maestra se n'andò, alquanto riconfortata.
La macstrina dec^Ii operai 219
XXIII.
Ma sul far della notte le rinacquero l'ansietà, la tristezza e la paura. Non poteva staccarsi dalla finestra, di dove guardava quel viale solitario, come per domandargli che cosa sarebbe ac- caduto quella sera sotto i suoi alberi, e le pareva di mal augurio quella nebbia folta che copriva ogni cosa, non lasciando che veder confusamente l'albero più vicino alla scuola. 1 rin- tocchi della campana che suonava le ore, lo strepito cupo delle macchine degli opifici, il suono lontano dell'offi- cina del fabbro, la lanterna rossa della Galliìia che ardeva in fondo come un occhiò sanguigno, tutto le pareva tetro
220 La maestriìta degli operai
e minaccioso, e le rammentava quei paesaggi sinistri dei cartelloni dei mer- cati, dove eran dipinte quelle scene d'assassinio, che le facevano una così profonda impressione quand'era bam- bina. A una cert'ora sentì il bisosrno d'andar a pregare. Non si mise che un cappuccio, attraversò il viale a passi furtivi, entrò nella chiesa e s'in- ginocchiò accanto a un pilastro. La chiesa era oscura : non luccicava che una lampada davanti all'aitar mag- giore : alcune donne erano inginoc- chiate qua e là : si sentiva in fondo il passo sonoro del sacrestano. Essa pregò, ricordò sua madre, invocò suo padre che le desse animo, e le parve che egli l'esaudisse. Pensò dopo ai tanti esempi di fortezza e di corag- gio, tolti dalla religione e dalla storia,
Ln iiiae'sfn'iKì degli operai
clic ella aveva tante volte raccontati o letti ai suoi piccoli alunni, con l'ar- dore (li chi si sente capace di imitarli, e si vergognò, pensando che era una così misera cosa appetto a quelle la virtù che a lei occorreva ; che non aveva se non da tener con dignità il posto suo; che non correva nessun pericolo nella sua persona, e che, infine, la paura era viltà in un in- segnante quanto in un soldato. — Coraggio ! — disse risolutamente rial- zandosi, e rinfrancata, impaziente d'af- frontar la paura, s'avviò per uscire. Arrivata alla bussola, mentre alzava la cortina pesante di quella specie di camerino ch'era tra lei e la porta, si vide davanti un uomo. Riconobbe su- bito il Muroni e tremò all'idea d'esser sola con lui in quel luogo chiuso ed
222 La maestrina degli operai
oscuro. Ma si rincorò sull'atto, pen- sando ch'era impossibile ch'egli ten- tasse una violenza h, nella chiesa. E andò innanzi.
— Signora maestra — disse il gio- vane con voce triste e terma ad un tempo — preghi per me.
Essa voleva rispondere; ma non le venne la voce.
Nello stesso punto si sentì pren- dere una mano, con riguardo, come da chi non vuol altro che dare un saluto ; ma nel fare uno sforzo per svincolarla, ella ebbe una contrazione alle dita, che strinsero quelle di lui, e le rimase ancora tanta chiarezza di mente da comprendere che l'atto ch'egli fece subito dopo non era pre- meditato, ma imposto da un improv- viso ribollimento del sangue, suscita-
La Ulne strina degli operai 22 3
togli dalla sua stretta. In un baleno, si sentì serrata alla vita, poi alle braccia, poi alle spalle, e respirò l'a- lito di quella bocca che cercava il suo viso : resistè con tutte le sue forze puntandogli le mani sul petto, si contorse, si dibattè, cercò di sfug- girgli inginocchiandosi , udì la sua voce rauca: — Un bacio.... un bacio.... un bacio, nel nome di Cristo ! — La lotta durò qualche momento dispe- rata, in quel buio odorato d'incenso, rotta da aneliti ardenti e da singhiozzi strozzati.... Quando sonò un passo vi- cino, dentro la cliiesa : egli la lasciò, ella si lanciò fuori.
Aveva appena infilato il viale, rag- giustandosi il cappuccio con le mani convulse, che risentì la voce di lui nella nebbia, dietro di sé, una voce
sa 4 ^^ meiesirinet degli operai
angosciata e supplichevole : — Mi perdoni. Sono stato un vigliacco. Non lo farò mai più; lo giuro sull'ani- ma mia !
Ma essa non si voltò, corse alla scuola, salì in furia nella sua camera, cadde in ginocchio davanti al ritratto di suo padre, e scoppiò in singhiozzi.
La inaestrina dc^li oj>enii
XXIV.
Ma un presentii 11 unto conm.so che quello dovesse essere il loro ultimo incontro, e che ci fosse per aria qual- che cosa di più grave di quella nuova violenza fatta a lei, la distolsero an- che questa volta dal fare qualunque passo. Non solo, ma al momento di presentarsi alla scuola, ella si ritrovò assai pili coraggio che non avesse sperato, forse per effetto appunto di quel presentimento, che le annun- ziava una fine, qualunque fosse, dei suoi aftanni. Nel corridoio, mentre gli alunni entravano, il cantoniere la fermò, e le disse con la faccia in- quieta : — Si riguardi, signora mae-
De Amicis. 29
226 La maestrina degli operai
stra, perchè.... ho sentito certi di- scorsi : ha da essere una serataccia. — Entrò: la classe era completa, non- ostante il freddo e la nebbia fittissima che copriva la campagna come un'im- mensa nuvola di /umo. Ella sentì un tanfo più forte del solito di pipa, di grasso di macchina e di liquori. Quan- do sah sul palco e si voltò verso la scolaresca, si fece un silenzio inusi- tato, e tutti la guardarono con un'e- spressione nuova di curiosità. E in fatti, il turbamento di tutta quella giornata, il pianto di poco prima, la stanchezza che da vari giorni l'op- primeva, avevano affinato e ingenti- lito ancora il suo bel viso di grande bambina, del quale faceva apparir pii!i pura la bianchezza delicatissima un vestito di lana nera; e v'era nella sua
I.n macstrina defili operai 227
persona alta ed esile come una gra- zia languida di malata, che la rendeva più bella delle altre sere. Girando uno sguardo rapido sulla scolaresca, vide che non mancava nessuno dei suoi tormentatori, compreso il Muroni.
Era appena seduta quando s'aperse r uscio e si presentò il maestro Ga- rallo. La maestra, che disperava già ch'ei mantenesse la sua promessa, si rallegrò.
Al modo com'egli entrò scotendo la grossa testa chiomata, pestando i piedi e fulminando occhiate sui ban- chi, c'era da prevedere che avrebbe fatto alla scolaresca un'ammonizione terribile. Salito sul palco, infatti, parve per qualche momento quasi soffocato dallo sdegno e dal peso delle parole -olenni che doveva dire. Poi disse co]
228 La maestrina degli operai
tuono della più affabile familiarità:
— Cosa ho inteso dire, figliuoli, che ci sono dei malumori fra voialtri? Questo mi dispiace.... e non dev'es- sere. Che diavolo ! Chi ha da esser d'accordo a questo mondo, se non sono d'accordo gli operai? E poi, pare che non vi portiate abbastanza bene. Non capisco perchè. Nella mia classe stanno che è un incanto. (In quel mo- mento si sentiva il baccano dei suoi scolari). Tanto meglio vi dovreste portar voi per rispetto e per riguardo alla signora maestra. Andiamo dun- que, state buoni e non ci date dei dispiaceri.... se non ne volete avere anche voialtri. E ricordatevi bene
— concluse con uno sguardo moltro espressivo — che soltanto con la concordia e con l'istruzione la classe
La wac^tn'iia rlcgli operai 229
operaia potrà maturare i suoi de- stini.
Lanciata questa frase che nessuno capì, egli se n'andò con quattro salti. Qualcuno dei ragazzi rise ; i grandi rimasero muti e indifferenti. La mae- stra, un po' delusa, incominciò la le- zione.
Con suo stupore, la classe stette in un silenzio insolito, e da principio essa -ne fu contenta. I\Ia poco dopo s'inquietò appunto di quel silenzio. Vide su molti visi come un'aspetta- zione meditabonda di qualche cosa che dovesse accadere tra poco, e che fosse immancabile, il pensiero fisso d'un' azione concertata da un certo numero di alunni : fra i quali e il Muroni, più stravolto dell'usato, s'in- crociavano continui sguardi indaga-
23o La ìnacstriìia degli operai
tori. Perfino quel bruto di zio Mag- gia, così cocciutamente attento alla lezione tutte le altre sere, le pareva divagato e inquieto. Pur troppo, dun- que, i suoi presentimenti non l'ave- vano ingannata. Ma quello che le dava più pensiero era la faccia di bronzo del piccolo Maggia, sulla quale ap- pariva un'aria di sfida, il riso spavaldo e tristo del discolo senza coscienza e senza cuore, che si sente spalleggiato e aizzato a commettere una cattiva azione, e che ne pregusta la gioia ve- lenosa e la gloria infame. Per la prima volta egli scansava il suo sguardo, abbassando gli occhi diabolici quando ella lo fissava, e nascondendo il sor- riso malvagio dietro la mano sporca, con cui si tormentava la lanugine del labbro di sopra. Passò per la mente
La tiuiisittim digli afferai 23 1
alla maestra che la combriccola avesse
incaricato lui di farle a un crrto mo- li icnto un'offesa grave, per provocare Saltafincstra. Nondimeno, una gran parte della lezione passò senza dis- ordini. Avcvan forse' fissato di fare il colpo verso la fino, perche il con- ti itto inevitabile potesse seguire quasi immediatamente la provocazione. Non
i fu che un incidente notevole, una breve discussione letteraria fra la maestra e il Lamagna , a proposito d'una parola che questi aveva usato nel componimento. Aveva scritto: — " Entrò in quel momento un altro
fruitalo. „ Alla maestra, digiuna del linguaggio socialistico, quel participio buttato là come sostantivo, per espri- mere il concetto di " operaio sala- riato, sfruttato dal padrone „ non
232 La maestrina degli operai
riusciva intelligibile; e alla spiega- zione che il Lamagna le diede, ella fece qualche obbiezione puramente grammaticale, che quegli accolse con un sorriso di compatimento rispet- toso. Infine, quando non mancava più che un quarto d'ora all'uscita, visto che da vari banchi si facevano dei cenni d'incitamento al piccolo Maggia, presa da timore, ebbe l'idea di pre- venire quel che doveva succedere, scendendo coraggiosamente tra i ban- chi e avvicinandosi in aria benevola al ragazzo, per guardare il suo qua- derno. Pensava che quell'atto cortese l'avrebbe forse distolto dal suo pro- posito. Riuscì infatti a impedire quello che era stato disegnato, ch'era di get- tare un oggetto indecente sul suo tavolino ; ma avvenne di peggio. Men-
La maestrina degli operai 233
tre essa stava china sul banco, toc- cando quasi col capo il capo di lui, questi le passò un braccio intorno alla vita.
.Sonò una gran risata su vari banchi.
Ella si svincolò, mettendo un leg- giero grido; il Muroni balzò ritto sul banco per avventarsi sul ragazzo.
— Muroni! — gridò la maestra con tutta la forza che potè raccogliere. — Stia al suo posto !
Il Muroni si rimise a sedere, ad- dentandosi un pugno. La maestra or- dinò al ragazzo d'uscir dalla scuola. Questi prese i suoi libri, e se n'andò dimenando le spalle; ma si voltò an- cora sull'uscio a lanciare uno sguardo di scherno al Muroni che, digrignando i denti, gli fece un cenno con la mano tesa: — Aspetta.
De Amicis. 3U
2 34 ^'^ maestrina degli operai
La maestra tornò al suo posto, senza sangue nelle vene, e presa da un violento tremito, non tanto per l'affronto ricevuto, quanto per le con- seguenze immediate che ne preve- deva. Un silenzio profondo, che la impaurì, succedette nella classe. Tutti i visi s'eran fatti seri. Il Muroni aveva un'espressione d'odio e di risoluzione, da cui si capiva che nessuna parola umana l'avrebbe potuto rimuovere. Il rimanente della lezione passò per lei come un sogno angoscioso. Sentì sul viale lo zufolìo canzonatorio del piccolo Maggia, che doveva esser poco lontano dall' uscio. Avrebbe voluto mandare il cantoniere a chiamare i carabinieri, avrebbe voluto mandare a chiamare il maestro, avrebbe voluto ordinare al Muroni di rimanere nella
La maestrina, degli operai 235
sriiola ; ma non potè far nessuna di queste cose : il suo male organico, quella terribile debolezza della spina che le toglieva la volontà , il movi- mento, la voce, l'aveva presa dalla nuca alle reni e la paralizzava e la istupidiva e le dava il senso dell' a- gonia. 11 tintinnìo della campanella che annunziò la fine le fece Teffetto d'una squilla che annunciasse il mo- mento della sua morte. Si lasciò ca- der sulla seggiola e appoggiò il capo sopra una mano.
Il Muroni fu il primo ad uscire o piuttosto a sparire, attraversando la scuola come un fulmine. Tutti gli altri si precipitarono fuori in gran disor- dine, gli uni per andar a difendere il Maggia, gli altri per andar a ve- dere, i più prudenti per non trovarsi
236 La maestrina degli operai
sul terreno della lotta. La maestra vide passar fra questi, come un'om- bra, il Perotti e il suo figliuolo, ed ebbe la forza di chiamarlo : — Pe- rotti ! — per raccomandargli che s'in- tromettesse; ma quegU scappò senza rispondere, tirandosi dietro il ragazzo spaventato.
In quel punto sentì delle grida acute sul viale, e un momento dopo vide entrare nella scuola già vuota il can- toniere, col viso bianco, forse per ri- fugiarsi.
— Cos'è stato? — domandò la maestra.
— Saltafinestra ha rotto la faccia al piccolo Maggia — rispose lui, e scappò via per non ricevere l'ordine d'accorrere fuori.
Si sentiva intanto sul viale un fra-
La maestrina degli operai 287
stiiono confuso di grida e di passi concitati. La maestra uscì dalla scuola, tenendosi ai muri, e sali nella sua camera, dove udì le voci di spavento della Baroffi e della Latti dalla ca- mera vicina. Le grida e i passi di fuori pareva che s'allontanassero. Ri- prendendo animo, corse ad aprir la finestra e s'affacciò. La nebbia fittis- sima nascondeva ogni cosa. Essa vide per terra, davanti alla scuola, al chia- rore del lampione, dei cappelli sparsi e un randello. Piìi in là era un'oscu- rità densa e misteriosa, da cui usci- vano delle grida come spente, che ora parevan lontane, ora vicine, come di gente che s'inseguisse girando. — Di qui! — Piglia di là! — Addosso! — Boia! — Avanti! — Bucatelo! — Tre o quattro ombre passarono cor-
La maestrina degli operai
rendo davanti alla scuola e dispar- vero dietro la chiesa. La maestra sentì dei colpi secchi e sinistri come di randellate sopra un cranio ; poi un grido altissimo, lamentoso, furi- bondo come il ruggito d'una belva trafitta : — Assassini ! — poi altre grida affannose : — Via ! — Alla larga ! — e vide altre ombre passar di volo nella nebbia, sotto la sua fi- nestra, ed altre un momento dopo, in cui le parve di distinguere i cap- pelli dei carabinieri. Poi non vide più nulla, e seguì un silenzio di morte. Allora si spiccò dal davanzale, senza pensare a chiudere i vetri, e barcol- lando e premendosi una mano sul cuore, corse al suo letto e vi si lasciò cadere, sfinita.
Un momento dopo sentì entrare la
La ìniit strina cic^lt operai 289
Baroffi, affannata, che le fece con ac- cento drammatico molte domande, a cui essa non rispose. Quella l'aiutò ad alzarsi, e andarono insieme all'al- tra finestra, che dava sul cortile, dove suonavano varie voci : apersero : udi- rono il maestro Garallo che incorag- giava il cantoniere ad andar a pren- der notizie, ripetendogli che tutto era finito. Ma quegli ricalcitrava, rispon- dendo: — Eh sì, mi possono ancora prendere.... come testimonio. — Il maestro bestemmiava, dandogli ogni specie di titoli, ma non il buon esempio. Tornarono all' altra finestra. Sul viale, nella nebbia, si vedeva un an- dare e venire di lumi, si sentiva il mormorio di molta gente. A un tratto scoppiarono le grida e i singhiozzi disperati d'una donna. La Varettl ri
ù^o La maestrina degli operai
conobbe quella voce e s'abbandonò fra le braccia della sua amica, che la portò quasi sul letto.
Di lì a pochi minuti si rifece un gran silenzio.
La maestra Baroffi tornò alle sue domande : dovevano aver ferito o am- mazzato qualcuno. — E accaduto qual- che cosa nella scuola? Come è co- minciata la hte ? Chi è stato ?...
— Non so nulla — rispose la Va- retti tremando; — non posso parlare, non mi dir nulla !
La sua amica tornò ad affacciarsi alla finestra del viale ed esclamò : — Oh Dio mio !... Hanno mandato a chia- mare il parroco !
La Varetti si mise a piangere.
In quel punto picchiarono all'uscio. Erano il maestro e la maestra Ga-
La uuicslt ina degli operai 2,\ i
rallo che domandavano il permesso d'entrare per dare e chieder notizie. La Baroflì li avverti che tacessero, accennando la sua amica curva sul letto. Ma il maestro disse con la sua voce di basso : — Hanno ferito Sal- tafuiestra. Ci son vari feriti.
Però, udendo pianger la Varetti, si ritirarono tutti e due per andare ad as- sister la Latti che s'era messa in letto, dicendo che era venuta la sua ora.
Le due donne rimasero un po' di tempo in silenzio. Tre colpi vigorosi battuti all'uscio del cortile le riscos- sero tutte e due. Sentirono la voce del cantoniere che parlamentava di dentro prima di decidersi ad aprire. — Presto! — grid») una voce di don- na impaziente. — Una commissione del signor parroco !
De Amicis. 3»
242 La maestrina degli operai
La Varetti sentì per istinto che la commissione era per lei, e indovine quale fosse, e per uno di quei rivol- gimenti istantanei che seguono nelle anime buone e nobili alla voce d'un grande dovere, si sentì fuggire tutt'a un tratto debolezza, paura, ribrezzo, e con uno slancio generoso gridò : — Vado ! — e afferrato il suo cap- puccio, discese correndo, seguita a fatica dalla sua compagna.
Era quello che aveva pensato. La donna veniva da parte del parroco e della madre del Muroni a supplicarla d'andare al letto del ferito.
— Son qui! — rispose la ragazza, e lasciando il cantoniere stupito del suo coraggio , senza rispondere alla Baroffi che le raccomandava di dir qualche bella parola, si slanciò sul viale con la donna.
La ntaesln'iia degli operai 248
XXV.
Essa correva tanto, che la donna, con la lanterna alla mano, stentava a tenerle il passo. Correvano senza parlare. Passarono nella nebbia vicino a vari gruppi di curiosi, che giravano qua e là per il viale, guardando in terra, in cerca delle traccie di san- gue, e commentando l'avvenimento. Arrivate in fondo, videro una folla davanti all'osteria della Gallina, e .^ voltando nella strada, capannelli alle cantonate e davanti agli usci aperti e rischiarati. Di fronte alla macelleria incontrarono due carabinieri che con- ducevano uno ammanettato , accom- pagnati da molta gente, che faceva
244 -^ maestrina degli operai
un gran mormorio. La Varetti voltò il viso da un'altra parte; la nebbia impedì alla donna di riconoscere l'ar- restato. — Ah ! ne hanno preso un altro ! — esclamò. — Assassini ! Dieci contro uno si son messi ! — La casa del Muroni era accanto alla tabacche- ria. La maestra la riconobbe, prima di vederla, dalla molta gente che v'era aggruppata davanti, e che s'a- perse in due ali, guardandola con viva curiosità, per lasciarle il passaggio. Passando , udì alcune parole che la fecero rabbrividire. — La punta del coltello — diceva una voce — ha intaccato il midollo della spina, ca- pisci ; non c'è più niente da fare. — Messo appena il piede sulla scaletta, essa intese su al primo piano i sin- ghiozzi della vecchia, e fu per man-
La iiKìfi/n'iKi degli operai a.\S
carie l'animo; ma vinse quel momento (li debolezza. Salì afìVcttatamcnte, vide un uscio aperto ed v\\\ lume, entrò dililata. La vecchia le corse incontro come una pazza, agitando le mani, sin- ghiozzando : — Mi muore ! Mi muore ! Dio di misericordia ! Provi lei ! Ha buttato via il crocifisso ! Mi muore come un disperato ! Gli salvi l'anima lei, per l'amore di Gcsìi, per l'amore dei suoi morti, gli salvi l'anima lei, se la riconosce ancora!
La maestra si slanciò in una pic- cola camera nuda e bassa, e vide il ferito sul letto, stravolto e bianco, coi segni della morte nel viso, coi capelli scarmigliati, con la camicia macchiata di sangue ; il quale si dibatteva, fu- rioso, sacrando, arrotando i denti, re- spingendo da se il parroco che gli
Dk Amicis. 31*
246 La ììiaestrina degli operai
porgeva il crocifisso, vibrando i pugni per aria, trafelato, già preso dalla pa- ralisi che gli levava il respiro. In un angolo, il grosso medico biondo si lavava tranquillamente le mani in un secchiolino. Per tutta la camera v'era un orribile disordine di coperte e di cenci sanguinosi. 11 piccolo vecchio prete, con un'aria rassegnata, fra un tentativo e l'altro di far baciare la croce al morente, l'andava ripulendo con una mano dalla polvere che le si era attaccata suU' ammattonato , dove quegli l'aveva sbattuta con un manrovescio.
La maestra s'avvicinò arditamente al capezzale.
Appena la vide, il giovane si quetò tutt'a un tratto e le fissò in viso gli occhi già velati come da una sottiiis-
Im iii'ifitn'u'i di'i^li operai 2^']
sima foglia di vetro inumidito, e stette a t^uardarla con un'espressione di pro- fondo stupore.
La madre, ritta accanto a lei, disse singhiozzando : — Figliuol mio ! Guar- da, figliuol mio: è la tua maestra. Non la riconosci ?
Il parroco colse quel momento per riavvicinare il crocifisso al suo viso ; ma egli lo respinse con un atto iroso della mano, senza staccar gli occhi dalla maestra.
Un leggerissimo sorriso gli brillò negli occhi e sulla bocca, e, ansando, tendendo una mano incerta verso di lei, pronunciò qualche parola confusa.
— Mio Dio! — esclamò la madre giungendo le mani. — Ha detto ;;//o Dio !
Non aveva detto iiiio Dio. La mae-
La maestrina degli operai
stra sola aveva capito le sue parole perchè, con tutt'altra voce, in tutt'al tri momenti, gliele aveva già udite dire più volte. — Mi dia un bacio — aveva voluto dire.
E in quel momento la prese una immensa pietà e una tenerezza infi- nita pensando ch'egli moriva per lei. Essa pigliò con una mano la sua ma- no sinistra, e posandogli l'altra sulla fronte, si chinò, e lo baciò sulla bocca.
Quando rialzò il capo, lo vide mu- tato. Egli aveva sul viso una espres- sione quieta e buona di riconoscenza. Lentamente, senza lasciar la mano della maestra, né cessar di guardarla, stese l'altra mano verso il prete, prese il crocifisso, se lo avvicinò alla bocca, e lo baciò; poi se lo strinse al petto.
La madre gettò un grido di grati-
La tuaestrt'ua degli operai 249
tudine a Dio e cadde in ginocchio, abbandonando il capo sul fianco della ragazza.
E il ferito continuò a tener la mano di lei nella sua e a fissarle gli occhi negli occhi, fin che spirò.
FINE.
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