Google

This is a digitai copy of a book that was prcscrvod for gcncrations on library shclvcs bcforc it was carcfully scannod by Google as pari of a project

to make the world's books discoverablc online.

It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subjcct

to copyright or whose legai copyright terni has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books

are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover.

Marks, notations and other maiginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journcy from the

publisher to a library and finally to you.

Usage guidelines

Google is proud to partner with librarìes to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we have taken steps to prcvcnt abuse by commercial parties, including placing lechnical restrictions on automated querying. We also ask that you:

+ Make non-C ommercial use ofthefiles We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for personal, non-commerci al purposes.

+ Refrain fivm automated querying Do noi send aulomated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine translation, optical character recognition or other areas where access to a laige amount of text is helpful, please contact us. We encouragc the use of public domain materials for these purposes and may be able to help.

+ Maintain attributionTht GoogX'S "watermark" you see on each file is essential for informingpcoplcabout this project and helping them lind additional materials through Google Book Search. Please do not remove it.

+ Keep it legai Whatever your use, remember that you are lesponsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other countiies. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we cani offer guidance on whether any specific use of any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner anywhere in the world. Copyright infringement liabili^ can be quite severe.

About Google Book Search

Google's mission is to organize the world's information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps rcaders discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full icxi of this book on the web

at|http: //books. google .com/l

Google

Informazioni su questo libro

Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google

nell'ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo.

Ha sopravvissuto abbastanza per non essere piti protetto dai diritti di copyriglit e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è

un libro clie non è mai stato protetto dal copyriglit o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico

dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l'anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico,

culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire.

Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio

percorso dal libro, dall'editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te.

Linee guide per l'utilizzo

Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili. I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l'utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa l'imposizione di restrizioni sull'invio di query automatizzate. Inoltre ti chiediamo di:

+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Googìc Ricerca Liba per l'uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali.

+ Non inviare query auiomaiizzaie Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l'uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto.

+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla.

+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall'udlizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di fame un uso l^ale. Non dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe.

Informazioni su Google Ricerca Libri

La missione di Google è oiganizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e finibili. Google Ricerca Libri aiuta i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web nell'intero testo di questo libro dalhttp: //books. google, comi

From the

Fine Arts Library

Fogg Art Museum Harvard University

i

^

f

4x JUg^tv^ /P^<^^ C/^lci^

^^t>»o

- -^A

I

\

\

DOCUMENTI

pjeit

LA STOEIA LE AETI E LE INDU8TEIE

DELLE PROVINCIE NAPOLETANE ,^

RACCOLTI E PUBBLICATI PER CORA

DI

GAETANO l'ILANGIERI

PRINCIPE DI SATRIANO

A^OLUME I.

NAPOLI

TIPOGRAFIA dell'accademia REALE DELLE SCIENZE

DIRETTA DA HICHtLl DE RUBEltTrs UDCCCLZ XXIII

'^A(.,-DÒ- 2-lSr(/)F

ncir

Harvard OoUego Library Nov 8. 1912 Gif t of Williap Endioott, Jr.

EFFEMERIDI

DELLE COSE FATTE PER IL DUCA DI CALABRIA

(1484-1491)

DI

JOAMPIERO LeOSTELLO

DA VOLTERRA

DA

UN CODICE DELLA BIBLIOTECA NAZIONALE DI PARIGI

^

>

Edizione di copie 250

N. 19. Al Ghiar."° Signor Luciano Faugou

^»B<

/

BARTOLOMMEO CAPASSO

ONORE E LUME

DELL'ARCHEOLOGIA E DELLA STORIA PATRIA

GUIDA E CONFORTO

A QUESTI MIEI STUDI

OFFRO

MEMORE E GRATO

\

\

Fac - simile della legatura del n ( Kp'^ Rkp.ico il )

1

Fac-simile della scrittura delle Effemeridi.

INTRODUZIONE

PARTE PRIMA

SOMMARIO

Orìgine della Biblioteca Aragonese •— Amore di Alfonso I pei libri Copisti e mi- niatori dei principi Aragonesi, e loro sottoscrizioni Stemmi, motti ed emble- mi che distingaono i codici di Alfonso I e di Ferdinando I Manoscritti con- fiscati ai baroni ribelli Carlo Vili s' impadronisce dei libri Aragonesi Dono fattone ad Anna di Brettagna Manoscritti Aragonesi a Blois Isabella, vedova di Federico in » vende altri manoscritti Aragonesi ia Luigi XII e al Cardinale d* Amboise Inventario di qaelli vendati al secondo Gli stessi al castello di Gaillon Al Louvre Alla Biblioteca Nazionale di Parigi In- dice dei manoscritti Aragonesi che sono nella detta Biblioteca, ed altrove Manoscritti donati da Alfonso II al monastero di Monteoliveto—Se ne conser- vano alquanti nella Biblioteca Nazionale di Napoli.

La Biblioteca dei Re Aragonesi di Napoli, nata per opera di Alfonso I, di Ferdinando I e di Alfonso II, faceva nel XV secolo r ammirazione dei dotti. Nulla s' era tralasciato da quei sovrani per formare in poco tempo una biblioteca , rivale della Vaticana e della Medicea. Alfonso I in singoiar maniera avea posto in quella ogni suo pensiero , ed una rara solerzia. Gli scrittori del

IV—»

tempo , specialmente il Panormita ' ed il Facio •, ci han traman- date testimonianze in gran numero sull'amore che quel sovrano avea pei libri ; il quale giunse a tanto, da fargli scegliere per em- blema un libro aperto '. Nei saccheggi delle città ordinava che fossero salvati i libri , e niun dono gli si poteva fare , che fosse- gli più accetto di essi \ Diceva che i migliori consiglieri erano i morti, cioè i libri, i cui avvisi non sono mai dettati dal timore 0 dall' adulazione ^ Da una lettera, scritta a Ferdinando I d'A- ragona da Giacomo Curdo, miniatore ed accademico Pontania- no , che nuovamente ricorderemo di qui a poco , apprendiamo che il Re Alfonso era solito intrattenersi ogni giorno nella sua biblioteca , e quivi assistere alle lezioni del celebre Beccadelli , detto il Panormita ^ Ferdinando I ed Alfonso II % continuarono r opera del loro illustre antenato, e non trascurarono cosa alcu- na per arricchire la loro biblioteca, I più grandi miniatori, i più esperti copisti vi erano addetti ; e non sarà fuori luogo fare di

* De dictis et factis Aìphonsi Eegis etc.

* De rebus gestis a& Alphonso etc.

' Veggansi i mss. latini 3063 e 5895 della Biblioteca Nazionale di Parigi, ci- tati dal Delisle , Le Cabinet des Manuscrits de la Bibliothèque Imperiale de Paris (Paris, 1868-81 , 3 tom. in 4°)— Tom. I, eh. VI. Veggasi ancora il ms. VI. C. 4 della Biblioteca Nazionale di Napoli, del quale si parlerà appresso.^

^ Panormita , De dictis et factis , etc. , Ed. J. Santes , II , 1 5 , p. 15.

' Panormita , Op. cit., Ili, i, p. 14.

^ V. Mittarelli , Bibliotheca codicum manuscriptorum Monasterii S. Michaelis Venetiarum prope Murianum (Venetiis 1779, in fol.), col, 295.

^ Di qaest*altimo veggasi quanto è detto al proposito nelle Effemeridi ^ come verrà riferito nella terza parte di questa Introduzione.

V

essi alcun cenno , giovandoci delle preziose notizie che ce ne il Delisle nella sua opera: Le Cabinet des Manuscrits etc; ed il Minieri Biccio nel Cenno storico delF Accademia Alfonsina * : alle quali notizie ne aggiungeremo altre , nuovamente raccolte.

I copisti e i miniatori , che lavorarono per i principi Arago- nesi , furon dunque i seguenti :

Antonius Marius , di cui si legge questa sottoscrizione in un codice * della Biblioteca Nazionale di Parigi, con l'arme di Alfonso I: Antonius Marius Florentinus civis at- que notarius transcripsit Florentiae, xi calendas octóbris MccccLi l

Hugo Comminellus , Petrus Massarius. Questi due lavo- rarono insieme un bellissimo codice della Cosmografia di Tolo- meo * con le armi di Alfonso I , ed è nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Sulla carta di guardia del detto codice si legge : H u g o Comminellus, e Francia natus, hunc librumscri- psit; a carte 72: Per me VgonemComminelli, e Fran- cia natum, inter scriptores minimum; e a carte 123:

* NapoK 1875, in 8^ di pp. 30.

* Ms. latino 4927.

' Tre mss. del Collegio di Baillenl ali* UnlTersità di Oxford , cioè i nnm. 78 B., 154 e 248 K, farono dallo stesso copiati nel 1445, ^447 ^ 1448. In quest'ulti- mo annosi sottoscriTe cosi: Antonius, Mar ii filius florentinus ciyis at- que notarius, transcripsi, Florentiae, ab originalibus exemplari- bus, II idus junii ucccczlyiii, quo tempore nostra respublica ini- quiter et injuste ab immanissimo rege Aragonum vexabatur.

* Ms. latino 4802.

VI

Scripsit Vgo Gomminelli, ex Francia natus, com- posuitque Petrus Massarius Florentinus '.

Jacobus Curlus. è quegli che scrisse la lettera dinanzi ci- tata, a Ferdinando d'Aragona, riferita dal Mittarelli*. Quivi è chiamato J a e 0 b u s Curuius Genuensis. Fu dell'Accade- mia Pontaniana ^

Un codice di Giustino della Biblioteca Nazionale di Pari- gi \ con le armi di Alfonso I , porta la seguente sottoscrizione : Divo Alfonso regi Jacobus Curlus, ut potuit, ex- seri psit. A lui si deve il Libro d'Ore di Alfonso I, e poi di Ferdinando I , eh' è in Napoh nella Biblioteca del Principe di Torcila ^ nel quale codice nobilita anche di più il suo cognóme, sottoscrivendosi J. A . C u r i u s .

^ In un Tolomeo della Biblioteca Vaticana (n.° 277 Fondo Urbino), scritto nel 1472, si legge il nome di Ugo Comminelli de Maceriis (Y. De Bossi, Piante di Boma anteriori al sec. xvl Boma 1879, in fol., a p. go).

»

' Bibliotheca etc. Monasterii S, Michaelis etc.

^ V. Minieri Riccio , Biografie degli Accademici Pontanianù Ne fa pare cenno nel dt. opasc. app. i e io.

^ Ms. lat. 4956.

^ Eccone la descrizione, quale ci vien comunicata dal eh. B. Capasse:

Codice membranaceo in 4^ non numerato Nella prima pagina : Mccccv. Nel fol. 2 leggesi la seguente orazione : Deusomnipotens pater et filius et spiritus sanctus da mihi famulo tuo Ferdinando victoriam cen- tra inimicos meos ut non possint mihi resistere nocere et contra- dicere sed virtus eorum et consilium sit in bonum. Deus Jacob Deus omnium bene viyentium libera me famulum tuum Ferdi- nandum de omnibus pe&catis meis de angustiis de necessitati- bus de tribulationibus etc.

.— 711 .

Petrus Ursuleus copiò per Alfonso I un Quintiliano, che è nella Biblioteca Nazionale di Parigi \

Thobias Guarimbertus , la cui sottoscrizione vedesi in un codice delle lettere di Cicerone * , della Biblioteca Nazionale di Parigi.

Antonius Sinibaldus , cosi si sottoscrive in un codice del- la Biblioteca Nazionale di Parigi, scritto a Firenze nel 1488 o 1489: Antonius Sinibaldus, Florentinus, quondam regis Ferdinandi regis Siciliae scriptor et libra- rius; e in un altro della Biblioteca di Berlino: Antonius Si- nibaldus Florentinus, illustrissimi domini domni Johannis de Aragonia familiaris,exscripsit. Nea- poli, MccccLxxvii, Junii xxv'. Il Delisle ci dice che son noti un dieci codici, scritti da Antonio Sinibaldi, fra i quali cita un Petrarca della Biblioteca Nazionale di Parigi, con data del 1476 \

Incomincia il libro propriamente alla pergamena fol. VII, oy*è lo stemma di Casa d'Aragona. È tatto ornato di belle miniatare al principio delle ore , e da fregi e arabeschi, disegnati con gusto. Nel penultimo foglio si legge in lettere majascole: J. À. Garias Divi Alphonsi fiegis inssu exscripsit feliciter.

In seguito, in varie orazioni, si legge il nome di Alfonso. Cosi neirOrazione alla Yergine:Et mihi famulo tuo Alfonso» etc.Inaltra:Protege Domine fa- mulum tuum Alfonsum etc. In altra: Domine Jesudamihi famulo tuo Alfonso etc.

* Ms. lat. 7804.

« Ms. lat 8528.

' Wilken, Oeschichte der KSniglichen JSibliothék eu Berlin^ P- 225.

^ Ms. lat. 548.

Il detto copista è ricordato anche dal Minieri Rìccio nel citato opuscolo (an. 1 473).

T , ■■ ■■ f

vni

Cantes Bonagius de Cantinis , del quale si legge questa sottoscrizione, in un codice Aragonese della Biblioteca Nazionale di Parigi ^ Manu Cantis Bonagii de Cantinis, clerici Sanctae Mariae Floris de Florentia, xxi aetatis suae an- no natus,perscriptum est idibus julii Mcccclxxxviiii.

HippoLYTUS LuNENSis, che nelle Cedole della Tesoreria Ara- gonese, ricercate dal Minieri Riccio, si trova anche coi nomi di Limensis e Lunesse (1488-1493), volgarizzò un trattato delle pietre preziose, dedicandolo al suo amico Luigi Corelli, Sta in un codice della Biblioteca Nazionale di Napoli , del quale ha dato recentemente notizia il Miola ^ Il detto codice è scritto con grande eleganza, e vi si legge nella prima faccia: Hippo- litus Lvnensis regius librarius clarissimo mercatori et amico persuavi Aloysio Corellio salutem plurimam dicit.

Il Delisle cita tre codici della Biblioteca Nazionale di Pari- gi, uno dell'Universitaria di Valenza, e due esistenti in private raccolte, scritti dal suddetto copista, che in uno di quelli di Pa- rigi^ si sottoscrive cosi: Joannis Scoti, ex ordine Minorum, sacrae theologiae professoris, super secundo Senten- tiarum quaestiones finiunt feliciter, jussu musarum an-

* Ma. lat. 1 767, «Cod.XII,E. 31.

' Le scrittu/re in volgare dei primi tre secoli della lingua^ ricercate nei codici della Biblioteca Naaionale di Napoli dair Assistente Alfonso Miola^ in corso di pab- blicazione, nel Fropt^natore di Bologna (V. An. xv, 1882, par. I, a pp. 146-150).

* Ms. lat. 3063.

IX

tistitis et omnis sapientiae diligentissimi ijivesti- gatoris regis optimi Ferdinandi per Hippolytum Lunensem transcriptae *• ^

JoAGHiMDE GiGANTiBUS, secondo il Delisle è la stessa persona che il Minieri Riccio trovò indicata nelle Cedole Aragonesi, sotto i nomi di Gioacchino di Giovanni, Giovanni de Gigan- te, Gioacchino di Alemagna (1471-1474), e Giovanni Tu- dischino 0 Todisco (1487- 1492). In un codice della Biblioteca Nazionale di Parigi* si sottoscrive a questo modo: Joachim de Gigantibus, Germanicus, Rotenburga oriundus, Fer- dinandi regis librarius et miniator, tranquille tran- scripsit et miniavit MccccLxxvI^

JoANNES Matheus Cappitanus, il cui uome si legge in fine d' un codice della Biblioteca Nazionale di Parigi \ contenente le Categorie di Aristotile. In esso son le armi di Ferdinando I.

Vengeslaus Crispus \ Fra le varie sue sottoscrizioni , ri-

' Dalle ricerche del Minieri Eiccio (op. cit., p. 3) risalta, come nota il Delisle stesso, che il saddetto ms. fu copiato nel 1488.

•Ms. lat 12946.

^ Ci yien riferito dal signor A-lIiola, che in un Codice della Biblioteca Nazionale di Napoli, segnato XIII. A. 1 8, contenente l'esposizione in quartum librum Sententiarum secundum Thomam de Argentina, leggesi a piò della prima pagina: Iste liber est conuentus santi dominici de neapoli or- dinis predicatorum quem legaàit dicto conuentui olim Joannes todeschinus.Il codice è del xy secolo ; e sebbene scritto in corsivo , ha in princi- pio una grande capolettera, egregiamente miniata su fondo d'oro.

* Ms. lat. 6292.

^ II Minieri Riccio lo trovò notato col nome di Yencislao di Boemia, dal- l'anno 1488 al 1493.

X

portate dal Delisle, trascriviamo la seguente, che sta in un codice della Biblioteca di Louviers: Beati Thome Aquinatis hoc in ^rimum Sententiarum scriptum Joannes de Aragonia, Ferdinandi regis filius, sancle Romane ecclesie car- dinalis presbyter, suo proprio sumptu, scriptore Ven- ceslao Crispo Slagenverdiensi, natione magis quam religione Bohemo,fecit anno salutis Mggcclxxxiiii, quarto nonas septembris.

Dallo stesso copista fu trascritto pel Cardinale d' Aragona nel i486 il commento di S. Tommaso in tertium Sententia- rum; e nel 1489, quello in secundum, per il re Ferdinando '•

Il Delisle cita in tutto sette codici, scritti da Venceslao Crispo, dal 1480 al 1493.

Joannes Marcus Cynicus Parmensis : cosi è sottoscritto in un codice Aragonese, del quale esiste una copia fatta da Ago- stino Gervasio, tra i libri che questi lasciò alla Biblioteca dei Gi- rolamini di Napoli *.

^ I dae codici sono Tuno presso M.' Boardin di Boaen, T altro nella Biblioteca di Loaviers.

* Questo codice, secondo che ci viene riferito dal ComnL Capasse, contiene quanto segue :

i.Àndreae Gontrarii everou epistola Alfonso illustrissimo Du- ci data ex Neapoli non. decembr. anno Ghristi optimi Mcccclxxi.

2. Andreas Contrarius Ferdinando Ghristianissimo Siciliae Eegi supplez te plurimum commendat. Data ex Neapoli kl.jan. Anno Ghristi optimi Mcccclxxi TsXo^.

3. Hermolai Barbari veneti poetae illustrissimi carmen quo ad sublimia et hardua hortatur Alfonsum illustr. Galabriae du-

\

XI

Nelle Cedole Aragonesi è notato col nome di Giovanni Marco Cinico di Palma, e una volta di Pavia (1470-1492). In un codice della Biblioteca Imperiale di Vienna da lui scritto, leggesi la seguente sottoscrizione: Fernando Aragonio, regi italico, pacis et militiae ductori semper invicto, ae- terno musarum splendori, unico justitiae cultori, principi optimo, Cynicu exscripsit.

In altro codice Aragonese della Biblioteca Nazionale di Pa- rigi * è segnato solamente Joannes Marcus.

Finalmente rimane ora chiarito, che il bellissimo e celebre codice della Storia Naturale di Plinio, già Farnesiano, e ora della Biblioteca Nazionale di Napoli *, è di mano del guddetto Gio- vanni Marco, che vi si sottoscrive cosi: Johannes Marcus clarissimi et virtute et nobilitate viri P^tri Strozae Fiorentini discipulus Marcique Rotae magni viri e-

cem exemplo ayì et genitoris suadetque ut sibi delìget scripto- rem rerum suarum Andream Gontrarium conciTem atque a- mìcum.

In fine: Joannes M. Cynicus Parmensis Ferdinand! Àragoni Gaes. aug. fondatore quietis exscripsit.

*M8. lat 12947.

' È segnato V. A. 3. Fu descritto dal Jannelli nel suo Cataìogus Bibliofheeae Latinae veieris et classicae manuscriptae qme in Begio Neapolitano Museo Barình- nico adservaiur. Neapoli, ex B. typographia, 1827, pp. 249-25 1 ; e dal Miola insie- me con altri mss., che la detta biblioteca inviò nel 1877 all'Esposizione Nazionale di Belle Arti in Napoli (V. Catalogo generale delV Esposmone delVArte Antica. Napoli, Fibreno, 1877, pp, 30-36).

xn

quidem Fiorentini amantissimus Parmae oriundus praestantissimo liberalitate viro Domino Gherardo Si- culi Regni Protonotario benemerito in xx ac centum dies iuvante Deo tranquille transcripsit. Panormi an- no salutis 1465 ultimo Julii.

JoANNES Rainaldus Mennius \ Due codici della Bibliote- ca Nazionale di Napoli, sono opera del detto copista. U uno ' de- scritto dal Jannelli * contiene i libri de re rustica di Colu- mella , Palladio e Catone ; è membranaceo in folio grande , scritto con semplice e classica eleganza di caratteri e di orna- ti, e ci è scritto in fine: Divo Fernando Regi Arago- nio Joanrainaldus Mennius Millesimo Quadrigen- tesimo Lxxxviii quod bene uortat transcripsit. Nel- le Cedole Aragonesi * è notato che gli ultimi sei quinterni del detto codice furono dal copista consegnati nel dicembre del 1488, per il prezzo di due. 9, alla ragione di un ducato e mezzo il quin- terno.

D' un altro * parla il Miola nella citata sua opera *. Esso contiene le Sentenze di Plutarco, volgarizzate da Giovanni Albi- no , e dedicate al re Ferdinando d' Aragona : è scritto e miniato con somma cura, ed ha tuttora l'antica legatura in pelle rossa, con

^ Nel Mimerì Riccio, GioTanni Rinaldo Mennìo (1488-1493).

' Membran. in fol. gr., segnato V. A. 5.

' CatalogtM Bibliotheeae Latinae etc., p. 252.

* V. Minieri Riccio, op. cit, p. 18, not 70. ^ Membran. in 8^ segnato. XII. E. 34.

V. Il Propugnatore^ Anno XV, par. I, pp. 1 59-162.

xin

fregi dorati. In fine si legge: Joan Rainaldus exscripsit. Notevole, è poi lo stemma che è nella prima pagina del co- dice, come quello che appartenne alla famiglia de Scorciatis', di cui fu Giulio noto per la parte che prese come giudice nel pro- cesso per la Congiura de' Baroni. E di costui dovette essere il co- dice , fatto scrivere dal re Ferdinando per darglielo in dono *.

Due altri codici del Rainaldò li cita il Delisle, e sono un Fi l elfo della Biblioteca di Torino, con la sottoscrizione: Divo Ferdinando regi Aragonio Joannes Rainaldus Men- nius, 1488, quod bene vertat exscripsit; e un S. Gre- gorio in tre volumi della Biblioteca Nazionale di Parigi ^ sot- toscritto: Illustrissimo et reverendissimo Joanni pre- sbitero cardinali de Aragonia, Joannes Rainaldus Mennius, millesimo quadringentimo octuagesimo quinto, quod bene vortat, transcripsit.

Johannes de Guerne, Flamingus, scrisse pel Cardinale d'A- ragona un codice, eh' è ora nella collezione di M.' Bourdin. Ec- cone la sottoscrizione: Beati Thome Aquinatis conti- nuum in duos evangelistas per me JohannemdeGuer- ' D* azzurro alla pelle di leone sospesa a una spada, col capo di rosso, caricato di tre gigli d'oro, sostenuto da una fascia d*oro.

' In un foglio che precede quello oy' è V epigrafe dedicatoria di Albino al re Ferdinando, l'uno e T altro di pergamena riolacea, si leggono a stento queste pa- role, scritte in corsivo: D. Julius Scorciatus hoc opus habet. Nella faccia intema della legatura è poi scritto in un angolo: Persone est capti ve:. e ciò si riferisce probabilmente alla prigionia sofferta dallo Scorciato nel 1 503 , quando gli Spagnuoli scacciarono di Napoli i Francesi, pe* quali avea quegli parteggiato. »Ms. lai 2231.

XIT -r-

ne, flamingum, exscriptum finitumque Neapoli, re- gnante felicissimo rege Ferdinando, anno Domini natalis Mgccclxxxvi, decimo octauo die novembris, sumptu illustrissimi domini Johannis de Aragonia, ejusdem Ferdinandi regis filii, sancte Romane eccle- sie cardinalis presbiteri, qui dum Romam a patre ad pontificem maximum missus esset, vitam cum morte finiuit, dicto millesimo anno lxxxv, mense septembris.

Petrus Burdegalensis copiò pel suddetto Cardinale d' A- ragona un codice, ch'è ora nella Biblioteca Nazionale di Napoli \ Giusta le notizie che ci comunica il Miola, esso contiene il commento di S. Tommaso al quarto libro delie Sentenze. È scritto con mirabile gusto di caratteri e di ornati. Nella prima pagina, dopo l'indice, vedesi al di sotto del titolo, una miniatura rappresentante il Santo Dottore, seduto in atto di studiare , con un bel fondo d'architettura e paese. Il margine è tutto dipinto a fogliame, concentro satiretti e puttini , due dei quali sostengono uno scudo con le armi d'Aragona: sullo scudo era il cappello cardinalizio, al quale fu sostituita una corona. In fine del codice è scritto: ThomeAquinatis hoc in quartum sententia- rum scriptum Inclytus Joannes de Aragonia Fer- dinand! Regis filius S. Ro. Ecclesie Card, presbiter suo proprio sumptu scriptore Petro Burdegalensi fecit anno salutis Mill. ecce, lxxxiiii mi non. Se- ptembris.

Aggiungeremo, ai già detti, i seguenti altri nomi di copisti e

^ È membran. in fol., sego. VII. B. 4.

XV

miniatori, che lavorarono per la Biblioteca Aragonese, dei quali trovasi ricordo nel citato opuscolo del Minieri Riccio.

Giovanni de Lilione Cappella genovese , Francesco Bo-

LUMBRELLO, PlETRO DI GaPUA, VIRGILIO DI GaPUA, MaTTEO, DoN-

NO Fusco, Donno Altobello. Tutti nominati nelle Gedole del 1455. Virgilio Visoleu(i456), Alfonso di Gordova (1456), Ottone Quarto d' Alemagna (1466- 1474), Domenico Groffo (1467), Don Matteo Lauro (1469), Nicola Rubricano 0 Rapi- CANO di Amantea (1467- 1488), Niccola Vallers(i47o),Galisto

G AMERETE (1474), DOMENICO ANDREUCCIO DELLA MoNACA di Gava

( 1474), Giovanni de Frandina, de Frandanes, de Fiandena o DE Frandes (1488-1493), Bernardino de Sardis (1488-1492),. Gristofaro Maiorana di Napoli (1490-1492), Andrea diGastel- LAMMARE (1491), Mazzeo Felice di Napoli (149 1-1493), Mariano Volpe di Napoli (1491), Nardo Rapicano di Napoli (1491-1493), Antonio Scariglia di Napoli (1492), Giovanni Marco de Rus- sis di Napoli (1492), Francesco di Pavia (1492-1493), Don Giu- liano FERRiLLO,prete napoletano (1492), Mariano Volpe di Na- poli (1492) , Silvestro de Tumulo ( 1492) , Vincenzo Storia- le (1493)-

Riporteremo altresì i nomi dei legatori Tommaso Aulesa (1443), Baldassare Scariglia (i 445-1 491), Maestro Marino de Manzo (1493), Francesco Gipolla.

Ora diremo degli stemmi, dei motti e degli emblemi, che ve- donsi in taluni codici , appartenuti agli Aragonesi.

Le armi che distinguono i mss. di Alfonso I presentano, se- condo il Delisle , quattro tipi diversi , cioè :

XTl

A) Scudo d'Aragona: d'oro ai pali di rosso.

B) Scudo inquartato: al i e 4 d'Aragona, al 2 e 3 di Ca- labria (d'argento alla croce di nero) *.

C) Scudo inquartato: al i e 4 di Calabria, al 2 e 3 d'A- ragona.

D) Riunione sulla stessa pagina dei seguenti scudi :

" L Arme d' Aragona. IL Arme d'Aragona Sicilia: d'oro a quattro pali di rosso, inquartato in croce di S. Andrea, d'argento all' aquila di nero. III. Scudo inquartato: al i e 4 d'Aragona, al 2 e 3 interzato in palo, al i d'Ungheria, al 2 di Francia, al 3 di Gerusalemme.

In un codice della Biblioteca Nazionale di Parigi , che ha lo stemma d' Alfonso del tipo C *, vi è un rosone circondato dal motto: ANTE siENPRE AR AGORA ; 0 uu altro codice della stessa biblioteca '^ ha nel frontespizio un medaglione col ritratto del detto sovrano , e vi si legge intorno: alfonsus rex aragonum.

I manoscritti appartenuti a Ferdinando I hanno stemmi di due diversi tipi, cosi descritti dal Delisle:

A) Scudo inquartato: al i e 4 d'Aragona, al 2 e 3 interzato in palo, al i d' Ungheria, al 2 di Francia, al 3 di Gerusalemme \

^ Di questo tipo è lo stemma di aa codice della Biblioteca Nazionale di Na- poli. Il codice contiene le opere di Cornelio Gelso ; è membranaceo in fol. (segn. Y. A. IO bis) del sec. xv,ed è scritto semplicemente, senz* alcuna miniatura.

* Ms. lai 8533. •Ms. lat, 17842.

«

* Di questo tipo sono gli stemmi di tre piss. Aragonesi , che sono nella Bibliote- ca Nazionale di Napoli, cioè del S. Tommaso di Pietro da Bordeaux (Y. Petrus

XTH

B) Scudo inquartato : al i 04, interzato in palo , come so- pra (Ungheria, Francia e Gerusalemme), al 2 e 3 d'Aragona.

Nota pure il citato autore i seguenti motti ed altri distintivi, che hanno i codici della Biblioteca Nazionale di Parigi, scritti per Ferdinando d' Aragona :

SVSTINmE POR BIEN FINIR EDEN EUR \ DEGORVM SEQVITO RES VINCES *.

Un piccolo quadrupede bianco col motto decorum ^ Lo stesso col motto probanda \

Un medaglione col ritratto di Ferdinando, circondato dalla leggenda: ferdinandvs hostfvm victor amicorvmqve defensor*.

In altri due codici * vedesi pure dipinto il ritratto di Ferdi- nando.

Neir ultima pagina d' un Uffizio ^ vedesi lo stemma del sud- detto principe (tipo A), attaccato a un tronco d'albero, a cui son

Bar degalensìs), delle LetterediS. Cipriano^ codice membran. in foL (segn. VL C. 4) di bellissima scrittura del sec. xv, con la prima pagina ornata di vaghe mi- niature, e della Vita di 8. GHcvanni JK^tfa^fa, codice membran. in 4^ p."" (segn. XIII, F. 24), scritto anch'esso nel sec. xv, e ricco di molte preziose miniature. Questi due ultimi fecero parte della mentoyata Esposizione del 1877 (V. il Catalogo citato innanzi).

' Ms. lat. 1659.

* Ms. lat 2347. ' Ms. lat. 3063.

* Ms. lat. 8078. ^ Ms. lat. 63 1 o.

^* Ms. lat. 12946 e 12947. ' Ms. lat. 10532.

xvra

pure sospese una sciabola ed una spada incrociate. Agli angoli son quattro medaglioni: nel primo e nel quarto è dipinto un poz- zo con due secchie, donde escono fiamme; nel secondo e nel terzo un libro circondato di fiamme. Al basso della pagina si legge:

DVCIT AD SVMMOS GLORIA (X)ELITES.

Tra i manoscritti appartenuti agli Aragonesi, ce ne ha parec- chi che non furono fatti per quei principi , ma vennero confiscati ai baroni, che si ribellarono a Ferdinando I. Il Delisle ne enu- mera taluni che mostrano di essere stati d' Antonello Petrucci, di Pietro di Guevara, del Principe di Bisignano e di altri signori*.

La Biblioteca Aragonese era una preda troppo bella , e non poteva sfuggire al Re Carlo Vili di Francia \ che non trascurò quando ebbe conquistata Napoli d' impadronirsene , per unirla con la sua che si trovava allora nel Castello di Blois '•

^ Sappiamo dal Capasse che nelle Cedole di Tesorerìa del Grande Archivio di Napoli (Autogr. Aragon.^ voi. 2), si trova fra T altro notato: 1458. Johan deGni- nazon Senes por prezzo de dos Etiques de Aristotil vendutednc. XX, tar. 8, aGaspar Feyro de la libraria gres, l'or unbreviario due. XX, tar. 8.

* Il Delisle {Cabinet dea Manuscrits etc., Tom. I, Not. 2, della pag. IX,yiell'^- vant'propos) dice d' ignorare che sia avvenuto delle note di Boivin sui mss. del Re di Napoli, ma che una copia di esse note fu da lui acquistata nel 1868.

' Le Soux de lincy, Vie de la Beine Anne de Bretagne femme des rois de France Charles Vili et Louis XII ^ suivie de lettres inédites et de documents originaux (Paris , Curmer 1 860, 4 voi. in 1 2**). V. voi. II, pag. 3 1 -32. Le lettere di Carlo Vili, di Luigi XII e di altri grandi personaggi del tempo, furono copiate a Londra nel British Museum. Esse erano agli Archivii di Simancas, donde furono tolte non si sa in qual tempo. Ve ne ha tre a D. Ferrante d'Aragona, una relativa a Michele Biccio,

XIX

In appresso i 1 140 libri di ogni specie portati via da Na- poli \ furono donati dal Re a sua moglie Anna di Brettagna, che amava grandemente anch'essa libri e manoscritti '.

Dopo la morte della Regina quei libri furono incorporati alla collezione reale, e il Cardinale d' Aragona li vide nel 1 5 1 7 al Castello di Blois ^

D' allora in poi rimasero sempre in possesso della corona, e nel secolo XVII furono riuniti alla Biblioteca Nazionale.

Non tutti però i manoscritti Aragonesi vennero fra le mani di Carlo Vili: molti ne furono raccolti dall'ultimo degli Arago- nesi di Napoli, Federico III, la cui vedova Isabella del Balzo li

natiTO del JS. di Napoli, quattro di Carlo Vili a D. Ferrante, una di Carlo Vili al Cardinale di Cartagena, cinque di Luigi XII a D. Ferrante d* Aragona.

^XJnze cent quarente livrea de toutes sortes apportes de N api e 8. Questa indicazione precisa, che ò la sola onde apprendiamo il numero dei libri portati via da Napoli , è eslratta da un impoi*tantissimo inventario del 7

Settembre 1498, intitolato: La declaradon dea relliques ìivres en latin fran-

scys italien grec et esbrieu apparfenant à la Beyne duchesse (22335 ^^s. fran. Bibl. Naz. di Parigi) V. Le Boux de Lincy, op. cit, to. Ili, p. 221.

* Fra i 1 300 0 1 500 volumi che componevano la Biblioteca di Anna di Bretta- gna, scrive il Foumier , i libri conquistati a Napoli da Carlo Vili , formavano la parte più grande (Fournier^ L' art de la Reliure en France aux derniers sièdes. Paris, Gay 1864, in 12% p. 67).

Di tutti i Codici, che Anna di Brettagna fece scrivere e miniare per suo uso, nin- no ò arrivato fino a noi (Le Boux de Lincy, op. cit.).

» De Beatis, Itinerario del Cardinale d'Aragona^ ms. X. F. 28 della BiW. Naz, di Napoli V. Estratti pubblicati dal Volpicella néiV Archivio Storico Napoletano. Napoli, 1876, in 8^ (An. I, p. 113).

vendette al Re Luigi XII, ed al Cardinale d' Amboise Giorgio I, arcivescovo di Rouen *.

Dei manoscritti venduti a Luigi XII non abbiamo a]cun ca- talogo; ma nell'inventario dei mobili del Cardinale d'Amboise, fatto nel 1508, figura une librairie achaptée du roy Fédéric*.

^ V. De Beatis, op. cit. Delisle, Cabinet des Manuserits ^ to. I, eh. VI; e to. III9 Addiiions et Correeiions.

* Una copia del Catalogo della saddetta libreria si conserya negli Àrchiyii del- la Senna Inferiore. Fa inserita nella citata opera del Delisle , ed era già stata messa a stampa da M. Deville ( Cotnpies de Dépenses de la construeiion du Chdteau de Craillon, p. 552), e dall'Ab. Langlois (Recherches sur les Bibltothèques des Archevé- ques et du Chapitre de Rouen. Boaen 1 853 , in 8^, p. 70 ( Extratt du Prèda dee tra- vaux de VAcadémte de Rouen^ année 1851 -1852). Non sarà inntile qoi ripabbli- caria.

Aulire Librairie achaptée par mondit seigneur du roy Fédéric :

1. Auguetinus super psalmos , eouvert de drap d'or et quatte fermaus d'argent.

2. Augustinus de eivitate Dei^ eouvert de cuyr rouge à ouvrage doré^ garny de

deux fermaus d* argent dorè.

3. Augustinus super psalmoSj tercia pars, eouvert de cuyr tanné, à fermaus de

loton.

4. CoUectorium sermonum sanati Augustine eouvert de cuyr tanné, à fermaus de

lotum.

5. Augustinus centra Fausium, eouvert de cuyr rouge^ garny de quaire fermaus

d'argent dorè.

6. Epistole Sancti Augustini, eouvert de cuyr tanné, à fermaus de lotun.

7. Thomas super primo Sentenciarum , eouvert de cuyr noir, à ouvraige dorè,

m

garny de fermaus de loton.

8. Thomas super secundo Sentenciarum , eouvert de cuyr rouge , à ouvraige dorè,

«

guamy de fermaus de loton.

XXI

9* Thomas super tercio Sentenciarum , couvert de cuyr videi , à ouvraige ào/réy guarny de fennaus de loton.

10. Thomas super quarto sentenciarum ^ couvert de cuyr vert^ guarny de fermaus

de foton.

1 1 . Quolibeta sancii Tkome , couvert de cuyr rouge , gamy de fermaus de loton.

12. Prima pars sancii Thome^ couvert de velours vert^ gamy de quatre fermaus de

loton ^ en fagon de coguilles.

13. Prima secunde sancH Thome^ couvert de velours veri^ sans fermaus.

14. Secunda secunde sancii Thome, couvert de cuyr rouge, guarny de fermaus eie loton.

1 5. Terciapars sancii Thome^ couvert de velours vert^ guarny de loton à coquilles.

16. Quesiiones sancii Tkome ^ de malo, couvert de cuyr rouge ^ à fermaus de cuyvre.

1 7. Diversa opera sancii Thome^ couvert de cuyr violei, gamy de fermaus de laion^

' en facon de coquille.

18. Besiduum questìonum sancii Thome, de veritaie, couvert de cuyr noir, à ou-

vraige doré^ gamy de fermaus de loton.

1 9. Sanctus Thomas super Matheum, couvert de cuyr rouge, gamy de irois fermaus

d'argent dorè.

20. Sanctus Thomas super Lucam, couvert de cùyr rouge , gamy de quatre fermaus

Sargeni dorè.

21. Sanctus Thomas super Marcrnn, couvert de cuyr rouge à ouvraige doréj gamy ' de irois fermaus d'argent dorè.

22. Sanctus Thomas super Johannem, couvert de cuyr rouge, à ouvraige dorè, guar-

ny de deux fermaus de cuyvre.

23. Sanctus Thomas super Tsaiam, couvert de cuyr rouge, à ouvraige dorè, gamy

de deux fermaus de cuyvre.

24. Sanctus Thomas, de celo et mundo, couvert de velours veri sans fermaus.

25. Sanctus Thomas super phisicam, couvert de cuyr fanne, à fermaus de cuyvre.

26. Sanctus Thomas super epistolam Pauli ad Bomanos, couvert do velours fanne, .' gamy de deux fermaus de cuyvre.

27. Sanctus Thomas super epistolam Pauli ad Qalathas, couvert de cuyr rouge,

fermant et gamy d' un fermeau d' argent dorè.

28. Còmmenium Sancii Thome, de anima, couvert de cuyr noir , gaìmy de fermaus

de laton.

XXII

29* Bonaventura super primo Senfeneiarum^ couvert de cuyr rouge^ à ouvraige éhn ré, garny de fermaus de Jaton.

30. Bonaventura super secundo Sentenciarum^ couvert de euyr rouge , ouvraige do^

ré, garny de fermaus de loton.

31. Bonaventura super tercio Sentendarum , couvert de euyr, à fermaus de laton.

32. Bonaventura super quarto Sentenciarum, couvert de cuyr rouge, à ouvraige do-

rè, garny de fermeauJx de loton.

33. Nicolaus de Lyra super Genesim^ couvert de cuir rouge, garny de troys fer-

maus d' argent dorè.

34. Nicolaus de Lyra super libros Eegum, couvert de cuyr rouge ^ garny de quaire

fermata d' argent dorè.

35. Nicolaus de Lira super Salomonem, couvert de cuyr rouge, garny de quatte fer*

meaulx d' argent dorè.

36. Postila de Lira super Apocalipsim, couvert de velours veri, garny de fermaus

de loton.

37. Athanasius super Paulum, couvert de cuyr rouge, guamy de quatre fermaus

d' argent dorè.

38. Athanasius super epistolas Bauli, couvert de cuyr rouge, ouvrage dorè, guamy

de fermaus de loton.

39. Titi Livii de bello Macedonico primo , couvert de cuyr veri, à ouvraige doré^

guamy de fermaulx de loton.

40. Titi Livii de bello Macedonico secundo , couvert de cuyr rouge, à fermaus de

loton.

41 . Titi Livii, de secundo Punico, couvert de cuyr rouge, garny de fermaus de loton.

42. Tifi Livii, ab urbe condicfa, couvert de cuyr rouge, garny de fermaus de loton.

43. Beclamaciones Quintiliani, couvert de cuyr tanné, garny de fermaus de loton.

44. Marii Faòii Quintiliani, couvert de cuyr tanné, sans fermaus.

45. Ptholomeus, en grant volume, couvert de cuyr rouge, garny de fermaus de lo^

ton , en fagon de coquille.

46. Liber insularum, couvert de cuyr noir, garny de fermaus de loton.

47. Omelie Aimonis, couvert de cuyr rouge, garny de fermaus de loton.

48. Basilius centra Simonium, couvert de cuyr noir, garny de fermaus de loton.

49. Tractaius de dtreciionibus et alia, eie, couvert de cuyr violet, à fermaus de loton.

xxra

50. FluiarcuSy couvert de euyr rouge^ garny de fermaus de loton,

51. Domitius super Juvenale^ couvert de cuyr rouge^ ouvraige doré^ gamy de fer^

maus de ìoion.

52. Virgilii Eneidos^ couvert de cuyr noir^ gamy de fermaus de loton.

53. Matheus Pdlmerius^ de temporibus^ couvert de cuyr tanné^gamy de fermaus

de loton.

54. De proprietatibus rerum, couvert de cuyrjaune, à fermaus de loton.

55. Teriulianus de carne Christi et altarum^ couvert de cuyr rouge^ gamy de quatre

fermaus $ argent dorè.

56. Glosa quafuor doctorum super Tsaiam, eiah'a^ couvert de cuyr rouge, à ouvrai-

ge doré^ garny de fermaus de loton.

57. Omelie et sermones diversorum doctorum, couvert de cuyr rouge, gamy de troys

fermaus d' argent.

58. Omelie diversorum doctorum, couvert de cuyr rouge, garny de fermaus de loton.

59. Glosa guaiuor doctorum super Genesim, etc., couvert de cuyr rouge, ouvraige

dorè, garny de fermaus de loton.

60. Bichardus super guaiuor Sentenciarum, couvert de cuyr rouge, garny de fermaus

de loton.

6 1 . Herodotus, couvert de cuir vert, garny de fermaus de loton, en fafon de coquiìles. €2. Bonatus Actiorolus in Eihicen Aristotelis, couvert de cuyr rouge, gamy de fer- maus de loton , en fagon de coquiìles.

63. Donatus in Virgilium, couvert de cuyr rouge, à fermaus de loton.

64. Hugonis de sacramentis, couvert de cuyr vert, à fermaus de loton.

65. Francisci Philelphi, couvert de cuyr rouge, sans ferfnaus.

66. Diverse oraciones PhileJphi, couvert de cuyr rouge, ouvraige dorè, garny de deux

fermaus d' argent dorè.

67. Leonardi Justiniani, vite Pluf archi, couvert de cuyr rouge, gamy de fermaus

de loton.

68. Somma, de septem viciis, couvert de cuyr rouge, gamy de frois fermeaulx d' ar-

gent dorè.

69. Eerodoti Halicamari, couvert de cuyr fòuge, garny de fermeaulx de loton.

70. Chrisostomi diversa opera, couvert de cuyr noir, garny de loton, e»i fagon de co-

quiìles.

/

XXIV

7 1 Rabanus Maurus super euvangeliis^ eauvert de euyr vertt gamy de quatre fer-- fnaus Sargent dorè.

72. Eusd>ius, de tettìporibus^ couvert de euyr rmge^ gamy de fermaus de lotan.

73. Pugio Baymundi cantra Judeos^ couvert de euyr rauge^ à fermaus de lotan.

74. Johannis Damasceni tractatus^ eauvert de euyr rouge doré^ à fermaus de ìaton.

75. Laercii Diogenis vite super quatuor Praverbiarum , eauvert de euyr rouge dofé^

à fermaus de hton. -_

76. Porphirius super Oratium^ eauvert de euyr rauge^ à fermaus de laton.

77. Secundapars PUnii^ couvert de euyr tannai à fermaus de ìotan.

78. Epistole Pìinii Cecilini Seeundi , couvert de euyr rouge, gamy de fermaus de

lofon argenté en fagon de coquiUes.

79. Liber rethoricorum cum ceieris sequentibuSj couvert de euyr rouge, sans fermaus.

80. JDonatus in Therancium, couvert de euyr noir, gamy de fermaus de lotan.

8 1 . Peiri Comestoris hystaria scolastica, eauvert de euyr rouge, à fermaus de lotan.

m

82. Aristotéles, de animalibus, couvert de euyr rouge dorè, à fermaus de lotan.

83. Andree Conirarii rqfrehensia in Platonis, couvert de euyr violet, gamy de fer-

maus de lotan.

84. Liber de loris (sic) stellarum, couvert de euyr violet, gamy de fermaus de lotan.

85. Argircpylus inEtìiicen, couvert de euyr vert, gamy de quatre fermaus de lotan.

86. Ysagoge Porphirii Arisiotelis, couvert de euyr vert, gamy de fermaus de lotan.

87. LUier tripartite Cassidari (sic), couvert de euyr noir, à fermaus de lotan.

88. F. Petrarcha, de remediis fortune, couvert de euyr rouge, gamy de fermaus de

lotan. 8g. Hystorie Fiorentine , couvert de euyr tenne, gamy de fermaus de lotan.

90. Excerpta calletarum diversorum operum Benardi, couvert de euyr tenne, à fer^

maus de lotan.

91. Epistole Leonispape, couvert de euyr violet, à fermaus de lotan.

92. Scoius super primo sentenciarum, couvert de euyr rouge, ouvraige dorè, gamy

des fermaus de lotan.

93. Scotus super prima sentenciarum, couvert de euyr rouge dorè, à fermaus de

lotan.

94. Scotus super secundo sentenciarum, couvert de euyr rouge à ouvraige dorè, gami

de deux fermaus' d'argent dare.

XXV

95- Seotus super tercio sehtenctarufny couvert de cuyr rouge doré^ à fermaus de loton.

96. Scotus super quarto sentenciarum ^ couvert de cuyr rouge^ gamy d'un fermaut

d'argent dor^.

97. Scotus super quarto sentenciarum, couvert de cuyr rouge dorè, gamy de fermaus

de cuyvre.

98. Scotus super universalia Porphiriiy couvert de cuyr rouge, gamy de trois fer-

maus d'argent dorè.

99. Quolibeta Scoti, couvert de cuyr rouge dorè, gami de fermaus de lotof^.

100. Epistole Hieronimi, couvert de velours noir, gami de deux fermaus d'air-

gent blanc. loi* Moralia Gregorii, couvert de cuyr vert dorè, gamy d'un fermaut d'argent dorè.

102. Sermones sancti Ambrosii, couvert de velours violet, à deux fermaus d'qrgent

dorè.

103. Biblie iextus, couvert de cuyr rouge, gami d'un fermaut d'argent dorè.

104. ConcordancieBiblie,couvert de cuyr rouge, gami de deux fcrmaux d'argent dorè.

105. Stcper qpistolas Pauli, couvert de drap d'or , sans fermaus.

1 06. Epistole Sancii Pauli, couvert de velours cramoisi, gami de deux fermaus d'ar-

gent dorè.

107. Tercia pars somme A lexandri des Halles, couvert de velours cramoysi, gamy de

troys fermaus d'argent dorè.

1 08. Lapi Castiunculi in vita Artexerxis, couvert de velours rouge, à quatre fermaus

de loton.

1 09: Lactandt^ Firmianus, couvert de velours rouge, gamy de fermaus de loton.

ixo. P. Ovtdii Nasonis, de arte amandi, couv&rt de velours noir, sans fermaus.

III. Commentum super Phisica Aristotelis , couvert de velours cramoisi, gamy de déux fermaus d^argent dorè.

i 12. Josephus de hello Judaico, couvert de velours rouge, gami d!un fermaut d'ar- gent dorè.

113. C. Julii Caesaris belli Gallia{sìc), couvert de velours cramoisi, gami de quatre

fermaus de loton dx>rè.

1 14. Declamaciones Platonis, couvert de drap d'or, sans fermaus.

115. Epistole Cypriani, couvert de velours violet, gamy de troys femtaus d'ar-

gent dorè.

4

XXTI

1 16. £piÌhoma JusUniy couvert de velours vioìet^ gami de quatte fermaus de fo-

fondere.

1 1 7. QuoTumdam vite per Ikmatum AcHorolum, couvert de velours violet^ gamy de

deux fermaus d*argent dorè.

1 18. Vincencii hystorialis prima pars, couvert de cuyr rouge , gamy de fermaus de

loton. I ig. Vincencii historialis liber quartus^gamy de deux fermaus d'argent dorè.

1 20. Ciceronis ^pistole familiares, couvert de cuyr veri, à fermaus de loton.

121. Ars vetus Ciceronis et alta, couvert de velours rouge, à fermaus de loton.

122. Omelie Jo. Crisostomi in euvangelium secundum Matheum, couvert de cuyr

tanné à fermaus.

123. Bemigius super Maffècum, couvert de cuyr tenne ^ gami de deux fermaux

d'argent

124. Beda super Lucam, couvert de cuyr vert, gamy de deux fermaus de loton.

125. Beda super Parabolas Salomonis^ couvert de cuyr noir, gami de fermaus de

loton.

126. Beda super Apocaìipsim^ couvert de cuyr rouge, à fermaus de loton,

127. Prima Efhi. Aristotelis^ couvert de cuyr vert, gamy , à fermaus de loton, Jagon

de coquille.

128. Metaphisica Aristotelis et alia gus opera, couvert de cuyr tenné^ à fermeau

de loton.

1 29. Strabonis prima pars, couvert de cuyr vert, gamy de fermaus de loton.

1 30. Strabonis secunda pars, couvert de cuyr vert, gamy de fermaus de loton.

131. Strabonis de situ orbis, couvert de velours rouge, à fermaus de loton.

132. Laurencii Vallensis, de notulis Badensis, couvert de cuyr noir, à fermaus de

loton.

1 33. Laurencii Valensis Thucididis, couvert de cuir violet, à femiaus de loton.

1 34. JDialectica Laurencii Vaila, couvert de cuyr violet, à fermaus de loton. 135-137. Troys volumes non reliesf et imparfaictsf.

135. Cirillus (sic erat in capite : preste à Mons. de Lodève).

J A. DE CASTIGJfOLLES.

XXVII

I libri comprati da Luigi XII furono subito incorporati nella collezione Reale : ma quelli che acquistò il Cardinale d* Amboise, e che formarono la sua libreria di Gaillon \ non pervennero alla Biblioteca Nazionale, che nel XVIII secolo, dopo che fecero parte del Cabinet du Roi, al Louvre '.

Oggidì la Biblioteca Nazionale di Parigi possiede più di 300 manoscritti , tra quelli conquistati da Carlo VIII, e quelli com- prati dal Cardinale d' Amboise '.

* Se ne fisi pure menzione nel citato Itinerario del Cardinale d'Aragona (Ar- chivio Storico Napoletano, Anno I, p. no).

* I Be di Francia, da Carlo Y a Luigi XII, ebbero al Louvre, nella Torre della Libreria, quelle poche centinaja di volumi, che bastavano alle ristrette loro esigenze. Ma da Francesco I a Luigi XIY, crescendo a dismisura coi progressi della stampa, e per doni e successivi acquisti, la Biblioteca del Be, come si continuò a chiamarla, passando da Blois a Fontainebleu, e poi entro Parigi stessa dal quartiere dell'Uni- versità alla via Yivienne , si trasformava da dipendenza domestica dell' antica mo- narchia feudale in una istituzione per uso dei dotti e del pubblico (Bathery,^o^ice Historigue sur Vanderù Cabinet du Boi et la Bibliotì^ègue Impériak du Louvre. A p. 1013-1014 del BulUtin du Bibliqphile. Paris 1858, in 8"").

' Un catalogo sommario di essi manoscritti fu pubblicato dal Delisle nell'opera citata (To. I, eh. YI) ; e qui lo riportiamo, traducendone i titoli dal francese:

Mss. Qwa

22. Salterio.

35. I libri Sapienziali.

49. Oli Evangeli. 102. Atti degli Apostoli. 563. S. Gregorio Nastianzeno. 1122. S. CHovanni Damasceno.

xxvm

1 388. Prontuario del Diritto di Costantino.

1759. Diogene Laerzio.

2465. Trattato di Michele Pseìlo sulle matematiche^

2795. Sofocle ed Euripide.

2809. Euripide.

2865. Epigrammi e trattati di grammatica.

2902. Esopo, Aristofane ed Euripide.

2983. Trattati di rettorica.

2999. Demostene.

Mss. Latini

372. Note sull'Antico Testamento.

495. Commentario di S. Tommaso sopra Isaia.

574. Esposùfione di Andrea sopra Isaia.

606. Esposùfione di S. Tommaso sopra Jdbu

667. Commentarii sulle Epistole di S. Paolo.

674. Commentario diS. Tommaso sull'Epistola di 8.

Paolo ai Romani. 771. Salterio.

1468. Trattato sullo Scisma. 16 59. Lettere di S. Cipriano. 1664. Lattanzio. 1 703. S. Basilio. 1 767. Sermoni di S. Ambrogio. 1795. Uomini illustri, di S. Girolamo. 2082. S. Agostino contro Fausto. 2231. Morali di S. Gregorio. Tre volumi. 2338, Pronostici di CHuliano. 2347. Commentarii di Beda sulle Parabole di Salomone

e sul Cantico dei Cantici. 2368. Esposizione di Beda sulV Apocalisse. 2379. Trattato della Fede di Giovanni Damascefno.

%

XXIX

254^. Sentente di Ugo di S. Vittore.

3063. Questioni di Giovanni Scoto sul secondo libro delle Sentenee.

3 147. Quodliheta di Giovanni Scoio.

3305. (A) Sermoni sui Santi.

3362. Lettera di Bahbi Samuel.

3432. Compefkdio di Teologia.

3453. Dialogo sull'inferno di Agostino da Lecce. * 36 1^. Trattato di Michele de Striverio sulla vita eico--

stumi degli uomini.

3923. Beperiorio di Giovanni Calderino.

3990. (C) Apparato Slnnocenzio IV sulle Decretali. .

3998. Apparato del Cardinale d' Ostia sulle Decretali. . 4027. Commentario di Enrico Bohic sulle Decretali.- Tre volumi.

4038. Commentario sulle Decretali.

4083. Giovanni Andrea sul Sesto.

4144. Inventario del Diritto Canonico di Berengario^ ve- scovo di Béeiers.

4147. Beper torio di Giovanni Calderino.

4185. Formolario degli atti della Corte di Boma. 4234 e 4256. Specchio di Guglielmo Durante. Due esemplari.

4260. Addizioni di Giovanni Andrea allo Specchio di Guglielmo Durante.

4276. (A) Questioni di Diritto Bomanoper Oldrado.

4277. (B) G. Mattelleti eulogium.

4427, 4429 e 4436. IsUiuzioni di Giustiniano. Tre esemplari.

4442. Apparato sulle Istituzioni. 4460 e 4467. Digesto antico. Due esemplari. 447 1 , 4472, 4473, 4476 e 4477. Inforjsiato. Cinque esemplari.

4489. Lezioni di Guido de Suzaria." 4492. Addizioni di Dino de Muxello al Digesto. 4493, 4495, 4496, 4498 e 4499. Nove volumi di Bartolo.

45^7 e 4SH* Lesioni di Diritto Romano. 4522,452464525. Codice di Crimtiniano. Tre esemplari.

4545. Trattati giuridici di Odofredo e di Boffìredo.

4546. Lezioni di Giovanni^ detto Aquila di sottilità^

pra il Codice. 4548. Apparato di Bartolo. 4557 ® 45 5^- Questioni di Diritto Bomano.

4563. Compendio del Codice di Giustiniano. 4569. (A) Compendio di Diritto Bomano. 457 1 . 4572 e 4573. Trattati di Pietro Giacomo d'Aurillac.

4590. Diversi trattati di Diritto. 4593. Trattato sulV ufficio dei notai. 4604. Il Curiale. 4625. Costituzioni di Sic&ia. 4675. Leggi e costumi d'Inghilterra. 4798. Strabene. 4§02. Tolomeo. 4833. PomjTonio Jlf(sZa. 4868. Cronica d^ Eusebio. 4927. Opera Matteo Palmerio sui tempi. 4956. Giustino. 508 1 . j^foria di Eusebio. 5088. Cassiodoro.

5620. (^ì; F>to df ^. Giovanni da Capistrano. 5631. Leggenda Aurea. 5689. Diodoro Siculo.

5700. Istoria di Troja ^i Guido deUe Colonne. 5770. Coffimen/arn dt Cesare. 5779. C7omm«nforn di Cesare. 5823. JZomtiZeon. 5827. Fife d' «omini cefe&ri di Francesco Filelfo.

5831. Plutarco.

5832. Plutarco.

5846. Valerio Massimo.

5865. Commentario su Valerio Massimo.

5895. Storia di Firenze di Leonardo Aretino.

5012. (A) Fatti di Alfonso I d'Aragona di Bartolomeo

m

Facio. 6069 (A) e 6069. (CJ Diogene Laerzio. Due esemplari.

6074. Senofonte.

6120. Ammiano Marcellino.

6137. Vita di Fabio Massimo.

6 161. Origine dei Lombardi.

6292. Categorie di Aristotile.

6295. Giovanni Argiropulo, sugli Analitici. 6306 e 6309. Etica di Aristotile. Due esemplari.

63 IO. Morale Economica e Politica di Aristotile. 6320 e 6324. Fisica di Aristotile. Due esemplari. 6344, 6352 e 6354. Cicerone^ degli Ufficii.

^359- Commentario sugli Ufficii di Cicerone.

6363, Commentarti su Cicerone, Orazio, Ovidio, etc.

6366. Cicerone^ Sogno di Scipione, etc.

6400. (D) Commentarii di Boezio ìsopra Aristotile.

6407. Nicola Trevetti sul libro della Consolazione di Boezio.

6430. Logica di Chsglielmo Ocham. 6433, 6433 (A) e 6433. (B) Logica di Paolo da Venezia.

6447. Questioni di Apollinare da Cremona.

6456. Commentarii di S. Tommaso sulV Etica.

G472. Bosaio dei vizii e delle virtù.

6475. Del Beggimento dei principi di Egidio Bomano. .

65 1 1 . Trattati di Alberto Magno sul cielo e il mondo.

65 19. Alberto Magno, sugli animali.

652 1. Alberto Magno, sugli uccelli e i quadrupedi.

6522. Alberto Magno, sull'uomo.

6523. Alberto Magno, sul sonno, etc.

XXXII

6525. Commentarti di 8. Tommaso sapra Aristotile.

6527. Alberto di Sassonia^ sulla Fisica di Aristotile.

6528. JBurley, sulla Fisica di Aristotile.

6530 e 6531. Paolo da Venezia^ sulla Fisica di Aristotile^ etc.

6539. Commentario sul Trattato del cielo e del mondo. 6547 e 6548. Commentario sulle meteore^ di Aristotile.

6583. Trattato di Aristotile sulle meteore.

66 1 8. Cicerone, delF Amicizia,

6637. Boezio, sopra Porfirio e Aristotile.

6657. Logica di Pietro Ispano.

6658. Logica di Paolo Veneto. 6668. Trattato dei termini naturali. 6670. Trattato di Dialettica.

6738. (A) Trattati filosofici di 8. Tommaso.

6788. Libri di Aristotile, sugli animali.

6793. distessi.

6804. 8toria naturale di Plinio.

6848. Ugo da 8iena, stigli Aforismi d'Ippocrate. 6849 ® 6850. Giacomo da Forlì, sugli Aforismi d'Ippocrate.

6860. Marsilio, sui prognostici d'Ippocrate.

687 1 . Diversi trattati di medicina.

6883. Dieta d' Isaac. 6894 e 6896. Trattato di medicina di Giovanni figlio di 8€ra'

pione.

6908. Commentario di 8illano deNigris, sopra AJmanzor. 6920, 692 1 e 6922. Canone di Avicenna.

6938. Commentario sopra AvicentM,.

6941. Pratica di Giovanni da Parma.

6947, Johannis Mesuae grabadin libro secundo.

6959. Glossario medico di 8imone da Genova. 6984 e 6987. Trattati di medicina di Nicola da Firenze,

6990. Consigli medici di Antonio Cermosoné.

7010. Antidotario.

xxxm

7020. Trattato di falconeria di Moamim.

7135. Chirurgia di maestro Pietro di Largilata.

7 161. Trattato d'Akhimia.

7245. Frontino. 7269 e 7271. Tavole astronomiche di Giovanni JBianchino. 7316 (A), 7343 e 7348. Trattati di astronomia e di astrologia.

751 1. Frisdano.

7522. Grammatica di Corradino da Pontremulo. 7524. Lùremo Valla^ delle elegante. 7532. Crrammatica. 7538. Diomede. 7549. Compendio di Fri^ciano. 7623 e 7625. Dizionario di Ugazio. Due esemplari. ^6'J6. mimologie d' Isidoro. 7689. Sinonimi di Bartolomeo Fado. 7729. Istituzioni di Quintiliano. 7782. Discorsi di Cicerone. 7804. Declamazioni di Quintiliano. 7810. Opere di Francesco Filelfo. 7838. Declamazioni di Quintiliano. 7840. Raccolta di panegirici. 7922. Terenzio.

7952» 7953 e 7955- F«r^«7w>.

7980. Orazio. 7993 ® 8000. Ovidio. 80 1 5 e 80 1 6. Metamorfosi d* Ovidio. 8047.. P(9C5Ìè dt PrtiiZenjert'o.

8078. Commentoru c?i Domizio Calderino sopra Giove- nale. 8Ì25. LaSforziade. 8152 e 8155. Dottrinale di Alessandro de Villadei. 8263 e 8264. Tragedie di Seneca.

8373* Poesie di Mattia Canalis.

5

xxxnr

8374. La Tarantina di Fusco Paracleto Carnetano. 8509. Favole di Esùpo. 8528. Lettere di Cicerone. 8533. Lettere di Cicerone. Due volumi. 8555. Commentarii sulle lettere di Seneca. 8557. Lettere di Plinio. 8579. Lettere del Panormita. 8612. Lettere di Cicerone. 8620. Lettere di Plinio. 8690, 8691, 8692 e 8693. Trattati di Lorenzo Valla.

8694. Laurentius Vallensis, de notulis Baudensis.

12946. Apologia di Platone^ per il Cardinale Bessarione.

1 2947. Apologia di Platone,per il veneziano Andrea Con-

trario. 1 7 1 50. Fatti di Alfonso d^ Aragona di Bartolomeo Fado. 1 7584. Storia di Eusebio. »

1 7842. Questioni naturali di Seneca. 18524. Bosaio di grammatica.

Mss. Itàliàki.

4. Parte della Bibbia. 82. Omelie di s. Giovan Crisostomo.

84. Compendio dt Solino.

85. Pentateuco.

87. Città di Dio.

88. Dialoghi di S. Gregorio. 96. Leggenda Aurea.

100. Vita di GesH Cristo.

395. Fatti di Carlomagno.

408. Ordinanze di Pietro d'Aragona.

414. Effemeridi del Duca di Calabria.

434. // Milione di Marco Polo.

XXXV

438* Libro dell' Aquila. 439. Cansolasfione di Boeaio. 447. Segreto dei Segreti di Aristotile. 457. mmediiper cavalli e falconi. 484. Decamerone.

49 1 . Storia di Onerino da Durajszo. 552. Commentario sui Trionfi del Petrarca. 580 e 583. La Teseide.

592. Metamorfosi di Ovidio.

616. Panegirico di Plinio, tradotto da Lippo Brandolino. 906. Consolajsione di Boe/sio. 91 7. Segreto dei Segreti di Aristotile. 928, 939 e 940. Eimedii per cavalli e falconi. IO 16. Trionfi del Petrarca.

Mss. Spagnuoli

46. Bibbia.

55. Trattato dei vieii e delle virtù. 58. Doveri dei principi. 70, 71 e 72. Vite di Plutarco. 205. Breviario d' amore. 246. Questioni teologiche.

V

y

Altri avanzi della Biblioteca Aragonese si trovano a Lou- viers \ nella Biblioteca Imperiale di Vienna *, e sparsi altrove, in pubbliche e private collezioni '•

Dei manoscritti Aragonesi, che rimangono tuttora in Napoli, i più sono nella Biblioteca Nazionale , e furono quasi tutti del

^ Il Delisle cita tre codici Aragonesi ivi esistenti, secondo M/ Baraisson; e sono i Commentarii di S. Tommaso sul primo e sul secondo libro delle Sentenze, e soll'E- yangelo di S. Matteo. Crede pare dovervi aggiungere nn codice, indicato da M/ Bréaaté {Catalogne de la Bibliothèque de la ville de Louviers, p. 369), che contiene i quattro libri delle Sentenze di Pietro Lombardo.

* I codici Aragonesi, che si conservano in quella biblioteca, sono le Orazioni di Cicerone, di cui s'è parlato innanzi, i Commentom di Cesare (Y. il Catalogo diEndli- cher,pp. 7 e 33, citato dal Delisle), un S. Ambrogio con le armi d'Aragona (Y. Denis, Codices mss. theologici bibl. palat Vindobon.1, i, 627, n. CCI), il codice di Strabone del Cardinale d'Aragona, di sopra ricordato.

^ Nella collezione di M.' Bourdin , esposta a Bouen nel 1 86 1 , son tre volumi delle opere di S. Tommaso.

Un manoscritto delle Quaestiones di S. Tommaso fa parte della collezione di Lord Ashburnham (N. 88 dell'Appendice). Quattro volumi dei Commentarii di Gio- vanni Scoto, sui quattro libri delle Sentenze, appartennero all'antica Biblioteca del Collegio di Clermont. Nella collezione di John Cochran, venduta nel 1829, oravi un Trattato italiano di Falconeria, ed in quella del Libri, venduta nel 1859, la tradu- zione di Onosandro, fatta da Nicola da Negroponte, mss. Aragonesi l'uno e l'altro , secondo c'informa il Delisle. Il quale nelle Additions et Corrections alla sua opera, ci conto di altri mss. Aragonesi, quali sono lo Svetonio della Biblioteca di Berlino, e il Filelfo di quella di Torino, che abbiamo ricordati innanzi, parlando dei copisti e dei miniatori; un Quintiliano ed altri codici dell'Università di Yalenza,dove si conser- vano i mss. appartenuti a Ferdinando Duca di Calabria, figlio di Federico III d'Ara- gona ( Y. Archives dea missions scienti fiques et littéraires, sèrie, voi. Y).

zxxvn

Monastero di Monteoliveto * , al quale si vuole che- Alfonso II avesse donati molti dei suoi libri *. Finora nella: suddetta biblio- teca non se n' è potuto con sicurezza discernere più di dodici '.

' Y. Fornari Vito , Notizia della Biblioteca Nazionale di Napoli (Belazìone al Ministro della Pubblica Istruziose, fatta per V Esposizione Universale di Vienna del 1872, 2* ediz.). Napoli, Detken, 1874, in 8% p. 7.

* V. Troyli D. Placido, Storia generale del Bearne di Napoli (Napoli, 1 752, in 8®, To. IV, par. IV, p. 240). Sarnelli Pompeo , Nuova Ouida de' forestieri e del- l'Istoria di Nojpoli (Napoli, 1772, in 12°, p. 280). Giustiniani Lorenzo, Memorie della Beai Biblioteca Borbonica di Napoli (Napoli, 181 8, in 8^ p. 41).

' Ai già descritti, che sono i codici latini di S, Tommaso^ di S. Cipriano, di Co^ lumella^ di Celso , e i codici italiani della Vita di 8. Giovanni Battista e delle ^i^- tenjse di Plutarco, bisogna aggiungere i seguenti:

Bibbia latina, in due volumi in folio, membran. (segn. VI, A. 20-21), di carat- tere del sec. X oXI, detta, per lunga tradizione, Alfonsina, Ci è il bollo delia Bi- blioteca di Monteoliveto. Di essa si fa parola nell* Appendice prima alla citata 226* Iasióne del Fornari.

Mamotrecius in Bibliam frairis Marchisini. Codice membran. in a 2 coL del sec. XIII (segn. XV, E. 36) col bollo della Biblioteca Olivetana.

S. Gregorii Homiliae. Codice membran. in 12^, a 2 col., del sec. XIII (segn. XV. F. 83), col bollo della Biblioteca Olivetana. Questi ultimi due codici li possede- va il Minieri Biccio, che notò il secondo nel Catalogo dei mss, della sua biblioteca (Napoli, 1868-69, inff^, V. tomo III, p. 37).

Begis Alfonsi Begestum iusticie primum anni MJ* cccc.Lviij. Codice cartaceo in fol. del se^. XV (segn. XIV, A. 24).

Il Montfaucon lo vide nella Biblioteca degli Olivetani di Napoli, e cosi lo nota nel tomo I, p. 230 della sua Bibliotheca Bibìiothecarum , etc: Begistrum Al- phonsi Begis, ubi nomina pròpe modum innumera nobilium ac civium illius aevi Neapolitanorum.

Libro della disciplina dei cavalli, di Antonello Scilla, Codice cartaceo in foL del sec. XV (segn. VIII, D. 69).

mvra

j

Altri due son presso privati possessori \

È una raccolta di disegni, rappresentanti freni da cavalli, con un proemio, che comincia: Alla Sacra Begale Maestà del sapientissimo Principe Don Ferrando Aragonio Inaictissimo Be Italico etc. Prohemio de Antonello Scilla Siculo della ueterrima città de Siacha odian- do: mastro de stalla et creato et minimo mancipio del prefato et optimo Signore: in lo libro della disciplina delli canalli et con quali freni se habiano ciascuno a moderare etc (Y. Miola, L^scrit^ iure in volgare^ etc., nel lycpugnatore. Voi. XIV, par. I, pp. 392-393).

Finalmente un codice membranaceo in del secolo XV, di bella scrittura (segn. XIV. D. 20), che ha il seguente titolo in rubrica: e Qua seguitano tutti li ariiculi et ordinatione dell'ordine del Toson d*oro: del quale lo primo fundatore fu lo Serenissimo Principe Philippo ducha de Bor- gogna: Li quali articuli Johannes Tintoris doctissimo et clarissimo musico per mandato de la Sacra Begia Maiesta ha traducti de lin- gua de borgogna in lingua italiana.

^ Uno è il Libro d' Ore 0 UffUio, posseduto dal Principe di Torcila, e già di- nanzi indicato : un altro appartiene al eh. Comm. Luigi Volpicella ed ò un codice membran. in a 2 coL del sec. XIII. In fine di esso si legge: Ezpliciunt Epi- stole beati Bernardi clareuallis abbatis. Amen, etc

Oltre il bollo che ò nella prima faccia, nell* ultima ò scritto: Iste liber etc. est Monasterii Sancte Marie de Monte Oliveto de Neapoli.

PARTE SECONDA

SOMMARIO

U ms. delle Eflfemeridi del Duca di Calabria Suo passaggio da Blois a Fontaine- bleaa -~- Enrico II gli nuova e splendida legatura Il ms. delle Effeme* ridi nella Biblioteca Nazionale di Parigi —Come è notato nei cataloghi di essa biblioteca dal XYII al XIX secolo Descrizione del detto ms. e della sua legatura Chi fu il legatore del ms.— -Le legature del genere detto Orolier Cenno sull' arte della legatura in Francia.

Fra i manoscritti che Carlo Vili portò via da Napoli, e che si conservano nella Biblioteca Nazionale di Parigi, trovasi il vo- lume, intitolato: Ephemeridi de le cose fatte per el Duca di Calabria. Esse furono scritte da un Joampiero Leostello da Volterra, di cui diremo a suo luogo. Qui riferiamo quanto ci è riuscito raccogliere intorno alle vicende del suo volume.

Scritto , come vedremo , per ordine del Duca di Calabria , quando costui divenne Re col nome di Alfonso II , e poi gli fu tolto il regno da Carlo Vili, quel libro facea parte della Biblioteca Reale, e venne, con gli altri, nelle mani del conquistatore ; indi in

^

XL

possesso della regina Anna di Brettagna. Alla morte di costei rimase a Blois ; e benché air Inventario delle sue robe , citato nella prima parte di questa Introduzione, manchi il notamento dei libri, pure abbiam potuto ritrovare un documento certo sul passaggio delle Effemeridi da una in altra biblioteca , nel XVI secolo.

Un inventario dei libri inviati da Blois a Fontainebleau nel 1 534 (i 544) \ che è la minuta dei bibliotecarii del XVI secolo, per discarico di loro responsabilità, è stato sfogliato pagina a pagina, e vi si è trovato al verso della carta 7 1 la seguente indicazione :

1669 ung autre Livre en papier a la main Intit. Ephemeride de le cose fatte per il duce de Calabria. Couvert de parchemyn.

andarono le Effemeridi a mischiarsi nella Biblioteca di Carlo d'Angouléme*, che pure possedeva abbastanza di libri ita- liani: esse rimasero presso il Re di Francia; e i successori di Carlo Vili imitarono la sua condotta nel custodire gelosamente quel manoscritto nella Biblioteca di Blois fmo al 1 544.

Gli estratti del giornale del Cardinale d'Aragona non ne par- lano ; ma probabilmente non fu mostrato a quel principe un do- cumento d'un carattere tanto intimo, sul quale avrebbe forse po-

^ Inyentaìre des Liyres Envoyés de Blois à Fontainebleau en 1 534 (i 544)* Quest'inventario si conserva ora nel Gabinetto dei mss. della Bi- blioteca Nazionale, Fonds Francata, 12999.

' Ne abbiamo invano cercata notizia nell'articolo di M/ Ed.Senemaud,£aJ5«- bJiothèque de Charles d^ Orléans, comte d'AngouJéme, pubblicata nel BuUetin de la Società Archéòlogique et Historigue de la Charente (Angouléme 1862, in S"").

xu

tuto far valere legitime pretese. A ogni modo, il documento, poco innanzi citato, ci assicura che nel 1 544 il manoscritto era a Blois, e che in queir anno stesso fu trasportato a Fontainebleau, dove il Re Francesco I aveva riuniti, agli acquisti suoi propri, i libri raccolti a Blois dai suoi predecessori ^

Enrico II fece rivestire il manoscritto con la legatura che tuttora si osserva, e che attesta la magnificenza di quel sovrano.

Alla morte di Enrico II il libro restò nella collezione reale. * Le ricerche che abbiam fatte fra le opere pubblicate intorno a Diana di Poitiers ed a Caterina de Medici % ci han convinti a questo riguardo. Si può dunque affermare , che durante tutto il secolo XVI rimase quel libro nella biblioteca dei successori del re Enrico.

Nel secolo XVII si mette V ordine nella Biblioteca del Re. Rigault, custode di quella biblioteca, compie nel 1622 un primo catalogo dei manoscritti in essa contenuti, lasciando però da parte un gran numero di volumi : cosicché nel 1 645 due illustri eruditi,

^ Nel Ca^Iogo della Biblioteca di Francesco I a Blois del 151 8, pabblicato se- condo il manoscritto della Biblioteca Imperiale di Vienna (fondo del Principe Euge- nio: E. CLXX, n.^ 2548) daM.' Michelant, Conservatore dei mss. nella Bibl. Naz. di Parigi (Paris, 1863, 48 pag. in 8*^), abbiamo invano cercato le Effemeridi. M/ Mi- chelant non 8* è occapato che dei manoscritti francesi.

* Per Diana di Poitiers abbiamo consultate le Letires inédites de Diane dePoi^ tìers, pubblicate da G. Guifirey (Paris, Benouard, 1866, in 8^) ed il Catalogue dea manuscrits trauvés après le décès de M^ la princesse de Valentinois ( Diana di Poi- tiers) dans san chdieau royal d'Anet {l?BiÌB,Qtsxiiomn, 1744, in 12®). Per Cate- rina de Medici, la Nota sopra la sua biblioteca, pubblicata da Le Bouz de Lincy {BulleHn du Bibliophile, 13* série,.Paris 1858, pp. 916-941 ).

6

XUI

i fratelli Dupuy, rividero ed accrebbero quel catalogo \ in cui ve- diamo le Effemeridi comparire per la seconda volta, col titolo che segue:

1222. Ephemeridi delle cose fatte per il duca di Calabria cap.""" generale della Lega contra Venitianì ab an.® 1484 ad ann, 1491 per Joan. Piero Leostello C. XIL

Nel detto catalogo, riguardato a giusto titolo come il più an- tico tra quelli che ha la Biblioteca Nazionale di Parigi, le Effe- meridi ebbero, come ho notato, il numero 1 222, che perderono nel 1730, quando il nuovo redattore del catalogo lo indicò a questo modo:

9976. Ephemeridi delle cose fatte per il duca di Calabria capitano generale della Lega contra Vene- tiani 1484,

par Joan Piero les Stello. * Livres mss. de Thist. d'Italie in f.^ med.'.

' Nel Catalogo del 1682 Clément lo aveva segnato cosi:

1222. 9976. Ephemeridi delle cose fatte per il duca di Calabria capitano generale della lega contra Ve- netiani 1484,

per Joan piero Leostello.

* Cataìogus htbliothecae regiae.par les frères Dupuy, to. I. (Bibl. Naz. di Parigi, ms. lai., n.^ 10366). È a notare che i Dupuy non danno alcuna indicazione di prove- nienza.

« Pag. 1 02 7 del Catalogne general des Manuscrits de la Bibliothèque Nationale de 1729 et 1 730 (ms. Catalògues, n.^ 35, in fol.).

xim

Al recto della pag. 691: Li vres deThist. d'Italie ms. in f/ med.\ #

«

Nel Catalogne desAuteurs, che rimonta ai primi anni del XIX secolo , ed è cosi chiamato, perchè i manoscritti posseduti dalla Biblioteca vi sono segnati dopo i nomi degli autori, trovia- mo nel tomo 18, a pag. 175 :

Joampiero Leostello:

Ephemeridi delle cose fatte per il duca di Ca- labria

9976'.

Finalmente in un catalogo metodico dei manoscritti, compi- lato nel XVIII secolo, e tenuto al corrente del XIX \ troviamo al tomo 1 2 (Histoire d Italie), sotto la suddivisione Venise, la seguente menzione :

Ephemeridi delle cose fatte per il duca di Cala- bria capitano generale della lega contra Veneziani. 1484. par Jo. Piet. Leostello

9976. Una nota del redattore del catalogo, aggiunge: Ce manuscrit a appartenu à Henri IL Nel XIX secolo il professore Antonio Marsand, incaricato

^ Catàlogue general des tnanuscrits de la BtblioiMque du Boi de 1682 (ms.).

' Qaesto catalogo manoscritto, che comprende i mas. francesi ed in lìngue mo- derne, ò a disposizione del pubblico nella sala da stadio dello scompartimento dei manoscritti. Qaivi neppure ci sono indicazioni di proyenienza.

' Il detto catalogo è manoscritto, e messo parimente a disposizione del pubblico.

li

XUY

dai Governo francese di catalogare i manoscritti italiani delle bi- blioteche di Parigi, cosi notò nel suo catalogo * le Effemeridi, al- l'articolo 260:

Memorie di quanto accadde nel tempo che il Duca di Calabria dirigeva le operazioni della sacra Lega.

Cartaceo in foglio, caratteri corsivi, di pagine 600, secolo XVI, nella sua legatura originale, buona conservazione.

Indicazioni che, insieme colle altre che seguono, contengono gravissimi errori, sui quali non vogliamo intrattenerci, perchè ri- sulteranno evidenti da ciò che diremo in appresso.

Il eh. Bartolomeo Capasso fece notare T importanza di que- sto manoscritto nelle sue Fonti della Storta delle Provincie Na- politane*; ma non ne ebbe conoscenza, se non per le inesatte no- tizie datene dal Marsand.

Dopo il Marsand una nuova classificazione della Biblioteca separò in diversi fondi ì manoscritti , secondo le diverse lingue ; ed allora le Effemeridi ebbero il numero 414 del Fonds Italien; sotto il qual numero presentemente si conservano '.

^ I manoscritti italiani della BegiaBiiliotecaParigina^deacritti e illustrati dal Dott. Antonio Marsand etc. ( Parigi, dalla Stamperia Beale, 1835, in 4^ Voi. ì,

P- 273).

* V. Archivio Storico per le Province Napoletane (Anno li, 1877, p. 32).

' A fin di rinrenire altre notizie del manoscritto delle Effemeridi, abbiamo fatto ricercare, ma senza alcun frutto, nelle seguenti opere:

Comptes de Déjpense de la construciion du chdteaudeGaillon.publiés éCaprès les registres manascrits du Cardinal d' Amboise.par A. Deville (Paris, Imprimerie Na-

% '•?

^

XLV

Il manoscritto delle Effemeridi è cartaceo in folio, alto 31 centimetri, e largo 21, ed ha carte numerate 295, scritte in carat- tere corsivo del secolo XV, di forma trascurata, e pieno delle so- lite abbreviature del tempo. Sembra della stessa mano di chi com- pose il libro; se non che in certi luoghi è più grande e tondo, e rivela una mano diversa '.

Nella faccia interna della legatura si legge questa nota ma- noscritta del XVI secolo :

Italien

Papier Journal des faicts du Due de Calabre.

tìonale, 1850 , in 4^). Ivi ci è finanche un conto Mtsepour les Livres. Ci son pare molte notizie sugli operai italiani , condotti da Carlo Vili in Francia.

Noiice sur la Biblioihèqw de Catherine de Medieis^avec des extraits de Vlnven- taire de eette bibliothèque^ par le Baux de Lincy {BuUetin du Bibìiùphile^ 1 3^ sèrie. Paris, Techener, 1858, in 8*, pp. 916-941).

L'inventario manoscritto si conserva alla Bibl. Naz. di Parigi. Études sur la Beliure des livres et sur les colìections de quelques Hbliaphiles célèhres^ par MS Brunet (Bordeaux, Oounouihou , 1 866, in 8^ di pag. 54).

Inventaires analytiques des Arehives Communales SArnboise^ 142 1 - 1 ^^^^suivi de documents inédits, r elati fs à Thistoire de la ville, par Vabbé C. Chevalier (Tours, 1874, in 8**).

Essais historiques sur la ville d' Amboise et son Chdteau, par MS E. Cartier (Poitiers, 1842, in 8% di pag. 83).

^ Ecco i luoghi dove il carattere muta format

Da car. 92 r. a 96 r. » » 97 r. a 102 v. » > 105 y. a 109 r. » » Il I V. a 1^2 r. » » 132 V. a 140 r. » » 141 r. a 150 T.

XLVI

E al di sotto la cifra a stampa: Ital. 414.

Dopo la legatura son cinque carte bianche , di cui la quarta ha quest' altra nota, anche di carattere del XVI secolo :

Tabula historie III versus hostium

ad terram ytalian liber viij.

Al recto della prima carta numerata è scritto nel rhargine su- periore e nell* inferiore : Ephem e ridi de le cose fatte per il duca di Calabria, in diverso carattere ed inchiostro, ma Tuno e l'altro del secolo XV: quello di sotto sembra più recen- te. Il detto titolo fu certamente dato al libro , quando ancora si trovava in Napoli.

Nella stessa pagina vedesi il numero del catalogo Dùpuy 1222 , il bollo della Biblioteca Reale di Parigi, e l'altro nume- ro 9976.

Nell'ultima pagina (car. 295 verso), in fine dell'opera, si legge:

TsXoc xaip£

Poi di nuovo il bollo della Biblioteca, ed in ultimo a lettere maiu- scole :

ALIA IN S."^ L."^ VIDE.

Sono aggiunte sei carte bianche, forate in qualche punto, co- me le altre cinque che stanno innanzi. Esse hanno salvata la parte scritta del volume, che è perfettamente intatta, grazie altresì alla splendida legatura, di cui occorre parlare di proposito.

L' inventario del 1544, che abbiamo innanzi- citato, dice che le Effemeridi sono legate in pergamena (en parchemyn). Dovea

]

XLTH

probabilmente esser quella la legatura originale, con la quale il manoscritto fu portato da Napoli. Di fatti , la più parte dei libri della Biblioteca Aragonese son legati in pergamena \

I molti traslocamenti del manoscritto, dal 1495 in poi aveano forse imposto un mutamento di legatura, che fu eseguito sotto il regno di Enrico II, dal legatore di quel sovrano, detto Le Faul- cheur. Questa nuova legatura è pur essa una prova del conto in che era tenuto il manoscritto, non essendosi ripetuto un simile favore per alcun altro dei codici Aragonesi.

Stefano Roffet, detto Le Faulcheur, il cui nome ci è rivelato da un estratto di conto pubblicato nel 1855 da M. de Laborde ',

^ Che diremo dell* imperdonabile inesattezza delMarsand, che chiama legatura originale quella che ha ora il manoscritto?

' De La bordo , La Renaissance des Aris à la Cour de France, Études sur le XVr siede, Additions au tome premier (Peintnre). Paris, Potier, 1855, p. 925:

Bolle des parties quo le Boy ordonne estre paiées par le mai- atre de sa chambre aax deniers.

A maistre Claude Chappuys, libraire du dict seigneur la somme de six yingtz dix liyres dix sols tournois pour son remborsement de semblable somme qu'il a desboursée des ses deniers a ung li- braire de Paris nommé le Faucheux pour avoir de Tordonnance et commendement du dictseigneur rabillé, relié etdoré plusieurs livres de sa librairie en la forme et manière d* ung évangelier ja relié et dorè par icelluy Le Faucheux, escript de lettres d'or et d'ancre.

(Archives de l'Empire, L. 96 1 , n."^ 1 05). II documento sottoscritto dal Be manca di data, che vien fissata dal Laborde al 1 538.

L' Evangeliario, di cui è parola nel suddetto documento, ci fa sapere il Delisle che ancora esiste nella Bibl. Naz. di Parigi, rivestito della legatura, fatta dal Le Faulcheur: porta il n.^ 257 del Fonds Latin.

i," .-v-'-^-k » .^r^^'^ >\ .

XLVllI

lavorava per Francesco I ed Enrico II ^ Le Faulcheur, e non Le Faucheux, era cosi soprannominato, perchè nella marca della sua libreria eravi una falce (/ae^teJ.Egli dimorava presso il ponte S. Michele, all'insegna della Rosa*. A lui dunque dobbiamo la mirabile legatura, di cui il fac-simile ci ritrae le squisite perfe- zioni.

Si guardi a quei delicati intrecci di marrocchino giallo, che staccano sul marrocchino nero avolio, i cui contrasti erano fatti viemeglio risaltare dalle pietre che ornavano un tempo i quat- tro lati della covertura. Son pure da ammirare le incisioni sui tagli dorati, che doveano spiccare anche più, prima che fossero tolti al volume i suoi fermagli di argento dorato. Quelle armi poi artisticamente poggiate su d' un piano di marrocchino nero , la cui severità è temperata dall'oro; quelle D e quelle H intreccia- te; quei turcassi e quei crescenti collocati l'uno a ridosso dell'ai- tro, tutto mostra il gusto sopraffino del legatore. Tutti gli spe- dienti della sua arte, italiana d'origine, e portata in Francia dal Grolier, mise in opera il legatore di Enrico II, adattandole al gu- sto francese.

Le legature alla Grolier, che rappresentano tutta quell'arte in Francia al secolo XVI, hanno, dice il Le Roux de Lincy, sva- riati ornamenti j sempre di gusto assai puro e delicato, che abbel- liscono le due facce esterne del volume.

' V. Quigard Joann., Armorial du Bibliophile, nel QiovnRÌe Le Bibliophilc Frafi{ais (Paris 1868-1873, to. I, p. 263).

* Delisle, Cabinet des Manuscfits, to. p. 182.

•>*

xux

Quanta finezza ed arte nella maniera di aggiustare e intrec- ciare quei molteplici compartimenti, o d'oro e nero, o verde, nero e oro su fondo bruno ; ma più spesso a ornamenti s variatissimi in oro su fondo verde. Tutti quei compartimenti e disegni si con- fondono graziosamente Tuno con l'altro, senza^mai discordare \

Le legature sono di marrocchino o vitello, di color fulvo o bruno, e le pelli furono si bene compresse, che bisogna guardarle da vicino per riconoscere la differenza dei due generi di esse. Il dosso, quasi sempre senza ornati, è a cinque o sette nervi, o cuci- ture: la busta, che covre tutta la legatura, è quasi sempre di fina pergamena: in principio e in fine del volume trovansi da quattro a sei carte di guardia, la terza delle quali è in pergamena: il corpo del libro non manca di solidità '.

Intorno alla questione se Grolier fece venire d' Italia i lega- tori che per lui lavorarono, ovvero se ne trovò a Parigi di tanto abili da eseguire le numerose legature, che fece fare negli ultimi trent'anni di sua vita, passati in quella città, il Le Roiix de Lin- cy ^ sostiene che quelle legature furono fatte a Parigi. Egli dice che, dopo la spedizione di Carlo Vili in Napoli, molti abili artisti ed operai italiani furono condotti in Francia da quel sovrano, co- me risulta dal Conto pubblicato negli Archives de t Art Francai^ *;

m

* Le Eoux de Lincy, JRecherches sur Jean Grolier, sur sa vie et sa bibliotkèque (Paris, Potier, 1 866, in 8^ pp. 82-83).

* Ivi, a pp. 81-82. Una legatura del genere Grolier oggidì raggiungerebbe, nelle pubbliche rendite in Francia, il prezzo di 20000 franchi in circa.

' JRecherches etc, p. 99. ^ To. I, Documenis, p. 94.

L

dove si trovano nominati architetti, pittori, miniatori, orefici, stuccatori, lègnajuoli, sarti, ricamatori, e per fino giardinieri : di le^ gatori non è parola; ma vennero probabilmente anch'essi. Se non che, guardando alle magnifiche legature in marrocchino e vitello, fatte in Francia -per Francesco I ed Enrico II , e per Diana di Poitiers , ne trae per conseguenza che Grolier non fu , come si è sempre detto, il rigeneratore dell'arte del legare in Francia. Cita ancora ad esempio parecchie belle e note legature fatte in Fran- cia, in tempi anteriori al Grolier, cioè nel XV , nel XIV e fin nel XIII secolo. Nel XVI poi, afferma che v'erano abili legatori in Francia; ma egh non può negare che il Grolier dal 1530 al 1565 avesse mandati a legare in Italia i suoi libri. Esempio di certo seguito dai Re di Francia \

Noi ricorderemo che già, alla fine del XV secolo, erano fa- mose le legature che fregiavano le edizioni Aldine; legature dette officinale^ ^ perchè lavorate nell'officina stessa di Aldo Manuzio. Il carteggio di costui \ ci fornisce a tal proposito non poche no- tizie.

' Op. cit., p. 104.

' Aldo Manuzio, Letìres et documents, 1493-1515* Armand Baschet collexit et adnotavit Venetììs, ex aed. Antonellianis, 1867, in 8^.

PARTE TERZA

SOMMARIO

Come comincia il ms. delle Effemeridi Chi ne fa T autore Stranezze di forme, e verismo in esse predominante Furono scritte per ordine del Daca di Cala- bria — Altra opera del LeosteUo sulla vita di esso Duca Stile e lingua delle Effemeridi Se furono o no continuate Si espone sommariamente il conte- nuto del libro Guerra contro i reneziani Usanze e vocaboli militari Co- me erano composti gli eserciti Face concbiusa Entrata del Duca di Cala- bria in Napoli Gli è affidato il governo del Begno Congiura dei baroni Guerra in Abruzzo, nello Stato Bomano ed in Fuglia Morte di Antonello Pe- truoci e del conte di Sarno Morte della Duchessa di Calabria Ambasceria del Duca di Milano Malattia del Duca di Calabria Viaggio dello stesso in Fuglia Importanza delle Effemeridi Qualità del Duca di Calabria Cura dei suoi nelle infermità—Suoi modi familiari Feste alle quali interveniva Sue pratiche religiose Sua attività Amore per la lettura e pei libri Codici avuti da Firenze Esercizii cavallereschi Equitazione Caccia Giostre Giuochi Musica Farse Jacopo Sannazaro Gusto del Duca Alfonso neir edificare Fa venire da Firenze Giuliano da Majano Data certa della costai morte Maestro Antonio Fiorentino I giardini e le stanze di Castel Capuano La Duchesca La Maddalena Santa Caterina a Formelle Poggio Beale Il Palazzo Como.

Nella prima carta (recto) del manoscritto delle Effemeridi, dopo il titolo, si legge una lista dei giorni, nei quali bisogna guar- darsi dal cominciar guerra olite o rissa, o dal mettersi in viaggio.

UI

È fatta da chi scrisse queste effemeridi, prò Illustrissimo Domino meo, cioè per il Duca di Calabria, che molto se ne giova. Nella carta seguente, col titolo: Versi facti in laude del Illustrissimo Signor Du-ca di Calabria, leggonsi 22 distici latini, opera, probabilmente, dello stesso scrittore delle Effemeridi,

A carte 3 (recto) si principio al giornale a questo modo: Registro doue saranno collocati tucti progressi del Illustrissimo et Excellentissimo Signor Duca de Calabria Capitano generale de la Sanctissima et Se- renissima Liga: da poi se partio da Cremona cum tucta sua casa per uscire in campo et offendere li venetiani et loro subditi inimici expressi de la pre- fata liga et excomunicati et maledicti dal sommo Pontifice Papa Sisto per loro demeriti. Die xxij de Maggio M. ecce. Lxxxiiij. Cominciato perJoampiero Leostello volterrano exercitij causa.

Di qui dunque sappiamo chi fosse colui al quale era stato commesso di notare giorno per giorno i fatti del Principe Ara- gonese. Di questo Giovan Piero Leostello da Volterra nuli' altro ci è riuscito di sapere, se non che in un codice della Biblioteca Lau- renziana', contenente un Historia de calamitate Volalerrana AntonuHyvani*, vi è una lettera di costui al Leostello, del 1473.

' V. Bandini, Catalogus Btbl Mediceae Laur. (II, 853, Cod. XXVIII). * Antonio Ivano da Sarzana, fa Cancelliere della Bepubblica di Volterra nel 1466 (V. Muratori, Script Ber, Itaì., Voi. XXIII, p. i).

un

Anche il Mehus , nella prefazione alla Vita di Ambrogio Camal- dolese, cita una lettera dell' Ivano al Leostello, esistente in un co- dice Magliabechiano \ e ne riporta un passo, in cui si domandano notizie intorno a certi libri a stampa.

Ora accenneremo a quanto l'esame del presente manoscritto ci apprende intorno al suo autore.

Uomo affatto ordinario costui ci si rivela , sebbene intinto d' una certa superficiale cultura di cui si piace far mostra , mi- schiando in ogni frase, coi vocaboli dell'uso volgare un suo stra- no latino, con aria cosi ingenuamente comica, da destare una viva ilarità in chi legge. Lascio stare le stranezze ortografiche e le storpiature , specialmente nei nomi propri di luoghi o di perso- ne ; alterazioni, del resto, che bisogna lasciare cosi come stanno ; perchè tutto serve a qualche cosa nelle indagini storiche, le quali debbono aver di mira non il bello, ma il vero *. E il vero, anzi il più schietto verismo, predomina in queste Effemeridi, ove è no- tato fin quando l'Illustrissimo Signor Duca di Calabria prese

' Ambrosii Traversarii etc. Latinae Epistolae (Florentiae 1759, in fol. To- mo I, p. LV).

Il codice è segn. Class. Vili, Nam. X. La lettera è la XXXII.

' Giusta r espresso principio, il testo delle Effemeridi sarà pabblicato cosi come si legge neir originale, e solo correggendo quegli errori che sono effetto di distra- zione e non d'ignoranza, come la ripetizione di qualche parola, la mancanza di qual- che altra, e yia dicendo. In quanto alla punteggiatura, non potendosi adattare la moderna ad uno stile composto di frasi senza nesso e senza ordine, è stato pur ne- cessario seguire quella del codice, che consìste, secondo il sistema antico, in punti e due punti. Si sono però aggiustati, per quanto s' è potuto, i detti segui in modo più ragioneTole.

ur-

la medicina de manna per purgarse; quando ebbe certe scorse de ventre et se governò molto diligentemente in cibo et potu , e quando voluit accipere quoddam cri- stere prò valetudine sua conservanda.

Certo , quelle che oggidì chiamiamo indiscrezioni dei rq^or- ters, non arrivano mai fino a tanto. si potrebbe d* altra parte . dar dell' indiscreto al buon Leostello, che ci ripete più volte esser egli tenuto per il suo ufficio a scrivere il giornale.

Lo ufficio mio è solo tenere a mente le jornate come ho comandamento.

Basta in questo (trattato) pon ere le jornate et fare quanto me è stato ordinato.

A tal fine seguiva dovunque la persona del Duca; e sebbene ci dica una volta a 24 d'Agosto 1484: Continuerò le jornate facte per lo 111."* Sig. Duca de Calabria secondo me sarà referito per non essermece trovato presentiali- ter : altre volte poi ci fa intendere che dei fatti che narra, fu te- stimone oculare.

Una volta dice, che il Duca lectulum ingressus est bo- ra iiij prius visis quibusdam scriptis de suis rebus gestis aufugiendi ocij gratia.

E questi scritti doveano essere certamente le Effemeridi, a meno che non si voglia pensare a un'altra opera, che il Leostello ci fa sapere di aver cominciata sulla vita del Duca di Calabria.

Non delibero in ciò distenderme più perchè già ho cominciato tractare sua vita ampiamente et in quello tractato sarà più condecente narrare ogni

LV

cosa. Et perchè in altreopere nostre tractamo la vita sua ampiamente non me distendo più in ciò per non tediare li lectori*.

Come poi gli si offre il destro di ricordare al suo signore i servigi prestati ed il premio che ne aspetta, eccolo, a proposito di un vescovato che il Duca fece dare al suo cappellano , uscire in queste parole :

Et certe molto se trovava de bona voluntà inpo- nere innanzi tucti soi servitori. Et ipse in eo nume- ro sum et dico uno quoque die: expectans expectavi etc. Vivat Dominatio sua illustrissima etomnia ser- vitoribus succedent ad votum.

Qualche volta non è privo il suo stile di una quasi inconscia schiettezza ed evidenza, in ispecie nelle descrizioni; onde più ri- salta il contrapposto dei gonfi latinismi che lo intramezzano. Co- me ancora, accanto a frasi e vocaboli, che ci fan ricordare i tempi migliori della lingua toscana, s' incontrano idiotismi e forme lin- guistiche ancora vive nei dialetti del Napoletano; e di più, è a notare una strana maniera di adoperar certe voci in significati diversi da quelli in uso.

Ma basti dello scrittore, e veniamo subito a parlare del suo hbco. Esso comincia, come s è visto, ai 22 Maggio 1484, e finisce

^ Forse qaesta vita non fa terminata; perchè in tal caso non avrebbe mancata il Leostello di dedicarla al Duca di Calabria; e si sarebbe trovata nella costai bi- blioteca, dove avrebbe subita la stessa sorte delle Effemeridi. Potè anche essere di- stratta al tempo dell* invasione di Carlo Vili. Certo non pare che alcuno Tabbia ci- tata mai; se ne fa menzione in nessun* opera bibliografica.

LVI

ai 6 Febbraio 149 1. Se il giornale sia stato continuato dopo que- st' ultima data, non si può dire con certezza; perchè, sebbene lo lascino supporre le parole che leggonsi in fine del volume, cioè

ALIA IN S.^ l/ vide,

interpretando le due iniziali S ed L per Secundo Libro; pure po- trebbe anche intendersi che ivi voglia dire: in suo loco, cioè nel libro in cui Leostello scriveva più diffusamente i fatti del Duca di Calabria.

Dal primo giorno in che cominciano le Effemeridi fino ai 6 di Agosto assistiamo alle mosse dell' esercito della Lega, condotto dal Duca di Calabria contro quello dei Veneziani, comandato da Roberto Sanseverino.

Son piccoli fatti di guerra, avvisaglie, scaramucce, movi- menti di campo , e non altro. Le tregue sono frequenti, ed allora è uno scambio fra i due eserciti, di visite, d'inviti e cavalleresche affabilità senza fine. Ci si apprendono varie usanze di guerra, vo- caboli attinenti all' arte militare ed alle armi da fuoco; e poi s'in- contrano a ogni tratto i segni di quell' estrema mancanza di compattezza e disciplina, di cui davano prova quelle schiere rac- cogliticce di saccomanni, galluppi, stratioti, ed altri consimili, che formavano in gran parte gli eserciti a quei di. A domarne le in- subordinazioni, era quasi sempre necessario che il Duca di Cala- bria intervenisse di persona, come quando ai 2 d'Agosto 1484

fu una tempesta cum grandine grossissima et in

quello tempo li saccomanni del campo per lo ban- no (Il bando che nullo presumesse dannificare li Ve- netiani in alcuna cosa) haveano unanimes deliberato

\

LVII

sacheggiare la piazza et lo fecero. Lo 111."** S.' Duca de subito fu a cavallo con li fanti de la guardia sua non riguardando ad grandine ad vento: corse a la piaza percotendo quello rebuctando quello al- tro: le lance volavano: li saccomanni viso Duce se posero in fuga come stornelli, et così fu remediato quella sera: chi perdette suo damno.

A' 7 Agosto 1484 fu conchiusa la pace con la Repubblica di Venezia, e poco dopo cominciarono gli eserciti della Lega a se- pararsi , avviandosi ognuno per la sua via. Il Duca di Calabria coi suoi, dopo essere entrato trionfalmente a Milano, a Bologna, a Firenze, a Roma, giunse finalmente in Napoli, dove fece il suo ingresso ai 3 di Novembre: e qui cedo -la parola al suo cronista.

Partito da Adversa audita missa cum tanti Si- gnori et jentili homini che pareano una nubile gran- dissima arrivò a Sancto Juliano fuora de Napoli uno mezzo miglio: dove scavalcò et li se fermò fino che furerio bore circa xviiii: perchè entrò in Napoli cum puncti de Astrologia et li concorse tutta Napoli (cosa mirabile a dire) pizoli et grandi. Mutato ca- vallo et vestimenti cavalcò et intrò in Napoli: dove era tanta multitudine de gente piene le strade tecti et astrici de le case et fenestre che non se crederia mai lo romore grande ce era de campane bombarbe et de pizoli che gridavano: Duca Duca.

Tucta la Città andava ad remore per allegreza

de sua venuta Passò per tutti li Seggi de Na-

8

Lvin

poli li quali trovò parati de nobilissime donzelle che danzavano et pieni de jentili honaini che faceano fe- sta de sua venuta. Li se fermava con tanta humanità tochando la mano a tucti: quod est mirabile dictu: et da ogni homo li era basato pede et mano.

Cosi continuando, si aggiunge, che dal Re li fu data pie- na potestà et autorità de tutto lo reame et che reve- desse tucto et assectasse quello come meglio li pa- resse che confidava in lo mirabile ingegno de sua IH."* Signoria: di cui appresso è detto, che acconciò mo- nasterii de religiosi et quelli che non erano obser- vanti li ridusse in observantia Cause che era- no durate xxv anni et più expedio cum justicia et

celerità le cose inique de la Corte redusse eque.

Assectò tucti li officii del Reame et per sua 111."* S.* furono facte nove constitutioni.

Lasciamo il resto per non dilungarci di troppo : riporteremo solo quest' ultima notizia :

In quello tempo furono cominciate le mura nove de Napoli et augumentata la ciptà: et designate et sollìcitate cum miro ordine et summa soiiicitudine dal predicto 111.'' S.' Duca. Et lo principio de diete mura fu a lo Carmine ecclesia de boni religiosi in dieta ciptà. Et per lo prefato signore fu ordinato che sancto Joanni ad carbonara Sancto Pietro ad Ara Sancto Martino Sancto Benedecto fussero tutti in- clusi in dieta ciptà: che in primis erano da fora.

ux

Dopo essersi trattenuto in Napoli fino ai 23 di Maggio del 1485, parte il Duca di Calabria alla volta degli Abruzzi, e percoi^ re quelle provincie, provvedendo al buon ordine loro, fino ai 24 Luglio dello stesso anno.

Ai 19 di quel mese già se parlava de certa rebellione del Signor Principe de Salerno del Signor Principe de Altamura del Signor Principe de Bisigiiano et del Duca de Venosa et del gran Siniscalco che non ren- devano più obbedientia al Signor Re.

Ai 25 Luglio rientrò in Napoli. Eodem die non dormi- vit immo fece molte faccende eo maxime q^uod publi- ce ferebatur che li prefati baroni se la intendevano cum Papa Innocentio.

E cosi più volte accennano queste Effemeridi ai fatti della Congiura dei baroni , e come il Duca di Calabria se ne stesse preoccupato a cagione di quella; non senza però alternare con giostre, cacce e conviti, i gravi affari di stato.

Ai 21 Settembre del suddetto anno parte di nuovo il Duca per gli Abruzzi, a fin di ricuperare quei regi castelli.

Al d'Ottobre vennero lettere dal Signor Re quod omnino li Baroni de lo Reame se reconciliavano con sua maestà et che seguiria pace. Di fatti, ai 4 d'Ottobre arrivò nova de la conclusa pace fra lo S.'^Re et li Baroni de lo reame.

Intanto il Duca di Calabria sottomette quelle terre di Abruz- zo che s' erano ribellate, passa i confini del Regno, e porta la guerra fin presso a Roma. Ma ai 21 Agosto del i486 fa la pace

LX

col Papa, mentre già in Napoli, come nota Leostello al margine del suo giornale, die xj augusti lo S.' Re volle conclu- dere lo parentato con lo Conte de Sarno solo per re- ducerli in castello et eo die resto presone con lo Se- cretario et T altri.

Fatta la pace col Papa, di accordo con lui il Duca di Cala- bria insegue Roberto Sanseverino fin oltre ai confini toscani ; e passando per Borgo S. Sepolcro, lo Magnifico Laurentio de Medici partito da la sua inclita ciptà andò a visitare sua Sig/IU.* et insieme con quella assectò molte co- se: et certe lo prefato 111/ Sig.* fu molto accarezato da ipso. Et in lo dicto burgo se cacciò una canzona la quale comincia:

Lassatelo andare etc.

Et fu facta per la partita del sopradicto S.' Ro- berto.

Ai 1 2 Settembre disperde il Duca di Calabria a Castel Bolo- gnese la gente di Roberto Sanseverino , il quale è costretto a ri- fugiarsi negli Stati di Venezia. Il Duca intanto parte da Castel Bolognese, e passando per Cesena, Rimini, Pesaro, Loreto, torna in Abruzzo.

Dai 4 Ottobre ai 27 Dicembre percorre con l'esercito Abruz- zo, Puglia e Principato di Salerno. Prima di arrivare in Puglia, li baroni ribelli che intendevano sci progressi sta- vano tutti tremebundi.

Presso r Ofanto si unisce con V esercito del Principe di Ca- pua, suo figliuolo, et furono squatre in tucto lxxv et

LXI

tucta bella gente: et li baroni stavano pertusati co- me volpi in la cava per timore.

A Cirighola s' incontra col Re, che assiste ad una mostra di tutto r esercito. I baroni uno ad uno si sottomettono, fra i quali il Principe di Salerno, che voleva venire omnino a basare la mano al Signore, ai 26 di Novembre venne et lo Signo- re cavalcò et lo andò a scontrare: trasio in campo et ne fu facta gran festa perchè per la venuta sua la guerra hebbe fine.

Poi è narrato come il detto Principe non volle cedere il ca- stello di Salerno, ove s' era rinchiuso , chiedendo nuovi patti , i quali finalmente gli furono accordati. Ciò fu ai 23 Dicembre. A- gli 1 1 dello stesso mese, si legge in una noticina marginale: fu scartato lo conte de Carinola et tagliato la testa al conte de Policastro suo frate al Mercato.

Ai 27 Dicembre entrò il Duca di Calabria in Napoli.

Veniano innanzi a sua IH.* Sig.'* tucti li baroni et signori ribelli: et ce era uno Negro chiamato Mal- fusso che andava innanzi a li baroni a pede con una scopa scopando tucta la via per burla. Ita fereba- tur: et certo fu pigliato tale acto per male augurio per li dicti Signori.

Poco dopo leggiamo che il Duca di Calabria, per alchuni mesi se riposò in Napoli de continuo però in fac- cende, et lo Signor Re havea rimesso in'ipso ogni cosa: et ogni lunedi et ogni venerdì teneva consiglio et dava audentia generale in castello novo 0 vero a

ixn

la Incoronata: mancando quelli jorni suplìva li altri di de la septimana.

Da Napoli si recava continuamente a Pozzuoli e nei dintorni , a cacciare insieme col Re e coi signori di corte; trascurava gli affari di stato: semper unoquoque die erat in negocijs apud regiam Maiestatem.

In data dei 9 Maggio 1487 si legge che, lo Signor Re stava a casal de principe et cosi lo Signor Duca ce andava ogni di a casale de principe al Signor Re. Et li se expedivano le faccende: et demorò fino a li tredeci del dicto. Et a li xi fu tagliato la testa al Conte de Sarno et al Secretario del Signor Re in ma- ne a x hore 0 circa intro lo castello novo. Fu facto lo tavolato in lo largo de la ciptadella ubifuit ma- gnus gentium concursus et fuit magnum expectacu- lum. Et eo die furono facte loro le exequie et portati lo Secretario a Sancto Domenico lo Conte a sancto Angustino. Requiescant.

Al i^ Ottobre di quell'anno lo prefato Signore deliberò andare al Celento per vedere quelle terre de la ma- rina et provederle, et cosi lo di seguente partio.

Ritornò in Napoli ai 24 dello stesso mese etponeainor- dine la cavalcata per Puglia per provedere a tucte quelle terre de marina.

Al i^ Dicembre si mise in viaggio, e fatto un giro nelle Pu- glie, torna in Napoli ai 9 Febbrajo 1488.

Accenneremo a qualche altro fra i più notabili fatti di cui è

..«a.

- *

Lxm

parola nelle Effemeridi, riassumendo a larghi tratti tutto il con- tenuto di esso- ^

Ai 1 9 d' Agosto mori la Duchessa di Calabria, ed ai 2 1 se portò a la Nunctiata a sopterrare con gran pianto et fvrono vestuti nigri in quantità che era una cosa impossibile ad vederli et lo Signor Duca ann/ò ap- presso al corpo molto malcontento.

Ai 2 1 Settembre vennero ambasciatori da Milano a d e x - ponere la imbasciata del Signor Duca de Milano co- me quello Signore dimandava la 111/ Duchessa de Milano filia 111."* Domini Ducis.

Ai 1 2 Dicembre entrarono in Napoli i signori lombardi che venivano per la Duchessa di Milano, ed il loro ingresso, le feste, le cavalcate, le giostre, i conviti, e finalmente ai 30 Dicembre la partenza della detta Duchessa , tutto è minutamente narrato dal nostro cronista. .

Ai 3 di Gennaio 1489 parte il Duca per Calabria, e ne visita ad una ad una le terre.

Dura il suo viaggio fino ai 21 di Aprile; ai 22 rientra in Na- poli. La dimora in questa città era sempre interrotta da^gite in luoghi vicini, 0 per andarvi a caccia, 0 a vedere cavalli, 0 a visi- tare fortezze.

I conviti poi erano frequentissimi, ai quali intervenivano il Re, la Regina, e i Principi Reali, gli Ambasciatori e varii signori.

Dal i"* Agosto 1489 comincia il Duca di Calabria a soffrire febbri periodiche, che lo tormentano per più di tre mesi, senza

LXIV

impedirgli di passare le sue giornate, come era solito, tra gli af- fari e gli svaghi.

Ai 14 d'Ottobre va a Somma ad una Masseria della Regina, per mutare aria, e vi si trattiene fino ai 22: poi va a Nola, e ri- torna in Napoli il 30. Non mai perfettamente ristabilito, muove spesso da Napoli pei vicini paesi, e nell'Aprile del 1490 si giova delle acque dei Bagnoli: indi si reca a Capua. Nel Maggio è nuo- vamente in Napoli, dove il giorno 5 furon fatte leexequieper la successa morte del Signor Re de Ungaria.

Il 21 Maggio parti il Duca per Abruzzo, ma non andò più in di Arnone, e tornò ai 7 Giugno in Napoli.

Dai 26 Novembre son notate le giornate d'un viaggio in Pu- glia, che dura fino ai 21 Gennajo del seguente anno; e quasi nul- r altro troviamo ricordato, in questo tempo, che le grandi cacce cui ogni giorno pigliavano parte il Re ed i principi. Ritornato in Napoli il Duca ai 32 Gennajo, ebbe ai 28 dello stesso molte bone nove de Ungaria che lo Re de Romani era stato rocto da lo Re de Ungaria et fugato: et de.Francia et de Milano molte bone nove.

Ai 3 di Febbraio vennero nove de Milano come la Duchessa figliola del prefato 111.^ Sig.' Duca havea figliato et facto figlio masculo. Fureno facte lumi- narie et festa grande.

Due giorni dopo finiscono queste Effemeridi, la cui impor- tanza sta tutta, come a noi pare, in certi minuti particolari che vi s'incontrano della vita intima e di famigha dei principi Ara- gonesi, specialmente del Duca Alfonso, quali altrove si cerche-

LXV

rebbero invano. Tanti piccoli fatti, che ci si presentano qua e sminuzzati sotto la monotona forma del giornale, e sembrano la più parte inutilità da non tenersene conto ; son pure nel loro complesso una viva dipintura dei gusti e delle abitudini del Duca di Calabria , delle usanze e cerimoniali di quella corte : e se il protagonista delle Effemeridi apparisce affatto immune dai vizii che gli son rimproverati da alcuni storici ' , e anzi adorno delle contrarie virtù ; lasciamo agli altri giudicare quanta parte di lode è da attribuire all' adulazione, e quanta di biasimo allo spirito di parte. Noi non facciamo altro se non esporre quel che trovia- mo notato.

Del Duca di Calabria si è visto dai passi riferiti innanzi quanta parte egli avesse nel governo del regno, che il Re suo pa- dre ayeagli quasi in tutto affidato. Anch€ il fratello D. Federico troviamo di continuo occupato con lui a terminare speditamente faccende di stato ; e fra essi , come fra tutti di loro famiglia , ve- diamo regnare il più perfetto accordo ed una grande affezione.il Duca, come ci fa sapere il suo cronista, scribebat unoquo- que die ad regem: et mai sua IH.* Sig.*** facea alcuna cosa senza sua consulta benché pizola fusse: et tale virtù regnò semper in sua 111."* Sig.'** che ripete pure in altri luoghi. Altrove è detto che il Duca cavalcò in Castel lo

' Basterà per tntti citare i Diurnali di Giacomo Gallo , pubblicati la prima volta dal eh. Gay. .Scipione Yolpicella (Napoli 1846, in 8^), dove a pag. 2 1 è notato:

Nel medesimo giorno 4 detto venne la nova a Napoli come la Maestà Alfonso 2^ jera morto d'infermità a Messina, et si dire essere morto lo Dio della Carne.

y

LXVI

perchè lo SignorRe volea pigliare medicina et sua

*

lU/Sig.'** ce la volea dare suis manibus propriis. Ed in vero, quando si trattava d'infermità o di parenti o di fa- miliari, s'impegnava per la loro guarigione con una premura insolita, e senza risparmiar cure spese. Cosi in data dei io Agosto 1490 è narrato come quello jorno hebbé nova che lo Cardinale de Foes parente della Signora Re- gina era indisposto in Roma. Illico deliberò la nocte venente mandare a visitarlo: et cosi ce mandò uno suo camerere uno jentile homo suo cortesano nomi- ne Colantonio Brancazo uno suo cuoco etlospetiale cum due carriaggi de ogni generatione de medicina cum uno suo medico nomine Messer Chimento ho- mo doctissimo cum ordinatione che dovessero sem- per intervenire al governo de dicto Cardinale.

Ai 26 Giugno 1489 si legge: et eo die fu assaltato da certa febbre Messer Antonio Galatheo de Lecci me- dico doctissimo et subtilissimo. Illico sua 111.* Sig."* ordinò li fusse parata la camera in casa de sua Si- gnoria et governato come sua persona in omnibus et per omnia.

Anche i nemici usava trattare con modi si fatti; e ne diede un saggio quando una volta stavano al suo accampamento dui proveditori venetiani de li quali volendose partire uno cascò et lo cavallo adossoli in modo se guastò una gamma. Lo 111.^ Signore manibus propriis lo pi- gliò et con l'altri lo fece condurre a suo lecto adi-

ixvn -— .

bitis suis medicis. Demorò li una nocte et lo altro JQrno fino a xviii bore et discessit. Fu accarezato

et non li fece manchare cosa nulla lo dictolll." Si- gnor Duca: fu governo come se fusse stata la sua persona propria.

Trattava poi con tutti familiarmente: cosi leggiamo che la sera prima di accomiatare i suoi curiali, che tenea sempre dat- torno, era uso cenare insieme con essi. Una volta in Castel nuovo jocò con alcuni mercanti: un'altra volta si legge che fu convitato da uno mercante; e un'altra che fu con la Si- gnora Regina al batismo del suo cavallaritio.

Non v'era poi festa di nozze o di battesimo in case signorili cui non intervenisse il Duca di Calabria, quasi sempre in com- pagnia della Regina, e qualche volta anche del Re.

Di feste religiose , cui soleva intervenire la Reale famiglia, ne troviamo parecchie ricordate. .

Die secundo junri (1488) lo Signor Duca fece al Signor Re un bello convito et a la Signora Reina al Poggio reale et fu lo di cJieSua Maestà sole an- dare a Sancta Maria Armellina locho dove lo Signor Re Alfonso havea posto lo campo: et lo jorno pre-

m

dicto prese Napoli et ad commemoratione de ciò lo prefato Signor Re quello di ogni anno ce sole an- dare a pede con gente de arme et fanti: et in quella ecclesia aude missa cantata.

La festa del Corpus Domini è cosi descritta:

Die decimo octavo Junii (1489) cavalcò (il Duca) in

^ *

trmi

»

castello novo et trovò che lo Signor Re volea venire alo Episcopato per accompagnare Corpus Domini et venne cum sua Maiestate et ibi audiro la Missa can- tata et ea finita partio la processione cum suo or- dine. Lo Signor He cum li imbasciatori deVenetia de Milano de Fiorentini et aliis legatis preselo pa- lio et lo portò fino a lo Seggio et li lo prese lo 111.^ Signor Duca cum quelli de lo Seggio secundummo- rem eorum: et lo prefato Signor Re montò a cavallo et andò ad expectare a Sancta Chiara et lo prefato 111."^ Signore lo portò vicino a Sancta Chiara et tro- vò lo Signor Re che era venuto ad scontrarlo et lo riprese et lo portò fino in la Ecclesia et ibi finita missa lo prefato Signor Re a cavallo venne appresso lo Corpus Domini fino ad Piscopio: lo Signor Duca lo portao de continuo etreposto in dieta ecclesia lo Signor Re in castello novo se andò a riposare.

In due altri luoghi si parla della festa e del miracolo di San Gennaro- Spesso le Effemeridi ci danno notizia di quanto si riferisce alle pratiche religiose del Duca di Calabria. Citeremo qualche tratto :

Ogni di audiva sua missa et non se trova che mai la lassasse.

Faciva dare ogni mactina alo castello elemosine a quanti poveri ce andavano pane et vino.

Lo venardi facea venire xii poveri vergognosi

\

\

LXK

in una sua habitatìone et dato loro Tacqua a le mani fa ce a donare loro uno carlino per uno. El sabato era ordinario suo jeiunio benché tre di della settimana et più de continuo mangiava una volta et non più.

È lodato di sobrietà non solo nel cibo, ma anche nel riposo. Quand'era al campo troviamo notato: loSignore se andòa riposare sopra unaseggia che sempre dorme vestito et sua dominatio unquam ocio marcebat. E di continuo ci ripete il nostro scrittore che sua 111.* Sig."* mai perdeva una bora di tempo: semper vigilabat.

È notato altresì che de continuo facea leggere in sua camera da li soi camereri dicti antiqui et boni et più volte dicea che se non che dubitava non se mormo- rasse haria facto leggere in sua tavola quando man- giava cose sancte. Et per intendere quelle spesse volte andava a mangiare con li monaci di Santo Severino et de Sancto Benedicto de Monteoliveto.

In quest' ultimo monastero si recava con tanta frequenza che ci aveà sue camere, dove una volta ci si dice che dette udienza all'Ambasciatore di Milano.

Del suo amore pei libri abbiamo qui diverse prove. Nel Mag- gio del 1490, trovandosi in S. Germano, cavalcò a l' Abadia de Montecasino et udia sua missa et vide la libraria et per spatium bore lesse alchuni libri.

In altro luogo si legge che in suam habitationem vidit quosdam librosut moris sui erat per evitare lo ocio quod est vivi hominis sepultura.

Finalmente al i*" Dicembre 1489 è detto che sua Sig'** se

ne venne in castello capuano et visis non nullis

codicibus suis qui venerant Florentia cenavit etc. Il giorno appresso propter pluviam que ilio die fuitdemo- ratus est domi per totum diem videns suos codices.

La notizia di questi manoscritti venuti da Firenze, dove cer- tamente furono fatti per uso del Duca di Calabria, forse con la mediazione di Lorenzo il Magnifico, nuovi elementi alla sto- ria della famosa biblioteca Aragonese.

Ed a proposito di libri, riferirò ciò che è detto di taluni che si conservavano all'Incoronata. Si narra dei danni arrecati in Na- poli da una tempesta , ai 26 Settembre 1488 , e fra T altro si nota : et la ecclesia de la Incoronata impleo in modo che non ve se potea intrare. La acqua dava fino alla co- lia de lo altare: tucti li libri de quella ecclesia fece andare natando che erano de valore de ducati ccc et più che con gran fatica se racconcioro.

Alle occupazioni cJbUo spirito accoppiava il Duca gli esercizii del corpo; e a questo modo educava la gente di sua corte. De continuo facea cavalcare suoi paggi et quelli facea dare a lo studio de le lettere come amatore de quelle. Tenea loro lo mastro de schermire: et in exercitio bono et comendabile sempre se trovavano tucti de soa casa.

Egli poi non v' era quasi giorno che non cavalcasse e non vedesse correre i suoi cavalli , che in gran numero avea , e ne do- nava non pochi alla sua gente ed ai signori che lo avvicinavano.

{

LXXI

Avea sue cavallerizze a Caserta ed a Marcianise , ed un' altra ne fece edificare in Napoli a S. Giovanni a Carbonara presso le mura. La caccia era ancora un'occupazione prediletta per quei principi , e già se n' è fatto innanzi qualche cenno. Aggiungere- mo qui i nomi dei siti di caccia, che più frequentemente sono ri- cordati nelle Effemeridi. Per la caccia al cignale troviamo nomi- nati Arnone, EboU, Pianura, Marianella, Giugliano ; per la cac- cia al cervo. Quarto; per quella a volpi ed a lepri, Foggia e Ce- rignola; Pianura per la caccia alle quaglie; Cuma, Pozzuoli, Monte di Procida, per varie altre cacce. In viaggio poi e dovun-. que poteano troviamo che il Re e il Duca faceano volare i falco- ni. Il Re più di ogni altro della sua casa era continuamente oc- cupato in ogni genere di caccia. Ci è ricordo della sua canatteria, che aveva a Tripergole; come del Duca spesso è detto che andava a vedere la sua conigliera nella masseria ai Verini.

Di giostre ed altri giuochi e sollazzi sovente vien fatta men- zione. Le giostre si faceano ordinariamente nei fossati di Castel Nuovo, 0 di Castel Capuano, fra i cortigiani del Re, del Duca di Calabria, di D. Federico suo fratello.

Ai 4 d'Ottobre 1489 fu tenuta giostra Reale all'Incoronata. Il Duca ch'era ancora infermo stecte vicino ad una fine- stra et vide tucta la giostra che durò fino ad bore xxiiij: che certo fu molto attillata et bene ordinata. Giostratori ce fureno circiter cinquanta. Lo primo fu lo Marchese di Hirace nepote del Signor Re che ruppe quattro lance et buctò lo cavallo in terra: et per essere de xiij anni se portò tanto extrenuamente che

I.TXÌI

tucti quelli imbasciatori cioè del Signor Re de Fran- eia de Castiglia de Venetiani de Milano et Fioren- tini et altri ne restoro spantati De poi seguirò li

altri giostratori Lo ultimo fu lo IlL"" Principe de

Capua lo quale entrò molto attillato con uno ca- vallo tucto copertato de brochato ricchissimo... Se portò bene come 111.'' Sig/ Principe era: ruppetuc- te quactro le lanze. Lo honore era suo sed renuit et fu dato a Rinaldo del Rosso de Messer Procida. Il Duca di Calabria donò al prefato IH.'' Sig."' Principe suo primogenito una bella pezza de brochato per bavere op tenuto ipsolopremiode dieta giostra. Lo Signor Re vedendo lo prefato 111.'' Sig.** Principe fare sue correre tanto attillatamente tucto era fe- sta. Congratulabantur illi omnes circumstantes et quello ut moris sui erat: che ne de prosperitate se allegrava ne de tristitia se turbava: ylari fronte omnibus referebat gratias.

Altri giuochi usati in corte erano la palla, il pallone, la palla al calcio. Vi si esercitava il giovine principe di Capua; il Duca suo padre spesso vi assisteva , ed egli pure giuocava alcuna volta alle carte o agli scacchi. Quand' era ammalato, un giorno fece venire musica et multo oblèctabatur ex illa. Un' altra volta vennero certe farse fra le qu^li fu Ja* cobo Sanazaro et Carìteo ' et de ciò lo Illustrissimo Signore prese grande recreazione et piacere.

' Nel ms. 8i legge : pariteo.

Lxxni

Ecco dunque un testimone del tempo , che ci conferma ciò che era solo un' incerta tradizione. Chi non ha sentito parlare dei famosi gliuommeri, le farse del Sannazaro? Ora possiamo ritenere che il Sannazaro non fu solò autore di farse, ma insie- me col celebre poeta Cariteo, attore egli gtesso. Il suo nome s'incontra di bel nuovo, in altra occasione, ai 5 Dicembre 1489, quando il Duca di Calabria fece accompagnare lo prefato imbasciatore (del Re di Francia) a Pezzole da alcuni de li soi fra li quali ce mandò lo Magnifico Jacobo Sa- nazaro poeta eximio che li monstrasse tutte quelle antichitate come homo experto in ciò.

Tornando alle farse, un altro ricordo di esse, e degl'inter- mezzi, si ha in queste parole: andoro con lo Signor Re a la Signora Regina et li se danzò et fecense farse et festa. Sumpta cena fureno facte belle tramesse et ma- schere.

Ma è oramai tempo di far parola di ciò che forse fu il più bel vanto di quei tempi, di quella corte, e in particolare del Duca Alfonso , voglio dire, il gusto nell' edificare, che fé' sorgere presso di noi chiese, castelli, palazzi, archi, sepolcri ; a giudicare dei quali, dai mal curati avanzi che ne restano, non furono forse in nessun tempo superati. Raccoglieremo quindi le sparse testimonianze che di essi monumenti ci offre il nostro manoscritto: e prima ne riportiamo il seguente passo che molto fa al caso nostro:

In frabbiche molto se delectava et in più lochi ameni facea fabbricare. Ita et taliter che ha facto molti poveri homini richi: et molti fabbricatori che

IO

LXXIV

teneano quactro et cinque figliole da maritare et po- verissimi in quello tempo le maritaro molto facil- mente per li denari veniano in loro mano fabrican- do de continuo palazi et case molto amene: come a lo Poggio Reale vicino a Napoli a due miglia come la Duchesca et molti jardini et massarie. 0 dove non fabricava? In Calabria in Puglia in Gaieta a Casal de Principe.

Di quasi tutte queste fabbriche fu architetto il celebre Giulia- no da Maiano, di cui ai 17 Febbrajo 1487 ci parlano le Effeme- ridi la prima volta, dicendoci che sua 111/ Signoria comin- ciò a dare ordine a fare fabrica et mandò per Mes- ser Juliano designatore a Fiorenze. Del quale sotto il nome storpiato di Mariano da* Vaiano si torna a parlare ai 15 di Ottobre 1490, nel modo che segue : Et h avendo nova che Mastro Mariano da Vajano fiorentino homo ex- perto in la fabrica et in desegni stava malissimo ce mandò li soi medeci et pratichi et ordinò che non li manchasse alchuna cosa ut moris sui erat erga suos. Et quello stava a sua provisione et facea fare sue fabriche de la Duchesca et del Poggio. Et demon- strava sua IH.* Signoria che certo l'increscea la malattia de quello: ad ogni liora lo mandava a vi- sitare.

Indi ai 17 d'Ottobre è notato: Ea nocte bora vj.mo- rio lo supra dicto Mariano fiorentino.

Questa data , che senza dubbio è la vera , non è quella fi-

«.-^ - ■■ j.^ *

t-t. i**5S3=atte=3C/

Ha.mL'.!!-y'Li' '■a'jl''.-.j -Jì tisi:

KIT

nora accettata. L' illustre annotatore del Vasari, fondato sopra altri documenti , pone la morte di Giuliano ai 3 Dicembre dello stesso anno *.

Ai 13 Gennajo del 1489 trovandosi il Duca a Policastro, ca- valcò al castello per provedere ad alcune cose ne- cessarie: et eo sero cavalcò intorno alla terra et por- tava cum ipso maestro Antonio fiorentino homo sub- tile circa de fare forteze et roche et assectò molte cose. Questi dev'essere Antonio Fiorentino, architetto, di cui s'è scritto che nacque nella città di Cava, studiò in Roma e lavorò in Napoli ; dove fra le sue opere si cita la cupola di S, Caterina a Formello \

Ma torniamo ai castelli ed ai palagi di NapoK, fra i quali Castel Capuano, che era l'ordinaria residenza del Duca di Cala- bria , e di cui si fa cenno ad ogni poco. Si parla dei giardini che lo circondavano, e delle stanze che si avea in essi fabbricate quel principe :

Vide tucti soijardini et certe stanze oove et mon- tò per lo ponte in le sue camere.

Altrove quelle stanze son chiamate camere pinctate de

' V. Le Ofere di Giorgio Vasari cof^ nuove annotazioni e commenti di Gaetano Milanesi (Firenze, Sansoni, 1878-81, in 8*, to. II, p. 473, in N.).

V. De Dominici, Vite de' pittori, scultori ed architetti Napolitani (Nap. 1743, in 4^ to. II, p. 95)— Milizia, Memorie degli Architetti (Bassano, 1735, in 8^ to. I, p. 160). Quest'ultimo aggiunge che mori nel 1570, e il Grossi (Le Belle Arti, optc- scoli storici Napoli 1 820, in 8", voi. Il, p.63) lo dice nato nel 1483, e morto nel 1 530 : le quali date sarebbero a rettificare.

LXXVI

lo jardìno; e spesso si dice che il Duca mangiò in lo suo jardino grande a la fontana, luogo molto amenissi- mo estivis temporibus.

Alcune stanze di Castel Capuano sono distinte coi nomi di camera di paramento, camera pintata, camera gran-

4

de, camera della musica, camera del bagno. Contigue allo stesso Castello erano le fabbriche della Duchesca e della Maddalena. La prima è chiamata, nel Dicembre 1489, palatio novamente edificato dal dicto 111.'* Signore fronte a

10 suo jardino grande. La Maddalena poi era stato convento di monache, che furono fatte passare a Santa Caterina aFormello.

11 fatto di questo passaggio, e di quello dei monaci Celestini a San Pietro a Majella è in più luoghi accennato , e li citerò in ordine di tempo.

Ai 17 Gennajo 1490 è scritto che il Duca cavalcò et andò in Sancta Caterina de Formello. Li designò certe cose perchè ce doveano tornare le monache de la Maddalena.

Ai 27 dello stesso il Duca partio in carrecta et venne a la Maddalena vicino al Castello et designò alcune cose.

Ai 12 Febbraio dello stesso anno si legge:

Eo die venne lo Patre limosinere de Otranto et adduxe ben dece capse de osse de morti de quelli che fureno tagliati a pezi da li turchi: le quali lo prefato 111.^ Signore havea facto venire per collo- carle in Sancta Maria de li Martiri ecclesia novi-

V ,

LXXVII

ter intitulanda in la Magdalena coniuncta con lo suo Castellò: locho già de monache le quali fùreno collocate a Sancta Caterina de Formello et li frati che stavano in quella ecclesia fureno mandati in Sancto Petro Maiella et provisti tucti del necessa- rio et bene assectati et contenti: et 111." Dominus Dux hec omnia diligenti cura et studio composuitet ordinavi! habita licentia a summo Pontifice.

Della Maddalena, già ridotta al nuovo uso, ed annessa, come pare, alla Duchesca, ci è ricordo in molti altri luoghi. Spesso il Duca vi convitava i Sovrani; come ai 24 di Giugno 1490, quando expectava Io Signor Re et la Signora Regina a la Du- chesca; e dopo essere andato loro incontro e averli accompa- gnati alla Messa a San Giovanni a Carbonara, ritornò alla Du- chesca per vedere et intendere li preparatorii erano facti per la venuta de li sopradicti: et expectò fino in tanto vennero. Et veduti cavalli et quelle stanze e riposati alquanto ascesero a lo cenacolo grande de la Maddalena dove fu preparata una vera col- latione regale copiosissima di ogni generatione de f ruote et confectioni varie. .. . Et fu facta la colla- tione intorno a la acqua che correva in terra: li stavano tucti prostrati a lo fresco.

A Poggio Reale andava continuamente il Duca a vedere e mostrare ad altri quelle fabbriche non ancora compiute, e vi te- nea sontuosi conviti, di cui si piace il cronista darci minuti rag- guagli. Un giorno che erano tutti della Reale Famiglia colà con-

LSXYIIJ

Tenuti, la Infante volse intrare in barca et remare ma- nibus propriis in certe acque le quali artificiose lo 111.* Signor Duca le ha facte conducere in quello lochó.

Di parecchie altre fabbriche fanno ricordo le Effemeridi, che faceansi a quel tempo in Napoli, o a spese del Duca di Ca- labria, 0 che egli recavasi a visitare. Tali erano, fra l'altre, certe fabbriche vicino San Giovanni a Carbonara e nella chiesa di . Santa Maria la Nova, il chiostro di San Benedetto, e talune case private. In data dei i6 Luglio 1489 è notato che il Duca cavalcò per Napoli: vide certa fabrica del Magnifico Ferante de Gennaro.-.. Et vide la casa de Lionardo Como et a quella dato alcuno suo judicio: che noviter se fa- bricava: li fece collatione.

Se qui si parla, come pare, del celebre palazzo Como, la data tanto controversa della sua costruzione parrebbe ora accer- tata. E tutto indurrebbe a credere, guardando alle strette rela- zioni dei Como con la corte, che l'architetto del palazzo sia stato appunto quello di corte, cioè Giuliano daMajano: la qual cosa che lo stile dell'edificio confermerebbe pur troppo.

Ma chi sa quante altre cose troverebbe nel libro che ci ha tenuti occupati, chiunque altro si facesse ad esaminarlo per suoi fini particolari , e sotto punti di vista diversi dai nostri \ Quindi è che l'esame fattone non potrebbe suppHre, se non in parte, al

^ A rendere più agevoli quelle speciali ricerchei che ad altri potranno occorre- re y sarà aggiunto in £ne del libro un indice copiosissimo dei nomi di persone e di luoghi , e delle cose più notabili che in esso s'incontrano.

LXXIX

complesso delle notizie contenute nel manoscritto ; e però ci nacque il pensiero di pubblicarlo nella sua integrità.

La trascrizione del codice venne affidata al Signor Alfonso Miola, Assistente, addetto ai manoscritti, nella Biblioteca Na- zionale di Napoli , il quale Tatto da me venire a bella posta a Pa- rigi , con paziente assiduità in poco più d' un mese menò a ter- mine un lavoro pieno di non comuni difficoltà paleografiche e linguistiche; ed ha di poi non poco contribuito a far che la pre- sente pubblicazione rispondesse al fine propostoci. In ciò ha pure cooperato con attività ed intelligenza il Signor Luciano Faucou di Parigi , erudito giovane , assai versato in cose di bibliografia.

Dobbiamo in fine rivolgere vivi ringraziamenti all'illustre Signor Leopoldo Delisle, Amministratore Generale della Biblio- teca Nazionale di Parigi , ed ai Signori Desprez , Omont e Ray- naud, ivi impiegati allo scompartimento dei Manoscritti, per avere tanto gentilmente messi a nostra disposizione quei tesori d?i essi custoditi , e permessoci inoltre il Delisle di ritenere presso di noi il prezioso codice delle Effemeridi, durante il tempo della sua trascrizione.

Quest' ultimo favore ci fu agevolato dai buoni ufficii dell' Am-

4

basciata d' Italia a Parigi , rappresentata allora dal Comm. Ress- mann , cui manifestiamo tutta la nostra riconoscenza.

t

I

EPHEMERIDI DE LE COSE FATTE PER EL DUCA

DI CALABRIA

\

Pro Illustrissimo Domino meo.

Dies in quibus est cauendum ne incipiat bellum nec lites nec rissam : quia jure uel injure esset periculum perdere. Et dicuntur dies prohibiti ad in- cipiendum lites et prelia. Ponentur etiam alij dies in quibus ab omnibus iti- nerum principijs cauendum erit et cum ordine suo.

JYNIVS.

Dies I. 9. IO. II. 27. 28. 29.

JYLIVS.

Dies 7. 8. 25. 26.

AVGVSTVS.

Dies 3. 4. 21. 22. 31.

SEPTEMBER.

Dies I. 17. 18. 19. 27. 28.

OCTOBER. '

Dies 14. 15. 16. 24. 25.

NOVEiffiER.

Dies II. 12. 20. 21. 22. " ^

DECEMBER.

Dies 8. 9. 18. 19.

Dies infelices : et aliquos notatos cognoui.

Januarìus. i. 2. 3. 4. 6. 1 1. 20. Februarius. 1.6. 17. 18. Martius. 15. 16. 17. 18. 28. Aprilis. 7. 15. Maius. 7. 15. 18. Junius. 6. Julius. 17. 18. Augustus. 19. 20. 29. September, 16. 17. October. 6. Nouember. 15. 27. December. 6. 7. 11. 28.

Versi facti in laude del III."** Signor Duca de Calabria.

Salue dax calaber tribuit cui nobile nomen Et genus egregium Regia clara domus :

Quo noa ia tota bello prestantior alter Dicitur Ausonia nec pietate prìor.

Felix 0 genetrìx ueram felicior ipse Est pater hunc talem qui genuere uirum:

Alfonsus nam luce finii si liuida prestat Àtropos haud patri laude secundus eris.

Quanta ubi copisti prima florere juuenta Sint tibi gesta datur vix mihi posse loqui.

Molle iugum primo sub te Florentia sunsit Vnde tibi censum dedita reddit adhuc.

Hinc cum forte tui crudeli turchas iniquus Cepisset bello menia clara patris :

Ocius ipse ferox coniuncto missus in illum Agmine strauisti milia multa uirum.

Àtgue eadem pulsis superasti menia uictor Hostibus et turchas vix sua terga dedit.

Brisia nunc metuit metuit Verona potentes Cumque Crema uires Pergamus usque tuas:

Nec leo confldit tecum concurrere in armis Quamuis sub Marci numine celsus eat.

Audito solum (miram est) terretur et hostis Nomine jam tanta est gloria parta tibi.

Omnibus bis flores magis at reuerentia recti Te canit et laildes ampliat ipsa tuas.

Mirandum cuntis prebes te tempia colentem Crederis atque Numa relligione prior.

Et licet Augustus superis clementia reddat Equalem certe Cesare maior ades.

Et si Augusti templum veneraberis imo Corde dabit titulis premia digna tuis.

Horrida sub tali nulUus castra timebis: Preside sub tali Mantua tuta fuit.

Quid maius uarijs quam quod decorata triumphis Pauperibus gaude destra lauare pedes.

Non hoc Fabricij non hoc fecero Camilli Non Cato nam crassum relligionis opus:

Ad summum Eneas specimen pietatis in orbe Numquam tale uh*is prestitit officium.

Quare omnis ueterum sileat pia gesta uirorum Fabula et buie detur totius orbis honor.

Dij talem semate ducem semate perhennem Jura dabit populis et sua thura sacris.

TsXo? )ca7p6.

^^S3Mm

+ YHESUS MARIA :

M.* ecce Lxxxiiij.

0

MAGGIO

V

Registro doue saranno collocati tucti progressi del Illustrissimo et excellentissimo Signor Duca de Calabria Capitano gene- rale de la Sanctissima et Serenissima liga da poi se partio da Cremona cum tucta sua casa per vscire in campo et of- fendere li venetiani et loro subditi inimici expressi de la prefata liga et excomunicati et maledlcti dal sommo Ponti- fico Papa Sisto per loro demeriti. Die xxij de Maggio M.^ ecce Lxxxiiij Cominciato per Joampiero leostello volter- rano exercitii causa.

Imprimis parte lo Illustrissimo Signor Duca de Calabria de Cremona a xxij de Maggio M.^ ecce Lxxxiiij a xiij bore et fuit dies Sabbati audita prius missa cum tucta sua casa et va ad alloggiare a farfengo quella sera doue ma- turo Consilio suo delibera partire quella nocte a v. bore et fa significare per lettere sue circum circa a tucti conestabuli et capi de squatre cbe se deuino trouare lo di sequente a Burdellano con loro gente et cavalli.

Die xxiij. Maij. In bordellano.

Lo prefato Illustrìssimo Signore parte da farfengo a vj. bore de nocte» audita prìus missa come e solito suo costume et caualca cum tucti li soi'et va

MAGGIO M.® ecce LxZXiiij.^ 6

ad alloggiare ad Bordellano doue arriuo quella mactina orto non adhac sole et illieo sua Illustrissima Signorìa prouedere alli alloggiamenti per la gente de arme douea venire quello jomo per comandamento suo et a tucte vectua- rie necessarie. Et eodem die fra bore xiij. in liiij. arrìuoreno li squatre ilv. et fanti ij. mila et più bene in ordine.

Eodem die sumpto prandio lo predicto Illustrìssimo Signore caualco con li balestrerì et caualli leggerì et due squatre del Conte Marsilio verso li ter- reni de li inimici vicino al campo de quelli ad vno miglio et mezo passo ogUo suo solito et forti animo et delibero acampare a Quinzano et dati li alloggia- menti cbe quella sera li assigno sua Illustrissima Signorìa a ciascheduno sua solita prudentia ita et taliter che tucti quelli Signori capiti et conducteri re- storo contenti et satisfacti senza replicatione et condictione alchuna: ritomo a burdellano et conuito tucti li Signori prefati ad eena: finita cena et cohacto Consilio quieuit illa nocte.

Die xxiiij. eiusdém.

Lo Illustrissimo Signore prefato a vj. bore fu a cavallo per accompagniare la scorta de li saccomanni cum li cavalli leggeri et balestreri et passato lo ponte de oglio a burdellano tucti li sacomanni feceno strame quella mactina in una possessione de vno priuato ciptadino subdito de li Yenetiani doue era tanta abbundantia de biade che se posseua liberalmente fornire lo campo per dui jomi. Eodem die sumpta iam cena fece sua Illustrissima Signorìa conuo- care lo conte Marsilio Messer Jean Jacobo et Messer Renato Triuulsi e 1 altrì Signori et coacto Consilio delibera partire la mactina sequente con tucto lo campo.

Die XXV. eiusdem circa quinzanum.

«

Erumpente luce lo prefato Illustrìssimo Signore emisso proclama partio da burdellano cum soi galuppi et caualli leggeri et Balestrerì et Squatre iliij.

7 M.^ ecce Lzzxiiij.® maqoio

lasso li carriaggi et suoi corseri che erano circa cento et suoi paggij et cum quelli due squatre et certi fanti: comando che non partissero fino al 2<> man- damento et che venissero per retro Guardia de Carriaggi credendo che lo Signor Roberto non douesse lassarlo adcampare in loco determinato che cosi lo uolea ogni debito de ragione: passo oglio fiume et accampo senza nulla con- tradictoria de li inimici ymmo quelli non se mosseno mai fino che tucto homo fu alloggiato. Et vennero fino in L caualli de stratioti et balestreri altretanti per assaltare certi caualli. Lo Signore audito hoc comando li soi galuppL et certi balestreri: furono a le mano ne scaualloreno alcuni et portorenli presoni et ce ne fu morti dui de loro: per tucto quello jorno non ne fu mai visto uno : li nostri feceno sachomanno a loro bel piacere venuti già li carriaggi et altra gente da bordellano che erano restati li per sua ordinatione.

Die xxvj. eiusdem.

Due bore innanzi giorno lo campo del Illustrissimo Signor Duca fu tucto in arme che se intendeua che li inimiqi vernano a trouare sua Illustrissima signoria. In efiecto come intesero da certe spie loro le prouisioni bone de di- cto signore et li Ragonesi già essere tucti in arme se tiroreno in detro con lo- ro poche honore: lo signore se andò a riposare sopra vna seggia: che sempre dorme vestito et sua dominatio unquam ocio marcebat.

Die xxvij. eiusdem.

Era già deliberato per sua Illustrissima signoria andare a trouare li ini- mici animo cesareo. Et perche erat dies ascensionis Domini a 1 altri Signori de la Sanctissima et Serenissima liga panie di de riposo : per loro complacen- tia non sequio più auanti: eo die se grido ad armi et se armo tucto lo campo tamen nihil fuit.

XAOOio M.^" ceco Lxxziiij.'' 8

Die xxviij. eiusdem.

Per lo prefato Diustrissimo signore se mando Messer Joan Jacobo con li Guastatori a fare le spianate verso lo campo de li inimici et fureno facto dili- gentemente. Et prouisto per lo Signore quello jomo a molte cose necessarie maxime a fare certi ripari al Mulino de quinzano verso li alloggiamenti doue correua certa acqua per mezo de vna strata che quando bisognasse soccorso al campo li inimici non potessero offendere da quella banda.

Die xxviiij. eiusdem.

Sua Illustrissima signoria erompente iam luce et audita Missa fece adu- nare in lo largo de li suoi pauiglioni tucti li saccomanni con la scorta et li ac» compagno et andare a fare saccomanno in quello de li inimici cum vno mi- rabile ordine.

Die penultimo eiusdem.

Celebrata iam missa erat nam Dies Dominicus caualco sua Illustrìssima Signoria cum alchune squatre et vno colonnello de fanti verso li inimici et la scorta appresso con li saccomanni li quali fecero saccomanno dinanzi a li ochi de li inimici qui non fuerunt ausi aperire os. Lo Signor Roberto era armato cum sue squatre et fantaria. Lo Illustrissimo signore viso eo fece pignere certe squatre auanti per incitare li inimici et certi caualli leggeri cum soi balestrerì et Galuppi li quali scaramuccioreno con certi Stratioti et scauallorenne certi et guadagnaro loro caualli. Lo Signor Roberto mando vno trombecta con dire saria bono rompere qualche lanza : lo Illustrìssimo Signore li fece rìspondere che non era li per altro: tamquam magnianimus cuius officium est non time-^ re. Li inimici se reduxero in loro fortilitii per la megliore parte. Lo Illustrissi- mo Signore venne a mangiare. Sumpto prandio sua Illustrissima Signoria ca- ualco et andò a prouedere certa strata de sancta marìa luoco de sancto fran-

9 M.® ecce Lxxxiiij.'' maggio

Cesco doue stanno frati obseruantini perche da la posseano venire li inimici a la coperta.

Die vltimo eiusdem quieuere omnes per totum diem.

Hora xxìj cenàuit Illostrissimus Dax et caualco verso li inimici ad solazo cum certi caualli leggeri. Inimici armata manu veniebant: viso Duce non ar- direno mouerse. Venit vox che certi fanti ueniano la via de burdellano. Se dubito che li inimici non facessero tale motiua per assaltare lo campo da quella banda quando lo Illustrissimo Signore fosse apizato con loro. Lo campo se leuo in arme che già erano xxiiij bore et armate le squatre cum suo or- dine correano per lo campo alchuni con lo armecto in testa: tamen nihil actum est : 1 una parte et 1 altra se ne andoro a li alloggiamenti loro et quieuere per illam noctem.

Die primo junij. giugno

Àudita missa lo prefato I. S. caualco con caualli leggeri et balestreri et certe squatre li Saccomanni appresso: et feceno saccomanno a Gabbiano ante faciem inimicorum et fecense innanzi li balestreri per tentarli: tamen illi non exiere.

Die ij. eiusdem.

Lo Signor Roberto quella nocte hauea facto armare tucto io campo co- me hauesse a partire et mandato li Stratioti innanzi doue la scorta de li Sac- comanni del L S. Duca de Calabria douea andare: et deliberaua intercluderla et pigliarla quod succedebat ad votum suum : lo Illustrissimo prefato Signore audito hoc: che stana a messa iam celebrato corpore xpisti: illieo equitauit et fece ritrarre la scorta cum tanto bono ordine che fu salua et li inimici fureno decepti mirabiliter.

i

QiUQNo M.^ ecce Lxxziiij.^ IO

Die iij. eiusdem.

Orto iam sole vennero alchuni Stratioti appresso lo campo del I. S. pre- dicto et due squatre de li inimici per fare stare sollicita la gente del dicto Si- gnore et per possere offendere la scorta. Dux iUico hoc audito mando Gu- rello Garazolo con li Galuppi che officio suo é de gouemarli et ce mando a le spalle de quello due squatre bone. Li inimici se posero in fuga et nihil a- ctum est.

Die iiij. eiusdem.

Ante lucem ad harma conclamatum est che ne furono causa certi Stra- tioti qui aufugere statim visis parthenopeys. Eodem die entro in campo lo Si- gnor Conte de pitigliano cum quactro squatre et vna de balestreri hora XYiij. hora nero xx li Stratioti vennero : U Galuppi cum certi Gortesani et Creati del I. S. Duca li hebbeno a tractare a misura de carboni che furono a le mano cum quelli: ne amazareno et ferirono alchuni de dictl Stratioti. Francisco Ma- ria Gazullo creato del dicto I. S. ne fu ferito de vna lancia in lo pectinale: eua- sit et se porto degnamente.

Die V. eiusdem.

Lo Signor Roberto pose in ordine ij. mila fanti per mandare a pigliare Sonica Castello de Milano lo quale era molto ad proposito de li inimici. Pas- soro certa aqua a guazo et dectero la bactaglia ben tre uolte a dicto Castel- lo. Lo prefato L S. hoc intellecto cum sua sagacita et ingegno mando a prò- uedere lo ponte de bordellano: ita et taliter che se dicti inimici non erano sa- pii non passauano tucti a la ritornata loro senza ragione veduta. Ma^e ne ri- trassero con loro poche honore.

Il M.^ ecce Lxxziiij.^ oroGNo

Die vj, eiusdem.

Li Stratioti ogni di correano fino a le sbarre del campo de dicto I. S. Saa L S. delibero remediarce : ce mando Ioambaptista carazolo et Golandrea de placente cum ìiy. balestreri li quali se portoreno molto animosamente quel jomo che venendo xl. Stratioti per fare lo solito non fuerunt ausi compardi:e apud illos paucos : certe li prefati Stratioti sono vìlìssime persone. Nocte se- quentì alchoni del prefato I. S. andoreno ad assaltare lo campo de li inimici et ne portoreno in due volte xvj. caualli et fecero stare tutto lo campo de quelli in arme.*

Die vij. eiusdem.

Entro in campo del dicio I. S. lo Rossecto de Capua homo molto anti- quo et experto in le arme cum soi homini de arme fanti et balestreri : molto fu accarezato dal prefato 1. S. bora xx. Per certe spie se intendeua lo campo de li inimici douere partire et acampare vicino al campo de dicto I. S. in vna valle vicina a sancte firancesco de quinzano : doue lo Signor Roberto era ve- nuto a prouedere li alloggiamenti cum ecce caualli leggeri. Dux audito hoc prò- uidit ita et taliter che se nenia voiea essere a le mano cum quello : inimici ti- more perterriti non venere.

Die viij. eiusdem.

Lo L S. Duca fece fare le spianate presso lo campo de li inimici accioche se se moueanò potesse essere a. le mano cum quelli. Et eodem die se fuggirò molti stratioti da li inimici et vennero dal prefato L S.

Die viiij. eiusdem.

Li inimici delibererò passare oglio et fare vna corraria. Lo L S. ne hebbe notitia : ce mando lo Messer Rossecto con li balestreri. Oli aufugerunt hoc in-

GIUGNO M.° ecce Lxxxiiij.* 12

lellecto et hebbeno a dire che non posseano pensare cosa che lo I. Duca non sapesse et adcio cum sua sagacita presto hauea prouisto.

Die X. eiusdem.

Lo 1. S. fece fare le spianate a sancto francesco perche lo Signor Roberto quello jorno era venuto a lo vallone cum ccc caualli per prouedere a li allog- giamenti: che era fama fra li inimici che loco douea venire con lo campo: et benché lo L S. mai se lo persuadesse pure ce prouide al necessario con la sua solita diligentia.

Die xj. eiusdem.

Suo solito more equitauit ad preuedere li ripari se faceano intorno a lo campo : eodem die vennero da sua I. S. L/* fanti fugitiui.

Die xij. eiusdem.

La scorta mandata al saccomanno dal prefato signore andò et ritomo : bene ii inimici li abbaiassero et minacciassero de offenderla. Eodem die en- tro in campo Antonello de Campobasso con lo squatrone de la Guardia de dicto L S. Duca. De lo quale ne era goueroatore et capo messer Galeocto pagano.

Die xiij. eiusdem.

Vennero molti Stratioti ad secum pontem. Golandrea cum soi balestreri et vno homo de arme solo li retennero in tal modo che non vennero più a- uanti et ne fureno presoni de quelli alchuni. Eodem die entro in campo lo Conte Antonio Marzano cum ^j. squatre de fiorentini et vna de balestreri a cauallo. Eodem die summo mane se partio de campo del L S. lo Conte Mar- siUo cum quactro squatre verso carauaggio perche fracasso era caualcato quella nocte verso Romano cum xiiij. squatre et fanti.

^^V^^m^-^^

13 M.*" ecce Lxxxiiij.^ GiuaKO

Die xiiij. eiusdem.

Lo L S. prefato caualco per lo campo et prouide a ilare alloggiamenti per le squatre del Conte de vrbino che doueano entrare lo di seguente. Eo- dem die se appiza fuoco in campo et se abrusoreno dui alloggiamenti. Lo campo fu tucto in arme et ordinate le squatre a loro loco. Li inimici anchora patirono de fuocho et loro campo fu tucto in arme et missero le squatre loro da fora. Àlchuni de li caualli leggeri del prefato L S. andoreno verso lo cam- po de li inimici et fureno a le mano con quelli: et quella sera ne fu portato presone vno capo de squatra del Signor Roberto et dui altri capi de baie- strerì. Et venne la nona che li venetiani haueano hauto calipoli per tractato.

Die XV. eiusdem.

Entroreno in campo quactro squatre del Duca de orbino le quali con- dusse lo Signor Ranutio.

Die xvj. eiusdem.

Lo Rossecto ter incitauit inimicos ad arma. Illi tanquam mures non exiere ex foramine.

Die xvij. eiusdem.

Fu la solempnita del Corpo de xpisto celebrata con le solite circumstan- tie. Dux audita missa caualco a le vedecte et fece venire soi corseri con suoi paggi] et fece correre dicti corseri. Alchuni de sua L S. caualcoro fino a lo campo de li inimici et leuoreno quello in rumore et in arme.

Die xviij. eiusdem.

Hora prima noctis precedentis diei fu nunptiato al L S. che lo campo de li inimici douea leuare : tunc hoc audito ce mando quella nocte Messer Aloy-

oiTONO M.® cocc Lzxxiiij.^ 14

si de Capua cum ccc fanti cum hoc che assaltasse lo dicto Campo. Quando era apizato lo foco : che già se era dato ordine cum certo foco lauorato de abrustire et apizare foco in lo campo de li mimici: ma quella nocte fu tanta acqua che lo foco non hebbe suo loco. Se leuo ad romore Io campo et se ar- mo. Et vedendo che non era la verità che douesse partire per andare ad al- loggiare in altre parti lo mando ad adnumptiare al Signore: sua Signoria man- do a dire che se ne retraesse cum li fanti. Et ita factum est. Venne al ponte doue trono lomesser Rossecto con li caualli leggeri et galuppietbalestreri che ce lo hauea mandato lo dicto I. S. Et più hauea facto armare tucte le squatre et poste a suo ordine come hauessero a fare facti de arme. Lo Signor Roberto hauendo inteso quanto hauea facto Messer loysi ordino sue squatre et fanta- ria : et le cauo fora de li alloggiamenti come hauesse ad essere a le mano. Li Ragonesi se ritrassero al ponte vedendo' che li inimici se tomauano. Lo Illu- strissimo Sigùor Duca intesolo mando a dire a le squatre se ne andassero a loro alloggiamenti. Li inimici vennero fino a lo ponte per rompere quello. Lo dicto Messer Rossecto non volse comportarlo perche li parca non piccola in- juria che innanzi a li ochi soi li inimici hauessero tanta audacia. Et cosi dette dentro et mando a dire al Signore che mandasse soccorso che già hauea ap- pizato. Lo Signore mando a dire che non appicciasse : ipso rimando vno creato del Signore a numptiarli come erano a le mano. Se porto tanto egre- giamente che li ribucto tre uolte et furono morti de li inimici ben x et sca- uallati V. hommi de arme et presi loro caualli et ducti presoni. Bìsbal ne ad- dusse vno et ipso fu percosso in vno braccio de vna maza ferrata : se porto strenuamente quello jomo. Li Galuppi del Signore se porterò animosamente benché jouani fusseno. Fu quella mactina che se appizo facta la scaramuza ad bore x percosso de vna sagipta in la spalla Ioanni antonio carazolo Ga- luppo creato del I. S. Duca jouane bone et animoso : de la ferita passo de questa vita : riportato in campo fu sepellito honorìfice et li fu facto tale epy- taphio ut infra ponam.

^'^

15 M.^ ecce L^xxiiij.'' Qimso

loannes antonius Parthenopeus celeberrimo cognomento Garazolo ado- lescens sub Principe meo Calabnim Duce militans coimnisso proelio inter primos mei ordinis ieui armatura animo ingenti irrupi in hostem robustum qui manu sena spiculo acuto corpus confodit. Yitalesque vires vno ictu extinxit. Heu tunc peregrina Quinzana teilus me tegit die veneris xvUj Junii 1 484. bora x.

Fu morto vno fante del campo de la liga. De li inimici furono feriti più de xL. Fu scauallato faccienda lo figliolo del signor Roberto et Antoma- ria fu percosso in vna spalla de vno guarectone et li fu ferito lo cauallo so* ctò : furono piene quelle strato de caualli morti et de lanze spezate come fusse facto bactaglia ordinaria. Et se lo I. S. mandaua et facea spingere la gente de arme: cbe non fece percbe non era in ordine: quella mactina erano rocti li ini- mici. Lo signor Roberto vedendo che li soi ne haueano lo peggio comando a li soi se ritraessero: et retracti ambedue le parti nihil aiiud actum est.

Die xviiij. Junij.

Lo I. S. fu a cauallo a yj. bore de nocte adhuc non erat dies: et ordino che tucte le squatre se armassero et stessero al loco loro percbe inféndeua cbe li inimici voleano partire et leuare campo. Et li uolea sequitare et appi- zare facto de arme: non discesserunt et nihil actum est.Eodem die faggio da li inimici vno capo de colonnello cum xxx buoni fanti et venne ad sua L S.

Die XX, eiusdem.

Nihil actum est: vterque exercitus quietauit et entro in campo lo Conte antonio maria de la mirandola.

Die xxj, eiusdem.

Se appizo io focho per mano de vno barberi alli alloggiamenti del Conte Joampero et del Conte de cayaccio et furono combusti molti alloggiamenti* Et per la sollicitudine et cura de dicto L S. fu extutato. Eodem die lo dicto

x

6IU0N0 M.® ecce Lxxxiiij,** i6

signore mando Messer Diego vela suo maiordomo ad Cremona per fare con- durre la mogliere del Signor Roberto et de fracasso et fu recepta honorìflce et conuitata dal prefato I. S. cum tucti li loro et fu lo conuito sumptuoso et abbundantissimo de ogni cosa.

Quello jomo fu facta treuga fira ambedui li exerciti et conuersauano tucti in 1 uno campo et 1 altro come fusse stato la pace de optauiano. Et li inimici quello di se fornirò de pane in lo Sanctissimo et Serenìssimo exercito. Et se

partiuano tucti carrìcbi de pane pei* la penuria grande ne haueano.

>

Hora xxj. se partio accompagnata cum grande triumpho dal 1. S. fin fora del Campo et da li jentili homini et cortesani del dicto Signore fin in campo del Signor Roberto : et ne condussero in retro la mogliere del Conte antonio marzano che era detenuta da venetiani. Eodem die ne uenne da qua Messer berlingere Caldora et la treuga fu tale che inxampo de li inimici liberamente se gridaua : Duca Duca. Roberto Roberto. Marco nullo nominaua et quelli che ce fureno referiano che li proueditori stanano come exanimati rei nouitate. Finito eo die et treuga fiiit finita.

Die xxiij. eiusdem.

Àudita missa lo prefato I. S. cavalco suo solito more. Hora xv. ortus fuìt yentus talis che ne portava per aere tende et frascate integre. Hora xxiiij. ne uenne fugitiuo in campo del I. S. Mastro ferrante capo de balestreri de li inimici cum carriaggi : fu perseguitato da li inimici: auxilio et fauore de li Ra- gonesi vennero salui et non perde niente.

Die xxiiij. eiusdem.

Da che lo L S. caualco a le vedecte et ritomo orta fuit tempestas ta- lis che ne portaua fraschate et leuaua pauìglioni et tegole de li tecti et duro quasi per meza hora.

17 M.° ecce Lxxxiiij."* giugno

Die XXV. eìusdem.

Lo I. S. Duca dono licentia al Conte de cayaccia che facesse corraria fino a Crema. Et fa facto et ne porto ce. capi de bestie et xxx. presoni de taglia et Cam ij sqaatre portò fu a le mano con li Stratioti stanno in Crema : fureno quelli feriti et morti et scauallati et lo dicto signor Conte se porto quello jor* no come vno Cesare et secondo recercaua la virtù sua.

Die xxvj. eiusdem.

Entroreno in campo iiij. squatre de feltreschi et vna de balestrerà Et Yterque exercitus eo die quietem duxit.

Die xxvij. eiusdem.

Messer Giorgio lo figlio del Signor Roberto fuggio da li inimici et entro in campo ad viij. bore cum carriaggi et gente sua. Et caualco verso Milano basata la mano primo al I. S. Duca de Calabria.

Hora XX. entro in campo messer Baptista visconte cum xv. caualli bene in ordine. Eodem die ritomo da li inimici messer berlingeri caldora cum tu- cta sua robba et xxx caualli et sua gente.

Die xxviij. eiusdem.

Molti Stratioti se ne fuggirò dal campo de li inimici et vennero ad quello

. del I. S. Duca per pigliare suo soldo. Et fu fama che li inimici voleano partire :

che tucto quello jomo stetteno armati. Lo Rossecto de capua caualco con li

soliti cavalli leggeri et certe squatre de balestreri et se imbosco per expectar-

li : non exiere inimici.

Die xxviiij. eiusdem. Arriuo a bordellano Mess^ Jean Francisco de ToUentino cum vij. squa-

3

GIUGNO M.** ecce Lxxxiiij.* l8

tre de la ecclesia: li lasso et fece alloggiare le diete squatre per ordinatione del 1. S. Duca per expectare 1 altre et intrare in campo cum tiicte: et sua per- sona venne quella sera a basare la mano al prefato 1. S.

Die vltimo eiusdem.

Ritorno in campo lo Conte Marsilio con le squatre porto ut dictum est supra. Et cosi ritomo Messer Renato cum soi fanti. M.^ ferrante summo mane ritorno in campo : che quella nocte hauea gabbate le scolte de li inimici dato loro lo nome et leuato loro caualli.

LUGuo Die primo Julii M.^ ecce Lxxxiiij.*"

Lo Illustrissimo Signor Duca de Calabria caualco a xij bore con tucti li signori del campo et andò fino a bordellano da qua del ponte de oglio quale fece fare sua 1. S. et li scontro lo I. S. Duca de ferrara et lo I. S. Duca de bary Messer francesco sechi et lo Imbasciatore del Signor Re che vernano in campo. Scaualcoro tucti se abbracciare et accarezareno assai. Montati a cauallo cum le solite solempnita entroreno in campo lo quale tucto stana in festa per loro venuta : campane bombarde trombe et altri instrumenti non perdeuano tem- po : furono tucti receputi in conuiuio laute dal predicto 1. S.Duca de Calabria. Sumpto prandio se andoreno a riposare dicti Signori bora xxj. Caualcoreno tucti et lo I. S. Duca de Calabria monstro loro tucti ripari et fortilie del campo.

Die ij. Julij.

Summo mane lo I. S. Duca con li prenominati Signori fu a cauallo. Ca- ualco suo solito more a le vedecte : li fece correre alchuni soi corseri. Ritor- nato audio messa con 1 altri dicti Signori. Reliquum diei posuit in Consilio.

Die iij. Julii. Da li prefati Signori se caualco et audita missa et sumpto prandio con-

"'■*»»»-(,

19 M.^ ecce Lxxxiiìj.^ luglio

silium fecere. Nihil aliud actum est. Visitoreno lo Conte de pitigliano qui la- borabat febre tertiana.

Die iiij. Julii.

Erumpente luce caualco lo I. S. Duca de Calabria con li altri Signori pre- dicti fino a la Madonna. Et reversi et audita missa se trouoreno a la benedi- ctione de le bandere che fu facta una gran solempnita. Eodem die sumpto prandio caualco lo I. S. Duca de ferrara cum certe squatre et caualli leggeri verso Gabbiano: tento de hauerlo: non lo volsero audire et reuersus est cum quibusdam captiuis.

Lo I. S. Duca de bary caualco et andò a prouedere alli alloggiamenti del campo : che lo I. S. Duca de Calabria douea partire lo di sequente con tucto lo campo et tento de hauere cum bone parole la Moctella: non valuere preces nec mìnae.

Die V, Julii.

Partio lo I. S. Duca de Calabria cum tucto lo campo de la Sanctissima et Serenissima liga: che fureno cento et v. squatre et v milia fanti tucti bene in ordine: jam orto sole: cum caualli leggeri et balestreri et alchune squatre et tiro la via de Gabbiano. Lasso lo signor Duca de ferrara a le frontere de li inimici cum caualli leggeri : quelli non hebbeno animo comparire ma quello jomo lo Signor Roberto partio cum tucto lo campo. Ando ad alloggiare vicino a farfengo. Sua L S. come comparue a Gabbiano de continente viso ilio et ter- ritis hostibus se arrende et li alloggio vicino a noi a tre miglia cum malissimo ordine: et quella nocte se partio quasi fuggendo perterritus nomine Illustris- simi Ducis. Et hebbe quello jomo sua I. S. tre terre videlicet Gabbiano Villa chiara Vuanengo che tucte ce donoro le chiane.

LUGUO M.^ ecce LxXZiiij.^ 20

Die yj. Julii,

Perche lo di dinanzi lo I. S. Duca de Calabria mando Gurello Carazolo cum li soi Calappi a farfengo a reducere quelli homini a dare la terra non ne uolseno fare niente: ne riporterò alchuni captiui de taglia et scaramuzorQ et ne amazaro et ferirono alchuni. Delibero sua I. S. caualcare a bona bora cum caualli leggeri et balestreri et le squatre ordinate: a farfengo quelli homini ve- dendo solo sua presentia illieo se dettene et li alloggio quella sera lo S."""* et Ser."** campo. Et hebbe quello jorno v. terre cioè Farfengo Patrìnella Lamoc- tella Cugnolo Orlano. Cugnolo prese lo Magnifico messer Berlingero Caldera.

Die vij. eiusdem.

Sua I. S. guardo lo jorno de la constellatione et non uolse muouere lo campo : pure non dormio ymmo mando sua gente et quello jorno hebbero le infrascripte terre videlicet: Trigniano Petrinaca Scarpizola Cremezano Yerola vechia Yerola alghisi Labreta Scorzarolo. Hora xxj. Tennero fino in Lx fanti del Signor Roberto vicino a lo alloggiamento per furare caualli: sua I. S. ne hebbe sentore ce mando lo Rossecto et ne porto presoni xL.

Die viij. eiusdem.

Se partio sua I. S. con tucto lo campo* da farfengo et venne a barbariga la quale in primo se monstre arrida et salutaua lo campo de bombarde ed ar- cabusi per vna grossa hora: postea viso Illustrissimo Principe se decte in sua mano. Li alloggio quella sera con tucto lo campo assai comodamente. Li ini- mici alloggioro vicini ad noi tre miglia et perdereno quello di alchuni carriaggi che li prese lo capoano et fin in iiij carri de artigliaria. Hebbe diete L S. tre terre videlicet : Barbariga Frontignano Barignano : et quella nocte li nostri presero le scolte de li inimici a cauallo.

21 M.^ ecce Lxxxiiij.^ LUGUa

Die viiij. Julii.

Questo jomo riposo lo S."*® et Ser.™* exercito abarbariga et lo DI."** Signor Duca de Calabria fece caualcare lo Messer Rossecto cum alchuni altri caualli leggeri et balestreri verso brescia et hebbe Manerbi.

Die X. eiusdem.

Lo 111.™* Signor Duca prefato hebbe tucte le infrascrìpte terre Cortigelli Quìnzanello Buldeniga Cignano Gatignano : doue Messer loysi de capua se porto éxcellentemente et strenue perche ce dono baptaglia: tandem quelli homini se decteno et in Gatignano ce erano ce. boni fanti.

Eodem die fu preso etiam Brandiga Àzano Ponte de le Gaptelle Del. Sum- mo mane caualco lo Gente de cayaccia verso brescia et fece vna bella corra- rìa : riporto la palma de cento capi de bestie grosse et più et altra robba de valore de parechie centinara de ducati. Et de hoc ab Illustrissimo Duce fuit summe laudatus. Et induxe a li bresciani non modico terrore.

Die xj.

Parte lo Illustrissimo et Excellentissimo. Signor Duca de Galabria con lo S."® et Ser." exercito de Barbarìga et vene ad alloggiare et acampare centra Lunghena la quale per essere forte de sito et mure et fossi de acqua non se volse dare usque ad vesperas: sed minis et precibus tanti Ducis delibero do- narse in mano de dicto Illustrissimo et prefato Signore.

Eodem die entro in campo Messer Joanni bentivoglio cum iiij squatre de homini de harme et due de caualli leggeri bene in ordine: et entro in campo anchora cum ipso a xj bore lo protonotaro mantuano de casa de li Agnelli mandato dal Summo Pontiflce come rispondente.

Eodem die sumpto prandio lo Messer Rossecto cum due squatre de ca- ualli leggeri caualco fino a le sbarre de brescia non trouo anima nata. Rever-

LDGLID M.® ecce Lzxxiiij.^ 22

sus fu a le mano cum li inimici: ne porto presone vno Stratiota et certi ho- mini de arme.

Die xij, eiusdem.

Lo prefato I. S. fu in Consilio con li altri collegati per deliberare doue se douesse ire a campo. Et lo I. S. predicto a xviiij hore caualco cum ce. fanti et cento Guastatori et Gaualli leggeri per vedere lo paese de li inimici et pro- vedere a le spianate per lo S."^ et Ser."»« exercito in sua partita.

Eodem die fu nona in campo come Troyano pappacoda lo quale demo- rana a Robecha con sua gente de arme assalto certe terre de li inimici da qua de oglio et prese Cigole Pagone et San Ceruaso.

Die xiìj. Julij.

Lo L S. prefato non attese ad altro che a mandare da fora verso brescia et verso inimici per intendere loro motiuo et per hauere notitia del paese : et furono presi da li ragonesi alchuni presoni.

Et tucto quello jomo fu posto in consiglio fra li signori de la S."* et Ser.»* liga. Et se delibero partire lo di sequente.

Die xiiij. eiusdem.

Non partio da Lunghena lo Illustrissimo Signor Duca de Calabria per certa sua indispositione et reuolutione de stomaco. Riposo quello jomo et air tese a stare forte. Venne Albino da napoli: conferio con quello molte cose: et per più vie se hebbe nona che li Stratioti per la questione facta con li homini de arme de li inimici haueano venduti loro caualli per penuria de denari et se partiuano dal signor Roberto. Et dal predicto L S. fu facto consiglio et delibe- rato la partita del campo da Lunghena.

23 M.^ ecce Lzxxìiij.'* luguo

Die XV. eiusdem.

Ordinate tucte le squatre et faDtarìe et Carrìaggij et altre cose necessarie per la partita del campo : partio lo prefato 1. S. Duca con tucto lo exercito de la S."*' et Ser."* liga orto iam crepuscolo et audita suo solito more missa et acampa centra Bagnolo bora xij. et tucto quello jomo ne andò in alloggiare perche a xij. bore anchora veniano in campo squatre: che già erano adunate in lo S."** et Ser.""** exercito squatre cento et xx. et più de v mila fanti et tucti boni. Et in lo alloggiare erano visitati da la terra de bombarde de passauolanti et sagipte invenenate ne amazoro quella sera fino in v. quactro Saccomanni et vno homo de arme.

Die xvj. eiusdem.

Fino a terza quelli de bagnolo trassero per lo campo et recognoscendo loro errore demandauano pacti al dicto Signore : sua L S. non ce porse le orechie ymmo fece fare loro risposta che non U uolea se non per forza : per- territi minis se dectero illieo ad discretione sua : a li soldati che ce erano en- tro fu data licentia lo jomo sequente rimandati in campo de li inimici in jub- bone et senza coppula: a quetU de la terra vso equità come e suo solito co- stume.

Die xvij. eiusdem.

Bona bora lo I. S. Duca comando fossero facte certe spianate per lo campo per possere conducere tucte le gente de arme a sua babitatione biso- gnando. Et se mando li Guastatori a fare le spianate per possere passare lo exercito più liberamente. Et tucto quello jorno se pose in Consilio.

Die xviij. Julij. Entro in campo Pietro Colompna cum xxv. homini de arme. Et lo I. S.

LDGUO M.® ecce Lzzziiij.^ 24

Duca con li altri Signori fu bis ilio die in consiglio. Et eodem die entro in campo lo Conte Jacomazo cum sua gente. Et li nostri scaramuzoro con li inimici et ne fureno morti sei fra 1 una parte et 1 altra: a xxj. bora fu con- cluso lo parentato fra messer Jean Jacobo triuulsi et lo signore antonio ma- ria de Sanseverino cbe piglio la figlia sua per sposa et lo Signor Galeazzo la figlia del signor lodouico.

Die xyìììj. eiusdem.

Ante lucem vno saccomanno de vera ribaldaria grido ad arme per po&- sere più facilmente robare qualche cauallo come fece; et levo lo campo in ar- me et se pose in fuga cum vna jumenta et fu preso da le' nostre scolte et fu impiccato a la piaza. Eodem die a xij bore li nostri erano a saccomanno : li immici li assaltoro : fureno a le mano et fu morto Luca Sauello Gentile bomo romano conducto da venetiani da uno Saccomanno miseramente cbe andana a la strata per bauere persi dui cavalli grossi et cercaua recuperarseli : non se uolse arrendere. Àlii se posero in fuga.

A xiij bore ne venne da la banda del S."' et Ser."® exercito vna squatra de xxij bomini de arme cbe fureno de quelli del Signor Joanni Conte lo quale pocbi di innanzi se era partito del campo de li inimici.

Die XX. eiusdem.

Audita missa ante lucem caualco lo I. S. Duca per ordinare la scorta de li Saccomanni cbe andana senza alcbuno ordine. Reuersus fuit in Consilio et sumpto prandio mando a donare uno bello carro cum quactro boni et robu- sti boni et dui muli al Signor Conte de Marzano lo quale bavea perso ben viij sol muli a la scorta per andare li sol senza ordine. Grata extitere munera. Eodem die ritomo in campo lo signor Conte de pitigliano lo quale era restato in Cremona per indispositione del suo corpo da la partita fece lo campo da quinzano.

.^

25 M.^ ecce Lxxxiiij.'* luglio

Die xxj. Julij.

A bona bora fu a cauallo lo I. S. Duca et cum tale orcljne mando la' scorta de li Saccomani che andoro et toraoro a saluamento : che senza proui- demento de sua 1. S. omnia ruebant in peius. Eodem die entro in campo Ra- nerì de lagni cum ccc fanti de la guardia et bene in ordine et quasi tucti capi. Et più entro in campo vna squatra del Signore de Carpi che in tucto in lo S."*** et Ser."^ campo sono al presente c.^ et xxx squatre. Et ritorno in campo ferranto homo de arme del conte byeronimo che andò da la per combactere cum vno altro qui venia impetrata noluit: ritomo cum triumpbo.

Die xxij. eiusdem.

Seguito suo stilo lo prefato Signore caualco et prouide per la scorta de li saccomanni: bora \}. fu referito a sua I. S. che 15 squatre de li inimici &- rano partiti de loro campo et veniano ad assaltare la scorta che sua I. S. ha- vea mandata : de subito mando a chiamare tucti li capi et fece armare lo campo et prouide al necessario ita et taliter sua prudentìa che non fo altro.

Eodem die ad bore xx fu conclusa la treuga fra 1 uno campo et 1 altro et leuate le offese.

Die xxiij. Julij.

Lo 1. S. Duca caualco summo mane et ordino la scorta et prouide che a le sbarre stesse uno homo discreto che non lassasse passare quelli che ve- rnano del campo de li inimici che concorreano come formiche per comprare del pane: et saria occorso qualche inconueniente per la peste hanno in loro campo.

Eodem die se mcomincio a capitulare la pace futura. Et a xx bore ca- ualco lo prefato I. S. et lo Signor Duca de bari con Messer Joan bentiuoglio et 1 altri Signori de la S."** et Ser."** liga fuora del campo : doue venne lo si-

%.

LUQUO M.* ecce Lxxxiiij.* 26

gnor Roberto et tochata la mano al I. S. Duca de Calabria fu subito con lo (lieto signor lodouico : et data la mano 1 uno a 1 altro cum debite et conde- centi reuerentie fureno in sermocinacione sempre ridendo et in festa per vna meza bora grossa: reconciliati et reducti in bona amicitia se partirò bene sa- tisfacti 1 uno et 1 altro.

Intro in campo quella sera con li prefati Signori Antonio maria con molta festa. Et accompagno lo signor lodouico fino a sua habitatione.

Die xxiiij. Julij.

Orto sole fu a cauallo lo I. S. Duca con li altri Signori fuora del campo: doue sua I. S. fece venire de li soi corseri xxvj. Et arriuando antonio ma- ria lo figlio del Signor Roberto : et passeggiato alquanto a cauallo et li corseri tucti stando a la fila: comando a suo Cauallaritio che li facesse correre et ga- luppare ad vno ad vno : et vistoli tucti ritomo in campo et aliquantulum quie- uit: et a xv. bore arrivo fracasso in campo a mangiare cum sua I. S. et sum- pto prandio stetteno a piacere per spatio de due bore. De poi caualco dicto fracasso et andò a uisitare lo signor lodouico et demoro cum quello per spa- tio de tre bore bone et caualcoro et vennero a la babitatione del prefato I. S. Duca de Calabria con li altri Signori. Doue fecero consiglio fino a xxiij. bore. Deinde discessere.

Die XXV. eiusdem.

Tucto quello jomo se discusseno fra li Signori de la S."'* et Ser.*"* liga alcbuni dubij de la pace et feceno consiglio. Se delibero mandare a ferrara lo imbasciatore del signor Re. Et omnino che la pace sequisse : perche era necessaria per Italia et prò bono comuni.

Die xxvj. Julij. Erumpente luce lo L S. Duca de Calabria prese la medicina de manna

27 M.^ ecce Lxxxiiij.^ luguo

per purgarse et rinfrescarse : que medela multum confert corpori. Tucto quello jomo concorsero li Signori a uisìtare sua I. S. et dell uno campo et de 1 altro.

Die xxvij. eiusdem.

Arriuoreno in campo xL. corseri del 111."* et excell,"*» Signor Duca de Calabria bora xv. cbe vernano de napoli. Et ad bora xvìj. partìo Albino per napoli per faccende necessarie et in pressa.

Hora xxj. entro in campo lo R."** monsignore Ascanio Cardinale accom- pagniato dal I. S. Duca de Calabria dal Protbonotaro Mantuano dal signor lodouico et da tucti Signori et Imbasciatori de la S.""' et Ser."** liga et quasi da tucto lo campo cum grandissimo honore.

Die xxviij. eiusdem.

A bona bora partio de campo da bagnolo lo signor Lodouico et lo Re- uerendissimo Cardinale suo frate per Milano per prouedere a certe cose per quello stato et per ritornare presto.

Die xxviiij. Julij M."^ 0000."^ Lxxxiiij.*"

A XX bore caualco lo I. S. Duca con quelli altri Signori de la liga et an- dò da fora el campo due miglia. Doue venne lo Signor Roberto con li pro- ueditori per parlare cum sua I. S. et erano venuti vicino al campo del pre- fato I. S. a due miglia. Lo signor Roberto uiso Duce uolse scaualcare per ba- sare la mano al I. S. sua L S. non lo permisse: li tocbo la mano: se abrac- cioro cum rise et festa. Lo simile feceno li proueditori: parlerò insieme et di- scessere. A xxiiij bore sua L S. mando francesco suo spetiale a venetia.

Die penultimo eiusdem. Summo mane partio messer Simonecto de bel prato imbasciatore del si-

1

Luouo M.® ecce Lxzxiiij.^ 28

gnor Re per napoli: mandato dal I. S. Duca per facciende molte necessarie. Eodem die a xviiij bore venne in campo vno jentile homo venetiano ad visi- tare lo I. S. Duca et eadem bora venne in campo lo Signor Diophebo per vi- sitare pure dicto I. S. et entro bene in ordine. Goncorreano li bresciani in campo come formicbe per vedere lo I. S. Duca tanta fama bauea sua Signo- ria in lo paese per le cose successe: et stanano in admirarlo come statue de marmoro fixe.

Die vi timo Julij.

Vno figlio de li proueditori del campo de li venetiani venne a visitare lo I. S. prefato cum molti altri : fu visto volenteri et accarezato da quello molto.

AGOSTO Die primo augusti M.^ ecce Lxxxiiij.®

Lo I. S. Duca de Calabria audita eius solita missa caualco a le sbarre do- ue fece venire soi corseri et li correre et rediit domum. Sumpto prandio vna grande multitudine de Venetiani Bresciani et bomini de arme del campo de li inimici concorsero a visitare sua 1. S. : a tucti fece careze et bona ra- colta taliter cbe se partirò de ipso molto satisfacti.

Die ij. Augusti.

Caualco lo prefato I. S. et uide certi corseri et confabulo con li Signori Imbasciatori de la S."* et Ser."* liga donec equus cursum perficiebant suum: et reuersus audio la messa et sic dicti Domini. Sumpto iam prandio molti Sir gnori et Ciptadini Venetiani et Bresciani vennero a uìsìtare sua I. S. et per vedere li corseri de quella.

Die iij. Augusti.

Audita prius missa equitauit Illustrissimus Dux et reuersus vdio vn altra messa et cum sua I. S. tucti li Signori de la liga. A xij bore ritorno da Mi-

X

29 M.^ ecce Lxxxiiij.** agosto

lane lo Signor Duca de bary. Et a xiiij fu mandato lo bampno regale che nullo presumesse dampnificare li venetiani in alcuna cosa.

Eodem die a xviiij bore fu vna tempesta cum grandine grossissìma che duro per vna grossa bora che indusse a molti degeneri animi non picholo ti- more: et in quello tempo li Saccomanni del campo per lo inteso bampno ha- ueano vnanimes deliberato sacheggiare la piaza et lo fecero. Lo I. S. Duca de subito fu a cduallo con li fanti de la guardia sua non risguardando ne ad gran- dine ne ad vento: corse a la piaza percotendo quello rebuctando quello altro. Le lancio volauano : li Saccomanni viso Duce se posero in fuga come stor- nelli et cosi fu remediato quella sera : chi perdecte suo dampno.

Die iiij. Augusti.

Ante lucem caualco lo prefato Signore con li altri apresso et reuersus et audita missa ad prandium conuolauit. Et quello di molti venetiani et bre- sciani li vennero a basare la mano. Lo Signore se ofTeriua a quelli : replica- uano che considerato che sua Signoria era fratello de la loro L S. ipsi erano parati a li suoi comandi et stanano per seruire a sua L S. Dono quello jorno molti caualli lo prefato Illustrissimo Signore.

À xxj bora entro in campo Messer pietre philippo pandolflni mandato da la excelsa Signorìa de fiorenze Imbasciatore appresso lo L S. Duca de Ca- labria et cum grande honore accompagnato da tucti li Signori de la S.""^ et Ser."^ liga fino a la habitatione datoli in bagnolo.

Die V. augusti.

Suo solito more equitauìt lUustrissimus Dux et vidit suos equos et totum diem posuit in Consilio : et aliud nihil actum est.

Die vj. eiusdem.

«

Se contmuauano e capituli de la pace et bona bora lo L S. Duca lo Si-

AGOSTO M.** ecce Lxxxiiij.** 30

gnor lodouico et 1 altri Signori Imbasciatori de la S."' et Ser."' llga furano con lo Signor Roberto et proueditori venetiani et flnaliter se partirò mezi discor- dati. Fuerunt omnes sumpto prandio in Consilio et res foit reducta ad bo- num pacis.

Die vij. eiusdem. Lo I. S. Duca predicto audita sua solita missa erumpente ^ole caualco et

«

fece ponere in ordine soi paggij con li soi corseri : fece la via de le vedecte doue lo Signor Roberto et proueditori vennero et li fece correre dicti corseri et ragionaro insieme. Deinde discessere omnes leti et dato obsculo ad inui- cem venit Dux ad prandium : bora xviiij fuerunt omnes in Consilio et fuerunt facta capitula pacis. Dominus ludouicus Dux bary equitauit cum pontano Se- cretano primo eiusdem Illustrissimi ducis Calabrie et fuerunt cum Domino Roberto de sancto seuerino et eo sero conclusa fuit Pax sancta Pax bona Pax diu desiderata ab omnibus viuentibus et a militibus ut ita loquar.

Die viij. Augusti.

IHustr."*" et Exc.""* Dux Calabrie equitauit suo solito more. Et comando ai suo Cauallaritio facesse andare apresso sua Signoria fino in xxx corseri boni et ita actum est. Ando fino a la frascata et a 1 acqua in la strata de bre- scia doue vennero lo Signor Roberto Proueditori et altri Signori. Li se videro de bona uoglia et se acharezoro insieme et basoreno.Lo Signor Roberto decte in mano al dìcto L S. vno ramo de olino in signum pacis iam facte ad hono- rem summi Dei et Beate virginis et Sancti Georgii et ad summam quietem no- stram. Et parthenopeam vrbem petiemus ouantes.

Sumpto iam prandio vennero in campo li proueditori et Sindici venetia- ni : fureno raccolti et visti volentere et quasi tucto lo campo de venetiani pre- dicti concorse quello jomo in campo de la S."** et Ser."' liga et comproreno tanto pane che quella sera non se ne trono bochone per li soldati del prefato

31 M.^ ecce Lxxziiij.® aoosio

I. S. Sit benediclus Deus che ce ha data la sancta pace a dìspecto de li Astro- logi qui aliud judicabant éo anno.

Die viiij. eiusdem.

Fece caualcare alchuni soi con certi corseri et condurli a la frascata et li fece correre suo solito more. Eodem die de sero fece correre certi altri cor- seri et li fece vedere al Illustrissimo Duca de bari al quale ne dono vij. ad sua electione. Et die eodem summo mane lo Signor Roberto venne a la frascata vicmo a lo campo de la S."' et Ser."** liga doue lo I. S. Duca andò co li sqì: et li foce venire due belli boni et degni corseri et una jumenta saynata con le barde innaurate con li passaturi. Li nomi de li corseri 1 uno se chiamaua lo leggia- tro 1 altro Gazullo : furono molto accepti al dicto Signor Roberto. Ad Anton- maria dono dicto L S. lo corseri chiamato lo Sauro de troyolo. Molti altri ca- ualli sua I. S. dono illis diebus a quelli Signori che ascenderò ad numero de LviiJ. Jacobo pappacoda partio per ferrara per fare restituire quelle terre che erano in potere de venetiani.

Die X. Augusti.

Lo Signor Roberto et li Proueditori lo signor Lodouico messer Joam ben- tiuoglia messer Jean francesco de ToUentino lo Conte antonio maria de la Mi- randula et molti altri Signori furono -conuitati dal prefato L S. a la frascata. Doue furono piantati li pauiglioni et parchi dignissimamente. Bona hora sua L S. fu li audita prius missa et così li conuitati : fece venire soi corseri et fino in XV. giannecli barbari: tucti corsero ad sonum tube due per due. Vbi erat maxima copia hominum. Hoc peracto andoreno ad tauola : de viuande varie et copiose non ce fu penuria et vini boni : melloni et fructè assai. Laute co- medere omnes. Sumpto prandio furono stipulati et jurati li capitoli de la pa- ce. Deinde quieuere et per tucto quello jorno stecteno in festa et in piaceri.

AGOSTO M.^ ecce Lxxziiij.^ 32

Die xj. Augusti. »

Pure bona bora audita missa caualco a la frascata et per loro piacere quelli Signori fecero correre caualli : postea venere ad prandium. Quieuit 11- lustrìssimus Dux per horam et illieo lo capitano de brescia et altri venetiani Diophebo cum molti altri vennero ad visitare lo I. S. Duca. Fureno raccolti da sua I. S. molto volenteri et accarezati : videno tucto lo campo et li caualli et corserì de dicto L S. et demororo con quello et con lo signor Lodouico per duas horas: ea causa che ce erano dui proueditori venetiani: de li quali vo- lendose partire vno casco et lo cauallo adossoli in modo se guasto vna gam- ma. Lo I. S. manibus propriis lo piglio et con 1 altri lo fece condurre a suo lecto adibitis suis medicis: demoro li vna nocte et lo altro jomo fino a xviìj. bore et discessit. Fu accarezato et non li fece manchare cosa nulla lo dicto I. S. Duca : fu gouemo come se fusse stata la sua persona propria.

Eodem die a xj. bora entro in campo lo Signor Roberto che uenne a uisitare lo Signor Duca de Calabria et fece coUatione cum sua I. S. Quella sera ceno con lo I. S. Duca de bary : a la quale cena se trono lo prefato I. S. Duca de Calabria et altri Signori et li figli del prefato signor Roberto cenoreno con la persona sua : quos respiciebat tamquam caros filios. Ritomo in lo campo de venetiani sumpta cena (distabat nam per vj. milia passum ) ac^ compagnato fora del campo da li predicti Illustrissimi Signori.

Die xij. augusti.

Dux et alii domini equitarunt eorum solito more et reuersi ad prandium quietarunt. Lo prefato I. S. fece cauallere vno nobile homo bresciano lo quale venne ad uisitare sua L S. et per sua virtù fuit adsumptus ad dignitatem il- lam : hora xxiij. cenante Duce venne lo Signor Roberto in campo fino alha- bitatione de dicto L S. Sua L S. se leuo da tauola et iuit illi obviam per viij. passus: lo accarezo assai. Finita cena sociauit illum usque ad exitum viarum.

33 M.^ ecce Lxxxììij.^ agosto

Die xiij- augusti.

A bona bora lo I. S. audita prìos missa caualco ad locum solitum et li trouo lo Signor Roberto et per boras duas trascorsero molte cose. Sumpto prandio aliquantulum dormiuit. A xxij bore venne lo signor Roberto de im- prouìso a cenare con lo I. S. Duca de Calabria : in la quale cena se trono ipso con lo signor lodouico: lo conte de cayaccia figliolo del dicto Signor Roberto: lo signor Messer Ridolfo de Gonzaga: messer Joaniacobo de Triuulsi et lo frate et molti alii signori et fu cena sumptuosa et laute facta per essere stata facta improuiso et in illis locis. Sed nil mirum ad tuo tanto Prìncipe. Dono lo prefato I. S. vno bello et bono corsero al predicto messer Ridolfo. Sumpta cena Do- mini sociarunt dominum Robertum vsque ad exitus campi. De poi fureno po- ste le scolte et venner le squatre accostumate a la guardia de la persona de dicto I. S. et li fanti soliti : che benché fusse facta la pace et non paressero necessarie tali guardie ad maiorem cautelam le facea fare dicto signore sua so- lita prudentia.

Die xiiij. augusti.

Lo I. S. Duca cavalco a piacere con li soliti Signori li quali conuito tucti a lo alloggiamento del Signor Conte antonio maria quella mactina: et fuit dies sabbati et piscium fuit ibi maxima copia. De sero lo signor Roberto lo visito et per horam fuere simul allocuti : bora xx voluit vesperos.

Die XV. augusti.

A bona bora surrexit e lectulo : audita la messa cantata solempniter co- medit et ìllico equitauit et fuit cum Domino Roberto in locis solitis. Sum- pto prandio per duas horas venne vno de li proueditori cum grande caterua a visitare sua I. S. perche douea partire cum tucto lo campo de la S."' et Ser."'' liga da bagnolo. Fecero Consilio et parue al signor Roberto che se expectasse

}

AQQ8I0 M.^ ecce Lzzxiiij.^ 34

la noua de la restitutìone de le terre de ferrara. Et eodem die a u bore venne nona come lo Papa era morto: et morie gioaedi che foreno li xij. del dicto a T. bore de nocte. Et andito boc nono Messer Joanfrancesco de Tollentino bo- mo del papa cbe era in gouemo de la gente de la ecclesia se partio de subito.

Non potuit seuum ulla uis extinguere Sistum ; Et tìx audito nomine pacis obijt.

Die xvj. eiusdem.

Caualco lo I. S. Duca a lo frascato ut solebat. Sumpto prandio dormiuit: decte audientia a loysi de casalnouo cbe veniua da napoli et a Jacobo pap- pacoda cbe veniua da ferrara. Statim fu a cauallo con lo Signor Roberto et proueditori cbe lo erano venuti a visitare et equitarunt versus babitationem Domini ludouicL

Die xvij, augusti.

Caualcato sua I. S. et sumpto prandio dormiuit aliquantulum et ilio die cenauit apud Dominum ludouicum cum aliis Dominis: et a xxiiij bore se levo remore per vno cauallo fra quelli del signor messer Joam bentiuoglia et quelli de antonio farina ita et taliter cbe se non fusse stato lo prefato signore a ca- uallo presto se tagliaua a pezi tucto lo campo. Sua I. S. annata manu diuise et separo li litiganti et redusse Io campo in summa quiete cbe tucto era ar- mato squatre et fanti et andana a remore: sua solita prudentia sedauit omnia. Et quella noct^ da li sei fece guardare la piaza et lo resto del campo. Eadem die sua I. S. fece iiìj. cavalieri et li vestio de brocato.

Die xviij. eiusdem.

Summo mane lo I. S. audita missa caualco a la frascata doue trono lo Signor Roberto li proueditori cum molti conducteri de venetiani li quali

\

35 M.® ecce Lxxziiij.^ Aflosio

expectanano sua I. S. che se douea combactere per due guide de 1 uno et 1 altro campo et combatterò et fureno amicissimi. De poi se giostro per fra- casso et antonio maria et duo altri jentili homioi. Et quella mactina fu facto festa et tucti verniero a mangiare con lo prefato I. S. Interim lo signor lo- douico se partio per Cremona. Tucti li predicti Signori si riposoro in la habi- tatione del Signor Duca et quella sera cenoreno cum quella. Essendo in tauola se leuo romore che erano certi che se tagliauano in pezi: lo prefato I. S. se leuo da tauola saltando et correndo come uno cerno et sedavit omnia. Et a xiij. bore partio lo signor lodouico per Cremona: che andò ad scontrare lo cardinale suo fratre che andana a roma volando.

Die xviiij. augusti.

Lo S."^ et Ser."*® exercito partio da bagnolo et venne ad alloggiare a Mi- nerua con lo ordine suo et senza scandalo. Loco trono lo I. S. Duca de Cala- bria lo signor Lodouico che era stato con lo signor cardinale suo frate: et ri- tornato feceno consiglio et quella sera ceno apresso dicto signor ludouico.

Die XX. eiusdem.

Lo signor Roberto et li proueditori de li venetiani vennero a Minerua a visitare lo I. S. Duca de Calabria et presero licentia da sua L S. et partirò. Quella sera dicto I. S. conuito a cena lo signor lodouico messer Joam benti- uoglia et messer Joan Jacobo et altri Signori. Et quieuere per illam noctem.

Die xxj. eiusdem.

Equitauit per campum ut ita loquar et cenauit ilio die apud Dominum Lodouicum. Et prouidit domui sue per itinere versus Mediolanum. Et eo die fuit numptiatus obitus regis Ungarie.

\

AQ06T0 M.^ ecce LzXXÌiij/ 36

Die xxij. augusti.

Similiter equitauit et venit nouum ferraria quia iUa castra iam erant re^ stituta. Et Dominus ludouicus cenatus est apud niustrissimum Dominnm Du- cem: et lo Conte de pitigliano et lo Conte Antonio de marzano presero licen- tia per Serazana a campo contra li Genouesi.

Die xxiij. augusti.

Partio lo ni."® et ex."** SignorDuca de Calabria con lo S."'' et Ser."® exer- cito da minerua et venne ad alloggiare sua I. S. a Patrinella con la gente sua et sforzescha: quella del papa et de li fiorentini presero altro viàggio per an- dare verso roma et li fiorentini a Serazàno a campo.

Die xxiiij. eiusdem.

Da Patrinella summa luce partio lo prefato I. S. Duca et lo Signor lodo- uico verso milano et lo prefato I. S. mando parte de sua casa a casal majore a le stanze fino a sua ritornata da Milano: et come tocho andare in gouemo de soi paggij et buie operi imposui finem. Deo gratias.

TtXoq xaTpe:

Continuerò le jornate facte per lo I. S. Duca de Calabria secondo me sarà referito per non essermece trovato presentialiter.

Die xxiiij. augusti sua I. S. andò ad alloggiare a romanenga et riposo li quella sera et facto consiglio delibero lo di sequente andare a trouare lo Si- gnor Duca de milano che demoraua a Casciano expectando sua I. S.

37 M.** ecce Lxxxiiij.^ AGOffW)

Die XXV. eiusdem.

Da Romanenga partìo sua I. S. et andò a Gasciano bona bora et li fece coUatione con lo I. S. Duca de milano et con lo Signor Duca de bary. Et andò quella sera ad alloggiare a Treze: et riposato quello jomo alquanto prouide suo optimo ingenio de bauere lo castello de Treze in mano: ilio sere non ua- luere preces. Àddidit secundo die minas et habuit ut infra.

Die xxvj. augusti.

Riposo quello jomo in Treze et optenne lo castello minis: che era ri- bellato al Duca de Milano. Lo castello viso Duce et preparatoriis auditis lo restituì in mano de sua I. S. et fuit factum de hoc magnum festum.

Die xxvij. eiusdem.

Partirò li I."' Sig." lo signor Duca de Milano et lo signor Duca de Cala- bria et lo signor Lodouico de treze et quella sera introre in Milano cum gran triumpbo. Tucta milano venne loro incontra. Et a sua I. S. fu data la stantia de castello. Et tucta quella cipta fece festa de suo aduentu.

Die xxviij. eiusdem.

Sua I. S.* riposo in milano et la sera de nocte trouandose granato de fe- bre lo Signor lodouico per non fastidirlo et per alquanto quietarse andò per stanza a casciano al palcho doue demoro cum sua casa per alcbuni jomi eo maxime perche in Milano era la peste et ce ne merlano da xxv. in L.^ lo jomo. Et in diete casano expediua sua I. S. molte facciende et assecto molte cose ardue in vtilita de ^quello I. S. Duca de milano. Et caualcaua qualche volta per dieta cipta et da tucti fu uisto volenteri et sempre honorato et sum- mamente comendato de la facta pace. Et ne riporto grande gloria et partìo da dieta cipta a U xxv de septembre.

SEPTEHBKS M.^ cccc Lzxziiij.® 38

Die XXV. septembris.

Lo I. S. Duca de Calabria partio de Milano et presa licentìa dal I. S. Du- ca de dieta cipta se ne andò ad alloggiare quella sera a lodi.

Die xxvj. eiusdem.

Summa luce partio da lodi et venne ad alloggiare in Cremona doue fu raccolto de bona voglia in casa de messer Gaspare del gallo.

Die xxvij. eiusdem.

Partito da Cremona quella sera alloggio in casal majore doue trono sua casa et soi caualli che li era stantiati per quello tempo che sua I. S. demoro in Milano.

Diexxviij. eiusdem.

Cavalco sua I. S. ad bore x. et audita missa con grande arte prouide che tiicti li carriaggi] passassero lo : et Dio gratia passo tucto homo a sal- vamento. Cascho solo vno mulo de la buctegliaria ma fu canato libero per la diligentia et cura de colambrosio che se trono in lo passare : et quella sera alloggio in reggio in lo castello : fu riceputo molto allegramente et li fu facto honore assai. Et quella sera ad bore xxiij. bebbe nona che lo duca de ferrara stava indisposto et per tale indispositione Madamma Elyanora Duchessa de ferrara non posseua conferirse a modonà doue sua I. S. voleua alloggiare lo di sequente : cosi delibero mutare proposito et summo mane cum pocha gente caualco verso ferrara per visitare sua Illustrissima sorella la quale amaua grandemente.

Die xxviiij. eiusdem in Carpi. Mando sua casa et soi caualli a modona et sua I. S. caualco bona bora

39 M.*^ ecce Lxxxiiij.** septbmbbe

verso ferrara et andò ad alloggiare a carpi doue li fa facto grande honore da quel Signore.

Die vltimo Septembris in ferrara.

Partio da Carpi orto iain sole et andò a ferrara doue dimoro quella sera et dui altri jomi a complacentia de la prefata sorella sua lU.""* et li acconcio molte cose.

Die ìij. Octubris in bologna. octobre

Orto diluculo et audita missa solita suo more et presa licentia da li Il- lustrìssimi Signori lo Signor Duca et la Signora Duchessa de ferrara partio et andò a fare collatione in Sancto prospero terra de bolognesi et li conuito li imbasciatorì senesi et quella sera andò a bologna : de la quale cipta uscirò fora tucti ciptadini a cauallo et pede et li andare incontra et rìcepecte gran- dissimo honore.

Die iiij. eiusdem.

Bona bora surrexit bononie et audita missa fuit in ecclesia majori con la Excelsa Signoria de quella cipta a la missa cantata: che quello jomo fu sancto Petronio: et sumpto prandio in sere fu cum dieta Signoria et se corre lo palio lo quale optenne lo corsero del Magnifico lorenzo de medicis.

Die V, eiusdem in layrano.

Se partio sua L S. da bologna et quella sera andò ad alloggiare in lay- rano hiter Àlpes bononienses. Doue sempre sua Signorìa fu receputo con grandissimo honore.

Die vi. eiusdem in fìorenzola. Surrexit e lectulo bona bora : audita missa caualcho et andò ad allog-

1

OCI€BBB M.® ecce Lzxxiiìj.^ 40

giare a lo terretorio de fiorentìDi in fiorenzola dooe fa recinto hoDorifice et semper aderant Gommissarii florentìni.

Die vij. octobrìs in Cauaggiolo.

Se pallio da fiorenzola orto sole et andita missa: et eo die lo magnifico lorenzo lo venne a tronare et conduxe soa L S. a Canaggiolo sna villa dono qaella sera lo ricepette satis honorifice : et la casa de saa L S. andò ad al- loggiare a la Scarparia. Robba ce era copiosa et bona et fu facto a tatti gran- de honore.

Die viij. eiusdem in fiorenze.

Caaalco con lo Magnifico lorenzo bona bora prias aadita missa verso fiorenza. Incontro li aenne grande copia de ciptadini percbe tncto bomo bra- mana vedere tanto Dlostre Signore maxime per la secata pace de ytalia sao medio et sois viribos et virtntibos. Entro in fiorenze bona bora: tncte le strate fenestre et boctegbe piene de bomini: donne parate: pizoli: per tncto Duca ' Duca. Passo per la piaza done la Excelsa Signoria venne a le scale et li tocbo la mano : presa licentia fa accompagnato da tncta la plebe a sancta Maria No- aella et li fùreno facte le expese a tatto bomo de ogni cosaet abbandantissime.

Die viiij. Octobris 1484. Florentiae.

Lo nL** Signore solita soa bora sorrexit et aadita missa et facta coUa- tione se qaieto alquanto. Et bora xviiij. la excelsa Signorìa venne a visitare saa I. S. Et ce concorse tncta fiorenze : la qaale tocta staaa in festa per la ve- nata de tale L S.

Die X- ejusdem. Florentiae.

Aadita missa et sampto prandio visito laExcelsa Signoria et lo magnifico Lorenzo ce lo accompagno. Et andò per fiorenze ad solazo da tncti accarezato.

41 M.^ ecce Lxxxiiij.** ecroBBE

Die xi, eiusdem.

Sumpto prandio vide sua I. S. vani colori de panni et seta et ne compro assai per bisogno de sua casa. Et equitauit per ciuitatem : et nullo se saciaua de seguitarlo et de mirarlo. Et uisitauit Dominos et prese licentia.

Die xij. eiusdem.

Bona tìora surrexit et facta collatione vide molti cristallini et sua I. S. ne fece comprare et equitauit et fu accompagnato da tucta quella cipta et man- dati con sua I. S. Imbasciatorì et Gommissarij li quali hauessero ad prouedere per tucto lo territorio loro che fussero facto le spese a tucto homo. Et certe non se lasso a fare niente in honore de dicto I. S. Et quella sera andò ad al- loggiare a castello Sanjuuanni doue era facto digne prouisione.

Die xiij. Octobris.

Partio bona bora da Castello Sanjuuanni et andò ad alloggiare in Arezzo in la quale cipta per la venuta del prefato I. S. fu facta gran festa et nbbili prouisioni.

Die xiiij. eiusdem.

Partito quello jomo da Arezzo orto iam sole andò ad alloggiare quella sera bona bora al borgbecto de Cortona vbi. bonorifice fu recepto. Et ibi re- perit Legatos Papae li quali li fece mangiare cum sua I. S. cbe erano venuti per fare compagnia a quella et per condurre cum bonore ad Roma ad Inno- centium Summum Pontiflcem : qui pontificatum acceperat eo anno et nouiter post obitum Sixti eius predecessoris.

Die XV. eiusdem. Da Cortona partito lo prefato I. S. et licentiati li legati fiorentini et do-

6

/

OGtOBBB M.° ecce Lxzxiiij.^ 42

nati a quelli optimi corseli et facte loro grande careze caualco con li imbar sciatori ecclesiastici et quella sera andò ad alloggiare al Pycaro terra de la ecclesia : et scaualcato bona tiora andò a vedere sua I. S. fare vetro et fece comprare belli fiaschi et sumpta cena dormiuit.

Die xvj. Octobris 1484.

Venne quello jomo ad Oriueto a bona bora et fu uisto volentere et ho- norato grandemente.

Die xvij. eiusdem.

Àrriuo quella sera ad Viterbo. Et ibi venit Cardinalis de Àragonia Ger- manus sue 111."^ Dominationis : et se feceno insieme molte careze.

Die xviij- eiusdem.

Delibero andare a brazano Terra del Signor Virgilio et li vennero in cour tra a sua I. S. lo Cardinale Vrsino lo Cardinale Sauello et lo Cardinale Co- lumpna. Et lo prefato signor Virgilio fece a tucti careze assai: et li li tenne lo di sequente.

Die xviiij. eiusdem.

Fu ordinato che non partissero de brazano et se riposoro et fu facto gran festa.

Die XX. eiusdem.

Venne incontro al dicto I. S. verso brazano da Roma tucto lo ceto de li Cardinali : tanta multitudine de gente che la via era tanto piena et percussa de cauaUi che non se vedea se non poluere: et approssimandose a Roma continuamente concurreua gente assai. Entro in roma ad bore ixij. cum tanto triumpho che non se porrla scriuere. Bombarde per tucto: non ce resto fé-

43 M.® ccoc Lzxziiij.® octobbb

Destra non fosse piena de tappeti et de donne bene adomate et per tucte le strato se gridaua: Duca Duca. Scaualco sua. I. S. a Sancto Pietro a lo Palazo del Sommo Pontifice. Mutato et riposato alquanto post paulo andò a visitare la Sanctita del N. S. Da quella visto volenteri et accarezato recepette grande honore. Concessa a sua I. S. licentia ritomo a la camera: et sumpta cena tota roma concurrebat ad palatimn per vedere tanto I. S. et illa nocte lo Cardinale de ragona se riposo cum sua L S. Et dimoro in Roma fino a li xxvj. del dic- to. Fu conuitato dal Vice cancellerò dal Cardinale de sancto petro ad vincula et vltimo dal Summo Pontifice. Sempre quelli jomi in triompho et in festa andò tucta Roma.

Die xxvj. Octobris.

Partio dicto I. S. da Roma donatali licentia dal Summo Pontifice et ac- compagnato da tucti li Cardinali et Signori et Baroni chi per due miglia chi per tre et quactro. Lo Cardinale suo Germano Sancto petro ad vincula et Co- lunna lo accompagno fino a Marino et quella sera tucti li riposero. Et da quel populo homini et donne ben visto gridando: echo lo Signor de la pace: de sua arriuata loco ne fu facta gran festa da pizoli et grandi.

Die xxvij. Octobris 1484.

Sua I. S. partio da Marino data licentia a li tre Cardinali predecti et andò quella sera ad alloggiare a Sermoneta in lo castello doue a sua I. S. fu facto grande honore dal signore messer Joancola et fu a bore xxiij si gran vento che non se possea habitare in quello castello.

Die xxviij. eiusdem.

Caualco summo mane lo prefato 1. S. et andò ad alloggiare a Pipemo a bona bora. Et licentiati fuere legati ecclesiastici.

}

OCIQBRB IL® ecce Lxxxiiij.® 44

Die xxYÌììj. eìusdem.

Ad bore xviij arrìiio in fimdi: fa scontrato dal L S. Don fedmco sno Gennano et Don ferrante sno frate non Tterino: dal signor Principe de Sa- lerno et da molti Conti Baroni et Signori: che certo era expectato pia che lo Missia. Fa dal Signor Ck)nte qaella sera recepato et molto accarezato. Ce se troao anchora lo I. S. Don francesco sao germano che qaello anno era ritor- nato de vngaria.

Die XXX. Octobrìs.

Partito da fondi orto iam sole andò a Gayeta ad alloggiare qaello dL Soi caaalli andoreno con la Casa a Mola. Li Gayetati eo tìso fecero gran festa : bombarde sparaaano : soni de campane : grida de grandi et pizoli per la a^a era per lo advenimento de tanto Illnstre et loro Signore.

Die vi timo Octobrìs 1484.

Caaalco qael jomo et alloggio in Sessa dono de soa venata fa facta gran festa et fa ricepato con Palio. Et tacta la cipta era parata et li Seggi erano pieni de jentili homini et donne. Li concorsero molti neapoUtani a visitarlo.

KovEMBBE Die prìmo Nouembrìs.

Caaalco aadita prias nùssa et orto sole et andò ad alloggiare m Capaa et fa recepato cam Palio et ne fece tacta qaella cipta gran festa. Et li par- aali ce andoro incontro cam ramis oliaaram. Lo L S. Prìncipe sno Agnolo primogenito lo expectaaa li et aadita fama de saa venata bona bora fa a ca- aallo et li venne incontro : viso patre et scaaalcato et basatoli li pedi et la mano fa basato da dicto L S. et visto de tanta bona no^ che non se porria dire pia.

45 M.° ecce Lxzziiij.^ notehbbs

Die ij. eiusdem.

Àudita missa et orto sole fu a cauallo cum tucta la cateraa de li prefati Signori et molti più altri che per vedere sua I. S. che era stata dui anni da fora in castris erano transcursi fino a capua : et andò ad alloggiare in Àdver- sa. Saria intrato quello jomo in napoli: ma per essere lo di de morti non panie a la S. R. Maestà: che sempre con lo consiglio de quella se gouemo dicto I. S. : et entro cum Palio et gran triumpho per la riportata pace de la quale tucta ytalia ne sentio emolumento et vtilita.

Die iij. Nouembris.

Partito da adversa audita missa cum tanti Signori et jentili homini che pareano vna nubile grandissima arriuo a Sancto Jiiliano fuora de Napoli vno mezo miglio: doue scaualco et li se fermo fino che furono hore circa xviiij: perche entro in napoli cum puncti de Astrologia et li concorse tucta napoli (còsa mirabile a dire) pizoli et grandi. Mutato cauallo et vestimenti caualco et intro in napoli : doue era tanta multitudine de gente piene le strate tecti ed astrici de le case et f enestre che non se crederla mai lo romore gran de ce era de campane bombarde et de pizoli che gridauano: Duca Duca. Tucta la cipta andana ad romore per allegreza de sua venuta che mai se expectaua riuenisse saluo per la aspera guerra hauea facta in lombardia contra li vene- tiani et per li grandi pericoli se trono sua I. S. De li quali libero diuina gra- fia et sua virtute ritomo victorioso et triumphante cum perpetua fama. Passo per tucti li Seggi de napoli li quali trono parati de nobilissime Donzelle che danzauano : et pieni de jentili homini che faceano festa de sua venuta. Li se fermaua con tanta humanita tochando la mano a tucti: quod est mirabile di- ctu: et da ogni homo li era basato pede et mano. Ando ad scaualcare in lo castello nono per visitare la S. R. Maestà suo patre: et quella visitata cum debite reuerentie visito la Signora Regina et demorato alquanto ricauàlco et

M.^ ecce Lzxxiiij/ 46

Tenne al Castello de Capuana sua habitatione. In quello castello fu facta gran festa dal Castellano da la I. S. Duchessa sua Consorte et da li Illustrissimi fi- glioli et da tucta quella Corte. Scaualcato a le scale trono li la prefata Illu- strìssima Duchessa et li 111.""^ figlioli et la Signora Duchessa de Yrbino accom- pagnate da molte jentili donne. Abbracciati et basati cum tanta tenereza et festa andoreno a loro stantie vbi quieuit per illam noctem et furono tucti in festa: et ceno apresso la dieta Illustrissima madonna quella sera.

Die sequenti bona bora caualco in Castelnouo al Signor Re cum quo per totum diem moram traiit ragionando et transcurrendo molte cose. Et de continuo se trouaua apresso dieta Maestà da la quale li fu data piena potestà et autorità de tucto lo reame et che reuedesse tucto et assectasse quello come me- glio li paresse: che confidaua in lo mirabile ingegno de sua I. S. Et era certa che le cose de dicto Reame non posseano andare se non bene per mano sua.

Et cosi da li quactro de Nouembre fino a li xxtììj. de Maggio non cesso mai sua I. S. de fare facendo: et Consilio coacto vno quoque die expediua molte faccende: et acconcio Monesterìj de Religiosi et quelli che non erano obseruanti li ridusse in obseruantia cum tanto ordine che non se parlaua de altro. Cause che erano durate xxv. anni et più expedio cum justicia et cele- rità in modo che molti pouerì homini fece reuiuiscere. Le cose inique de la corte reduxe eque. Assecto tucti li offici] del Reame et per sua I. S. furono facto none constitutioni et date molte sententie cum tanta justicia et equità che tucto homo restaua admirato et li docturi peritissimi in Vtroque jur^ molte uolte restauano confusi et faceuanse non pichola marauiglia de li op- timi ludici] de sua I. S. Due uolte la septimana daua audientia a tucto homo publicamente in la Sala grande de castelnouo et a tucte petitioni et suplica- tioni datoli facea dare bona expeditione. Ordinati erano li Judici a li quali fa- cea commectere cause et tucte suplicationi: et date erano le sententie cum grano salis et con lo pede del piombo. Viuebatur tunc cum maxime timore perche li erranti erano gasticati et li boni bene remunerati. In dare de le sen-

47 M.'' ecce Lxxxiiij.'' movhbbb

tentie et expedìre le cause a sua Illustrissima Dominatione non erat facta exceptio personarum. Le cose andauano tucte equa lance et in tale modo che non se parlaua de altro. Tucti li offici] furono reassectati et reducti a bono termine et feicte none constitutioni. Ad vidue pupilli et pouerelli dati procu- ratori notarij et aduocati gratis. Lo salario ordinato a quelli per la regia Cor- te : et a questi tali non oppressi ma defensati obseruabatur jus vbique. Et Inter officiales nulla uigebat fraus. >}omine tunc solo Ducis ogni homo pre ti- more attendeua ad uiuere bene et sanctamente.

Eodem tempore lo L S. Don federico fu mandato in la puglia ad proue- dere tucte quelle terre et fortificare doue era necessario: gastìcatì li erranti et remunerati li boni furono per lo prefato Signor Don Federico per tucta quella prouincia : a Nardo illis diebus furono abbactute le mura et multi fue- re suspensi per non essere fideli a la Regia Maestà. Doue era trouato lo er- rante in tale modo era punito che era a 1 altri exemplo euidentissimo. Fu per lo 111.°''' et excell."''' signor Duca in quello paese de puglia mandata gente de arme fantarìa artigliaria et tucto fornimento necessario a quelle terre taliter che lo gran Turco qui tunc minabatur regnum mando legati soi al Signor Re et al Signor Duca cercando uolere pace cum loro Signorìe. Et furono per dectì Imbasciatorì dimandati certi turchi che erano detenuti schiaui per lo reame et facihnente furono concessi et rimandati al grande Turche quanti se ne trono de quelli che furono pigliati dal m."'' et excell."**' Signor Duca de Car labria in la presa de Otranto doue fu facta da sua LS. grande exconficta de Tur- chi. Sed de illis hactenus quia non est hic narrandi locus. Et cosi tucto quello paese per la vutu et grande prouidemento del prefato L S. Duca fu liberato da non picholo timore de quelli populi et reducto in summa tranquillità et pace.

Propterea non post multos dies fu mandato lo L S. Principe de capua in puglia per reuedere quelle terre et intendere lo bono prouidemento se fa- cea et per dare animo a quelli populi et sollicitare lo expedimento necessa- rio. Et furono assectate molte cose per la virtù et prudentia de tanto prefato

ifOYEHBSR M.® ecce Lzzxiiij.^ 48

lUastrissìmo Principe et ne reporto samma laude et dal I. S. Duca suo patre ne fu grandemente commendato.

In quello tempo furono cominciate le Mura none de napoli et augumen- tata la Gipta : et designate et sollicitate cum miro ordine et summa soUicitu- dine dal predicto I. S. Duca. Et lo principio de diete mura fu a lo Carmino ecclesia de boni religiosi in dieta Cipta. Et per lo prefato Signore fu ordinato che sancto Joanni ad carbonara Sancto pietre ad Ara Sancto Martino et San- cto benedecto fussero tucti inclusi in dieta Cipta: che in primis erano da fo- ra. Fu in tanto Principe illis diebus tale vedere che non resto nulla in lo Rea- me suo che non fusse asseetata et redueta ad sancto et justo termine. Bene- dicebatur et laudabatur tune ab omnibus.

Furono illis temporibus disarmate tucte le Galere che lo Signor Re tenea armate per forza et liberati migliara de Captiui che erano detenuti in quelle et andaro per tueto napoli gridando per allegreza: Duca Duca: portando vna grande bandera in mano in signo de la recuperata liberta. In pochi jomi tucti si partirono et ripatrioro a loro case faete a quelli molte elemosine dal predicto I. S. Duca de Calabria.

Et quo4 plus est a Sancto benedecto in quelli jomi fece dare trecento ducati de oro per augumentare lo Chiostro de quelli Saneti Religiosi.

Facea dare elemosine infinite per maritare citeUe et a poueri vergogno- si. Ogni mese ordinarie erano depositati certa quantità de pecunia : perciò vtrobique laudabatur bonitas tanti Principis.

Ogni venardi oltra lo mandato che facea lo jouedi sancto lauava le mano a dodici poueri et basate quelle a ciascheduno donaua vno Carlino de ar- gento: cosa mirabile et de grande humilita.

Nullo locho religioso visitaua sua I. S. che a quello non lassasse 0 or- dinasse bona et condecente elemosina.

Et Sabbato era ordinario suo jejunio benché tre di de la Septimana et più de continuo mangiaua vna volta et non più.

49 M.^ ecce Lxxxiiij.'^ novembre

Venti naui grosse et xL Galere suhtili fuste et altri legni fureno armati illis temporibus per li bisogni occorressero per le terre marithyme. Non se perdeua vna bora de tempo da sua I. S. Semper yigilabat. Et Gastellum no- uum et Capuanum illi continuo erant curriculum vbi cogebatur consilium et se expediuano molte faccende.

Fu visto essere necessario hauendo prouisto a tucto lo Reame excepto Àpruzzo prouedere in le terre de quello. Se mando lo S. Don francesco Ger- mano del prefato I. S. Duca in la prouincia de dicto Apruzo. Doue demoro per alchuni jomi et per Sua Signorìa molte cose fureno assectate et cum tanta prudentia et discretione cbe certamente satisfaceva a quelli populi: nec mirum: quia reputabatur vir Sanctus et Justus. Officium Domini et beate Yir- ginis: jejunia complura: elemosine: sacra scriptura et honesti et regales mo- res alteri erant illi vite alimentum. Et huius rei testis ego sum : quia illis die- ' bus reperì me in illa provincia apud 111.*^ Dominum Ducem Calabrie. Lo quale se partio de napoli per intendere come la prouincia de apruzo se portava per le imposite et noue Gabelle: et caualco cum sua casa verso dieta Prouincia.

50

Mi^wio M.^ ecce LXXXY.''

Die xxiiij. Madij.

Partìo la casa de dicto L S. cum li caualll per Àbruzo et fece le jornate assai comode et a lanciano expecto la venuta del suo I. S.

Die XXX, Madij. In Caluj.

Lo prefato I. S. Duca a bona bora fu a cauallo audita sua solita missa et partio de napoli babita licentia regia per Àbruzo cum ce. caualli et bene in ordine et passo per lo Mazone et fece collatione loco a la frascata de li soi ca- ualli. Et juncto in capua vide le mura de la cipta et quelle designo cum mo- do nouello: et li principali homini de dieta Cipta et sua I. S. andaua reassec- tando ogni cosa cum suo sagacissimo ingegno. Et quella sera alloggio in Caluj.

Die vltimo Madij. In venafrj.

Partio da Caini bona bora et andò ad alloggiare in venafri doue fu re- ceputo bonorifice da quello Signor Conte.

GIUGNO Die primo Junij. In castello de Sanguino.

Caualco audita missa accompagnato dal conte de venafri et andò ad al- loggiare quella sera a castello de Sanguino.

Die 2.** Junij a li quatrj.

À li Quatrj alloggio assai comodamente essendo piccolo castello.

51 M.^ ecce LxxxY.^ (znTQiia

Die iij. Junij. In Lanzano.

A bona bora arriuo a lanzano doue fu receputo cum grandissimo bonore et essendo loco la sera andoro incontra a sua I. S. genti infinite. Lo I. S. don francesco suo Germano fu lo primo che era venuto li tre innanzi: per la